Alla ricerca del bosone e della mano

La ripresa delle attività del superacceleratore del CERN (LHC)  ha in progetto oltre a altri esperimenti quello di cercare di dimostrare l’esistenza del bosone di Higgs, che il modello standard della fisica delle particelle indica come elemento fondamentale e fondante della massa del particelle.

“Il campo associato alla particella, che pervade lo spazio, interagisce con le particelle creandone la massa”.

Soprannominata anche la particella di Dio il bosone di Higgs permetterebbe di

“interpretare la massa come una resistenza al moto attraverso il campo di Higgs”.

Il modello standard della fisica del particelle che ha ricevuto numerose conferme di precisione effettuate con l’acceleratore di particelle a Ginevra sarebbe confermato se si trovasse questo bosone. Elemento teorico comprendente le altre spiegazioni, onnicomprensivo, includente delle altre capacità esplicative. La particella di Dio, l’elemento fondante: il particolare che permette di sviluppare modelli interpretativi coerenti. È proprio questo che si cerca a Ginevra con la ripresa delle attività del più grande acceleratore di particelle. Una sfida della conoscenza, che tende all’organicità del sapere. Dal semplice al complesso: partire dall’elemento piccolo per giungere a un sistema complesso di interazioni, di sviluppi successivi all’origine dell’universo e riuscire a comprendere tali origini con una regressione logica verso il semplice. Regressione che è solo relativa al vocabolo, ma che in realtà rappresenta un progresso di conoscenza. Si tratta di una delle più grandi sfide scientifiche dell’umanità: osservare ciò che è infinitamente piccolo per comprendere evoluzioni articolate, complesse, autorganizzanti, strutturate.

È infatti proprio nella capacità esplicativa di una teoria che si vede la sua forza ermeneutica: esprimere poco riuscendo a spiegare molto. Al contrario quando troppe parole, troppi tentativi di spiegazione, sono indirizzati a interpretare un singolo fenomeno siamo di fronte a delucidazioni puntuali ma che non hanno una grande capacità esplicativa. Gli investimenti sono stati ingenti e ci sono molte le aspettative che riguardano quello che si riuscirà a scoprire provocando collisioni tra particelle all’interno dell’acceleratore. Vedremo come procederanno le scoperte, in che direzione, e se i fisici saranno costretti a rivedere determinate teorie o se queste potranno essere inserite all’interno di una teoria più generale.

Nel frattempo mentre aspettiamo il bosone di Dio l’elemento fondante del gioco del tennis è stato scoperto. Una condizione iniziale relativamente piccola è in grado di inglobare tutte le altre spiegazioni in una teoria più generale. Maestria di gioco, sviluppo di colpi, apprendimento, capacità di progredire e aumentare la costanza di rendimento, sicurezza psicologica, abilità tecnica, tutti questi elementi hanno la loro radice fondante in un seme relativamente piccolo. Il bosone di Higgs del tennis. Anche sotto questo aspetto l’analogia non solo è impressionante ma oltremodo divertente. Dal semplice al complesso, ma se si dovesse trovare il bosone, quello vero, quello di Higgs, allora sarebbe lui in quanto in grado di spiegare la massa delle particelle a essere presente a ogni finale di qualsiasi torneo dello Slam e vincere, per di più.

Fonte sul bosone solo di Higgs: Prometeo, Arnoldo Mondadori editore, marzo 2009, anno 27 numero 105. Marcella Diemoz. LHC: il superacceleratore del CERN. Un gruppo di scienziati e un progetto internazionale per svelare i misteri della materia. (Le ultime cose serie, poi c’è Fabio Volo)

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