Edgar Morin

Posso comprendere che le vie della complessità lascino sicuramente spazio a notevoli possibilità di riorganizzazione, ma al tempo stesso non si tratta di percorsi necessari in sé e per sé. Il materialismo storico del marxismo è rimasto storico e non era un percorso inevitabile, infatti è stato evitato e in molti casi addirittura scomparso, una volta che si era imposto in alcuni stati. Non credo che le cose cambino se si prospettano altre vie per la soluzione dei problemi delle società moderne. Se lo sviluppo diviene insostenibile non è strettamente necessario l’affermarsi di modelli che modifichino l’organizzazione della società al fine della propria sopravvivenza. Lo sa bene bene il filosofo francese il cui articolo su Le Monde inizia proprio prendendo in considerazione l’ipotesi della disintegrazione (la morte), insieme a quella della riorganizzazione. E’ a metà articolo che mi appare troppo fiducioso, non rischio a dire ingenuo, quando, forse preso dalla speranza e dalla bellezza della metamorfosi, afferma che il cambiamento è già in atto anche se non percepito.

L’idea di trasformazione, più ricca dell’idea di rivoluzione, ne conserva il carattere radicale, ma la lega alla conservazione (della vita, dell’eredità delle culture). Oggi tutto dev’essere ripensato. Tutto deve ricominciare. E in effetti tutto è ricominciato, senza che lo si sappia. Siamo allo stadio degli inizi: modesti, invisibili, marginali, dispersi. Perché esiste già, su tutti i continenti, un fermento creativo, una moltitudine di iniziative locali che vanno nella direzione della rigenerazione economica o sociale o politica o cognitiva o educativa o etica o di stili di vita.

Anche se tutto ciò fosse ipoteticamente vero, come probabilmente è, sarebbe sufficiente aggiungere la variabile tempo per sollevare numerose perplessità sulla capacità del cambiamento di affermarsi. L’inerzia della persistenza potrebbe essere talmente radicata da impedire che il bruco si trasformi in farfalla. Le specie che nella storia dell’evoluzione si sono estinte fondamentalmente non sono state in grado di modificarsi in tempo in relazione ai mutamenti ambientali più veloci della loro “capacità” di adattamento. Se l’uomo si dimostrasse più bravo a modificare il suo ambiente, la terra e il suo clima, piuttosto che se stesso, il suo carattere, il suo egoismo, il suo atavico desiderio di accumulare, non avremmo mai nessuna metamorfosi vitale. Nemmeno se avessimo a disposizione qualche anno in più di quelli che prevede Frank Fenner.

L’articolo completo di Morin.

Edgar Morin, elogio della metamorfosi – LASTAMPA.it

EDGAR MORIN
Quando un sistema è incapace di risolvere i suoi problemi vitali, si degrada, si disintegra, oppure riesce a suscitare un metasistema capace di risolverli: si trasforma. Il sistema Terra è incapace di organizzarsi per risolvere i suoi problemi vitali: rischi nucleari, degrado della biosfera, economia mondiale senza regole, ritorno delle carestie, conflitti etno-politico-religiosi che tendono a trasformarsi in scontri di civiltà.

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