Alberto Tomba

Non possiamo saperlo, ma probabilmente molto di più. La realtà è stata che l’Albertone nazionale era l’antitesi della santità: tirava le coppe, polemizzava, gli piaceva essere sempre al centro dell’attenzione anche sorpassando le file di automobili usando la paletta d’ordinanza di Carabiniere. Quindi qualche antipatia negli anni era riuscito a conquistarla, soprattutto all’interno della federazione internazionale. Già le federazioni. La parte politica di ogni sport. Il ragazzone di Bologna che da cittadino vinceva davanti a coloro che nelle montagne c’erano nati era visto di tralice anche dagli italiani (all’inizio), figuriamoci come potevano vederlo svizzeri e austriaci che dello sci hanno fatto, senza troppa fantasia, il loro sport nazionale. La risposta è semplice: male. L’abbondante ragù alla bolognese faceva sfigurare i più radicati montanari di sempre. In due discipline era inarrivabile: slalom speciale e slalom gigante. Riuscì addirittura a vincere la Coppa del Mondo generale gareggiando solamente in queste due discipline nella stagione 1994-95, con gli avversari che racimolavano punti anche in super G, discesa e combinata. Nel 1992 nonostante 15 podi totali e 9 vittorie la coppa gli sfuggì per un ultimo sciagurato e sfortunato gigante. Ma al di là delle polemiche che ci sono sempre state sulla formula della combinata  e del loro numero nell’arco delle stagioni (la programmazione la fa la politica e non lo sport) Alberto Tomba fu ancora di più sfavorito quando la federazione decise di invertire i primi trenta e non più i primi quindici nella seconda manche degli slalom. Già perché il grande Albero faceva della potenza associata alla tecnica la sua forza di sciatore, ma non era molto agile tra buche e piste rovinate. Gli slalom filanti non gli erano congeniali, ma per metterlo in difficoltà hanno sempre cercato di tracciare filante e di invertire i trenta anche quando le condizioni della pista avrebbero suggerito di invertire solo i primi quindici. Si raccontò che l’inversione dei trenta avrebbe garantito più spazi televisivi agli sponsor, ma spesso le gare apparivano noiose perché troppo lunghe. Gli slalom difficili, i muri, cominciarono a diminuire, lentamente. Sì perché Alberto poteva dare più di mezzo secondo in quattro curve agli avversari, intanto si invertiva i trenta, sempre. Un buca in più su un cambio di pendenza, o su una pendenza del 40% può far sempre comodo  Le polemiche sono sempre state accese, ma forse a un Tomba sui trenta anni è sempre mancato un po’ di sostegno, probabilmente perché poco perfettino, poco educanda.

“Dopo l’annullamento, Alberto ha fatto le porte finali a uso e consumo delle diecimila persone che affollavano la piazzuola e i lati della pista, ha impugnato un microfono e ha diffuso il suo messaggio. «Auguri a tutti e mi dispiace per voi, che siete venuti fin qui. Io ci tenevo a fare la gara. I primi sette o i primi quindici potevano provarci: le condizioni della pista erano migliori di quelle trovate in Badia. Ma ci hanno impedito di scendere». Poco dopo ha incontrato i giornalisti. “Il fatto è che qualcuno vuole eliminare Campiglio dal circuito di Coppa. Nelle buche dell’Alta Badia sono perfino riusciti a fare l’inversione di noi 30. Ma gli invertiti sono altri…” Fonte sport Trentino

Le polemiche

Con Gunther Hujara factotum della federazione le polemiche non lasciavo attendere. Tomba abbandona lo slalom e dichiara guerra allo sci.

S’inalbera perché’ su piste rovinate, e con l’inversione dei trenta ammessi alla seconda manche, le gare sono lotterie piu’ che verifiche precise di valori. Ma nessuno gli da’ retta. Anzi, sembrano scaricarlo anche quelli che dovrebbero appoggiarlo. Ha commentato Gustavo Thoeni, campionissimo degli anni Settanta, gia’ allenatore di Tomba.

Già nessuno gli ha mai dato retta, perché Alberto Tomba era così: un ragazzone fastidioso, un po’ eccentrico, un po’ McEnroe, certamente non era Sua Santa Educazione e vendita di medicinali. Ma se lo fosse stato? Probabilmente avrebbero invertito i quindici più spesso, avrebbero tracciato meno filante più spesso, avrebbero scelto piste più difficili, muri dove Alberto faceva la differenza facendo forse (con tecnica e fisico) “carvare” due sci classici. Forse gli avrebbero preparato un paio di sci con la sciancratura precisa per lui. Qualche podio allora avrebbe potuto trasformarsi in vittoria. Quante in più? Forse non avrebbe raggiunto Ingmar Stenmark con (86 vittorie) ma le 56 di Herman Maier considerato che Alberto si è fermato a 50 sarebbero state sicuramente superate. I podi di tomba sono stati 38 tra slalom e gigante (50 più 38 fa 88). Certo non tutti i secondi posti sarebbero automaticamente diventati dei primi posti, ma il numero ci lascia riflettere. Se Alberto fosse stato Roger, o almeno la perfetta immagine riflessa dello sci alpino… Ma se Federer fosse Tomba quante sconfitte avrebbe avuto in più? Quanti Slam in meno?

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