vancouver

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.

L’atleta no. Bene, un problema in meno, ci mancherebbe che fosse stata condannata proprio ora. Però alcune modifiche sono state apportate. Considerato che di nemici me ne sono fatti diversi in questi anni di blog qualcuno in più non guasta mai, a questo punto. L’atleta Kumaritashvili avrebbe commesso un errore di inserimento alla curva 16, si evita di ipotizzare cosa avrebbe causato tale errore: una distrazione, l’ inesperienza, l’eccessiva velocità, più fattori insieme? Ho come la sensazione che ci sia sempre il tentativo di sminuire, appianare, smussare, sempre per la tranquillità delle manifestazione. Gli esperti sono loro comunque. Mi permetto solo di dire che per vincere una medaglia bisogna rischiare il più possibile, se si corre con il freno tirato non si vince nulla. Se le difficoltà tecniche di una pista aumentano crescono anche, credo, le probabilità di errore degli atleti. Anche in questo caso abbiamo difronte un altro equilibrio precario da valutare e ponderare ogni volta.

Il limite e il rischio, la vittoria e l’azzardo. Si tratta di un equilibrio sempre difficile da raggiungere che gode solo di momenti contingenti di stasi: le vittorie, i record, poi la corsa verso un nuovo limite ricomincia. Magari se sulle vie di fuga ci fosse qualche palo in meno.

Dopo un’ispezione della pista e l’esame approfondito dei filmati, gli esperti sono giunti alla conclusione che Kumaritashvili ha commesso un errore nell’inserimento della curva n.16 ”e, nel tentativo di correggere la traiettoria, ha invece perso il controllo dello slittino, causando il tragico incidente”. Come ”misura preventiva, onde evitare il ripetersi di incidenti comunque rari”, il muro alla fine della curva fatale è stato innalzato ed il ghiaccio modificato, conclude il comunicato.

Ansa

Molto interessante in merito è l’articolo della redazione on line del Corriere della Sera, nel quale si evidenziano alcuni particolari che negli anni possono rendere chiarezza sulla situazione. La pista era stata definita come “la pista più difficile del mondo” e alcune curve come le “50/50”. Si lasciava intendere che fosse come giocare a testa o croce? Si parla anche di errore di progettazione a causa dell’eccessiva velocità raggiunta. Si raggiungono velocità superiori di circa 20 kmh rispetto a quelle ipotizzate in fase di progettazione. La realtà è sempre composta di qualche variabile in più, è sempre più articolata anche della più accurata ipotesi che si ritrova nel mondo ideale della premura e della lealtà, anche sportiva.

«La prima volta che ho provato la pista, ho pensato che qualcuno si sarebbe ammazzato», ha detto lo statunitense Tony Benshoof alla Nbc.

Potete chiarirvi le idee leggendo l’ottimo articolo del Corriere. Anche in merito al fatto che gli atleti di casa conoscono molto meglio la pista per averla provata più a lungo: 300 prove contro poche decine (40). Si è anche fatto il nome del progettista Udo Gurgel che ha anche realizzato le piste di Nagano, Torino e Salt Lake City, ma a volte è opportuno domandarsi cosa si chiede a un progettista e magari cosa ne pensano gli atleti che sulle piste devono poi correrci.

Secondo Repubblica il percorso sarebbe stato anche accorciato, spostando la partenza più in basso rispetto al progetto originale.

Sembra che la federazione internazionale abbia prestato più attenzione a cercare di mantenere la pista aperta per le gare piuttosto che indagare con attenzione le condizioni che hanno causato il tragico incidente. The New York Times. Sul sito del quotidiano della grande mela si può trovare anche un’analisi dettagliata del tracciato: curva dopo curva, traiettorie ideali e velocità. Qui. La possibilità che si sia cercato di salvare le apparenze non sembra essere così remota.

A thorough investigation was supposed to have been conducted. Instead, the luge federation seemed more concerned about getting the track opened again for competition on Saturday than about taking a hard look at the conditions that might have contributed to Kumaritashvili’s death.

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