Albero Tomba e Giuliano Razzoli

Navigo per i blog delle maggiori testate sportive e ritrovo non senza sorpresa quello che ormai è divenuto un luogo comune negli sport: la fantomatica testa che fa la differenza e dove si è campioni. Spesso la si cita senza approfondimenti, così, tanto per affermare qualcosa di poco nuovo. L’unica sorpresa è nella costanza con cui si ripetono certi concetti in modo distaccato dal quello che è un processo di crescita psicofisico ma che parte dal fisico. L’esasperazione e l’insistenza producono invece grandi delusioni e frustrazioni che albergano nei luoghi bui della conoscenza. Anni di sforzi che non portano nessun risultato e la speranza che Freud li possa risolvere, quando lo stesso psicologo chiederebbe per prima cosa se si stia cercando di rimuovere qualcosa, una realtà, magari fisica. Accade nello sci ma soprattutto nel tennis. Quando mi capita di camminare per qualche circolo è infatti frequentissimo che senta maestri o allenatori chiamare in ballo sempre lei la testa. In relazione a cosa non è dato saperlo e così sul volto degli allievi si dipinge un’espressione stupita, incredula e anche di resa. Bandiera bianca, sul ponte sventola. Il peso era in avanti, il movimento del braccio racchetta era giusto, la palla era ben osservata. Che c’entra la testa? In che senso?

Me lo hanno detto spesso anche a me, spesso, molto spesso, finché ho smesso di ascoltarli per capire che la faccenda sta in un altro modo. Non propriamente opposto, ma sicuramente diverso dalla semplificazione che ci propinano ogni giorno. Si tratta indubbiamente di un processo di acquisizione di conoscenze di gesto e sicurezza psicologica che si sviluppa nel tempo sulla base del nostro copro e le sue possibilità di crescita muscolare e atletica, capacità che trascinano  o inducono l’accrescimento anche di altre caratteristiche, caratteriali e psicologiche. Chiamiamole se vogliamo le “condizioni iniziali sensibili”.

Oltre infatti all’appennino Albero Tomba e Giuliano Razzoli hanno in comune anche altre due cose secondo Wikipedia: altezza e peso. 182 cm di altezza per Alberto e 92 chili di peso. 182 cm di altezza per Giuliano e 88 chili di peso, quattro chili in meno di massa muscolare, probabilmente rispetto al Bolognese. Sono alto un metro e ottanta e il mio peso forma è di 72 chili. Secondo voi anche se avessi dedicato la vita a fare l’atleta professionista sarei riuscito a mettere sopra la mia struttura 20 chili di muscoli in più? Ho la sensazione che sarebbe stato molto difficile se non impossibile.

Se tali affermazioni vengono fatte in condizioni di  macroscopiche differenze sono naturalmente accettate da tutti, come nel caso di un paragone tra sport femminile e maschile. Quello su cui non siamo (sono) abituati a ragionare sono le piccole differenze che troppo spesso vengono considerate trascurabili, ma invece sono proprio queste che possono indurre differenze non meno evidenti. il desiderio di poter riuscire invita a non affrontare la realtà, a volte. Anche quattro chili di massa muscolare in più possono creare voragini di separazione, anche meno, molto meno, perfino qualche decina di grammi, perché questi sì che possono essere compensati. E’ sufficiente usare la testa, in questo caso.

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