Stampatie poi, ovviamente, destrutturati
Stampati e poi, ovviamente, destrutturati

La maggior parte almeno funziona in modo strano, non è curiosa e non legge, a oggi non ne ho ancora trovata una diversa. Editori che non leggono, poi si lamentano che non vendono. Tutti coloro che hanno un manoscritto nel cassetto vorrebbero almeno farsi leggere e avere una risposta. Rinunciate in partenza perché nessuno vi leggerà. Questo è un consiglio spassionato. Addurranno per non leggere varie ragioni: troppi manoscritti e la maggior parte sono scritti male, perciò non vale la pena cercare un ago nel pagliaio, che tradotto significa non vale pena cercare di far bene il proprio lavoro, ovvero cercare autori. E’ fatica sprecata sopratutto quando c’è qualcun altro che lo fa per loro questo lavoro, all’estero, fornendo alle case italiane un bel prodotto già confezionato, vendibile, già editato, corretto, con delle buone vendite alle spalle. E’ già lì, bello che pronto. Che bisogno c’è di investire in lettori correttori di bozze, pubblicità, lancio di un prodotto, quando tutto questo è già stato fatto con un cospicuo ritorno? Nessuno. Forse  Beppe Severgnini non sarà d’accordo considerato che ha addirittura sottratto parte del suo prezioso tempo alla stesura di un nuovo manuale sul perfetto interista  per difendere una categoria che si aggrappa alla fortuna  per giustificare la poca voglia di lavorare (non prendetevela si scherza).

“Caro Beppe, leggendo le vite degli scrittori del Novecento (e forse qualcosa prima) si trova la varia casistica delle risposte possibili alla domanda di Giorgia. Sono tutte persone con una vocazione che sono state «trovate» dall’occasione giusta in forma del tutto imprevedibile. Idem per i registi, i calciatori, i pittori: professioni destrutturate che non hanno un percorso istituzionale (e secondo me è bene che non lo abbiano). Se l’occasione non capita, vuol dire che non c’era il talento o che si è stati sfortunati (sì, capita anche questo).”

Delusa? Te l’avevo detto. Ma la risposta è interessante, e onesta.

Addirittura una risposta onesta. Certo l’onestà è ovunque: tutti ne hanno un po’, Dio è sempre con tutti, anche sui cinturoni delle SS. Lui è immanente. Ma le monete hanno due facce, e non sarebbe male guardarle entrambe, perché, in questo caso l’altro lato nasconde imprenditori che non rischiano con il risultato di lasciare la letteratura italiana in balia delle altre. Questa è una responsabilità; è sufficiente guardare le classifiche dei più venduti. Se nella vita la fortuna esiste è altrettanto vero che non ci si può aggrappare a questa solo quando fa comodo e per fare i propri interessi in economia.

Professione destrutturata. Interessante. Ma forse se  la professione di scrittore è effettivamente destrutturata (come lo è) le case editrici non dovrebbero cogliere questa occasione per destrutturarsi anche loro. La funzione di una casa editrice non dovrebbe essere proprio quella di organizzarsi al fine di discernere, scegliere, programmare, scovare nuove idee nella realtà degli scrittori? Forse mi sbaglio io. Chissà? Forse mi sto destrutturando.

Per quanto riguarda i manoscritti imbarazzanti è vero la maggior parte sono imbarazzanti, ma lo sono anche molti di quelli che si trovano sugli scaffali delle librerie. Anche qui dovrebbe far parte dell’attività di una casa editrice crescere insieme ai propri autori (quelli che ritiene validi) proponendo modifiche e approfondimenti al testo, lasciando alle spalle, nel passato, la figura dello scrittore solo e sempre al limite del solipsismo creativo, che in fondo non credo sia mai esistita. Se osserviamo poi la realtà del mondo letterario non può sfuggire che dietro ogni scrittore di fondale o non emerso c’è tutta un’economia nascosta composta di case editrici a pagamento e agenti letterari che per leggere un’opera e dare suggerimenti chiedono fino a quattrocento euro. Si scrive per comunicare, per esprimere e si finisce per pagare. Si scrive per vendere qualche copia e si finisce per acquistare se stessi. Sì, un ambiente completamente destrutturato: ecco la chiave di volta. Severgnini e anonimo, per cortesia…aspetto “Editoria italiana, lezioni semiserie”, ma lo lascerò lì, ammucchiato su uno scaffale. Anzi destrutturato su una pila di ovvietà.

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