michael russell

Non è una sorpresa almeno non la vedo come tale è sufficiente dare un’occhiata all’avambraccio dello statunitense per capire che come tennista ha davanti a se tutta un’ipotetica serie di colpi da sviluppare. Forse l’altezza non è dalla sua parte nel tennis di oggi, ma gli garantisce sicuramente una rapidità di spostamento sul campo simile a quella che aveva Rod Laver, anche lui non propriamente un gigante in quanto a statura. Secondo la scheda ATP, che mi auguro non siano aggiornate come quelle delle giocatrici WTA, raggiunge il metro e settantatré centimetri. Un po’ poco per avere molta luce sul servizio nell’’area di battuta, condizione che lo rende probabilmente vulnerabile nei turni di servizio, e lo costringe a un dispendio di energie maggiore ogni volta  che alza la palla per colpire l’unico colpo che nel tennis si gioca da fermi. Poi si tratta di un gene tremendo: recessivo si confonde e si mescola perdendo i suoi caratteri peculiari. Il colere proprio carota (netto, visibile, inconfondibile) è sempre più difficile trovarlo in giro e quando lo si vede lascia sempre stupiti.

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