Lew Hoad
Lew Hoad

Dopo le recenti due sconfitte che la Svizzera ci ha imposto per mano di Roger Federer e Stanislas Wawrinka, attuale numero ventidue del mondo, credo sia opportuno concentrarsi sulle caratteristiche fisiche dei tennisti. Ne emerge salvo qualche rara eccezione, Edberg è una di queste forse, che hanno tutti le ossa del cranio estremamente pronunciate: zigomi sporgenti, fronte accentuata, lineamenti marcati, nasi cartilaginosi.

A parte la tipologia dei super favoriti, ahinoi in estinzione, anche se certe caratteristiche diffuse nel patrimonio genetico potrebbero riapparire sotto altre forme camuffate, perché l’informazione digitale del DNA consente questo e altro, è doveroso a mio parere porre l’accento su coloro che sono i secondi in classifica. Secondi per il momento e solo perché la loro maggiore diffusione tra la popolazione non trova un ampio corredo di vittorie sul campo. I pochi ma buoni per ora li sovrastano anche se con il lento declino e il cambiare delle generazioni il sorpasso potrebbe essere vicino, se non nella qualità almeno nella quantità. La tipologia attualmente seconda, ma con la freccia a sinistra alzata sono i mori ossuti.

Tale categoria è sempre esistita sin dai tempi di Bill Tilden che ne può essere considerato il capostipite. Ne faceva parte Ken Rosewall, è da considerare appartenente al gruppo anche Ilie Nastase, Novak Djokovic è uno di loro, e lo è anche Roger Federer. Rafael Nadal ne è una variante con influenze arabeggianti, sul tipo Monsour Bahrami. Stanislas Wawrinka non si allontana molto dal fenotipo in questione e anche Pete Sampras ne è una variante con radici greche olivastre. C’è anche Del Potro, il quale potrebbe anche essere uno di quei casi particolari in cui più elementi si uniscono per collaborare. Forse sono stati i riflettori, o i raggi di un sole al tramonto. Se ne possono trovare anche altri ma questi credo che siano abbastanza rappresentativi del

Ken Rosewall
Ken Rosewall

fenomeno, nonostante la loro più ampia diffusione non competono con i super favoriti, almeno per ora. Credo si tratti di una evoluzione convergente: gruppi diversi hanno sviluppato soluzioni simili che gli permettono di primeggiare sui campi da tennis. E’ anche una questione relativa alle parti esposte al sole e alla capacità dell’organismo di sintetizzare la vitamina D nelle zone maggiormente esposte che sono guarda caso il viso e le mani, le quali sono libere dagli indumenti anche in inverno.  C’è poi un’altra categoria di cui è assoluto rappresentante Lew Hoad, come si può notare dalla foto, ma al di là dell’associazione fenotipica con altri caratteri (capelli, pelle) per distinguere le potenzialità di un tennista è opportuno soffermarsi sull’ossatura: quella del viso dice molto, mentre quella sul punto sensibile permette molto.

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