gatto rosso
Non chiedete di scendere in campo a me non ci penso nemmeno

La fine di dicembre è la fine anche dell’anno tennistico, tutto coincide con la catarsi del Natale. Si comincia tutto di nuovo, si riparte da capo. Il passato viene dimenticato specialmente nella mente di chi ha poca memoria. Che si tratti della maggioranza? Qualche dubbio c’è. Il 2009 è trascorso seguendo la più classica banalità nonché previsione, se si esclude l’infortunio a Nadal e la sconfitta di Federer allo Us Open con Del Potro la prevedibilità è stata rispettata, anzi l’infortunio del maiorchino ha riportato il tennis indietro di qualche anno, quando a vincere tutto c’era solo Roger Federer. Lo svizzero dopo la vittoria di Parigi deve aver sicuramente pensato di poter realizzare un’altra volta tre quarti di Grande Slam conquistando anche, come sempre gli era riuscito nelle ultime edizioni, il torneo di New York. Invece è andata male: recessivi subdoli e insinuanti avevano preparato da tempo la loro ricomparsa nella barba color mogano di Del Potro, il quale ha sconfitto lo svizzero al quinto set nella finale dello Us Open. Ma lo spagnolo Rafel Nadal a gennaio anche quest’anno era riuscito a impedire, stavolta vincendo la prima prova dello slam, che qualcuno realizzasse dopo quarant’anni dall’ultimo di Rod Laver un nuovo grande slam nell’arco di un anno solare. La storia si è ripetuta con piccole differenze rispetto al passato ma mantenendo invariata la sostanza: Rafa Nadal ha messo come sempre i bastoni fra le ruote alla perfetta macchina spara palline di origine svizzera. Sassi negli ingranaggi. Così pur con poche apparizioni lo spagnolo è riuscito a farsi notare come sempre. A settembre ci ha pensato poi l’argentino Del Potro, figlio di un incrocio tra Laver e Tilden, a ribadire che molto probabilmente i riflessi di Roger non sono più gli stessi di qualche anno fa. Per uscire dal ritmo dello scambio basta pochissimo. Una frazione di secondo e già si è in ritardo; precluse ogni possibilità di rimanere competitivi. Mai distrarsi a guardare la barba dell’avversario o i suoi riflessi rossi sotto i riflettori.

Non è tanto la resistenza fisica a fare la differenza ma la velocità di reazione e di spostamento, che con la stanchezza l’età diviene sempre minore. Si perde l’attimo e il tennis non è una gara di fondo né di mezzofondo. Anche quando la partita si prolunga al quinto set sono propri riflessi che risentono maggiormente della stanchezza non tanto una capacità aerobica di sopportare uno sforzo prolungato.

Questo sembra essere il limite sopraggiunto alle qualità di Roger Federer. C’è andato molto vicino sia negli anni passati che quest’anno ma ha sempre mancato il grande slam per un crine di cavallo, fulvo.
A prima vista sembrerebbe che il numero di giocatori competitivi sia aumentato ma siamo sempre lì, se si guarda gli Slam si è inserito solo Del Potro.

Murray è forse cresciuto ma non ha raggiunto nessuna finale di slam come gli era accaduto nel 2008; Djokovic sembra essere sempre di più un uomo da semifinali e da tornei di fine stagione come del resto lo stesso Davydenko, che approfitta dei cali di rendimento dei suoi avversari durante il finale della stagione. Tornando al serbo dopo la vittoria in Australia del 2008 sembra essersi spento e stenta a ritrovare ritmo è condizione ma soprattutto sicurezza nei propri colpi. Non che non faccia delle ottime partite ma non è assolutamente continuo. Vedremo se il prossimo anno la racchetta coperta da segreto sulle sue personalizzazioni gli sarà d’aiuto. Il francese Tsonga anche lui appare incostante e, anche se è riuscito a dar fastidio a Rger Federer, sembra doversi portare a spasso per il campo troppo massa muscolare. Il peso è vero che serve ma serve in un punto preciso non da altre parti, dove potrebbe essere controproducente. Staremo a vedere cosa succederà il prossimo anno, perché forse l’unica cosa che si può notare è che nell’arco della stagione ci sono ora più giocatori in grado di infastidire Nadal e Federer. È più facile inserirsi in una loro giornata storta: c’è riuscito Stepanek, Tosnga, Davydenko, Del Potro, Murray. Al master di Londra con Nadal ci sono riusciti tutti quelli che erano nel suo girone.

Però l’inerzia della persistenza degli scorsi anni si è fatta sentire sensibilmente anche per tutto 2009, con tre slam su quattro che sono andati a Nadal e Federer. La persistenza è una brutta gatta da pelare: è difficile scalzarla, rimuoverla, impedirle di compiacersi del fatto di essere esistita e per questo cercare di mantenersi.

Due quindi sono gli aspetti da tenere in considerazione e sono speculari, a mio giudizio: se Nadal riuscirà a rimettersi completamente dall’infortunio, a ritrovare la propria forma, e al contempo lo svizzero riuscisse a preparare con cura ogni singolo torneo dello slam (dedicandosi con più attenzione proprio questi) non è escluso che dovremmo assistere a un 2010 ancora dominato da questi due tennisti; qualora invece si verificasse la condizione opposta, molto probabilmente, l’inizio della nuova decade potrebbe essere una stagione tennistica che porterà con sé qualche novità concreta. Vedremo se sarà necessario che tutto cambi perché nulla cambi.

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