Salvador Dalì, La pesistenza della memoria

Combattere anche in natura comporta un dispendio di energie, sempre, sia che si vinca sia che si perda. Per questo il ricordo delle sconfitte e delle vittorie assume un ruolo strategico fondamentale al fine di ottimizzare le proprie energie e le risorse ed utilizzarle al meglio senza sprechi. La memoria, il ricordo della fatica associato al risultato finale fornisce la scala fondamentale dei valori che permettono di rendersi conto se vale la pena continuare a combattere o se invece  sia più conveniente desistere, o persino nemmeno iniziare un combattimento.  Se si sospetta che le probabilità di sconfitta siano molto elevate, vicine per esempio al 90%, potrebbe essere più utile darsi alla fuga ed evitare ogni conflitto. Le energie risparmiate potrebbero essere utilizzate per la ricerca del cibo o per quella di un partner. Questo accade comunemente in natura. Ogni giorno molti degli essere viventi su questo pianeta scelgono sulla base di una valutazione più o meno valida se combattere o scappare, e la memoria è un mezzo molto efficace, una scorciatoia che permette di valutare in tempi brevi le possibilità di vittoria o di sconfitta. Se l’esperienza è composta da un sovrannumero di sconfitte potrebbe risultare più vantaggioso,  economico e addirittura produttivo evitare lo scontro.

E’ ciò che fanno un gruppo di grilli definiti a memoria non selettiva perché possiedono solo il ricordo generale delle sconfitte e delle vittorie subite o inflitte nell’arco della loro vita (Dawkins, Il gene egoista, Mondadori).  Quei grilli che avranno subito un numero maggiore di sconfitte avranno la tendenza ad evitare i conflitti fino a non combattere più, mentre i vincitori risulteranno sempre più combattivi anche quando si trovano di fronte a nuovi avversari, che per altro non hanno la possibilità di riconoscere. La loro memoria è infatti non selettiva, ovvero ricordano solo sconfitte e vittorie ma non i singoli avversari che hanno sconfitto o da cui sono stati battuti. Il passaggio a una selezione del ricordo in base agli avversari sarebbe per questi grilli un vantaggio ancora maggiore a cui le capacità di memoria e intelligenza dell’uomo sono sicuramente arrivate. Ricordare il singolo avversario e unico contro cui si è riportata una vittorie sarebbe un vantaggio per quel grillo che invece sarebbe indotto a fuggire anche di fronte a un scontro alla sua portata solo perché possiede il ricordo di un numero di sconfitte superiore al 50%.

La teoria, se riferita al tennis, spiegherebbe anche l’ipotesi di vassallaggio nei confronti di Roger Federer esposta più volte da Andrea Scanzi. Sudditanza nei confronti del sire che si sarebbe protratta per alcuni anni, almeno fino a che i recenti accadimenti non hanno permesso di fissare nella mente di più giocatori la possibilità di poter vincere anche con lo svizzero.

La differenza principale tra i grilli veri e i grilli tennisti risiede nel fatto che quelli muniti di racchetta riconoscerebbero bene i propri avversari, condizione che permette un approccio chiaramente diverso a ogni incontro. Non si tratta infatti di un vantaggio da poco poter riconoscere chi si ha davanti per evitare di basarsi su statistiche indifferenziate, le quali potrebbero indurre a facili rese anche in occasioni favorevoli. La selettività è una condizione aggiuntiva che garantisce qualche possibilità in più di vincere qualche incontro  e libera i grilli a memoria non selettiva dal dubbio di aver perso un’occasione. I motivi per cui alcuni grilli siano favoriti o meno in battaglia sono da considerare strettamente tecnici e rientrano in altri tipologie di analisi, che, tra l’altro, sono gi state prese  in considerazione in altri testi. Al momento non è necessario inserirli in questa analisi.

Lo Us Open, che avrà inizio la settimana prossima, credo che meriti un’ approfondimento di chi perde o vince con chi. Da questo punto di vista le condizioni sono leggermente più omogenee rispetto a solo un paio di anni fa quando Federer perdeva solo da Nadal e lo spagnolo solo da qualcun altro in più. Oggi la memoria dei grilli tennisti  è cambiata.

Federer  ha perso da Nadal, Berdych, Murray, Del Potro (sarà assente). In più negli ultimi periodi ha collezionato sconfitte con Gulbis, Canas lo scorso anno, Karlovic, ma è sempre quello che perde con meno giocatori di tutti. Nadal specialmente allo Us Open, dove non è riuscito ancora mai a vincere, arriva con un carico di sconfitte che si sommano a quelle dello scorso anno con Soderling, Murray quest’anno in Australia, Davydenko, Del Potro (sempre assente). Murray è invece in avantaggio, negli scontri diretti, con Roger Federer (7 a 5) ma la memoria selettiva lo vede sconfitto 8 volte su 4 con Rafa Nadal. Nadal è in vantaggio su Federer 14 a 7, e per rimanere nei primi quattro Djokovic è in svantaggio con Nadal e Federer, ma in vantaggio 4 a 3 con Murray (sotto 14 a 7 con Rafa e 10 a 5 con Roger).

In linea generale è aumentato il numero dei grilli che si ricordano di aver vinto con Federer e Nadal.  Tra i primi quattro l’unico che è in vantaggio su tutti è lo spagnolo, che nella percentuale degli scontri diretti ha sempre primeggiato, ma ha il ricordo indifferenziato di aver sempre perso Flushing Meadows. Lunedì si inizia, vedremo a chi farà difetto la memoria.

Se volete continuare a vincere allora iniziate a vincere, in alternativa potete dimenticarvi di aver perso, ma in questo caso si rischia di sprecare energie inutilmente. La memoria, si sa, ha la sua persistenza

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