Bobby Riggs a sinistra

Nasce il 25 febbraio del 1918, sul finire della prima guerra mondiale, a Los Angeles, Robert Larimore Riggs. Non  aveva ancora le basette e non è dato sapere se avesse sulla testa quel cespo di capelli rossi che tenderanno con gli anni al castano. Bobby Riggs è stato un grande tennista per quanto è stato dimenticato e per quanto è stato stravagante, eccessivo e ridondante in ogni sua manifestazione. Fu uno dei capostipiti del tennis spettacolare sia per gioco che per comportamento sul campo, fu un precursore dei successivi capricciosi Nastase e McEnroe e fu simile a loro anche per la poca voglia di allenarsi unita a un talento eccezionale.  Si distinse subito da ragazzo, come un ottimo giocatore di ping pong, ma forse il tavolo stava stretto alla sua personalità dilagante, e infatti a un undici anni dilagò su un campo da tennis, le cui dimensioni meglio si adattavano al suo talento. Leggermente più basso di statura rispetto ai tennisti più forti del suo tempo fece della tattica e dell’astuzia una delle sue migliori armi di gioco A diciotto anni vinse il titolo della California del  sud  e successivamente il campionato su terra a Chicago. Quando era ancora un giocatore juniores terminò la stagione al numero quattro della classifica dei migliori giocatori degli Stati Uniti. Nel 1937 riuscì a togliere un set a Von Cramm che in quel periodo rivaleggiava con il grande Don Budge, il quale nell’anno successivo realizzò il primo Grande Slam della storia del tennis. Erano gli anni, questi, in cui il clima dovuto  al sopraggiungere della seconda guerra mondiale diveniva ogni giorno più pesante. Il barone Gottfried Von Cramm che si era sempre rifiutato di sostenere la propaganda nazista fu arrestato nel 1938 con l’accusa di omosessualità e fu trovato colpevole nel corso di un processo di cui si può immaginare l’andamento. Scontò un anno di prigione.

Riggs l’anno successivo con Budge che era passato al professionismo divenne il numero uno del mondo tra i non professionisti, arrivò in finale a Parigi e vinse sia Wimbledon che Forest Hills, l’attuale Us Open. A Wimbledon furono suoi i titoli di singolare doppio e doppio misto. La seconda guerra mondiale si metterà nel mezzo, scomoda e impietosa follia, tra lui e il possibile: non sapremo mai quanto avrebbe potuto vincere, così come non ci è dato saperlo, anche a causa dei lunghi spostamenti, di altri campioni del tempo come gli stessi Budge, Kramer, Von Cramm, Segura. Nel 1941 vinse il suo secondo titolo dei Campionati degli Stati Uniti, dopodiché il servizio militare prestato durante la seconda guerra mondiale interruppe la sua carriera. A creare confusione ci fu anche la presenza di due circuiti paralleli: quello dei professionisti e quello dei dilettanti, con la conseguenza che fino all’arrivo dell’era open molti confronti sono rimasti nel campo delle ipotesi non verificate. Ma Bobby Riggs fu un ottimo tennista e un grande stratega di questo sport.

Kramer disse di lui: “Riggs è un grande campione. Ha sconfitto Segura  e ha sconfitto Budge quando Don era solo leggermente al di sotto del suo miglior gioco.”

sciovinista, Bobby Riggs

Dopo la guerra anche Riggs divenne professionista e gareggiò nel circuito americano professionistico, il Professional American Single Championship, che vinse nel 1946, nel 1947 e nel 1949. Fu proprio in questi anni che Bobby si confrontò con Don Budge, (in coppia con il quale aggiunse due titoli nazionali al suo palmares, ’42, ‘47) vincendo più match del compagno e rivale californiano: nel ’46 ventiquattro vittorie contro le 22 di Budge; l’anno seguente lo sconfisse con simile esiguo margine. Anche se Don aveva riportato un infortunio alla spalla destra durante un’esercitazione militare e Riggs non si fece alcuno scrupolo ad alzare pallonetti “fino alla morte” in modo da metterlo in difficoltà, non si può non riconoscere che Bobby Riggs fosse un giocatore dalle straordinarie capacità di controllo di palla.

“Riesce a tenere la palla in gioco e a contenere la maggiore potenza dei suoi avversari. Può tenerti lontano giocando profondo sulla riga di fondo campo, e poi può giocare una palla corta, o una palla tagliata e bassa.  E’ straordinario con entrambe le volée e può “lobbare” qualunque giocatore, anche in corsa fintando il movimento. Può colpire vincenti sopra la testa, colpi che non sono eccessivamente potenti ma sempre precisi.” Ancora Jack Kramer.

Ma il californiano era tanto bravo quanto eccentrico al limite della scorrettezza sportiva. Per trovare stimoli di gioco per la vittoria non esitava a scommettere sulle proprie partite da dilettante e ammise di aver vinto una piccola fortuna puntando su se stesso a Wimbledon. Nella sua biografia scrisse di essere riuscito a guadagnare 105.000 dollari del tempo scommettendo su se stesso in singolo, doppio e doppio misto, l’equivalente di circa un milione e mezzo di dollari di oggi. A volte scommetteva con la partita in corso e addirittura sul singolo game, e anche così possono essere spiegate alcune sue sconfitte quando giocava lontano dai bookmakers londinesi per esempio durante la competizione di Coppa Davis a Philadelphia, in cui fu sconfitto dall’australiano Adrian Quiest. Oggi tale disinvoltura di gioco, fuori e dentro il campo, non gli sarebbe più permessa: le scommesse sono proibite per i giocatori che amano puntare su loro stessi e sarebbe difficile scendere in campo con due boccali di birra in mano contro i moderni bombardieri da fondo campo. Sì, perché era capace anche di questo, Bobby l’incorreggibile Riggs.

Nel 1950 quando fu per lui sempre più difficile contrastare i giocatori più giovani come Jack Kramer e Pancho Gonzales si dedicò a organizzare e promuovere gli incontri del circuito professionistico di tennis, dopodiché, quando  decise di lasciare il tennis organizzativo scomparve dal mondo delle racchette per più di venti anni.

Ma non il suo carattere non era adatto a vivere dietro le quinte di un palcoscenico così, nel 1973, organizzò uno spettacolare e sorprendente rientro che attirò l’attenzione dei media americani e mondiali. Nel pieno delle lotte per l’emancipazione femminile e per l’uguaglianza dei sessi, quando i movimenti femministi rivendicavano con forza la parità tra uomo e donna e i diritti di quest’ultime, solo quattro anni dopo l’uscita del libro di Kate Millet “Sexual Politcs” che divenne il punto di riferimento della corrente radicale dell’area radicale del femminismo radicale, a tre anni dall’introduzione della legge sul divorzio in Italia, e quattro cinque anni prima quella sull’aborto, Bobby Riggs s’inventa “La battaglia dei sessi” e si definisce “Un maiale sciovinista”.

La copertina del Time dedicata a Riggs

Un uomo non potrà mai perdere da una donna questo era il pensiero fondate che il californiano voleva dimostrare giocando a tennis e così sfidò la numero uno del mondo Margaret Smith Court: lui aveva cinquantacinque anni e la numero uno del mondo, che nel 1970 aveva vinto tutte e quattro le prove major completando un Grande Slam, era nata nel 1942. Vincerà il “porco sciovinista” con facilità 6-2, 6-1. Ma uno sciovinista è fedele alla sua linea e non si accontenta di una sola dimostrazione  ne vuole sempre una in più per sé da poter mostrare al suo pubblico, uno sciovinista va diritto per la sua strada e rischia il tutto per tutto. Riggs sicuro com’era di se stesso, o forse imbrigliato dalla parte che recitava per lo spettacolo, non si accontentò di quella vittoria ma ne volle anche una simbolica e il simbolo in quegli anni era rappresentato da Billy Jean King, che svolgeva con le sue vittorie e numerose iniziative sociali un ruolo che si prefiggeva di promuovere una coscienza sportiva femminile e promuovere lo sport tra le donne. La King figlia di una famiglia tradizionale era riuscita ad emergere nel tennis imparando a muovere la racchetta nei campi pubblici di Long Beach in California, e in quegli anni era stata la promotrice del circuito professionistico femminile e sosteneva fermamente la campagna per l’uguaglianza dei monte premi tra maschi e femmine. Nel 1967 criticò la United Tennis Association denunciando il pagamento troppo basso per le giocatrici, infatti i compensi erano talmente risicati da creare gravi disagi alle atlete fino ad impedire le iscrizioni ai tornei. Quando nel 1972 la King  vinse gli Us Open e ricevette un montepremi inferiore di 15.000 dollari a quello del vincitore maschile Ilie Nastase non esitò a dichiarare che non si sarebbe presentata l’anno successivo se i due monte premi non fossero stati esattamente uguali. Perciò era proprio lei la vittima sacrificale migliore per il grande sciovinista e porcello al fine di affermare inequivocabilmente la superiorità maschile. Bobby voleva, pretendeva la sfida con il “grande difensore” dei diritti femminili (esiste solo una forma maschile in italiano e Riggs ne sarebbe entusiasticamente divertito al fine di portare aventi il suo gioco dei ruoli  e di spettacolo).

“I want Billie Jean King, I want the women’s lib leader.”

Ebbe così la sua forma compiuta la “Battaglia dei Sessi”, l’incontro trasmesso in diretta televisiva tra Billie Jean King e Bobby Riggs, che vide nell’evento un’occasione per promuove il tennis e alla fine anche la causa femminile. La King entrò in campo in perfetto stile Cleopatra, trasportata su una sedia dallo schienale fiorito di pennacchi colorati, e Bobby la segui seduto in un risciò trainato da modelle.

Quando iniziò la partita la King aveva imparato la lezione dopo aver osservato la partita di Margaret Court, così, cercò di contenere le palle corte e i pallonetti di Riggs muovendolo con palle agli angoli e ficcando la resistenza del cinquantacinquenne sciovinista, che si vide costretto a correre avanti, indietro e lateralmente per l’intero campo di gioco. La King si preparò al match colpendo 350 colpi sopra la testa al giorno dopo aver studiato lo stile di gioco con cui Bobby molti anni prima aveva sconfitto Don Budge alzando la pallina sopra la spalla infortunata di Donald. Finì  6-4, 6-3, 6-3 a favore di Billie Jean King. Riggs perse non solo da lei ma anche da tutto ciò che la campionessa simboleggiava, insomma fu sconfitto da un intero movimento, da tutte le donne, da ogni singola donna, da tutte coloro che guardarono il match in televisione, addirittura.

Ma in fondo le stranezze, le provocazioni, l’eccentricità di Riggs erano solo connaturate al suo personaggio che camminava di pari passo con la sua personalità animata da spirito di protagonismo, e sempre pronta ad annoiarsi senza una nuova sfida, una più ardua scommessa. Un giocoliere buono che amava anche far pensare e sollevare dubbi con le sue apparizioni, i suoi spettacoli: giocare vestito da donna, indossare una maglietta con raffigurato un maiale, fingersi sciovinista in modo smargiasso, fanfarone e roboante era stato probabilmente il miglior modo per mettere in ridicolo i veri sciovinisti: quelli seri, accigliati, sempre pronti a darsi un contegni e ritenersi importanti detentori della verità. L’ironia di Riggs spogliava queste persone dai vestiti di credibilità e rispettabilità che amavano indossare e lasciava vedere il loro più profondo aspetto ridicolo, che ormai era divenuto anche anacronistico.

Lo capì anche Billy Jean King che lo definirà il suo sciovinista preferito e un grande amico.

“Era una leggenda”, Billy Jean King.

Chi stentò a comprenderlo forse faticò a capire anche le parole della tennista che lo sconfisse nella “Battaglia dei sessi” ma con molte probabilità erano e sono gli stessi sciovinisti senza ironia che si riciclarono a una nuova forma di rispettabilità sociale, a un nuovo modo di stare in società pesando di aver partecipato anche loro attivamente al cambiamento.

“Per essere uno sciovinista ha fatto molto per noi. Lo ricorderemo sempre nel miglior modo possibile. Ha fatto molto per il tennis femminile” disse Rosie Casals.

“La battaglia dei sessi permise a molte persone di rendersi conto che ognuno può avere proprie e valide abilità indipendentemente dal fatto di appartenere al genere femminile o a quello maschile” B. J. King

Ammalato di cancro alla prostata negli ultimi anni della sua vita istituì il  “Museo del tennis Bobby Riggs”. Gli introiti della fondazione che gestisce il museo vanno alla ricerca sul cancro.

Il suo nome negli anni è stato poi pian piano dimenticato e anche le sue imprese e battaglie si sono un po’ scolorite in un mondo, quello del tennis, che ha continuato a essere ancorato a tradizioni e ipocrisie di rispettabilità formale. Ne è la dimostrazione che il montepremi di Wimbledon è stato reso uguale tra torneo maschile e femminile solo nel 2007. Trentaquattro anni dopo la battaglia dei sessi.

Pubblicato su SportVintage

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