Like a virgin

Eravamo tutti davanti ai teleschermi per vedere se qualche emozione veniva regalata dall’alto dell’eccelso gesto, del genio. Magari avrebbe potuto scendere in campo, o fare la sua presenza sugli spalti anche Leonardo da Vinci Lui sì che giocava con la testa (genio dimenticato dagli scriba (chini) d’Italia), ma la realtà è stata un’altra. Il primo set  e mezzo è stato un susseguirsi di colpi da braccino. Movimento lento, e palla altrettanto blanda che si accasciava nell’altra metà campo.

“Oh, non metterla così stretta!”

“Oh! questo scambio è stato lungo, anche troppo”.

“Oh, però! Ficcante quando vuoi.”

“Oh, ma che bel movimento. Ruotavi l’anca?”

Avrebbe potuto intervenire anche un maestro ipotetico regista.

“Bravi! Sia Andy che Rogerio. Scaldate il braccio, cercate di muovervi, ma non strappate il movimento. Scaldatevi.”

“Bene, così, ancora”.

“Roger mi sistemi quei due birilli sull’angolo? Proviamo gli incrociati stretti, ma senza forzare, mi raccomando”.

“Bene, bene, bravi tutti e due.”

“Andy, raccogliamo, tutti insieme”.

La situazione si è scaldata nell’ultimo set, ma anche qui sembra sempre di sentire l’intervento dell’ipotetico maestro.

“Bravissimi! Ottimo l’ultimo tie break. L’ora però è finita. Sono cinquanta euro. Rogerio salutami il papi. Andy, un caro saluto anche alla mamma!”

“Ci vediamo giovedì alla stessa ora.”

Così finì il tennis da circolo periferico.

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