Articolo corretto dopo la pubblicazione iniziale.

Ma con lui non se n’è andato il suo lavoro. Le sue ricerche e i suoi studi sono e saranno la base per altre idee che potranno lambire nuovi orizzonti. Negli anni in cui l’ho sempre seguito raccontare il tennis durante le telecronache ho sempre avuto la sensazione che fosse alla ricerca di qualcosa e che l’intera mole delle sue analisi non lo convincesse a pieno. Dava l’idea di essere sempre alla ricerca di qualcosa di più, di una spiegazione ancora migliore e sempre più esaustiva, come un navigatore che  non può fare a meno di partire alla ricerca di nuove isole del pensiero, nuovi continenti del sapere. Cercava la formula matematica perfetta pervasiva del sapere scientifico. L’equazione che gli permettesse di comprendere il tennis e la vita in ogni sua sfaccettatura e sfumatura. Un set vinto contro John Mcenroe, ma erano forse gli altri set persi che lo hanno spinto alla ricerca, all’approfondimento della spiegazione. Perché è ciò che non ci riesce che ci spinge a porci delle domande, a indagare le cause della realtà, degli avvenimenti, di ciò che accade. Pensare le sue idee, ora, è vedere un costrutto completo, organico e complesso, di spiegazione. Ma c’era sempre quella sensazione, come per me, che non fosse sufficiente, che potesse esserci una spiegazione ancora migliore, più esaustiva, più bella, che comprendesse e facesse sue tutte le altre logiche. Di questo Roberto Lombardi era alla ricerca con lo spirito di tutti gli uomini di scienza, avidi di sapere e al tempo stesso desiderosi di trasmetterlo agli altri e di condividerlo. Quando tutto sembra concluso, scoperto e definito spesso non è così. L’ordine, il quadro generale può assumere nuove scintillanti forme di chiarezza. Tutto è traslato, ruotato per una visione completa da ogni angolo di luce. La semplicità apre la strada per la spiegazione del complesso. Roberto Lombardi aveva ragione su tutto, ma per capire li cubo di Necker del tennis in ogni suo aspetto gli sfuggì solo un capello fulvo, che permette di vedere le diverse prospettive dello stesso oggetto.  Guardiamolo dal punto di vista del gene e gli stessi fatti potrebbero assumere nuovi significati, così come passare dalla sopravvivenza dell’individuo a quella della singola unità genetica: da Charles Darwin a Richard Dawkins. Il cubo rimane lo stesso oggetto reale, in fondo non si cambia la sostanza ma la percezione di ciò che può essere presentato in più modi per una conoscenza ancora migliore.

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