Windows 7 perde colpi

Battuto in fase di boot da Linux Ubuntu. Da quando ho il dual boot parte sempre gnome. La prossima volta che avvierò Seven sarò assalito dagli aggiornamenti.

Ubuntu e Writer sono pronti in 47 secondi. Windows 7 ci mette 48 secondi solo per partire e poi carica Writer: tempo totale, 1 minuto e 54 secondi. In entrambi casi ho attivato l’autologin. Tutto questo senza tentare ottimizzazioni in entrambi i casi (disabilitando l’auto updater di Java e Acrobat Reader ho ridotto l’avvio di Windows 7 a 1:40, ma il distacco è sempre forte). Niente male per un sistema operativo open source e non ottimizzato.

Via Attivissimo

La Mela non è morsicata è intera e nessuno dica “Ubuntu”

La cui etica è qui. Il racconto della mancata conferma ad Apple è imperdibile. Devo confessare che qualche manager in vita mia l’ho conosciuto ma mi piacerebbe tanto scambiare due parole con uno di questi del racconto anche solo per dirgli “pinguino”. Alla faccia dell’umanità verso gli altri. I manager italiani sono ancorati ancora a concetti medievali ormai sorpassati ovunque e non mi sembra nemmeno il caso di rivalutare il medioevo parlando dell’invenzione dell’aratro.

«Così Apple mi ha cacciato» » Piovono rane – Blog – L’espresso.

Qualcuno ha pronunciato la parola “on line”

La mela con il pinguino

L’aspetto che mi è saltato all’occhio non è tanto la vicenda umana pur degna di rispetto, nemmeno il fatto che non abbiano dato spiegazioni a Gilioli, nemmeno che questi signori siano stati costretti ad uscire dal retro, ma che alla Apple si ostinino ancora ad aprire dei negozi fisici. Ma non erano wireless, 3G, lanciati verso il futuro? Magari se cerco bene, in un angolo di qualche città, trovo anche una libreria dal nome Amazon, fondata da Jeff Benzos. Le new economy è davanti a noi. Se poi qualcuno avesse detto Ubuntu allora sarebbe tutto molto più chiaro.

«Licenziati dalla Apple senza spiegazioni Ci hanno anche chiesto di uscire dal retro» – Corriere della Sera.

Ubuntu è cool

Da quando l’ho installato sul portatile e sul net book non avvio più Windows. C’è tutto, e dopo qualche mese di utilizzo il sistema operativo Lucid Lynx (10.04) non si è mai incartato: sempre pronto, reattivo, più veloce di Windows 7, nessun problema con i virus. Accedo ormai a casa Microsoft solo per un programma ma ho il sospetto che finirà qui. Mi sento di dare un suggerimento, da neofita e poco esperto nell’utilizzo di Linux, a quelli di Canonical: tenete duro. Se ci sono riuscito io.

Tra lo Us Open e l’open source

Ubuntu

Mentre sui campi Flushing Meadows si continua a giocare (Federer avanza, Murray pure, gli italiani invece sono a casa) ho terminato di installare sul netbook una copia di Ubuntu. Finalmente qualcosa che possa veramente portare il nome Open, al contrario dei tornei degli Slam che appaiono piuttosto closed al numero di 128 giocatori, ma questa è un’altra questione. L’ultima versione la 10.4 Lucid Lynx va che è una meraviglia, ha riconosciuto subito la wireless e mi ha fatto venire in mente l’idea di rimettere al più presto il download gratuito dei romanzi, che al momento sono off line, non per tradimento alla filosofia, ma semplicemente perché in vista della pubblicazione sono in fase di ricontrollo accurato. Non si finisce mai di trovare dei refusi specialmente quando si rilegge un testo che si conosce a memoria (quasi) l’occhio finisce per non vedere più gli errori perché la mente è più veloce a rielaborare il senso anche se manca qualche lettera, c’è una virgola in più, o qualche dito è scivolato più volte sullo stesso tasto. Spero di finire presto e di mandare tutto in stampa il prima possibile, così da non avere differenze tra le versioni cartacea e digitale.

Nel frattempo a New York si gioca anche se il torneo non mi sta molto appassionando, a dispetto dello slogan “It must be love”. Roddick è uscito, Federer veleggia,Cilic ha perso da un coniglio che cerca in tutti modi di arrivare nel precambriano, e le italiane sono sempre meglio dei maschietti che in effetti sono forse troppo mammoni. Si deve dare ragione a Scanagatta questa volta. Un piatto di pasta, la casa, la nostalgia dell’Italia, la poca voglia di viaggiare: se famo du spaghi insomma. Chi si è visto si è visto, sopratutto sui campi se ne vedono pochi di maschietti al terzo turno, o più in là.

Le ragazze invece saranno in campo, anche se cominciano ad aspettarle avversarie sempre più temibili. Sara Errani, infatti si è dovuta arrendere alla rossa Stosur (6-2; 6-3) però con onore. Non ci potevamo aspettare molto di più da Sara che fa di tutto per imbrigliare con la tecnica le avversarie e sopratutto per superare i limiti di un fisico che non è da valchiria. Francesca Schiavone è in campo in questo momento in cui scrivo e ha difronte la Bondarenko che non è inavvicinabile, scriviamo così, sopratutto per chi ha vinto il Roland Garros. Flavia Pennetta sta conducendo 3-1 con la Peer, e anche questa partita non è tra quelle da ascrivere tra le difficili; la vittoria non è una chimera, ma è meglio non mettere le mani aventi e guardarsi il match. Domani è un altro giorno. Guardo un altro po’ la versione del nuovo sistema operativo e vado a dormire.