Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Una mail

Tutto nasce da una mail con la quale un’azienda che opera in internet mi chiede di collaborare a una campagna pubblicitaria di una rinomata azienda. Non posso fare i nomi perché la corrispondenza è tutelata dalla riservatezza per renderla pubblica serve il consenso di coloro (entrambi) che hanno comunicato. Ma la vicenda mi ha fatto riflettere e ho guardato certi avvenimenti della rete da un altro punto di vista. Avevo già qualche dubbio che mi ronzava per la testa ai tempi della pubblicazione del libro Studio Illegale di Duchense (Marsilio).

Programmare per tempo

Quando insegno time management  il punto su cui mi soffermo di più è la programmazione a lungo e medio termine. Non necessariamente settimanale ma anche mensile, o addirittura annuale. Dipende anche dai ritmi lavorativi  e dalle caratteristiche di una azienda. Le case editrici per esempio hanno generalmente programmazioni editoriali biennali o triennali. Significa che oggi nel 2010 stabiliscono (escluso qualche istant book) le uscite del 2011, 2012  e forse 2013 (non credono alla fine del mondo). La programmazione prevede anche  la messa a punto di tutti gli aspetti di promozione, marketing, comunicazione. Non si fa uscire un romanzo senza un debita preparazione, in Italia si legge poco, i contatti sono già presi le linee già decise. Il lettore è il consumatore imboccato di pappa preparata da altri. Si può programmare anche a 5 o dieci anni. E’ essenziale avere le idee chiare.

Undercover marketing e buzz marketing

Sono due moderne forme di pubblicità che hanno come obiettivo quello di creare rumore, brusio, intorno a un prodotto, un marchio, o una azienda, senza che la cosa risulti ufficialmente come una pubblicità classica. La facciata, la copertina, è un argomento diverso dalla pubblicità: un problema da dibattere, un caso sollevato che può essere politico, sociale; sollevato da un blog per esempio, o in un forum. Uno dei motivi per cui si è portati a scegliere questo tipo di marketing è che molti clienti non sono raggiungibili con i media classici o sono meno influenzabili da questi ultimi. I giovani per esempio spesso preferiscono informarsi tramite la rete internet e non per mezzo della televisione. Inoltre il costo di queste campagne è generalmente minore, rispetto a un passaggio televisivo che deve essere necessariamente ripetuto nel tempo. Il raggiungimento dell’obiettivo selezionato è infine migliore e un permalink è per sempre, o quasi.

Come funziona.

Si crea il caso intorno a un avvenimento ingaggiando uno più utilizzatori della rete internet, blogger, forumisti, per parlare di un certo prodotto o generalmente di un marchio, e creando una discussione si cerca di far in modo che l’argomento venga trattato gratuitamente anche da altri. Falsi articoli, falsi commenti, falsi interventi su forum creati da utenti fittizi. In questo modo si innesca un processo per cui l’attenzione sul prodotto aumenta sempre di più anche grazie al fatto che ne parlano anche coloro che non hanno fatto parte del processo iniziale e che sono ignari di tutto il sistema. Funziona? Non Funziona? Dipende dalla campagna, dalla qualità poi del prodotto, dai metodi usati, dall’argomento che viene stuzzicato. Può funzionare più o meno bene, come tutte le campagna promozionali, anche quelle classiche.

Può essere controproducente?

Ritengo che forse in alcuni casi estremi sì, ma raramente. In fondo come sostiene Roberto Dadda non risultano casi di aziende danneggiate dall’opinione di pochi blogger, quello che conta è l’impatto generale sulla massa di coloro che usano la rete. Anche alcune datate pubblicità televisive di pessima fattura sono rimaste impresse nell’immaginario delle persone. Oliviero Toscani con le sue campagne provocatorie riusciva a sollevare un grandissimo mormorio che rifletteva e fissava il marchio Benetton nelle mente dei consumatori. Parlare, acclamare, fare rumore intorno a un evento. Questo è l’obiettivo principale, perché i dettagli, i distinguo si dimenticano presto, rimane l’impatto generale. Poi ci sono quelle fatte meglio e quelle che riescono peggio, come i lavori di tutte le attività umane.

Studio Illegale, Duchesne, potrebbe essere un caso.

secondo post nessun commento
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Comunque da studiare per chi si occupa di queste cose. Il blog viene aperto ad aprile 2007 e chiuso in occasione della pubblicazione del romanzo esattamente due anni dopo marzo 2009. Le case editrici programmano a due anni. In questi due anni si stabiliscono le linee di azione, si attivano i canali giusti, si crea mormorio intorno al blog che cresce regolarmente, è costantemente aggiornato con precisione e tecnica di scrittura che tradisce una professionalità forse non proprio da esordiente. Neanche un errore di battitura neanche un refuso. Gli aggiornamenti sono periodici, l’argomento stimolante per i giovani del settore che leggono la rete. Si parla del loro lavoro, della loro vita, di come sono sfruttati, dei loro sacrifici, C’è un pizzico di ironia. Se ne parla negli ambienti legali, negli studi degli avvocati. Tutto è pronto per la grande uscita. I libro tratto dal blog, come accadde negli Stati Uniti qualche anno prima, con dinamiche molto simili. Avvocati anonimi, Anonymous Lower di Jeremy Blacham. Il libro. Il blog.

Il blog dell’autore di Studio Illegale (aperto a maggio 2009 su piattaforma worpress),  ha al momento solo 16 commenti nell’ultimo post  al contrario delle migliaia di commenti sul blog di splinder del romanzo. Nemmeno un vecchio amico, nemmeno un saluto di un affezionato lettore… d’ora in poi magari…Per quanto riguarda la tecnica e lo stile a voi il giudizio.

John Ashfield

Molto interessante e più recente è  il caso della ditta John Ashfield. Vero o falso caso di undercover marketing? Non lo sapremo, ma sicuramente ora si parla di più dell’azienda italiana di abbigliamento. Ne hanno scritto Gilioli e Mantellini e molti altri (wolly), è su friendfeed una discussione lunghissima. Lo riassumo brevemente ma in internet trovate tutto. Sybelle scrive un post criticando la pubblicità della John Ashfield, nei commenti si esagera un po’. Qui la cache di Google. La ditta chiede a WordPress la rimozione del post che viene cancellato e sulla rete ne nasce una discussione interminabile sulla libertà di stampa il funzionamento delle piattaforme. Poi il direttore della ditta scrive a Alessandro Gilioli, la discussione continua. Sullo sfondo sempre la John Ashfiel. Sono diventato curioso. Chissà come sono i prodotti di questa John Ashfield? Arriva la primavera e un paio di nuove polo mi servirebbero. Strano ma sembra, al momento, che non siano stati interpellati avvocati, potremmo chiamare Duchesne o Blacham.

“Abboccano i lucci in curva? Sì perché rallentano.” Un anonimo pescatore.

A questo punto  ho il sospetto di aver partecipato, con forma dubitativa, a due campagne di under cover marketing.
http://en.wikipedia.org/wiki/Undercover_marketing

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