Ivan Lendl e John McEnroe, Roland Garros, 1984

Ero incollato al teleschermo con gli occhi di un quattordicenne. Ivan Lendl l'”antipatico” da una parte e John McEnroe il “moccioso” impertinente dall’altra (superbrat). Ma il disordinato e incontrollabile statunitense era bravo, più bravo del ceco in tutte le parti del campo se si esclude forse il diritto che colpito con l’impugnatura continental non aveva l’incisività di quello di Ivan, sembrava quasi innaturale, come se l’avambraccio e il polso volessero avvolgere la palla. Ma la personalità a tratti incontenibile di John trovava nei limiti del campo il luogo migliore dove sprigionare la fantasia con la quale disegnava traiettorie inedite per tutti: di volo, da fondo campo, e con il servizio, anche quello con l’intero corpo dell’americano che sembrava avvolgere la pallina dando le spalle al campo. Lendl invece badava al sodo, pochi fronzoli. Due fondamentali carichi di spin più potenti di quelli dello statunitense specialmente il diritto, ma anche il rovescio non cercava di indirizzare la palla su linee immaginare ma la sparava su quelle del campo. In un ottavo di finale qualche anno dopo Mc, the genius, le contò e se ne lamentò in campo: undici righe se non ricordo male (a memoria si sbaglia). Era passato qualche anno da quel 1984 e John ammise che non riusciva più a sostenere la velocità di gioco che si era imposta nel tennis. “Tirano troppo forte”, disse. Giocava con una nuova Dunlop 200g in grafite. La usò anche nella finale con Lendl e la 200g  lo condusse due set avanti quando qualcosa nelle sue geometrie s’inceppò. Fu l’inizio di un capovolgimento di fronte che spalancò la vittoria a Ivan Lendl, salvo un occasione nel quarto set (la storia di un break avanti nel terzo sembra sia una bufala, la memoria umana è molto fallace). Poi sono trascorsi molti anni, forse troppi, e anche Wimbledon incanta meno di quando lo si guardava nel 1988, con quell’erba con meno loietto dove il rimbalzo rimaneva bassissimo e Lendl non è mai riuscito a vincere. McEnroe a Parigi poi ha vinto, in questi giorni, ma si tratta del senior tour e tutto ha un significato diverso. Troppi anni sono passati e forse tutto questo è sancito dal mito raccontato: avanti di due set e un break, come non è mai accaduto.

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