Copiare nei secoli

A Milano sono loro che fanno tutto o quasi tutto, sono sempre associati naturalmente fra di loro e propongono le perle culturali del millennio. Quindi non poteva mancare un altro vampiro. La banalità delle domande finali da ragazzino di quinta elementare dicono tutto della qualità letteraria, culturale, e concettuale in cui si cerca di far sprofondare il cervello dell’italiano. Voi credete ai vampiri? È opportuno leggere la domanda con il tono da scolaretto il cui animo ondeggia tra l’incredulità e il timore dell’uomo nero. Antiche suggestioni con cui si insegnava il razzismo ai bambini. Fanno veramente rimpiangere Dracula che almeno per il suo tempo era da considerare originale. La Grandi e Associati è un’agenzia letteraria che si definisce “a servizio completo”. Questi signori si sono presi la facoltà di decidere cosa è pubblicabile e cosa non lo è. Ovvero sono loro che scelgono e decidono se un libro merita di essere presentato a un editore, sono infatti l’interfaccia esterna delle case editrici più grandi. Loro fanno cultura, decidono come i monaci nei monasteri cosa può essere comunicato  al volgo, al popolo, e cosa no. Decidono cosa è arte e cosa non lo è, e forse si sentono anche un po’ gratificati da questa loro posizione di potere esercitato sulla letteratura. Naturalmente per essere letti da questi signori c’è dà pagare  il prezzo di 350 euro (più iva ovviamente) per 250 cartelle, il costo varia a seconda della lunghezza del testo; sembra proprio una tassa sull’esordiente, grazie alla quale lo sventurato scrittore si può sentir dire infinite motivazioni per le quali il suo romanzo naturalmente non è pubblicabile. Il romanzo non ha ritmo; i personaggi sono poco caratterizzati; non si riesce a trovare l’editore di riferimento; non rientra nelle linee editoriali; oppure l’intreccio è poco intrecciato. Sostanzialmente dicono che manca il vampiro, ovvero non è così scadente da poter essere pubblicato.

Quasi 1 milione di vecchie lire per ricevere una scheda di valutazione…
All’interno dei loro uffici mi sembra quasi di intuire l’humus culturale: sono tutti lì con le loro belle lauree in lettere classiche; in filosofie metafisiche; e poi di lato, accanto, non possono mancare, naturalmente, né un cuoco né un panettiere, perché alle 10 si fa pausa colazione e a mezzogiorno c’è la pausa pranzo e non si può bere sangue tutti i giorni.
Insomma niente di nuovo dalla fine dell’ottocento, se prendiamo come riferimento Dracula di Stoker, ma se scendiamo al 1821 c’è “il vampiro” di John William Polidori.
Nuovi argomenti, ovviamente. Moravia capirà.

Il seme del male, Garzanti. Chi altri?

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