Ibn Rushd (Averroè). Cordoba. Cultura fuori dalle mura.

Internet è utile per molte attività una di queste al di là delle quattro chiacchiere digitali, banali o divertenti, che si possono scambiare, è quella di riuscire ad affacciarsi su delle realtà che sarebbero rimaste altrimenti poco chiare, se non addirittura sconosciute. Il mondo dell’editoria è una di queste realtà: infatti fino a qualche anno fa non sarebbe stato possibile per nessuno rendersi conto appieno del suo funzionamento. Non che certe critiche non siano già state fatte ma la rete Internet ci permette di afferrarle meglio e sentirne il palpito nella propria mano. È sempre stato affermato che vengono pubblicati solo autori noti, già noti, e mai esordienti o sconosciuti. Infatti le librerie sono stracolme di ciarpame letterario dal nome altisonante in copertina: conduttori televisivi, radiofonici, calciatori, attori, veline, ministri, sportivi in generale e chiunque sia o possa arrivare alla ribalta dei vecchi media.

Appare evidente che tutto contribuisce a creare una realtà autoreferenziale: si scelgono, si recensiscono, si pubblicano, e fanno tutto tra di loro credendosi il centro dell’universo. E chi altri? Se questa realtà era già evidente ora, grazie ai mezzi informatici, è anche dimostrabile: Internet aumenta le possibilità di contatto con gli editori e con le case editrici ma nonostante la possibilità di scrivere e-mail e di trovare facilmente i riferimenti telefonici o di indirizzo le risposte sono sempre e costantemente nulle. Chiunque abbia avuto un libro da proporre si sarà reso conto di questa realtà. Presumibilmente ciò accade semplicemente perché le case editrici devono alimentare la loro apparenza di democraticità al fine di non perdere i loro già risicati lettori, a cui sottoporre le loro selezioni di autori. Infatti se l’idea di chiusura completa fosse percepita appieno dai clienti il valore dei libri pubblicati crollerebbe immediatamente, perché la presunta qualità che generalmente si associa a un libro solo per il fatto di essere stato scelto per la pubblicazione, e quindi pubblicato, cesserebbe di esistere. Per tutti e non solo, come già avviene, per alcuni. Pertanto il tentare di far credere di essere attenti alla realtà che li circonda (da parte degli editori) è semplicemente uno stratagemma che gli consente di non inimicarsi troppi scrittori, i quali generalmente sono anche i più appassionati lettori.

Proteggere e tutelare

Così se provate a togliere a ogni libro pubblicato la presunta aureola di validità dovuta al fatto che un grosso editore imprime il proprio marchio e il proprio nome sulla copertina vi ritroverete di fatto con del materiale letterario scadente. A volte talmente scadente che lo stesso autore dovrebbe essere costretto a pagare per essere pubblicato, come accade alla maggior parte degli scrittori i quali sono spesso preda di case editrici a pagamento e di agenti letterari senza scrupoli. Osserverete tutto con altri occhi. Qui si apre infatti tutto un altro mondo collaterale che non potrebbe vivere in assenza di quello delle case editrici che non solo non pubblicano, ma dall’alto della loro subdola incapacità, neanche ascoltano. € 300 per la lettura di un libro sono il minimo da pagare per farsi dire cosa andrebbe migliorato, quale parti andrebbero eliminate e quali altre approfondite o riscritte. Questo accade quando poi lo stesso lettore o agente non è minimamente a conoscenza di cosa sia un attrattore, di cosa siano le scienze del caos, e tanto meno è in grado (qui scrivo dell’esperienza personale, ma credo che altri abbiano vissuto esperienze simili) di stabilire se e quanto profondamente un’allegoria sia in grado di rispettare la coerenza divulgativa nei confronti dei concetti scientifici. Inoltre spesso gli stessi agenti lavorano anche per le case editrici con un doppio ruolo professionale che  gli consente di guadagnare due volte: dal proprio lavoro ufficiale e da quello di consulenti esterni, rifacendosi ovviamente sullo sventurato scrittore. Squali e pesci spazzino si ritrovano spesso a cena in grandi hotel di lusso per presentazioni, o vanno in trasmissioni televisive con i loro sopravvalutati scrittori che hanno contribuito a spacciare per grandi letterati. E il verbo spacciare non è mai stato più adatto a esprimere il modo e il metodo con cui si diffondono droghe culturali capaci di annebbiare le potenzialità della mente. Non mancano situazioni in cui gli stessi scrittori di successo si complimentano fra loro: sono bandite le critiche. Vi viene per caso in mente qualche critica a un libro? Sparite da anni. Si leggono solo pomposi giudizi e celebrazioni.  Fuori, oltre le vetrate ben lucide del mondo indorato, gli sfruttati non possono far altro che osservare i balletti compiaciuti di uomini che credono alle proprie vanità, si assecondano, si complimentano a vicenda e si credono arguti mentre sorseggiano, camminano, si sfogliano e si auto citano, piegando l’angolo del foglio dei propri libri. Sembrano che sistemino con cura il segnalibro nei luoghi della propria anima tanto sono pomposi.

Vecchi e nuovi amanuensi

Se è stato pubblicato è stato selezionato quindi qualcosa varrà. Il passaggio logico è semplice e presuppone una fiducia su chi svolge le selezioni, ma qualora tale fiducia venisse meno si verificherebbe un crollo di tutto il sistema editoriale. Alcuni librai a volte decidono di non prendere determinati libri perché di case editrici sconosciute. Non si fidano, hanno paura di esporre nella propria libreria un prodotto che non è di qualità. La qualità risiede sic et simpliciter solo nel logo delle case più conosciute, più rinomate semplicemente per il fatto che lo sono, che esistono. Nessuno indaga più criticamente la qualità delle opere, è questo il motivo per cui i piccoli editori e gli autori sconosciuti sono strozzati da un sistema che ormai vive riferendosi a se stesso. Le spirali dell’auto essenza.

Internet oltre a rendere evidenti maggiormente tali criticità avrà, con l’informazione di blog e siti sempre più di qualità e sempre valutabili criticamente dai singoli individui, la funzione di erodere la cieca fiducia che viene generalmente riposta nelle case editrici. La sfida a cui cercano di sottrarsi, perché si tratta di una sfida onerosa in termini sia economici che qualitativi, è quella di aumentare la qualità dell’informazione perché la competizione in futuro si baserà solo su questo punto. Per aumentare la qualità servono persone di qualità, uomini culturalmente formati e in grado di valutare criticamente ciò che leggono, perché in possesso anche di conoscenze multidisciplinari. Internet ha la capacità come mezzo informativo di rompere il cerchio chiuso all’interno del quale certi soggetti si sono compiaciuti di essere. Tutelandosi con frasi tipiche: “non si sa a cosa sia dovuto il successo di un libro “; “non è dato sapere se sarà un bestseller”. La realtà è invece un’altra ed è sotto gli occhi di tutti: se un libro è mediaticamente spinto, pubblicizzato, se se ne parla, se è culturalmente sostenuto e se è di qualità diverrà un bestseller. Queste possono essere considerate brevemente le caratteristiche di un bestseller. Alcune sono intrinseche all’opera ma altre dipendono da fattori esterni e c’è quindi presumibilmente da ritenere che anche il miglior libro del mondo se non pubblicizzato difficilmente riuscirà a vendere molte copie, se non molto lentamente e nell’arco di numerosi anni.

Le strategie conservative fino ad oggi adottate dalle case editrici (pubblicare solo conosciuti, successi esteri, chi ha nicchia di mercato) sono destinate nel futuro ad essere insufficienti. La qualità farà la differenza e la qualità è ciò che noi scegliamo criticamente senza pregiudizi secondo le nostre conoscenze. E lo scopo delle nostre scelte sarà quello di migliorare il nostro sapere mettendolo in dubbio criticamente al fine di renderlo sempre migliore. In questo modo così come la cultura uscì dal monopolio dei monasteri con l’invenzione della stampa allo stesso modo la conoscenza e il sapere grazie alla rete Internet usciranno dal monopolio delle case editrici e degli editori tradizionali. Il gruppo di amanuensi che cerca di difendersi arroccato sulle proprie posizioni, selezionando e comunicando le loro scelte editoriali, è, ad oggi, già storia dell’umanità.

Se nel passato monasteri e amanuensi hanno svolto il ruolo di tramandare cultura, hanno sempre però controllato anche la diffusione del sapere: non è infatti un caso che i testi degli antichi greci siano arrivati in Europa non con una traduzione diretta in latino, ma passando dall’Arabo e per il Regno di Al Andalus. Così furono recuperati i testi filosofici di Aristotele: la razionalità svincolata dalla religione e la filosofia come esercizio più alto del ragionamento (Ibn Rushd, Averroè). Allo stesso modo, aggirando i giardini chiusi di un chiosco, verrà superata la macilenza della letteratura attuale. I nuovi amanuensi sono altrove, già on line.

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