Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.

Gian Arturo Ferrari il massimo capo della corazzata Mondadori, naturalmente, dall’alto della sua esperienza pluriennale nella gestione dell’editoria (libri, inchiostri, carte e concetti di vario genere) non riesce mai a spiegarsi il perché un libro venda. Quindi se non lo sa lui possiamo anche noi abdicare alla realtà religiosa e imperscrutabile della volontà divina.
Il di cui sopra è infatti attualmente direttore generale della divisione libri Mondadori, vice presidente di Piemme, vicepresidente della Einaudi, nonché vicepresidente di Mondadori Electa. Insomma abbiamo capito il tipo già dalle cariche che ricopre: è il classico personaggio della tipica Italia. Presidente di qui, direttore di la, consulente per quello, libero professionista per quell’altro. Fa tutto lui, e poi si dice che non c’è lavoro.
Alla domanda su come fa un libro a diventare mega seller (s’inventano sempre qualche parola nuova per definire lo spazzino operatore ecologico) risponde che nessuno lo sa. Allora modestamente proverei a rispondere io, per fare un po’ di luce negli antri bui e inaccessibili dei misteri della letteratura soprattutto italiana.

Sul sito dei Wu Ming si possono leggere alcuni dati, i pochi che si riescono a reperire, e si legge che il libro di Fabio Volo nella settimana dal 23 al 29 novembre ha venduto circa 30.000 copie, mentre l’ultima fatica letteraria dei Wu Ming si attesta intorno alle 5000. Che mistero! Servono degli ingegneri per capirne i motivi. O forse molto più semplicemente il panettiere da Brescia nell’ultimo mese non faceva altro che parlare di se stesso a radio DeeJay come scrittore, che voleva fare lo scrittore, che era da considerare in veste di scrittore, che presentava il proprio libro di scrittore. Tutte le mattine alle nove cercava di farcire la mente di chi involontariamente scivolava su radio dj con frasette da scolaro di terza media che scrive il temino.
Senza contare che poi se ne andava in giro per trasmissioni televisive a parlare dell’ultima sua fatica letteraria da scrittore. Era più presente di Berlusconi, insomma parla bene e razzola male. Dall’altro lato i Wu Ming hanno un’altra strategia molto più discreta: si vedono poco e chiacchierano meno e i numeri sono lì a riscontrarlo.

Fate mente locale andate con i vostri ricordi al periodo in cui fu lanciato furono approfonditi i contenuti (come da commento alcuni anni dopo) de “Il codice da Vinci” e se la vostra memoria è ancora in buone condizioni non potrete fare a meno di ricordare che su Canale Cinque fu dedicata addirittura un’intera trasmissione all’analisi al lancio del libro  e se la mia memoria, ora, non mi tradisce in collegamento telefonico l’ammiraglio tuttofare della Mondadori si lamentò con Enrico Mentana perché aveva lasciato troppo intuire in merito al segreto. Il figlio di Gesù per intendersi. Strano comportamento per chi non conosce come si costruisce un bestseller o operatore ecologico.
Al momento l’argomento non merita un romanzo, anche se un giorno non escludo di scriverne uno in merito: costruzione a tavolino di modelli di pensiero da diffondere, condizionamento culturale organizzato, insomma vecchie storie nemmeno troppo originali ma d’altronde le storie da raccontare sembra che siano solo sette, come sosteneva Aristotele. Naturalmente riviste e adattate ai tempi.
È invece sconcertante il tentativo di abbassare il livello culturale del paese: non solo con la televisione ma con un’azione di accerchiamento totale effettuata con tutti i media. Sinergie di obnubilamento della mente. I massimi scrittori italiani sono ex panettieri, o cuochi che ci raccontano storielle di gorilla o di sentimentalismi liceali anche venuti male. Dall’altra parte quando la capacità di discernere è completamente venuta meno ecco che tutto appare un mistero: misteri d’Italia, misteri della letteratura, misteri. Arriveremo al punto in cui lo stesso alternarsi del giorno della notte tornerà ad essere un mistero e immancabilmente Fabio Volo scriverà un romanzo sul tempo che passa e i suoi misteri.

L’ambiente letterario e culturale italiano è quindi degno ed erede di Vincenzo Cuoco, artista minore della letteratura italiana ma non per questo da sottovalutare, infatti l’eredità sembra risiedere esclusivamente nell’aspetto culinario del suo cognome. Perché se nella realtà odierna di frana culturale inarrestabile della penisola tutto appare imperscrutabile, nebuloso, il messaggio di Cuoco era sicuramente più attuale e chiaro di quello con cui si cerca di iper stimolare il nostro pensiero al fine di non farci ragionare.

“Se l’arte dell’eloquenza è l’arte di persuadere, non vi è altra eloquenza che quella di dire sempre il vero, il solo vero, il nudo vero. Le parole, onde è necessità di nostra inferma natura di rivestire il pensiero, saranno tanto più potenti, quanto più atte al fine, cioè più nudo lasceranno il vero, che è nel pensiero.”

Vincenzo Cuoco da Platone in Italia Wikipedia.

Sembra proprio opportuno cercare una cura per il gorilla. Anche solo per evitare che qualcuno ci spieghi in questo modo cosa sia la vita è cosa significhi vivere:

Non stai vivendo se non sai di vivere” . Fabio Volo da Il tempo che vorrei. Speriamo gliene resti sempre meno, per scrivere s’intende.

“Se mai la repubblica si fosse fondata da noi medesimi; se la costituzione, diretta dalle idee eterne della giustizia, si fosse fondata sui bisogni e sugli usi del popolo; se un’autorità, che il popolo credeva legittima e nazionale, invece di parlargli un astruso linguaggio che esso non intendeva, gli avesse procurato de’ beni reali, e liberato lo avesse da que’ mali che soffriva; forse… noi non piangeremmo ora sui miseri avanzi di una patria desolata e degna di una sorte migliore”

Vincenzo Cuoco. Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799

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