Una della lezioni di storia che mi è rimasta più impressa all’università fu quella sull’Appeasement. La parola può sembrare strana, ma in realtà indica una prassi diplomatica che cerca in modo ostinato di risolvere i problemi di ordine internazionale con le trattative, al fine i mantenere la pace a tutti i costi. La diplomazia, che in molti casi trova e ha trovato soluzioni a molte questioni internazionali, nel periodo storico che vide l’escalation verso la seconda guerra mondiale con il tentativo di mantenere la pace in ogni circostanza fallì, anzi forse peggiorò la situazione, consentendo al nazismo di guadagnare tempo, produrre armamenti, affinare strategie, stipulare trattati. Questa è una lezione storica che le democrazie occidentali e sopratutto gli Stati Uniti non hanno mai dimenticato. Nel guardare le guerre preventive di questi anni: a partire dalla prima guerra del golfo, sino alla guerra in Afganistan e alla seconda in Iraq, al di là dei giudizi personali di merito, al fine di avere un quadro completo delle varie e contingenti situazioni credo che non si possa prescindere dal fatto che tra i fattori storici che portarono alla II guerra mondiale (Crisi del’29, Alleanza con l’Unione Sovietica, Isolazionismo dell’America) ci fu anche l’Appeasement, ovvero l’ostinato tentativo, alimentato dall’ostinata speranza, che Hitler potesse accettare di far rientrare la propria aberrante politica all’interno dei canoni del diritto internazionale. Non c’erano i presupposti né storici né umani: il Trattato di Versailles (1919) aveva innescato un enorme malcontento in Germania a causa delle riparazioni di guerra e Adolf Hitler non era il tipo di persona che addiviene a miti consensi tanto facilmente. Le tappe principali che evidenziano la politica dell’appeasement sono le seguenti:

1.Marzo 1935. Inizia il riarmo della Germania, in violazione del trattato di pace. L’inizio è graduale si tasta il terreno.
2.Dal 1938 inizia l’escalation con L’Anschluss dell’Austria. Violazione di due Trattati: Versailles e S. Germain. Francia e Inghilterra si limitano a scarse proteste formali.
3.Hitler inizia a avanzare le sue richieste alla Cecoslovacchia. Vuole il territorio dei Sudeti al confine con la Germania ma dice che non annetterà nessun boemo.
4.Sempre nel 1938 (29-30 settembre) la Conferenza di Monaco (Italia, Francia, Germania, Regno Unito) sarà l’apice dell’Appeasement. L’Inghilterra si dimostra comprensiva con le richieste tedesche. La Conferenza rappresenta un cedimento estremo. Hilter dopo aver ottenuto i Sudeti, già che c’era, conquista la Boemia e smembra la Cecoslovacchia.
5.Mussolini pensa di imitare Hitler rivendicando Corsica, Nizza, Savoia, e Tunisi.
6.Fine marzo del 1939, Hitler fa ulteriori richieste: ora vuole Danzica e il Corridoio Polacco. (Patto segreto Rippentrop-Molotov tra Germania e URSS per la spartizione della Polonia. All’URSS vanno anche le repubbliche baltiche).
7.Primo settembre 1939. Hitler attacca la Polonia. Inizia la seconda guerra mondiale.
E’ una sintesi estrema che non tratta molti altri aspetti rilevanti del periodo, ma sottolinea come Hilter difronte a atteggiamenti morbidi, anche se animati da lodevoli intenzioni, abbia sempre accresciuto le sue richieste forse interpretando certi comportamenti come segno di debolezza.
Non ho mai dimenticato questa lezione di storia perché spesso, nel corso degli anni, mi sono trovato in situazioni di vita che me l’hanno ricordata. Sia nei rapporti interpersonali che lavorativi non è inusuale assistere a persone che cercano di approfittarsi di chi non ama la polemica o la lite e cerca di mediare, di trovare in buona fede una soluzione. La storia ci dice che a volte bisogna saper dire di no, imporre la propria volontà per evitare catastrofi peggiori. Non fornisce però indicazioni su come, dove e quando farlo, e lascia a ognuno di noi, alla nostra fallibilità e al nostro intuito distinguere luoghi, tempi e condizioni.
Nella politica internazionale il segno lasciato dagli avvenimenti che precedettero la seconda guerra mondiale mi sembra evidente, e questa può essere una chiave di lettura anche del comportamento dei governi italiani, sia di destra che di sinistra, che difficilmente negano il sostegno a un intervento internazionale anche militare.
La strada verso la seconda guerra mondiale è stata costellata dall’incapacità di dire di no: Vittorio Emanuele III non sapeva dire di no a Mussolini, Mussolini non sapeva dire di no a Hitler, le democrazie europee non sapevano, anche loro, dire di no a Hitler e Hitler non sapeva dire di no a se stesso.

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