Nodar Kuaritashvili perde il controllo del suo slittino

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Il giorno precedente l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali non è stato dei migliori. Il Gerorgiano Nodar Kuaritashvili ha perso la vita dopo aver perso il controllo del suo slittino, in un tracciato che era stato criticato anche da altri atleti che lo avevano definito troppo veloce. Nodar ha perso il controllo alla velocità di 143.3 kmh ed è stato proiettato contro uno dei pali di acciaio della linea di arrivo. Gli sport tutti, anche i meno conosciuti e i meno ricchi, stanno diventando (o lo sono già diventati) una raccolta di sponsor, una vetrina per interessi che non hanno nulla a che vedere con il confronto fisico e mentale tra uomini. Una gara, una medaglia all’olimpiade sono solo un’occasione per mettere in vetrina il proprio prodotto associato all’atleta più veloce, eccezionale, più ardito, più più. Un marchio di qua e una sigla di là. Si cerca il record, la velocità, la prestazione unica, e per far questo si sacrifica anche la sicurezza. L’essenziale è essere al di sopra, creare spettacolo, il mito, visibilità. Il più forte di sempre del sempre, l’unicità. Questo è l’uomo nella sua natura migliore e peggiore: cercare il proprio limite oltre ogni realtà. Un equilibrio introvabile. Qualcosa dovrà pur valere un abbonamento sky.
Schianto tremendo Muore un georgiano – Repubblica.it

DIECI INCIDENTI – La pista di Whistler è considerata la più veloce al mondo, una caratteristica che ha portato diversi atleti in gara ai giochi a metterne in dubbio l’effettiva sicurezza. Durante le sessioni di allenamento dieci atleti sono stati protagonisti di incidenti: tra questi anche il fuoriclasse azzurro Armin Zoeggeler, uscito senza conseguenze dal ribaltamento del suo slittino.

Sembra che la federazione internazionale abbia prestato più attenzione a cercare di mantenere la pista aperta per le gare piuttosto che indagare con attenzione le condizioni che hanno causato il tragico incidente. The New York Times.

A thorough investigation was supposed to have been conducted. Instead, the luge federation seemed more concerned about getting the track opened again for competition on Saturday than about taking a hard look at the conditions that might have contributed to Kumaritashvili’s death.

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