Senza sanzioni c’è l’impunità

Obama congela i beni del colonnello Gheddafi. Qui possiamo ancora dare un posto da centrocampista a uno dei figli. Per il resto il futuro è incerto d’altronde il 7,5% non sono mica bruscolini: quasi tredici milioni di Euro e Gheddafi non è Assange a cui hanno bloccato i conti in svizzera in pochissimo tempo e per molto meno.

“These sanctions therefore target the Gaddafi government, while protecting the assets that belong to the people of Libya.

“The Libyan government’s continued violation of human rights, brutalisation of its people, and outrageous threats have rightly drawn the strong and broad condemnation of the international community.

The Australian.

Usa sempre una memoria esterna

Che sia una chiavetta usb, un cd o un dvd, o il supporto Wikileaks. Ci saranno anche i dati sulla Future Sport Equipment and Appareal?

Il banchiere Rudolf Elmer, ormai ex per la precisione, si affida ad Assange a cui consegna una lista di coloro che hanno conti alle isole Cayman dal 1991. Ma potrebbe anche essere stato sufficiente aprire un blog su Blogspot o WordPress e mettere i pdf on line. Qualcuno li avrebbe scaricati, e non si sa nelle mani, o meglio nei dischi, di chi sarebbero finiti.

E’ la somma che fa il totale

Direbbe Totò, ma anche la logica che fa il concetto:

Fatemi capire: Wikileaks pubblica un po’ di gossip sui leader del mondo e Julian Assange finisce braccato dall’Interpol e agli arresti, minacciato di estradizione. Mistero pubblica addirittura le prove di un avvelenamento internazionale che richiede le massime complicità governative, e i suoi autori restano liberi di parlarne alla TV in prime time?

Via Attivissimo.

Per guardare i fatti con un po’ di raziocinio in più

Nemmeno troppo poi, un po’.

Inoltre c’è il precedente pesantissimo dei Pentagon Papers: nel 1971 Daniel Ellsberg, un militare americano, rilasciò ai giornali (specificamente al New York Times) 7000 pagine di un resoconto ufficiale segreto del vero andamento (disastroso) della guerra in Vietnam, che portò l’opinione pubblica statunitense ad essere contraria al conflitto. L’allora presidente Nixon fece bloccare la pubblicazione, ma la Corte Suprema gli diede torto. L’amministrazione Nixon fece di tutto per screditare la fonte e inviò anche degli agenti CIA per aggredire o assassinare Ellsberg. Il militare si costituì. Vi ricorda qualcosa? Promemoria per chi sta preparando roghi mediatici: le accuse a Ellsberg furono annullate e Nixon si dimise in seguito allo scandalo Watergate. Via Attivissimo.

Poi Assange non è cittadino USA, quindi sfugge come possa essere incriminato per alto tradimento. Non ha sottratto lui i documenti riservati. Forse protegge le proprie fonti come fanno tutti i giornalisti d’inchiesta. Il nome di gola profonda fu nascosto al pubblico e a nessuno interessava se faceva sesso con il preservativo. L’umanità sta regredendo se non si accorge delle differenze. Leggere più settimane enigmistiche, prego: trovate le dieci differenze tra le figure. Diritto di cronaca, accesso alla conoscenza, censura, interessi personali imbellettati da interesse pubblico.

Il file criptato di Wikileaks

Se volete scaricarlo prima seguite i consigli di Attivissimo.

Il file cifrato che Wikileaks ha diffuso preventivamente a fine luglio 2010 per evitare oscuramenti o attacchi si chiama insurance.aes256 e pesa circa 1,4 gigabyte. Le info, i dubbi, le coordinate per scaricarlo e i metodi e codici per verificarne l’(apparente) integrità sono su Cryptome. Altre info sono su Wired.

Sostieni il KU Kux Klan e il creazionismo con Mastercard

Visa e Mastercard tolgono i servizi a Wikileaks ma naturalmente li lasciano al Ku Kux Klan. Sono curioso di conoscere i loro termini di servizio. Me li spiega l’amministratore delegato? Se volete fare acquisti accomodatevi per tutto il resto questo c’è Mastercard.

Le sette sorelle contro la libertà » Piovono rane – Blog – L’espresso

Ku Kux Klan Home Page

Finanzia con Mastercard la “scienza” creazionista.

I conti miliardari di Mr. Wikileaks

Quello di Julian Assange e quello PayPal di Wikileaks. Sono quei tipi di conto per i quali anche se il proprietario si dovesse risentire l’istituto di credito non subirebbe gravi conseguenze.

Il conto corrente postale svizzero di Wikileaks sul quale convergevano i fondi per la difesa legale di Julian Assange (31.000 euro) è stato chiuso perché Assange, secondo PostFinance, avrebbe “fornito informazioni false in merito al proprio luogo di residenza durante la procedura di apertura del conto”. Quest’azione fa seguito al blocco di un conto PayPal sul quale erano stati depositati 60.000 euro di donazioni. (comunicato stampa di Wikileaks del 6/12; comunicato di PostFinance del 6/12; BBC).

Wikileaks, aggiornamenti

C’è poco da fidarsi degli svizzeri

O meglio della Svizzera. Durante la seconda guerra mondiale furono il centro di rifugio dei tesori nazisti che portavano via i soldi dalla Germania. Compresi quelli trafugati macabramente agli ebrei e alle nazioni sconfitte. Oggi con tutti i conti delle loro banche chiudono quello di Assange.
I “siti sensibili” protetti dagli Usa la Svizzera chiude il conto di Assange – Repubblica.it

Per ora rimane aperta la pagina di Facebook

EveryDNS sgancia Wikileaks, Amazon se ne lava le mani e ora l’ultimo della serie è PayPal, che ha deciso di restringere l’account per le donazioni. Scelta non da poco. Per ora resiste la pagina Facebook. La chiuderanno per un problema di privacy?

Comunque il social network più volte criticato per chiudere le pagine senza preavviso per ora resiste. Intanto Wikileaks si raggiunge qui.

Quando il giornalismo d’inchiesta lo fa Wikileaks si chiama pirateria

Sarà che in Italia probabilmente non è mai esistito nella forma più cruda di verità che si può riscontrare in altri paesi ma questo non impedisce di pensare che se certe notizie fossero uscite sui giornali tradizionali (oggi forse troppo assuefatti e morbidi con gli editori e gli intrecci di potere e parole) molto probabilmente i toni sarebbero stati diversi. Il fastidio e il pungolo maggiore è forse quello di essersi fatti scappare definitivamente un lato difficile, scomodo del proprio lavoro, ma in grado di attrarre pubblico e creare massa critica di lettori. In questo paese il Watergate sarebbe probabilmente stato derubricato a chiacchiera da bar, a pettegolezzo da funzionari di terza o quarta categoria, così come si cerca di soprassedere nei confronti dei severi giudizi politici e diplomatici espressi nelle comunicazioni dell’Ambasciata USA nei confronti del premier Silvio Berlusconi. Non si tratta naturalmente di un male assoluto, ci sono e ci sono stati ottimi giornali e giornalisti d’inchiesta anche in Italia e all’estero, ma la sufficienza, il disinteresse, la superficialità e il distacco saccente con cui la maggioranza dei media tratta Wikileaks più che odio sembra l’invidia di chi, ormai impedito a raggiungere l’uva, scrolla le spalle e dichiara che è acerba.

E’ un fenomeno di sostituzione al quale Internet ci ha abituato, non è casuale quindi che in giornate come queste in cui anche in Italia i media sono costretti a parlare di Wikileaks decidano di farlo con minime scaglie di entusiasmo e molta demonizzazione. (poco fa per esempio Enrico Mentana al TG de La7 ha ripetuto più volte l’espressione “il sito pirata Wikileaks”) Continua Via Mantellini.

Wikileaks: l’uomo Simpson Simpson e i party selvaggi

L'evoluzione della specie

Le ultime rivelazioni di Wikileaks hanno definitivamente sancito l’evoluzione della specie: dall’uomo sapiens sapiens a quello simpson simpson. E via con i festini selvaggi.

E’ vero molte cose si sapevano già, ma i reperti ritrovati confermano il passaggio.

Il re è nudo e va anche al bagno

Non scrivo di tennis. La finale di ieri è ormai archiviata nella consuetudine di un dominio a due che continua a permanere.

Sono le pubblicazioni di Wikileaks che tengono campo oggi e anche se certi atteggiamenti da sbarazzini nelle comunicazioni potevano essere immaginati la consapevolezza è da ritenere la migliore condizione per una scelta libera. La menzogna ha un costo enorme che comprende tutti i tentativi di coprire la verità, nasconderla. La verità è molto più economica, lineare e anche se apparentemente non da vantaggi a breve termine nel lungo periodo si rivela sempre la scelta migliore: anche fosse solo per il fatto che non c’è da inventarsi nient’altro per coprirla. Ma evidentemente c’è ancora chi, nei posti di potere, ritiene che un piccolo vantaggio immediato dato dalla bugia sia l’unica strategia possibile. E’ un problema di miopia intellettiva.

Senza contare che sono tutti soldi pubblici.

La versione ma la realtà?

I documenti su Wikileaks chiamano in causa anche gli italiani in merito a due casi: uno di questi è quello del sergente Salvatore Marracino che secondo la versione ufficiale si sarebbe sparato da solo mentre cercava di sbloccare un’arma inceppata. La versione che invece si legge su Wikileaks descriva una situazione in cui il sergente sarebbe stato colpito da un colpo partito accidentalmente ad altri e quindi non sparato da lui. La Russa sostiene che non c’è ragione di dubitare della versione dell’esercito. Sarà! Ma vi è mai capitato di vedere qualcuno tentare di sbloccare un’arma puntandosela contro consapevole di avere il colpo in canna? Inoltre nel poligono di tiro le procedure da rispettare sono ferree e precise, almeno sulla carta: nel caso in cui s’inceppi un’arma si alza il braccio e si mantiene la canna dell’arma puntata sul bersaglio. Non ci si gira di fianco o indietro per nessuna ragione, tanto meno è consigliato rivolgere l’arma verso se stessi. Ora siccome questo ragazzo era un professionista  certe versioni come minimo ne svalutano la preparazione.

Ora emerge che in un rapporto americano datato il 15 marzo 2005, classificato segreto e pubblicato da Wikileaks con diversi omissis, si legge che “alle ore 13, (un militare italiano) stava prendendo parte a un’esercitazione di tiro a Nassiriya. E’ stato accidentalmente colpito (alla testa). E’ stato trasferito all’ospedale in Camp (Mittica) e classificato come vittima per incidente. E’ stato trasferito all’Ospedale navale di (Kuwait City). E’ morto alle 16.45 circa”, ora locale. 

Sul Wikileaks la “battaglia dei ponti” La Russa: “La versione è quella già data” – Repubblica.it

Metti un martedì qualsiasi in Iraq

L’andamento di una giornata tipica in Iraq durante la guerra non lascia un minuto libero tra uccisioni, rapimenti, granate, conflitti e scaramucce varie. Il numero di vittime è enorme e se non ci fosse stata Wikileaks saremmo ancora qui parlare di bombe intelligenti che probabilmente lo sono molto più degli uomini, i quali fino a prova contraria prendono la mira. Alle sei e trenta minuti del mattino si contano già 12 vittime: è il 17 ottobre del 2006. La carta con localizzazione fa vedere una Baghdad colorata dai puntini, troppi, considerato che ogni pallino è un morto. La mappa non si riferisce a un solo giorno.

Molto rumore per nulla

Sembra che la pubblicazione dei documenti segreti sulla guerra in Afghanistan su Wikileaks non abbia provocato le ritorsioni temute contro i collaboratori. Intanto è prevista la pubblicazione on line di altri documenti. Anche se il rischio che ci possano essere delle conseguenze su informatori o civili i cui nomi sono inseriti nei documenti è plausibile per il momento le preoccupazioni si sono rivelate chiacchiere da allegre comari, per rimanere in tema “Shakespeariano”.

Piccole notizie senza importanza | Via Wittgenstein.