tuoni e pioggia

Il vincitore dell’ Us Open del 2009 (Juan Martìn Del Potro) è stato eliminato dall’ Australian Open.

Quanto poteva resistere, in quello stato di forma e con quella racchetta troppo gialla? Un turno, forse due, magari tre, ma non oltre. Infatti oltre non è riuscito ad andare, l’armatura ha iniziato a essere troppo pesante. Insomma del Potro ce l’ha fatta a uscire dal torneo ad opera del  croato Cilic, che ha giocato una partita puntuale, precisa, e senza (come si usa dire) sbavature.

Invece fuori dal clamore dell’isola inglese, dove le pressioni non sono mai poche, lo scozzese Andy Murray approda ai quarti di finale senza perdere un set. Barba e capelli, in questo caso: appoggio e modulazione di masse. Incontrerà un Rafael Nadal che ancora non è sembrato in piena condizione, e che ha lasciato un set a Ivo Karlovic. Se nel tennis sembrano diventare sempre più grossi un motivo c’è: il crivello non scherza. Si cresce finché è premiante, vincente, poi potrebbe essere controproducente negli spostamenti. Infatti sembrano essere premiati giganti leggermente più piccoli. Murray e Nadal, lo stesso Cilic, Federer, non è che siano propriamente all’interno dei canoni dell’uomo che è possibile (e molto probabile) incontrare a passeggio per strada. Giganti leggermente meno giganti. Meno di Isner, Roddick  è sicuramente più gigante di Gonzales. Vivere l’intermedio, si fa per dire. Giganti dove serve, in modo da valorizzare anche la rapidità oltre alla possenza.

Stanotte gli altri quattro ottavi maschili, e scenderà in campo anche la Schiavone che incontrerà Venus Williams. Non propriamente facile, ma nemmeno impossibile forse. Chi è meglio eliminare? Naturalmente colui o colei che fa meno immagine. L’apparenza è la nuova essenza.

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