Andava bene quella del 2008? La stessa di Nole? Troppi galli in un pollaio?

jo wilfried tsonga La colazione nel periodo del primo slam dell’anno si fa con la televisione accesa sul canale Eurosport. Il francese Tsonga vince in tre set, ma sembra avere dei problemi nel trovare il movimento del rovescio bimane. Inoltre il diritto sembra alzarsi troppo e appare molto meno penetrante di quello che riusciva a giocare con la Wilson. Quindi con un occhio ancora mezzo chiuso certi colpi sembravano rimanere ancora di più in aria e davano il tempo di sorseggiare il caffelatte. Wilfried sembra cambiare forse troppe racchette, infatti le aveva già provate due di casa Wilson: una KBlade Tour con la quale sembrava aver avuto un buon feeling (se non sbaglio eliminò  Naldal due anni fa in semifinale sempre a Melbourne). Tra l’altro la finale la  vinse Djokovic sempre con Wilson (foto), poi cambiò racchetta anche lui. Il francese, mai domo, lo abbiamo visto in campo con i colori nero e blu della KFactor Kobra. L’ultima ha un piatto di 100 pollici quadrati mentre la precedente ne aveva uno di 93 pollici quadrati (tra l’altro se non sbaglio era la stessa Djiokovic racchetta con cui “iniziò a farsi notare” (si fa per dire vinse l’AO) Novak Djokovic, ma ci sono troppi modelli in giro per ricordarseli tutti, ovviamente). Tra i due attrezzi di cassa Wilson c’è anche una leggera differenza di peso: la KBlade era 335 g e 8 pts headlight, mentre la Kobra si aggirava intorno ai 323 mantenendo lo stesso bilanciamento. Il concetto alla base sembra essere quello di allargare il piatto e diminuire il peso per riprendere in spinta di corde quello che si perde con qualche grammo in meno. Personalmente non credo che Jo Wilfried Tsonga, data la sua fisicità, per spingere una palla abbia bisogno di qualche pollice in più di piatto corte, anzi in teoria sarebbe preferibile un maggior controllo che viene dato da un piatto più piccolo tanto avrebbe sufficiente forza (e penso) nel braccio per colpire con efficacia. Ma il francese con il passaggio a Babolat ha cambiato ancora e naturalmente per chi ha un tennis altamente specializzato e un gesto consolidato nella memoria muscolare tutto questo è un rischio. Magari vengo smentito durante il torneo ma quello che si è visto fino ad oggi sembra confermare che il francese stia chiaramente rischiando. La Babolat che usa ora, almeno dalle immagini, sembra essere quella di Rafael Nadal. Una Areopro Drive GT da 320 g. di peso e 5 pts head light; quindi con il baricentro leggermente spostato verso la testa. Il problema quando si cambia una racchetta non è solo nel peso generale, nel bilanciamento, o nella grandezza del piatto corde, ma è importante prendere in considerazione anche il cuore della racchetta: ovvero la zona in cui il manico si biforca e due segmenti che vanno verso l’ovale. Questo perché la maggiore o minore ampiezza della biforcazione (almeno per quella che è la mia esperienza) fa sentire diversamente la racchetta nell’aria anche quando la muoviamo senza guardare. Perciò nel momento di preparazione del colpo, e nella fase di accelerazione, potremmo essere tratti in inganno dal fatto di ritenere che l’ovale si muova in un modo quando invece, essendo la struttura diversa, può avere delle lievi inclinazioni leggermente più o meno accentuate da quello che ci attendiamo. Si può mandare in rete, o essere troppo alti, come sembra che accada a Tsonga.Tsonga1
Naturalmente non possiamo sapere se la Babolat del francese è stata modificata in modo tale da essere resa simile all’ attrezzatura procedente di Wilfried. Dobbiamo limitarci a prendere atto di quelli che sono i modelli in commercio e fare delle speculazioni sulla base di questi elementi e del gioco del tennista. Purtroppo sembra non aver ritrovato la forma del 2008, nemmeno con la seconda Wilson.
Certo è che se il francese dovesse incontrare giocatori più competitivi di Sergiy Stakhovsky potrebbe trovare non poche difficoltà, soprattutto quando dovrà fare affidamento su sicurezze di gesto affinate negli anni.

Lo svizzero numero uno del mondo Roger Federer perde un set con il russo Andreev, ma poi si riscatta vincendo il quarto set 60. Probabilmente i suoi 28 anni cominciano a farsi sentire e ha bisogno di scaldarsi un po’ di più prima di trovare fluidità di movimento e di spostamento. Comunque se continua così perderà sempre più tempo in campo anche nei primi turni, condizione che negli anni passati non si verificava quasi mai. Qui c’è poco da scrivere per ora vedremo più avanti, anche se lo svizzero ha rischiato non poco nel terzo set, dove Andreev ha sciupato un po’.

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