Dio gioca con dadi truccati
Dio gioca con dadi truccati

Tutto ciò che è imperscrutabile o appare tale può essere in realtà compreso, si tratta di scoprire come sono truccati i dadi. Qualora non fossero truccati è opportuno capire dove vengano lanciati, almeno per riuscire a leggere i numeri usciti. La frase di Einstein ci dice che dietro ciò che appare casuale esiste una regola o più regole che determinano il funzionamento di ciò che osserviamo, il riferimento a Dio non è da considerare alla lettera.

Nonostante il lancio dei dadi possa sembrare completamente nelle mani del caso la realtà è un’altra, ovvero i dadi sono sottoposti a delle leggi precise: la forza di gravità prima di tutte, l’attrito, le leggi della fisica in generale, tutto in teoria può essere calcolato. Soltanto la pratica rende più difficile prendere in considerazione tutti gli aspetti del lancio di un paio di dadi, se si cerca di prevedere i numeri che usciranno. Una lieve imperfezione della superficie su cui rotolano può favorire l’uscita di una faccia invece che di un’altra, ma se fossimo a conoscenza di tutti i fattori la teoria coinciderebbe con la pratica e la realtà.
Se poi i dadi fossero truccati la situazione che si verificherebbe sarebbe quella in cui una circostanza (in questo caso il trucco) avrebbe una forza tale da rendere ininfluenti tutti o molti degli altri fattori che in condizioni normali agirebbero come se fossero un vincolo o un spinta durante il percorso della coppia di dadi. Un trucco favorisce l’uscita di una faccia esercitando una forte pressione in un senso che è quello desiderato. A tale scopo si può in fase di costruzione del dado appesantirne un lato in modo che tale faccia tenda a rimanere orientata verso il tavolo.
Ciò che consideriamo caso è molto spesso collegato strettamente alla nostra incapacità di comprensione che può essere dovuta a una mancanza di dati completi o a ipotesi non del tutto corrette. Avere alcuni fenomeni soggetti a più cause non significa necessariamente non essere in grado di capire il comportamento del fenomeno, ma semplicemente cercare di cogliere il modo con cui le cause interagiscono tra di loro: se ce n’è una che è più influente delle altre per esempio, o se hanno tutte la stessa forza. Naturalmente quando un fenomeno è soggetto a molte cause diverse la difficoltà di indagare la loro interdipendenza e importanza relativa diviene più elevata. Ma il fenomeno in sé non può dirsi casuale, è semplicemente soggetto all’azione di più fattori. Quello che diviene sostanziale è cercare di discernere se ci sono elementi che svolgono funzioni prevalenti rispetto ad altri, e che sono in grado di indirizzare in un senso o in un altro un determinato accadimento. Una faccia del dado più pesante, o un magnete sul fondo di una roulette.

Il caso è bandito anche quando non c’è nessun trucco, perché in questo caso il lancio del dado sarebbe soggetto alle leggi della fisica, alla forza con cui è stato lanciato, all’angolo di incidenza di caduta, alle imperfezioni del tavolo, alla presenza di oggetti sulla traiettoria, all’umidità dell’aria, a eventuali vibrazioni della superficie su cui rimbalza. L’uscita di un numero invece che di un altro è per noi imprevedibile, in questa situazione, perché in un sistema aperto, dove non c’è una causa preponderante, è estremamente difficile capire l’interazione dei vari elementi. Ma il percorso dei dadi rimane intelligibile anche se non puntualmente determinabile. Quando sussiste invece un elemento che sopravanza tutti gli altri, ammesso che ne capiamo l’importanza e il funzionamento, allora il processo conoscitivo può essere anche associato alla prevedibilità degli eventi.

Spesso Dio lancia i dadi in luoghi dove non possiamo vederli bene, nel senso che in merito a sistemi complessi è possibile trascurare o ignorare fattori che possono essere determinanti perché hanno una forza causale molto più incalzante di altri. Quando tali fattori hanno poi la capacità di far interagire al meglio anche le altre cause spesso la nostra capacità di distinzione diviene ancora più difficile e ci limitiamo a osservare un processo che si svolge sotto i nostri occhi, senza avere chiaro cosa conta di più e cosa di meno. A volte si può addirittura essere tratti in inganno: non sappiamo bene dove sono finiti i dadi, li intravediamo da lontano ma anche in questo caso non si tratta di un vero è proprio gioco dei dadi, nel senso di un lancio che è completamente lasciato alla libertà del caso.
Dio non ha mai giocato a dadi con l’universo, al limite si è tinto capelli di rosso prima di scendere su un campo da tennis.

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