Che nessuno si azzardi a liberare il tennis dalla monotona monogamia che lo ha reso famoso per almeno tre anni. Via su, quanti tennisti volete che ci siano al mondo? Forti intendo, non simpatici sparring partner da vittorie occasionali. Due non di più, fidatevi, perché se fossero anche solo in quindici la labile memoria dello spettatore rischierebbe di confondere i marchi, i loghi, con buona pace di Sergio Tacchini che ci prova sempre ma gli riesce sempre meno di sponsorizzare un vincente. Pat Cash è ormai d’altri tempi e John McEnroe, anche lui, è ormai attratto dal baffo. Andy Roddick non vince una prova dello slam da quando ha manifestato la sua passione per coccodrilli e alligatori. La Dunlop, storico marchio di racchette, si accontenta delle seconde file (Robredo, Berdych, e Almagro). Davydenko e Del Potro picchia oggi e picchia domani si sono infortunati al polso, qualcuno dovrebbe avvisare i due milionari che i soldi non cambiano le leggi della fisica. Quindi presto, veloci, torniamo al Congresso di Vienna, restauriamo, anche solo per fornire qualche buon titolo alla carta stampata che ormai sopravvive solo di sussidi e non di lettori disposti ad acquistare una copia dei giornali. Quindi la finale è: Rafael Nadal vs Roger Federer; e che non ci si metta di mezzo un Wawrinka qualsiasi, un altro spagnolo da scuderia, o un uomo da un solo slam come come Roddick o Djokovic, soprattutto se a loro piacciono coccodrilli e tacchini. Che sono dei naturalisti?

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