A perfect balance sword racket

È sul numero 998 di Tennis Italiano del mese di dicembre 2009 che leggo un articolo riguardante le racchette dei primi otto giocatori al mondo. In realtà non proprio i primi otto ma quelle degli otto partecipanti al master di fine anno, che si è appena concluso con la vittoria di Davydenko. Si parla di tutte le racchette in questione che comprendono praticamente solamente cinque marche: Wilson, Babolat, Head, Tecnifibre e Prince. La Tecnifibre è usata da Fernando Verdasco e la Prince da Davydenko. Nell’articolo si evidenzia quali sono le modifiche apportate da ogni singolo giocatore al proprio attrezzo. Ce ne sono di più o meno consistenti: Nadal aggiunge qualche grammo al manico e altri grammi in testa (non è specificata la posizione né la distribuzione) per portare la sua racchetta di serie a 318 g senza le corde. Quindi presumibilmente il peso con le corde dovrebbe arrivare a 338 g. Anche Andy Murray, che è piccolino e il cui colore dei capelli dovrebbe indurlo a non esagerare, aggiunge una discreta quantità di grammi sull’ovale portando il peso dell’attrezzo a 357 g. Sulla racchetta di Djokovic non è dato sapere, infatti coloro che si occupano della personalizzazione della cordatura delle sue racchette preferiscono mantenere un riserbato silenzio. Nello specifico si tratta della ditta Priority One fondata da Nate Ferguson ex incordatore di Sampras e ora incordatore dei più grandi tennisti del momento e anche di Roger Federer. Ne avevo già scritto in questo post, dove si parlava anche della racchetta del campione svizzero; in merito alla quale Nate spiegava che era sostanzialmente la stessa di quelle in vendita con l’eccezione di pochi grammi che venivano aggiunti sulla testa della racchetta.
In merito al peso da aggiungere sull’ovale avevo, anche in questo caso già scritto, sostenendo che è tentatore come le sirene di Ulisse: è facile essere portati ad esagerare perché si vedono subito gli effetti sulla palla ma al tempo stesso una racchetta sbilanciata verso la testa fa perdere in manovrabilità. Per questo motivo tentatore. Potrebbe indurci a spingerci oltre perdendo i benefici dell’aumento di peso. È per questo che il peso sull’ovale va aggiunto con molta attenzione di grammo in grammo. Procedendo anche per mezzo grammo aggiunto. Infatti come si può leggere in qualunque libro di fisica del liceo, essendoci un asse di rotazione alla base del manico, il peso aggiunto ai fini della sua funzionalità va moltiplicato per la distanza dall’asse di rotazione elevata al quadrato; quindi la distanza va moltiplicata per se stessa. Considerato che una racchetta è lunga intorno ai 68,5 cm se aggiungiamo anche solo un singolo grammo ai fini dell’inerzia tale grammo va moltiplicato per la distanza elevata al quadrato. Quindi: 63 X 63 = 3969, che moltiplicato per uno rimane 3969 (per semplicità e convenzione l’asse di rotazione è calcolato a cinque cm dalla fine del manico, quindi 63). Quindi anche un solo grammo non influisce semplicemente per ciò che è ma anche in relazione alla distanza dall’asse di rotazione, distanza che è fondamentale e più importante del peso stesso perché va considerata al quadrato. Anche per questo è tentatrice. Invoglia, ma fa perdere in manovrabilità con la stessa proporzione da calcolare al quadrato.

Tutto quello che ci viene detto in relazione alla racchetta di Roger è quindi da valutare con attenzione, con quadratura, non quella del cerchio ma quella di una formula matematica che si riferisce alla fisica. Nate Ferguson e l’articolo di Tennis Italiano parlano entrambi di due  o tre grammi affermando che sono sostanzialmente ininfluenti. Dal punto di vista empirico è fondamentalmente corretto parlare di ininfluenza, infatti difficilmente qualunque persona è in grado di distinguere, semplicemente prendendo in mano una racchetta, una differenza minima di 2 o 3 g, anche se questi grammi sono posizionati nella parte più lontana dell’attrezzo, cioè sull’ovale. Diverso può invece sembrare, e sicuramente lo è, l’impatto sulla palla proprio in virtù della posizione di tale peso, la cui distanza dall’asse di rotazione assume un’importanza fondamentale. Questione di abitudine, di attenzione ai particolari: guardare le farfalle e immaginarsi gli uragani. Non immediati naturalmente ma da intuire nel futuro.
Un cambiamento minimo di pochissimi grammi (due o tre) sarebbe maggiormente irrilevante se effettuato sul manico: infatti in tale posizione non avrebbe neppure la possibilità di avvalersi della formula che prevede di calcolare la distanza al quadrato. È quindi chiaro che se si vuole modificare una racchetta intervenendo sulle parti relativamente più vicine al manico è necessario apportare cambiamenti più consistenti. Non dell’ordine di pochissimi grammi ma di qualche decina, e forse più. Il vantaggio di quest’ultima modifica risiede però nel fatto che la riduzione della manovrabilità è minore e quindi si mantiene la capacità di muovere e posizionare la racchetta aumentando la sua capacità d’impatto sulla palla. Di questo aspetto in particolare avremo modo di parlare, per ora è opportuno evidenziare che quella che può apparire una piccola differenza può avere effetti non di poca importanza.
Mi piacerebbe sapere dove sono posizionati di preciso quei pochi grammi: sei ai lati dell’ovale a ore 9.00 e ore 3.00, o se sono sistemati proprio sulla punta della testa a ore 12.00. Anche in questo caso cambierebbe qualcosa in relazione ai pochi centimetri di differenza.
C’è da aggiungere un’altra cosa, ovvero, considerata l’estrema importanza della posizione del peso sarebbe opportuno conoscere come la massa è stata distribuita all’interno della racchetta in fase di progetto e di costruzione. Infatti si potrebbe costruire una racchetta con aree di materiale che hanno un peso specifico maggiore rispetto ad altre: a ore 3.00 e 9.00 (per esempio) una maggiore pesantezza; qualcosa in più a ore 12.00; e invece una struttura più leggera ma resistente nel cuore del telaio; per aumentare infine nuovamente il peso nelle vicinanze del manico. Ma le soluzioni sono praticamente infinite e a ognuno di noi potrebbe adattarsi maggiormente una soluzione invece di un’altra, in base alle proprie caratteristiche fisiche e/o al proprio gioco. Anche se l’idea di una racchetta simile a una spada laser, incisiva, dirompente e penetrante ma al tempo stesso manovrabile come una piuma non solo è affascinante ma ho il sospetto, qualora fosse mai realizzabile, che sarebbe estremamente efficiente.

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