Garantiti dalla mafia

Non ho nessuna intenzione di entrare nella polemica riguardante il tennis come sport di nervi, per il semplice fatto che proprio perché è presente questa componente si presta a molte interpretazioni, giochi e dubbi. E mai avrei pensato che mi sarebbe toccato fare il Beppe Grillo del mondo del tennis (è una battuta ovviamente per chi ama l’autoironia). Ma la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. Il russo Nikolay Davydenko fa vedere a tutto il mondo che può tranquillamente competere con lo svizzero numero uno al mondo, anzi proprio dominare i set. Poi improvvisamente inizia sbagliare tutto quello che può essere sbagliato, perde 13 game consecutivi, e conquista solo tre punti su 50 giocati (47 per Federer). Sembrava quasi che volesse tirar fuori, sembrava, questa naturalmente è un’ipotesi artistico letteraria. A volte si sbagliava e qualche colpo rimaneva in campo, ma sembrava indirizzato fuori. Se letterariamente tra le righe questo fosse il messaggio? “Vedete tutti che sono in grado, semplicemente non posso”. Poi forse è sembrata troppo evidente la commedia (dell’arte), sempre nell’ipotesi romanzesca, e allora il giocatore ha deciso di mirare all’interno delle righe invece che all’esterno. Perdere 18 game consecutivi sarebbe stato troppo anche per un romanzo.

Quante cose si possono dire con il proprio gioco? Buon tennis a tutti.
Nel prossimo romanzo anche la mafia russa dirà la sua
: tra scommesse, bookmakers, e belle matriosche. Questo sport è una fucina di idee.

Altri approfondimenti li trovate qui, qui e qui. Poi naturalmente questo è uno sport di santi nella realtà, noi viviamo di finzione letteraria.

«Come fa l’arbitro a sapere cosa cercavo di fare? – ha ribadito – la cosa mi ha dato talmente fastidio. Mi sentivo stanco, nel terzo set non sentivo più le gambe. Forse è un problema psicologico, forse è una questione di testa». Parola di Nikolay.

Tutti noi gli crediamo, ovviamente…l’importante è colpire bene la palla. Hit the ball.

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