einstain
Chi lo ha capito?

La linea di difesa della Disney avrebbe dovuto essere più o meno questa, ora che alcune famiglie hanno deciso di fare causa alla linea di prodotti educativi Baby Einstain. La Disney sotto la minaccia di una class action ha deciso di rimborsare tutti i genitori insoddisfatti dai giochi acquistati per i loro figli. In molti si lamentato che i loro figli rimarrebbero come sono, non diventerebbero dei veri Einstain, insomma nessun mostro dell’intelligenza. Ma data la natura umana c’è da chiedersi se chi non è un genio abbia le capacità di capirne uno di geni, ovviamente. Insomma questi genitori hanno mai capito la relatività di Einstein o è rimasta per loro solo un’eccentrica teoria? E allo stesso modo forse i comportamenti del proprio figlio potrebbero apparigli strani invece che geniali.

Inoltre buoni geni non mentono e in questo caso mi riferisco a quelli compresi nelle catene di DNA. Nessun gioco può infatti andare oltre le potenzialità innate di sviluppo, anche se sembra che quelli della Dinsey facciano di tutto per farle rimanere al palo. E’ anche vero quindi che stupido è chi lo stupido fa; e i genitori non sono da meno della Disney, sembrerebbe, se si limitano a parcheggiare il proprio figlio davanti al gioco.

Il colpo di grazia lo ha sferrato uno studio della Washington University. Per ogni ora trascorsa a guardare quei video “educational”, gli esperti hanno misurato che un bambino fra 8 e 16 mesi anziché diventare un futuro Einstein accumula ritardi. Apprende dalle sei alle otto parole in meno, rispetto alla media dei suoi coetanei. La parola-chiave per spiegare un risultato così disastroso è “passività”. I genitori si mettono la coscienza a posto piazzando il pupo davanti al gadget elettronico, lo abbandonano alla mercè di un mezzo digitale, e riducono il loro contatto col bambino. Repubblica.

Sono un po’ tutti dei geni incompresi, quindi inutili.

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