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La stagione del tennis sembrerebbe non avere termine e dopo la parentesi asiatica (zona geografica povera di tennisti ma numerosa di persone) il circo del tennis torna a giocare nella vecchia e forse consunta Europa. Ma i giocatori sembrano risentire della lunghezza della stagione che, se fino a qualche anno fa vedeva nell’autunno un periodo di semi riposo, ora svolta l’anno con poche soste. D’altronde il mercato, i grandi spazi da conquistare, pretendono il proprio sacrificio da portare in dote: un spalla, un ginocchio, un polso, uno una schiena. Più modesti delle desuete divinità i nuovi Dei si accontentano di meno però: non l’intera persona ma solo un singoli pezzetto alla volta da portare al sacrificio, e poi l’abbondanza sarà distribuita, anche quella non più sotto forma di pioggia che  pone fine alla siccità, ma cascata di rilanci mediatici, passaggi televisivi, parole, carta, foto. Il tutto per un pugno di racchette, ammesso che con un pugno se ne possa afferrare più di una, ma ho in mente qualche persona che potrebbe afferrarne almeno tre insieme. E il gioco non si ferma alle racchette ovviamente: esiste tutto un indotto di proporzioni enormi tra abbigliamento, palline, automobili, orologi, gioielleria varia, diritti televisivi.

Allora che le vestali del tempio entrino e rechino seco almeno un menisco.

Ubitennis

Il considerevole numero di ritiri che ha segnato buona parte dei tornei giocati in Oriente nelle scorse settimane, ha rappresentato la punta dell’iceberg di un’”insofferenza” già da tempo più che latente nei pensieri di molti giocatori e addetti ai lavori, critici nei confronti di un calendario che metterebbe a dura prova l’assetto fisico, mentale, e di puro intrattenimento perché no, degli abitanti del circo ATP.

Pianeta tennis

Un urlo si leva nel circuito ATP: “Questo tennis è disumano”. Si tratta dell’appello di Rafael Nadal, n° 2 del mondo, che si scaglia contro la lunga programmazione, rea di sottoporre i tennisti a incredibili tour de force senza lasciar loro molto tempo per riposare. “E’ impossibile iniziare l’1 gennaio e finire il 5 dicembre. Ed è impossibile giocare come ho fatto negli ultimi 5 anni, dando sempre il 100% senza particolari problemi”, ha spiegato il mancino di Manacor. Un pensiero che già qualche anno fa aveva espresso Marat Safin e che attualmente è ampiamente condiviso da altri pezzi grossi del circuito, uno tra tutti il n° 6 del mondo Andy Roddick.

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