La solitudine dei numeri primi
La solitudine dei numeri primi

Mi sono avvicinato al vincitore del premio Strega del 2008 con circospezione, d’altronde il fior fiore dell’editoria e della letteratura esce da questo premio, anche se non ho ancora ben chiaro se si beve il liquore prima o dopo la votazione. Questo aspetto  ha forse poca importanza considerato che ho il sospetto che si beva sia prima che dopo, ma è solo un’ipotesi. Cerco di fare satira e non ci riesco questa è la realtà.

Sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso, forse un po’ di divulgazione matematica, ma mi rendo conto che sarebbe stato eccessivo. L’autore ci racconta invece la storia di quattro sfigati che sbagliano tutto fin dalla nascita e cerca di evidenziare come a una sfortuna iniziale se ne sovrappongono sempre delle altre, spesso senza fine, in eterno. Insomma l’esegesi della scalogna, a volte imposta da genitori arcigni che impongono a una bambina di sette anni addirittura la scuola di sci. Ora, a parte le aspettative genitoriali, non mi risulta di aver conosciuto nessun bambino di sette anni a cui non piaccia la neve o lo sci: sulla piste del Trentino ne trovo sempre a centinaia che scivolano senza sosta trascinandosi dietro, quelli sì a forza, i propri genitori. Ma in fondo la credibilità in letteratura a cosa serve?

Insomma tutto nasce da questa repulsione per lo sci da parte della bambina Alice della Rocca e da qui la sfortuna la perseguiterà fino al matrimonio, anzi convolerà a nozze inseparabili proprio con la scalogna.

la terza pinta
la terza pinta

Alice scappa dalla scuola di sci, cade in un dirupo, si rompe una gamba, e rimarrà zoppa. Da adolescente verrà presa in giro e snobbata dai ragazzi perché zoppa e quindi gli viene l’anoressia che in seguito gli impedirà di avere figli. L’eccessiva magrezza le farà perdere la fertilità. Qui se Giordano voleva illuminarci sulla dipendenza sensibile alle condizioni iniziali poteva trovare un sistema meno banale e inflazionato del semplice folklore.

Per colpa di un chiodo si perse lo zoccolo; per colpa di uno zoccolo si perse il cavallo; per colpa di un cavallo si perse il cavaliere; per colpa di un cavaliere si perse la battaglia; per colpa di una battaglia si perse il regno.

Le vicissitudini dell’altro protagonista non sono da meno di quelle di Alice. Mattia Balossino è intelligentissimo ma ha la sorella disabile mentale (vedi i casi della vita) e a causa proprio della sorella è isolato dai compagni. Allora il genio incompreso ha la splendida idea di abbandonare la sorella nel parco, per andare a una festa (qui si vede il genio, l’intuito). Non verrà più ritrovata, Michela. Ha avuto l’acutezza di togliersi dal libro il prima possibile, o almeno prima di appassire ulteriormente nella noia, a questo punto al lettore sorge il dubbio che tra i due non sia proprio la sorella il genio, e disabile il fratello. Dubbi amletici.

Naturalmente i due sfigati, Alice e Mattia, non possono far altro che conoscersi attratti reciprocamente da affinità elettive a cui non si può resistere. Se si sommano due numeri primi potrebbe uscire un numero pari. No, niente, nemmeno questa banale osservazione, un minimo cambiamento di rotta, non c’è niente in questo libro dei vinti; anche qui l’originalità si spreca, ne aveva già parlato il Verga (verismo?). Ora nel titolo scrivevo della terza pinta di birra; ecco, credo che abbiate capito che se volete conoscere il finale dovete acquistare il libro, anche se ho la sensazione che vi convenga acquistare qualche pinta di Guinness, o una boccia di Strega, quello vero. Vi sembrerà tutto diverso, oppure smettete di leggere.

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