Giuliano Razzoli E’ un problema di latitudine oltre che di altitudine. Diciotto anni dopo Alberto Tomba ad Albertville (1992) arriva una altro oro nello slalom speciale, anzi nello sci alpino nel suo complesso. Da Calgary poi, la prima Olimpiade di Tomba, sono passati 22 anni prima che si assistesse al passaggio di consegne dalla Bomba al Razzo (così è soprannominato Giuliano). La staffetta è rimasta sempre all’interno della stessa regione: l’Emilia Romagna che sforna i campioni della velocità, evidentemente. Sarà per quel modo sbarazzino di prendere la vita o quel desiderio sano di divertimento senza ansie. Sarà il parmigiano, saranno i tortellini o le balere ma da quelle parti si va veloci sulle piste dell’Appennino. I più compassati trentini sembrano pagare un carattere più trattenuto, un po’ imbrigliato.

Razzoli con i suoi Nordica da 178 centimetri  è sceso nella prima manche che sembrava su due binari tanto riusciva a condurre le curve e nella seconda dopo una prima parte impeccabile ha controllato il finale di gara arrivando al traguardo con 16 centesimi di vantaggio sul longevo Ivica Kostelic. Una volta tanto i centesimi sono dalla parte giusta, con il segno meno davanti.

Le lunghezze dello sci da slalom sono tornate a crescere rispetto a qualche anno fa. Ricordo di aver avuto sotto i piedi un paio di sci da Slalom di 168 centimetri e anche molti si orientavano su misure sotto il metro e settanta. Mi sono sempre sembrati un po’ ballerini a dire la verità e gli preferivo la lunghezza di quelli da gigante. Qualche centimetro in più concede più stabilità e evita le imbarcate che si vedevano di frequente tra i pali di uno slalom, anche se è necessaria più tecnica per girarli  e pressione per codurre al meglio la curva.

Insomma è oro. Il tennis? Dovremmo aspettare che crescano anche le racchette.

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