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Nikolay Davydenko, behind the head

Nella finale del torneo di Doha Rafael Nadal gioca un primo set in cui è praticamente inarrivabile: rifila un 60 al russo e mantiene un ottimo standard di gioco per tutto il secondo set. Ma la velocità di palla, e la sua profondità, erano leggermente calate, in questo modo Davydenko è riuscito a guadagnare qualche metro di campo che gli ha permesso di imporre il suo ritmo con cui alla fine è riuscito ad avere la meglio sullo spagnolo, la cui condizione fisica non è ancora impeccabile. Almeno da quello che si è potuto vedere nel finale della partita. Però Nadal non ha fatto una cattiva impressione anche quando era costretto a spostarsi di angolo in angolo dai colpi di Nikolay.
Dietro il gioco di Davydenko c’è sicuramente una forza di volontà che trova il suo sfogo in una costanza di allenamento che non è da tutti, ma non si può fare del volontarismo semplice e privo di condizionamenti. Infatti se le capacità caratteriali, o mentali, non trovassero un fisico che le possa sorreggere rischierebbero di divenire inutili.
Poi non siamo qui a parlare di un classico modo di intendere lo sport del tennis. Non è nemmeno troppo avvincente prendere in considerazione il fatto che Davydenko verso il finale di partita correva forse meglio e di più della prima ora di gioco. Se la volontà deve viaggiare di pari passo con le energie fisiche è altrettanto inevitabile che entrambi fattori siano insieme ai colpi di un tennista. Sarebbero infatti sprecate sia la resistenza, la velocità, che la determinazione se non trovassero il loro naturale compagno in colpi incisivi, angolati, precisi, e ficcanti. Stiamo correndo verso il principio, verso una caratteristica reale di fondamentale importanza. In fondo anche lo psicologo Sigmund Freud vedeva alla base dei comportamenti delle persone avvenimenti reali e concreti, spesso un trauma, o comunque un elemento tangibile causa di problemi e di insicurezze. Un fatto. Una stessa causa reale può essere benissimo la base dello sviluppo di sicurezze e capacità in senso positivo, in questo caso. Per capire veramente Davydenko è necessario guardare dietro la testa. Non farsi trarre in inganno da quel fisico che sembra sin troppo esile.

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