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Adriano Panatta

È dotato di una tecnica sopraffina e il suo rovescio a una sola mano non ha nulla da invidiare a quello del più blasonato Roger Federer, anzi probabilmente è lo svizzero a dover invidiare il tempo di esecuzione ottimale dell’italiano. Fu la bestia nera dello svedese Bjorn Borg, il quale mal digeriva l’idea di incontrarlo in qualsiasi torneo e soprattutto al Roland Garros dove Adriano fermò la marcia del “panzer” svedese. Era il 1976 e Panatta sconfisse in finale Harold Solomon 61, 64, 46, 76. L’italiano giocava ai tempi delle racchette di legno era un legnaiolo, ed è quindi probabile che sia stato agevolato leggermente dal fatto che i piatti più piccoli e il peso leggermente superiore permettevano di competere grazie alla tecnica e alla resistenza fisica anche a coloro che non avevano un fisico eccessivamente dirompente. Anche se poi si tratta solo di una parte del corpo e non di tutto il fisico.

paolo villaggio e adriano panatta
A ciascuno il suo (le sue)

Adriano Panatta sembra a tutti gli effetti un “normo tipo” e da molti punti di vista probabilmente lo è: era quindi grazie alla tecnica di esecuzione dei colpi che riusciva primeggiare.
Ma a un attento esame è soprattutto con un termine di paragone accanto le differenze ci appaiono in tutta la loro consistenza. Forse è leggermente al di sotto dei tennisti più dotati, e Paolo Villaggio è un po’ sotto media, ma queste foto che ritraggono il tennista e l’attore evidenziano in modo chiaro come due linee evolutive si siano separate per cause relativamente piccole, quasi insignificanti. L’attore e scrittore italiano, considerate le condizioni iniziali, non poteva far altro che dedicare le sue energie a scrivere libri e recitare. Un intellettuale. Lo sportivo ha trovato sin dall’inizio la strada che più si confaceva alle sue caratteristiche. Le differenze marginali che probabilmente ha nei confronti degli altri atleti del suo sport lo hanno spinto a perfezionare il gesto tecnico, ma quello che ci interessa evidenziare qui è la differenza macroscopica che è alla base di due linee evolutive completamente diverse. Un bel palmo grande riesce sempre a spostare il centro di percussione, i nodi vibratori, e altre cosette. È da qui che tutto nasce in principio.

Tra coloro che hanno tali condizioni sussistono naturalmente ancora altre piccole differenze, le quali però possono essere controbilanciate da una tecnica migliore, piuttosto che da una migliore rapidità di spostamento, o da una migliore strategia di gioco. Differenze più macroscopiche anche se siamo nell’ordine di piccoli numeri (e quindi in una scala inferiore) sono invece difficilmente controbilanciabili in quanto sarebbe richiesto uno sforzo fisico maggiore, o una perfezione tecnica di grado ancora superiore e difficilmente raggiungibile.

È quindi stato l’attore italiano che ha smascherato le condizioni iniziali del tennista. È importante rientrare all’interno di un limite minimo che può garantire l’avvio del processo. Ma dobbiamo fare attenzione perché siamo sempre nell’ordine di piccole quantità e non di scale superiori, le differenze sostanziali vengono provocate a livello di scale molto piccole. Questo è l’approccio logico fondante della teoria del caos e delle scienze della complessità: non cerchiamo necessariamente grandi cause ma piccole condizioni a cui tutto il sistema è sensibile. Mi sembra opportuno a questo punto ribadire l’empiricità della teoria: se riusciamo a trovare un tennista in grado di vincere il Roland Garros o un’altra prova dello slam con le condizioni iniziali di Paolo Villaggio vorrà dire che la teoria è stata falsificata, e quindi non è da considerare vera.

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