Che la società italiana si reggesse sul volontariato è un fatto ormai risaputo: senza risorse gratuite saremmo più ingessati di quanto già siamo: quando la penisola è colpita da una catastrofe naturale le nostre migliori risorse sono sempre i volontari; la Croce Rossa si regge sul volontariato; le aziende preferiscono prendere stagisti non retribuiti. I volontari sono le colonne portanti di questo paese e sono sempre strumentalizzati da chi i soldi li prende, anche troppi, soldi nostri tra l’altro. Anche se non si può fare di tutta un’erba un fascio un bel mazzetto di “rose e viole”, con cui tornar dalla campagna, riusciamo a imbastirlo. Sono coloro che i soldi li prendono agli stessi volontari o dalle loro famiglie, infatti per mezzo di tasse dirette e indirette certi personaggi (molti a dire il vero) sono finanziati per dire bene degli stessi volontari, incensarli, e poi la sera divertirsi a spendere i loro soldi che tramite il finanziamento pubblico sono entrati nelle proprie tasche. Anche immagino con una certa soddisfazione. Questa è la volta di Marco Travaglio che sembra sarà presente ad Annozero senza contratto, quindi presumo da ospite non retribuito, ma prima o poi tocca a tutti essere un volontario. Il nuovo eufemismo per definire la schiavitù e speculare sulla bontà d’animo delle persone. Chiamarli schiavi pareva brutto anche e soprattutto a coloro che poi s’accapigliano per un centesimo di diritto d’autore, oscurano un trasmissione sul satellite per invogliare indirettamente ad acquistare un decoder digitale terrestre, o che pagano milioni di euro un direttore per scrivere balle altamente sofisticate. Insomma senza parassiti non ci sarebbero volontari ma molte più persone riceverebbero un compenso equo anche per le loro attività umanitarie evitando così che guadagnino solamente coloro che svolgono attività di pura speculazione intellettuale e informativa, e che vorrebbero censurare a priori imbastendo cavilli alla azzeccagarbugli. Se un giorno i volontari scioperassero questo paese si fermerebbe definitivamente. Poi far fare il volontario a Travaglio potevate risparmiarcelo, via firmategli il contratto…
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Scimpanzè: sesso in cambio di cibo. Deriviamo dalle scimmie ormai non c’è più dubbio
Anzi alcuni sono rimasti proprio delle scimmie o addirittura peggio, considerato che queste ultime dovrebbero avere, almeno in teoria, una capacità intellettiva inferiore a quella dell’uomo. Le notizie degli ultimi mesi non sono edificanti per la nostra società: al cibo è stata sostituita la poltrona, la carica, l’affermazione nella bella società. Almeno le scimmie lo fanno per due banane.
Female chimpanzees ‘sell’ sex for fruit – Telegraph
Chimps Barter for Sex | LiveScience
BBC NEWS | Science & Environment | Chimpanzees exchange meat for sex
Sembrerebbe che il crimine paghi.
E anche abbastanza bene.
Walter Mosley on America’s Obsession with Crime | Newsweek National News | Newsweek.com
In 2,000 years of Western civilization we have been guilty of heresy, perversion, theft, and murder; of fighting and refusing to fight; of loving, lusting after, and sometimes just looking. We have been guilty of speaking out and keeping silent, of walking, marching, and running away.
La complessità, il precariato e la flessibilità. Le cause di un malinteso tutto Italiano.
In questo paese spesso siamo soliti importare gli effetti sperando che essi agiscano sulle cause che non ci sono, e forse non ci sono addirittura mai state. La speranza risulta essere essere vana e provoca ripercussioni inattese, nella maggior parte dei casi controproducenti, in questo caso sia dal punto di vista sociale che economico. In questi giorni si è parlato e scritto molto dell’emendamento che sarebbe contro i lavoratori precari ed in effetti lo è, perché conferisce un potere maggiore ai datori di lavoro mettendoli in grado di condizionare la vita dei lavoratori e rendendoli di fatto soggetti privi di libera scelta. L’emendamento si inserisce inoltre in un contesto normativo che, quando fu varato, s’introdusse in una realtà sociale e culturale avulsa da ciò che il legislatore aveva intenzione di regolamentare. Addirittura si sperò che fossero le stesse norme a modificare la realtà socioeconomica e culturale. Rovesciando in questo modo lo stesso concetto della legge che, nella sua funzione più profonda, è quello di regolamentare e non di creare nuove realtà. E’ questo, a mio giudizio, il grande iato che ancora oggi si sta allargando e che non sarà facile colmare. La legge a cui mi riferisco è l’ormai famosa legge 30, ma non entrerò nella questione se l’originario progetto del dott. Biagi differisse da quello successivamente approvato dal Parlamento, perché la vera problematica è politica e non tecnico giuridica. Non si tratta di stabilire il valore assoluto della qualità della legge, che Biagi sicuramente elaborò con cura e attenzione, prendendo spunto da realtà socio economiche e giuridiche non Italiane. Continua a leggere
Karl R. Popper e il paradigma della complessità: contro ogni olismo trascendente e ogni storicismo.
Parte terza

Era una gelida mattina d’inverno. Fredman si alzò come sempre un quarto alle sette quando ancora dalle fessure della persiana che chiudeva male non passava nessuna luce. Procedette lentamente al buio protendendo in avanti il braccio per sentire i riferimenti dei mobili che gli permettevano di orientarsi e camminare con sicurezza nella piccola stanza da letto anche senza vedere. Non voleva svegliare sua moglie che durante quella settimana aveva il turno di notte e di conseguenza riposava, quando ci riusciva, fino a metà mattinata. In cucina accese la fioca luce della lampadina, la quale penzolava dal soffitto per il filo elettrico ricoperto da una guaina nera. Una modesta luce giallognola illuminò la stanza: l’acquaio era colmo di piatti e bicchieri, perchè la sera precedente non aveva avuto voglia di lavarli, infatti, assorto com’era nei suoi pensieri, trascorse alcune ore seduto, semplicemente a pensare. Poi spostò tutto ciò che era sulla tavola nell’acquaio e andò a dormire. Non riusciva a comprendere come fosse riuscito finalmente a rendersi conto di ciò che lo circondava. Tutto intorno a lui era controllato, l’intera società lo era, perfino lui e suoi colleghi avevano lavorato, per anni, proprio a quel progetto di controllo e manipolazione senza capire le finalità ultime di ciò che stavano facendo. Continua a leggere
