Carlo Janka e i suoi sci

Naturalmente si fa per dire. A Vancouver nel gigante Blardone non ce l’ha fatta per un tempo maggiore di quello della prima manche che era di solo 20 centesimi. Meno male perché tra discesa, super g e super combinata eravamo abituati a differenze sin troppo risicate, nella discesa per la verità solo nella prima metà gara. Ma ve bene così anche se poteva andare meglio. L’oro va a Janka che ha controllato con sapienza la seconda prova, anche se non avrebbe potuto prendersela troppo comoda, almeno non più di quanto ha fatto.

Secondo è arrivato il norvegese Kjetil Jansrud che nella seconda manche è riuscito a recuperare dall’undicesima posizione. Al terzo posto l’altro norvegese Svindal.

L’Atomic invece è riuscita a occupare tutti e tre i gradini del podio e ora a qualcuno sembrerà che stia facendo dell’ Undercover Marketing, ma in realtà mi limito a una constatazione, d’altronde i regolamenti nello sci alpino sono leggermente più stringenti che nel tennis. Ai tempi di Alberto Tomba era la Rossignol che forniva l’attrezzatura al campione bolognese.  I 7S da slalom speciale andavano per la maggiore: lunghi senza un filo di sciancratura erano gli sci che erano richiesti da tutti. La pressione di Alberto riusciva a farli segnare curve condotte quasi come un paio di sci moderni.

Ma non siamo qui per fare polemiche ci mancherebbe, noi viviamo nel mondo del non detto del lasciar fare. Così tra qualche anno potremmo lamentarci della lentezza della giustizia, dell’evasione fiscale, della mancanza di meritocrazia, e del fatto che oltre al calcio l’Italia non ha né cultura sportiva tantomeno atleti in grado di vincere una medaglia o un titolo dello slam.

p.s. quando questo post sarà indicizzato da Google saranno in corso le Olimpiadi del 2014, probabilmente.

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