Il miglior Federer sulla terra battuta. Per un pugno di swingweight in più al Roland Garros

Guillermo Vilas

Guillermo Vilas

Alla fine, dopo aver meditato a lungo sulla finale di Roma, non mi resta che convenire con Craig O’Shannessy che sul sito dell’ATP ha fornito un’interpretazione interessante e originale dell’atteggiamento tattico di Roger Federer. Confesso che mi sono perso alcuni punti della finale, forse non decisivi, a causa del torpore che mi aveva invaso verso le quattro e mezza del pomeriggio. Anche un maggio fresco non aveva aiutato.

Secondo Craig la tattica dello svizzero non ha fatto una grinza, anzi se non fosse che la palla finiva spesso oltre le righe del campo, avrebbe rasentato la perfezione.

D’altronde sono anni che glielo ripetono tutti sulla carta stampata e dalle frequenze prima analogiche e ora digitali delle televisioni: “Roger deve essere più aggressivo quando gioca con Rafa. Meno passivo, meno rinunciatario.” Ora visto che i due, grazie al progresso sociale, sono rivali solo quando si trovano su un campo da tennis con una rete che impedisce il contatto fisico diretto i modi per essere aggressivi non sono moltissimi. Poi mister perfezione ha trentun anni. Vogliamo farlo scambiare da fondo con Nadal per dieci colpi a punto? Dopo un partita serale e aver preso sonno, con molta probabilità, alle due di notte? No, no. Questo sì che sarebbe stato un suicidio masochistico.

Roger è stato tatticamente impeccabile. Il suo piano avrebbe anche potuto funzionare se lo svizzero fosse stato in giornata. Ha cercato di chiudere prima i punti, di servire in modo più incisivo, di spingere maggiormente con i colpi da fondo, di prendere la rete appena poteva. Finalmente ha attaccato, ha seguito i consigli di tutti. Però lo sa anche Nadal, con molta probabilità, che aumentando il livello del gioco crescono anche i margini di errore. Ecco per Federer sono cresciuti troppo.

Ora si aprono scenari e interpretazioni diverse che possono interagire in percentuale: Continua a leggere

Un bicchierino per dimenticare Nadal

Magari bevuto prima di una partita al Roland Garros, proprio contro lo spagnolo. Giocare più sciolti, non irrigidirsi. A questo potrebbe essere utile il nuovo contratto firmato da Roger Federer.

23 milioni di euro, per cinque anni. Questo sarebbe l’importo e la durata del contratto che Roger Federer ha siglato con la Moët & Chandon, una delle più grandi case produttrici di champagne del mondo.

Live tennis.

 

The Roger Federer’s Highlander

Ne resterà uno solo

 

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Lo svizzero sembra proprio immortale. Dopo qualche annetto senza battere un chiodo da slam quest’anno è tornato ad alzare la coppa di Wimbledon, eguagliando il primato di Pete Sampras a quota sette trofei. Ma non si è limitato a trovare il massimo del proprio rendimento nelle settimane a cavallo tra giugno e luglio, anzi è riuscito a mantenere il picco di forma anche nei giorni che sono seguiti: esattamente un mese dopo ha raggiunto la finale Olimpica che ha perso solo davanti a un insolita aggressività di Andy Murray. A fine agosto ha ridicolizzato Novak Djokovic nel primo set della finale di Cincinnati rimanendo in questo modo primo in classifica. Così i record talmente innumerevoli da rasentare l’assoluto quasi non si contano e sarebbe superfluo elencarli quando sono già ben delineati da altri con frequenza tale da renderli immortali (highlander se ce ne fossero). L’immortalità è il sogno di tutti coloro che ne trascurano la possibilità dell’inesistenza.

Trascurare l’oblio rischia di riflettere la superficialità figlia della speranza. Tutto prima o poi viene dimenticato, sparisce, se non definitivamente, almeno in modo sostanziale il giorno in cui il sole diverrà una gigante rossa. Spazzato via il tema della ricerca della storia, fin troppo abusato, rimane l’ipotesi di analizzare l’ultima parte della stagione con la finalità di intuire come sia cambiato il tennis dei più forti giocatori del mondo (almeno i primi quattro) dopo la fine di un periodo che faceva del dominio di uno o due giocatori il tema prevalente.

Intuire gli eventi è più difficile, e sono cambiati, causa necessità, anche i modi di preparazione degli atleti che sembrano sempre più interessati a gestire i propri picchi di forma in relazione ai tornei a cui tengono maggiormente. Questa particolare attenzione, unita ad altre difficoltà come quella speculare della difficoltà di mantenere la stessa condizione per tutto l’anno, ha impedito a Novak Djokovic di ripercorre la strada vincente del 2011. Partito in forma per l’Australian Open ha dovuto cedere il passo in primavera e nell’estate alle mirate preparazioni ed ai determinati obiettivi di Rafael Nadal e Roger Federer, i quali non avevano intenzione di perdere le proprie opportunità: il primo di superare lo svedese Borg con sei Roland Garros e il secondo di eguagliare Pete Sampras a quota sette Wimbledon. Di queste strategie mirate ne ha subito le conseguenze anche Andy Murray i cui obiettivi individuali e nazionali erano in conflitto con quelli di Roger Federer. Con la coppa dei moschettieri in un angolo della mente e della preparazione lo svizzero e l’inglese hanno finito per dividersi Wimbledon e l’Olimpiade, giocata sugli stessi campi dei Champioships per coincidenze della storia. Nole in questo modo è rimasto al palo dell’Australian Open a inizio 2012. Eventualità che succedono in un tennis più equilibrato.

Settembre e la fine di agosto incroceranno ancora una volta le racchette e le condizioni atletiche dei primi quattro giocatori. Nadal è fuori dai giochi a causa dei problemi alle ginocchia pesantemente sfruttate nella stagione sulla terra. Djokovic dovrebbe risalire di condizione e la finale di Cincinnati, pur persa da Federer, lascia qualche ottimismo. Sia Federer che Murray, il primo all’inseguimento di Bill Tilden, dovranno fare i conti con il tentativo di prolungare l’apice di forma della propria gaussiana. Proprio questa situazione potrebbe favorire qualche ottimo professionista in agguato dalla quarta posizione in poi della classifica, che potrebbe incastrare alla perfezione la sua migliore prestazione nel puzzle delle scelte quasi obbligate dei primi quattro.

Ne resterà uno solo. Ma potrebbe trattarsi di uno diverso per ogni torneo.

Roger Federer come Pete Sampras, e i cocciuti scozzesi

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Lo svizzero vince il settimo titolo di Wimbledon eguagliando il numero di vittorie dello statunitense Pete Sampras. Nell’anno in cui il suo più agguerrito rivale ha superato Bjorn Borg per numero di vittorie al Roland Garros. Sembrerebbe quasi tutto programmato e se si dovesse scrivere la trama di un romanzo, o incrementare gli introiti di qualche multinazionale, quello accaduto nell’ultimo mese tennistico sarebbe l’ideale, Grande Slam escluso ovviamente. Ma per questo c’è ancora tempo.

Roger Federer si sbarazza del testardo ostacolo scozzese con il punteggio di 46, 75, 63, 64.

E testardo lo è stato molto Andy Murray nel giorno in cui giocava la finale tanto attesa dal pubblico inglese. Erano passati troppi anni dalla finale di Bunny Austin ben 74 anni fa, per non incaponirsi troppo. Lo scozzese era partito bene, con l’impassibile Lendl dietro i suoi occhiali da sole a osservarlo con la luce giusta. Roger Invece aveva iniziato un po’ in sordina e era finito a rincorrere sia un set di svantaggio che le violente pressioni sul rovescio per riuscire a giocare qualche dritto. Non era riuscito lo svizzero a spostarsi con la solita agilità e il suo rovescio finiva per regalare preziosi punti a Murray, insieme a qualche dritto smarrito per girare intorno alla palla. Anche la seconda frazione sembrava nelle mani dello scozzese ma insieme alle palle break ho iniziato a vedere tutti i difetti di bravehearth. Il cuore impavido ha iniziato a giocare a viso aperto, ha cercato l’arma bianca, ostinatamente i tentativi di chiudere qualche punto di troppo sul lato destro di Federer sono aumentati, nonostante lo svizzero guadagnasse metri di campi quando riusciva a colpire dal suo lato preferito. Eppure pensavo che Nadal fosse riuscito a insegnare a tutti che contro Roger è necessario dimenticarsi di colpire la palla verso il suo dritto, a meno che lo svizzero non abbia già toccato almeno cinque volte le tribune dalla sua parte sinistra. Non che questa tattica funzioni sempre ma il dritto contro dritto per Andy Murray non è al momento sostenibile. Lo scozzese infatti si ritrovava troppo spesso in ritardo, con Roger che lo pressava e lo costringeva ad abbassare la velocità dei colpi diretti sul rovescio, così che Federer poteva girarsi molto più comodamente. Un break al punto giusto, dopo la vetta dei 5 giochi, è stato più che sufficiente per portare il punteggio dei sets in parità.

L’interruzione per pioggia, dopo che avevo ripetuto almeno un centinaio di volte la frase “gioca sul rovescio” agli sventurati ospiti che avevo di fianco, aveva portato consiglio anche a Murray. Forse c’aveva pensato anche Ivan Lendl che da dietro agli occhiali deve aver visto qualcosa di simile a quello che avevo visto dalla televisione. Al suo rientro in campo infatti Andy sembrava più determinato a cercare il rovescio dello svizzero, ma lo faceva sotto ritmo, spingendo poco. In questo modo Roger ha messo a punto sia il rovescio che il dritto, mostrando una buona preparazione atletica per spostarsi e colpire con il suo fondamentale preferito. Era la frase di coaching che era sbagliata: quella giusta era “spingi sul rovescio”. A questo punto nonostante e a causa della determinazione di Murray la partita era segnata.

Ivan Lendl si era alzato gli occhiali da sole sulla testa nonostante il tetto del centrale fosse chiuso e continuasse a piovere su Wimbledon. Non aveva più nulla da nascondere, Ivan, con Andy che ciondolava troppo spesso per il campo e scivolava un paio di volte di troppo. Due break, uno per set, e turni di servizio solidissimi, hanno consegnato il settimo trofeo di Wimbledon a Roger Federer, che rinfrancato dal punteggio e dal clima di gioco è riuscito a dare il meglio.

“Però come sono cocciuti questi scozzesi”, direbbe un inglese.

fabrizio brascugli

Roger Federer: il mito è cotto, stracotto e biscottato

La Locandiera, Carlo Goldoni, 1751

Pubblicato su Pianeta Tennis.
“La nobiltà non fa per me. La ricchezza la stimo e non la stimo. Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata, adorata…”
In una mattinata gelida di gennaio i miei ricordi di uomo di mezza età si confondono con i rimpianti. Mentre osservo affossare in rete dritti di una semplicità adolescenziale mi stupisco dei toni delicati e osannati dei telecronisti quando lo stesso giocatore tocca una mezza volata, o esegue una smorzata. Una lieve dose di controllo non sarebbe fuori luogo: è tennis dopo tutto.  Ma il mito coinvolge, inebria, offusca. Tutto si fa per il mito, tutto si dice. Mi torna in mente la voce della locandiera Mirandolina. Recitavo Goldoni molti anni fa e la frase il cui soggetto potrebbe essere un biscotto si adattava anche a me, al tempo,  oggi anche a Roger Federer, ma per motivazioni tutte sportive.
Lo svizzero non vincerà un altro torneo dello slam e questa è una notizia, o almeno lo sarebbe se i giornalisti che lo hanno osannato si ricordassero di cosa hanno scritto negli anni scorsi, ma sono troppo impegnati a donare la tessera dell’ordine al presidente del consiglio Mario Monti. La tattica è preventiva: come se gli autotrasportatori donassero un TIR, i tassisti un taxi, i benzinai una pompa. Di benzina, s’intende! Questo è un governo nuovo.
Ma siamo nella seconda settimana di un torneo dello slam e non è il caso di scivolare nella politica o nel clientelismo tipico italiano, ancora peggio. Qui si scrive la storia, digiterebbero sulla tastiera in molti. L’abilità del gesto, la sensibilità eccelsa, la tattica sublime, la tenacia estrema, la volontà di ferro. Per un perfetto documentario stile Luce mancherebbe solamente affermare che queste sono solo le qualità dell’uomo comune. Tutti le hanno, tutti possono raggiungerle.  L’immedesimazione con il mito sarebbe perfetta ed economicamente vantaggiosa, per alcuni. Tutti correrebbero a comprare la racchetta del mito, i pantaloni del mito, i calzini del mito, le mutande usate “del e dal” mito. L’overgrip del mito, l’asciugamano umido del mito. Imitare il gesto del mito sarebbe poi l’attività più praticata dalla nazione di appartenenza del mito e non solo. Un mito internazionale.
Nella serata calda australiana, però, i fatti andavano in modo diverso, o meglio seguivano l’ordine naturale della natura. Un uomo la cui struttura fisica e realtà familiare gli hanno consentito di imparare a giocare un ottimo tennis vedeva i suoi limiti difronte a un altro uomo che ha avuto condizioni e possibilità simili. Più giovane di lui, forse fisicamente più prestante di lui, determinato quanto lui.  La realtà ha scardinato un mito, anche se la tentazione di costruirne un altro per vanità, opportunismo, avidità, interesse, è una debolezza tutta umana.
Il mito è cotto! Ora si serve da destra, sulla parità. Questo è tennis, scuola di vita e razionalità, gli spalti sono quelli della Rod Laver Arena.
Fabrizio Brascugli

Andy Murray trionfa a Shanghai ed è numero tre del mondo

Murray vince il torneo di Shanghai 2011

Pubblicato su Pianeta Tennis.com

Da domani Andy Murray sarà il nuovo numero tre del mondo. Con una stagione tennistica dalle parti dell’Asia che ha sfruttato la fine della stagione e gli acciacchi degli altri competitori ha scalzato dal podio lo svizzero Roger Federer che non era mai uscito dai primi tre dal lontano 2003. Sono passati quasi dieci anni. A pensarci bene la constatazione lascia perplessi. Aveva vinto anche lo scorso anno lo scozzese proprio contro Roger Federer che quest’anno era assente a causa di alcuni problemi fisici che cerca di risolvere per il Master di Londra e sopratutto per la prima prova del Grande Slam a gennaio. Il risultato finale è stato 75, 64 a favore di Andy che ha avuto un torneo relativamente facile. Lo scozzese dalla metà di agosto ha perso solo una partita delle 26 disputate, non sarà il record di McEnroe nemmeno quello di Djokovic ma è un discreto parziale.

“il mio obiettivo per i mesi successivi allo Us Open era quello di riuscire ad arrivare più in alto possibile in classifica e vincere più partite possibile”, ha dichiarato Murray. “Si tratta di una buona partenza, ma non sono sicuro di finire la stagione la numero 3. Dovrò ancora vincere altre partite. Se termini l’anno davanti a Federer è un buon risultato perché non ci sono stati molti giocatori in grado di riuscirci negli ultimi cinque, sei o sette anni. Ovviamente sarebbe una soddisfazione per me”.

Lo scozzese è arrivato a Shanghai con i titoli di Bangkok e Tokio, dove ha sconfitto Nadal, e, in precedenza, un semifinale persa contro Nadal allo Us Open. Ancora prima vanta la vittoria a Cincnnati ottenuta su Novak Djokovic. Murray sembra perciò in grado di competere e vincere contro i migliori nelle prove due su tre, ma risente ancora di qualche difficoltà nell’affrontare i favoriti nelle prove del Grande Slam, nelle quali quest’anno è sempre stato sconfitto in semifinale o in finale: da Djokovic in finale in Australia e poi in semifinale sempre da Nadal a Parigi, Wimbledon e New York. E’ stato forse il miglior anno per lo scozzese anche se i risultati sono passati un po’ in sordina a causa dell’annata eccezionale di Novak Djokovic e della consueta zampata di Nadal al Roland Garros.

“Sono molto contento ma devo rimanere concertato”, ha dichiarato Murray su Facebook. “Non è facile spiegare. Si potrebbe pensare che più partite vinci e meno pressione senti. Colpivo bene la palla, ma c’è un po’ di tensione quando vuoi continuare a vincere. Sono veramente contento di essere riuscito a vincere perché è sempre molto difficile giocare contro Ferrer”.

“L’unica tattica è quella di continuare a vincere partite, come oggi. Non ho giocato il mio tennis migliore ma sono riuscito a servire bene quando ne avevo bisogno. Ho rincorso ogni palla e ho lottato su ogni singolo punto. Questo è quello che è necessario fare se si desidera continuare a vincere il più a lungo possibile. Questa settimana tutto è stato soddisfacente. Non sento necessariamente di aver giocato un tennis eccezionale penso solo di aver compiuto le scelte giuste, rendendo il gioco difficile ai miei avversari e sono riuscito a vincere un torneo di questa importanza.”

Con la vittoria di Shanghai Murray ha conquistato il quinto successo stagionale. Per vedere se riuscirà a mantenere il terzo posto non rimane che aspettare gli ultimi mesi dell’anno.

Fonte Atp.

Cosa c’entra Steve Jobs con Pete Sampras e Roger Federer?

Albo d'ordo tornei del Grande Slam al 10.10.2011 (Wikipedia)

Pubblicato su Pianetatennis.com

La discussione sulla grandezza del piatto corde è di quelle che va avanti da anni, nemmeno si trattasse del tema problematico dell’esistenza di Dio, per altro oggi probabilisticamente risolto. La stessa situazione si ha al riguardo della discussione sulle racchette e la loro evoluzione. Forse sarebbe meglio dire involuzione? Lasciamo alle firme rinomate la sentenza definitiva, tecnica e fisica; me ne sono occupato da altre parti. Limitarsi alla logica e a qualche fatto storico potrà sembrare limitativo ma apre la vista ad altre vedute. Sopratutto è opportuno porsi le domande giuste, senza le quali nemmeno Steve Jobs sarebbe in grado di unire i puntini (visione troppo fatalista che mi sento di rifiutare anche perché i puntini, se non sono numerati, potrebbero essere uniti in tanti modi). Meno male che il buon Steve ha trovato i numeri giusti, molti altri sfortunati hanno puntini senza numeri che uniranno a caso senza successo. Torniamo alle racchette le quali sono state protagoniste in questi anni di rivoluzionari quanto prodigiosi cambiamenti. Non starò qui a scrivere le solite banalità dette e ridette: “più potenti”, “hanno cambiato il tennis”, “non c’è più il gioco di una volta”, “a rete non scende più nessuno”.

La mia attenzione in questi giorni è caduta sulla grandezza del piatto corde. Non che non ci avessi già pensato prima, ma sento sempre ripetere le stesse frasi che ormai senza rischi sono diventate degli stereotipi. Se c’è una costatazione vera è che sempre un numero maggiore di giocatori, rispetto a qualche addietro, sceglie un piatto corde più grande. Sarebbe più opportuno dire che sempre un maggiore numero di ragazzi inizia a giocare con un piatto più grande, talmente più ampio che poi è difficile tornare indietro. Ai tempi delle racchette di legno l’ovale era di 65 pollici quadrati e con il tempo è andato aumentando, questo è un dato incontestabile: oggi nessuno gioca più con 65 pollici e il giocatore che usa quello più piccolo è Roger Federer che non molla i suoi 90 pollici con i quali è riuscito a vincere praticamente tutto. Qualche anno prima il giocatore che usava un piatto da 85 pollici era Pete Sampras, e anche lui ha vinto poco in carriera: mai un Wimbledon, mai uno Us Open, mai un Master. Uno scarso. Se abbiamo il coraggio di andare ancora indietro troviamo, a parte Nadal con un 100 ( Agassi era una mosca bianca con un piatto oltre i 100), giocatori con racchette di legno o che avevano in mano una prostaff 85 (Edberg e Curier). Curier per altro è a quota quattro e Edberg a quota sei e sono cresciuti, data l’anagrafe con racchette di legno. Novak Djokovic è arrivato quest’anno a quota 4 slam e Nadal è a 10, ma prima di lui ci sono ancora Roy Emerson, Bjorn Bjorg e Rod Laver con quota vittorie che va da 12 a 11. E’ presto per dire dove arriveranno coloro che scriveranno il futuro del tennis e quante vittorie avranno a fine carriera Nadal e Djokovic, ma due conti sommari possiamo farli mettendo in preventivo che già da qualche anno i giovani tennisti (come già detto) crescono con tra le mani piatti corde dalla grandezza adatta alla cattura delle farfalle. Continua a leggere

La nuova prostaff di Roger Federer per il 2012

nuova prostaff

Sarà il modello del 2012 e la BLX è già in offerta nei negozi, ma sarà anche l’ennesimo cambiamento da parte dello svizzero che ha sempre seguito le direttive marketing dell’azienda. Dalla prima prostaff 85 di Sampras, Edberg e Curier, Roger ha cambiato racchetta ogni due anni seguendo le direttive marketing dell’azienda. Rimanere fermi è controproducente nel mondo d’oggi e allora è necessario cambiare passando dalla prostaff 85, alla rok, alla ncode 90, alla kfactor, alla BlX per finire con un’altra prostaff, sempre rigorosamente con il piatto da 90 pollici. Anche se quella che gli ha regalato il più lungo periodo di vittorie è stata la ncode. Finisce forse definitivamente l’era dei giocatori affezionati alla propria racchetta a tal punto dal non volerla nemmeno dipinta. Se a Sampras non si può non associare la prostaff original, con Federer irrompe la necessità di inseguire l’attivo di bilancio. Con questa crisi!

Prendere la mononucleosi

E’ successo a altri: Mario Ancic, lo stesso Federer che risolse il problema meglio. Andy Roddick anche lui non le è sfuggito. La mononucleosi sembra proprio essere una malattia che preferisce i tennisti. Stavolta è toccato a Soderling. Naturalmente per scoprire eventuali connessioni servirebbero più dati, anche se il calo delle difese immunitarie potrebbe essere da prendere in considerazione. Troppi sforzi prolungati? Poco tempo per recuperare? Il caso?

Il risultato è che Robin Soderling rientrerà, forse, a metà ottobre.

Robin Soderling non passa un periodo fortunato. Il numero sei del mondo non gioca dalla finale vinta contro David Ferrer a Bastad. Nel Master di Montreal era stato costretto al ritiro da un infortunio al polso. Allo Us Open si ritirò prima di scendere in campo nel primo turno del torneo e dopo gli è stata diagnosticata la mononucleosi.

“Sono molto dispiaciuto per i miei sostenitori, gli sponsor e i tornei, ma non sono ancora in grado di giocare in Asia. Avevo intenzione di scendere in campo ma sfortunatamente la mononucleosi non è ancora guarita e quindi sono costretto a rimanere un altro mese fuori dalle competizioni. Sono impaziente di tornare in campo ma devo aspettare. Spero di essere pronto per l’Open si Stoccolma a metà ottobre. Ringrazio a tutti per l’aiuto – i vostri messaggi di incoraggiamento mi aiutano a superare questo momento difficile”.

via Roger Federer rinuncia a Shanghai. Soderling fuori un mese – Pianeta Tennis.

Djokovic fa sentire Nadal come Federer. Un problema di rovesci e diagonali

Il rovescio di Nole non è quello di Federer

Pubblicato su pianeta tennis.

La finale di quest’anno allo Us Open era da considerare uno spartiacque. Sembravano i fab four ma in realtà ne è stato sostituito solo uno: Roger Federer. Lo svizzero faceva coppia nelle finali con Nadal e ora Rafa fa coppia con Nole; altri incroci non sono consentiti, a quanto pare. Erano in finale i due giocatori che si sono divisi i tornei dello slam nell’anno 2011. Dividerseli proprio alla pari (due per uno) sarebbe stata la prima volta. Non è accaduto ha vinto Djokovic.

Partono subito bene entrambi i giocatori nel primo gioco. Scambi consistenti da fondo lasciano presagire che ogni colpo sarà lottato. La prima impressione è che Djokovic riesca a controllare bene la palla dello spagnolo, indirizzando e spingendo bene i colpi. Comunque Nadal chiude il proprio turno di servizio. Ma sarà il rovescio lento in back a portare Nadal al primo break della partita: toglie in questo modo ritmo a Djokovic, rallenta lo scambio e impedisce all’avversario di incontrare la sua palla più vivace. Ma vantaggio dello spagnolo durerà poco a causa dell’immediato contro break subito dopo un gioco non giocato benissimo al servizio. Il serbo prende il tempo sulla palla con il giro indietro che veleggia nell’aria. Continua a leggere

Sfortuna che va, fortuna che viene. Federer se ne va

roger federer inizia a perdere

Roger Federer è agli sgoccioli, ormai è chiaro anche agli intenditori con il prosciutto sugli occhi. Niente da eccepire, il prosciutto piace anche a me, ma mangiato. Non lo utilizzerei mai per togliere le zampe di gallina dal contorno occhi. Esistono trattamenti migliori. Lo svizzero non chiude due match points e subito si chiama in causa qualche maledizione, la sfiga. Se li avesse trasformati sarebbe stato un killer di precisione. La zampata del campione, la freddezza della classe che viene fuori al momento giusto. Li ha sbagliati e non la prima volta, gli era successo anche un anno fa perciò il caso inizia a diventare caso statistico. Non gli accadeva qualche anno fa e anche questo, forse, qualcosa vuol dire. Il campione ha perso smalto ormai da un po’. Alla fine per essere arrivato dove è nella vita, se proprio vogliamo fare la partita doppia alla casualità statistica, di fortuna ne è entrata di più di quella che è uscita dal bilancio dello svizzero. Quindi godiamoci il viale del tramonto, ci sono dei bei colori all’imbrunire.

Si ritrovano Tsonga e Federer

Stavolta non ci sarà l’erba ma il cemento. Lo svizzero avrà l’occasione di vendicarsi della sconfitta patita nel giardino di casa.

Sarà ancora una volta Federer vs Tsonga nei quarti di finale dello Us Open.

Il francese ha vinto una bella e lunga partita contro l’americano Mardy Fish e incontrerà nei quarti dello slam lo svizzero che era riuscito a sconfiggere in cinque sets a fine giugno di quest’anno a Wimbledon.

Fish finisce per perdere in cinque set dopo essere stato in vantaggio per due sets a uno e aver dato l’impressione di aver trovato la chiave per vincere il match. All’inizio è difficile strappare il servizio al francese che con il suo gioco di potenza riesce subito a vincere il primo set per 64 imponendosi e impedendo allo statunitense di organizzare il proprio tennis. Ma sarà invece nelle fasi centrali del gioco che Fish riuscirà a giocare il tennis che gli consentirà di reggere fino al tie break del secondo set che vincerà con due ottime giocate per cinque punti a set. Fish è solido da fondo campo, reattivo negli scatti in avanti, prende bene la rete nelle giuste occasioni. Sugli attacchi di Tsonga riesce a tenere bassi i passanti e a chiudere il campo avanzando con il francese costretto ad alzare le traiettorie delle volée. Sarà questo tipo di gioco unito alla rapidità sul campo a portare l’americano in vantaggio di due sets a uno dopo essere riuscito a strappare il servizio nel terzo set al francese. Ma è sufficiente un po’ di polvere negli ingranaggi affinché l’equilibrio di questo gioco difficile e a tutto campo dell’americano perda l’efficacia necessaria a contenere Jo-Wilfried Tsonga che rientra in modo prepotente nel match. La parte della polvere la fa la mancanza di lucidità dovuta forse a un po’ di stanchezza in più; la partita rimane comunque combattuta fino all’ultimo. Il francese chiuderà con 51 colpi vincenti contro i 43 dell’americano, ma sopratutto sfrutterà quattro delle sei palle break ottenute mentre Fish riuscirà a trasformarne solo due su otto. Si chiude con una sconfitta amara la splendida parte di stagione giocata dall’americano. 64, 67(5), 36, 64, 62.

viaUS OPEN DAY 8: ancora Federer e Tsonga – Pianeta Tennis.

Us Open: primo giorno senza sorprese

Nella prima giornata dello US Open passano il turno tutti i migliori. L’unica sorpresa è stata l’uscita di Viktor Troicki, ma domani ce la saremo dimenticata. Oggi in campo Nadal e Djokovic per il loro primo turno.

Passa agevolmente il primo turno lo svizzero Roger Federer chiudendo in tre set la partita con Santiago Giraldo. Nonostante una stagione in cui non ha brillato come suo solito i primi turni per Roger rappresentano delle formalità (64,63,62).

Gael Monfils doveva affrontare invece una partita più impegnativa. Il numero 7 del torneo aveva davanti Grogor Dimitrov, il cui talento è durato solamente per il primo set dove è riuscito a trascinare al tie brek il francese 76(4). Negli altri due Gael ha chiuso con il punteggio classico di 63,64.

Vince bene anche Richard Gasquet, il cui primo turno non era eccessivamente impegnativo. L’ucraino Sergiy Stakhovsky è stato in partita nei primi due set chiusi con duplice 64 dal francese e poi ha ceduto al terzo senza vincere neanche un game 64,64,60.

via US OPEN DAY 1: avanti Federer, bene Monfils e Gasquet, eliminato Troicki – Pianeta Tennis.

US Open 2011: più semplici le strade di Nadal e Nole

Us Open 2011

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Il tabellone dello Us Open ha messo dalla stessa parte ancora per una volta Novak Djokovic e Roger Federer. Non staremo qui a calcolare con quale frequenza l’evento possa verificarsi in tredici edizioni. Una volta divisi i primi due del mondo le probabilità per gli altri due di finire da una parte o dall’altra sono del 50%. Dovremmo aspettarci a questo punto altre tredici estrazioni in cui Nole e Roger sono divisi, ma le compensazioni in statistica vanno calcolate all’infinito, e in fondo tredici non è un campione molto rappresentativo.

Nella parte bassa invece ci sono gli altri due dei primi quattro del mondo: Rafael Nadal e Andy Murray.

Fra i primi quattro del mondo chi ha, sulla carta, il tabellone migliore fino alla semifinale è Rafael Nadal. Dalla parte dello spagnolo infatti non ci sono molte insidie. Ci sarebbe Ljubicic in un eventuale terzo turno. Youznhy negli ottavi e il Connazionale David Ferrer nell’eventuale quarto di finale.

Andy Murray è messo peggio, perché nel suo quarto di tabellone c’è un abbordabile Fernando Lopez in eventuale terzo turno, ma le cose potrebbero complicarsi un po’ negli ottavi di finale con lo svizzero Wawrinka. Il quarto di finale potrebbe essere ancora più difficile e vedere impegnato lo scozzese con il vincente dell’ipotetica sfida tra Robin Soderling e Juan Martin del Potro. Un terzo turno da vedere potrebbe essere quello tra Del Potro E Gilles Simon, il francese testa di serie n. 12 è sulla strada dell’argentino. Continua a leggere

Avevo provato a dirlo a David Foster Wallace, ma era impegnato a suicidarsi

Del resto l’editoria italiana dorme sonni tranquilli ormai dai tempi del Manzoni, ammesso che i Promessi Sposi abbia venduto qualche copia prima di diventare argomento di studio nelle scuole. Comunque avevo provato a dirlo. A Wallace. Lascia stare la metafisica, ormai da tempo c’è la fisica. Non scappare verso soluzioni astratte. Chiamare in causa la religione poi mi sembrava eccessivo. Non cadrai nel solito errore di vedere l’intervento divino nei successi umani e quindi anche nelle disgrazie, magari imperscrutabile. Pazienza David, ci vuole pazienza, un po’ di dedizione, un pizzico di fantasia e la soluzioni è lì, vicina che ci aspetta. Più semplice di quello che si potrebbe immaginare. Federer non è dispensato da niente. Tanto meno dalle leggi della fisica, perchè non ce le vedo queste leggi a dispensare qualcuno. Non hanno intenzioni, nè personalizzazione.

Avevo provato a spiegargli che Federer è un’esperienza scientifica  e che la provvidenza non c’entra niente ma ormai era troppo impegnato, direi rapito, da turbini di idee offuscate. Peccato.

A tutti è sembrato fortissimo

Esaltare Roger Federer sembra ormai diventato uno sport giornalistico molto particolare. Non che il campione svizzero non lo meriti ma la prestazione negli sport dipende anche dall’avversario. Ora con Del Potro ieri sera a me è sembrato l’argentino un po’ arrugginito nel giocare situazioni di gioco delicate. Poi sì, vero, Federer ha concesso solo una palla break, oppure Delpo se ne è conquistata una sola. Ora prima di sbilanciarmi sulla forma dello svizzero aspetterei qualche altra partita, per evitare di vederlo in difficoltà subito dopo che è stato esaltato. Non sarebbe la prima volta.

Federer il più grande di sempre? Contiamo il lato oscuro

maestro Yoda

Non ha realizzato il Grande Slam; non ha eguagliato il record di Sampras a Wimbledon; non ha eguagliato il record di Bill Tilden che vanta 7 titoli allo Us Open; non ha superato il record di 5 master tour final, è alla pari con Ivan Lendl. E’ quarto nella classifica dei titoli dell’era open con 66; sopra di lui ci sono McEnroe con 77, Lendl con 94, e Jimmy Connors primo con 109 se questo sito è aggiornato (il primo che ho trovato a causa della fretta). E’ ottavo nella classifica del numero dei match vinti con 743. Davanti a lui ci sono Sampras, Edberg, McEnroe, Agassi, Vilas, Lendl con 1020, e Connors con 1222. Quindi secondo i numeri non è stato (comunque ancora non è) il miglior giocatore sull’erba, non è stato e siamo sicuri che non sarà il miglior giocatore su terra battuta, non è stato (comunque non ancora) il miglior giocatore allo Us Open, non ha mai avuto un rendimento talmente continuo e poliedrico che gli permettesse di vincere tutte e quattro le prove dello slam nello stesso anno. Nadal ha fatto meglio di lui come capacità di adattamento tra erba e terra rossa, infatti ha vinto due Wimbledon e Roger un solo Roland Garros anche se lo spagnolo ha una sola vittoria allo Australian Open e a New York. Lette così per essere definito il più grande di “sempre del sempre”, o GOAT, manca qualcosa, almeno un altro Wimbledon…perché per sempre si intende sempre. L’avverbio nel suo significato non ha la predisposizione a fare differenze tra epoche o ere che siano tennistiche o geologiche. E’ chiaro che alla soglia dei 30 anni la forza mentale viene meno: non sono i riflessi, non è la rapidità d’esecuzione, il colpo d’occhio, un’indecisione in una frazione di secondo, un ritardo infinitesimo che si somma, implacabile, a ogni scambio. No! Trattasi d’indefinita, imprecisata, forza mentale. Che la forza sia con te Roger Federer! D’altronde

“difficile da vedere il lato oscuro è”.

(Yoda)

Addio record di Sampras?

Il francese Tsonga in semifinale a Wimbledon

Purtroppo la realtà sembra contraddire le speranze. Vedremo nel 2012.

Pubblicato su pianetatennis.com

Jo-Wilfied Tsonga elimina Roger Federer con un’epica rimonta al quinto set.

Prima semifinale in carriera per Jo-Wilfiried Tosnga a Wimbledon. Il francese e Roger Federer si erano incontrati cinque volte e il bilancio era in favore dello svizzero, con il francese che era riuscito a prevalere soltanto una volta nel 2009 al Master 1000 di Montréal. La finale che Tsonga riuscì a raggiungere allo Australian Open del 2008 è ormai un ricordo sbiadito e da allora il tennista francese non era più riuscito a ritrovare il tennis che gli permise di strappare un set in finale a Novak Djokovic che in quell’anno vinse la sua prima prova dello slam. Il serbo quest’anno ha trovato una condizione migliore rispetto a quel 2008, mentre il francese ancora stentava a riprendere la fiducia nei suoi colpi che ebbe in quell’estate australiana, anche a causa dei problemi fisici subiti. Ma c’è riuscito oggi a ritrovare un gioco strepitoso, al contrario lo svizzero è stato molto solido anche se non appariscente soprattutto da metà partita in poi. Continua a leggere

Wimbledon 2011: il buono, il brutto, il cattivo e il rosso

wimbledon 2011

Il buono, il brutto e il cattivo

Articolo pubblicato su Pianetatennis.com

Sono uscite le teste di serie di Wimbledon che, come è consuetudine, alfine tradizione, non rispettano la classifica Atp. L’erba è una superficie particolare e soprattutto l’unica rimasta su cui si gioca ancora un torneo dello Slam. Qualcuno ha guadagnato qualche posizione nella speciale assegnazione numerologica che può aprire uno spiraglio in più nel tabellone. Ma le probabilità che il significato pitagorico raggiunga il misticismo oltre la realtà è ridotto a limitate possibilità. E’ infatti dal 2003 che Wimbledon lo vincono Roger Federer o Rafael Nadal, dominio più lungo fu solo quello di Pete Sampras spezzato da Richard Krajicek, e la caccia è aperta. Che prima del 1993 il tennis fosse più equilibrato è un dato di fatto, i motivi sono sicuramente molteplici ma agli estremi della spiegazione troviamo due possibilità: prima del 1993 non c’erano campioni tanto bravi come quelli di oggi che rappresentano un’eccezione; prima del 1993 c’erano più campioni le cui capacità erano simili a quelli di oggi e si dividevano le prove dello slam. Continua a leggere

Il settimo titolo di Federer a Wimbledon pagato 66 a 1

Federer e il settimo Wimbledon

Ma ormai è tardi rassegnamoci.

Il percorso è fresco e anche umido per il momento. Al torneo del Queen’s la finale tra Tsonga a Murray è stata spostata a oggi e il tempo non sembra avere intenzione di cambiare, almeno nel corso della settimana che precede il torneo più prestigioso, anche se probabilmente i francesi non saranno d’accordo. Ma almeno potranno convenire sul fatto di considerarlo il più importante per Roger Federer in questo scorcio della sua carriera. La responsabilità di tanta pioggia è dovuta a una bassa pressione a largo dell’Inghilterra le cui intenzioni a breve termine appaiono quelle di rimanere per pigrizia dov’è. Non rimane che aspettare le sue volontà.

La primavera è sempre stata una stagione piovosa e potrebbe esserlo anche l’inizio dell’estate ma di imprese e record sportivi, se Nadal ha raggiunto Bjorn Borg, i primi di giugno, con sei titoli del Roland Garros i giorni dopo il solstizio potrebbero portare Roger Federer alla pari con Pete Sampras con sette titoli di Wimbledon.

Chi ha scommesso sulla sua vittoria potrebbe guadagnare una piccola fortuna. Infatti la vittoria di sette titoli da parte dello svizzero entro il 2019 era data 66 a 1 nel 2003. Era necessario essere lungimiranti, e non poco, per azzardare la previsione ma era necessario anche essere longevi. Non è stato questo il caso di Nick Newlife che l’intuizione l’ha avuta ma non è sopravvissuto per riscuotere la somma in caso di vittoria. Per fortuna le 101.840 sterline saranno devolute per suo volere, se Federer dovesse vincere, alla Oxfam che è un’associazione composta da 15 organizzazioni il cui scopo è quello di trovare soluzioni alla povertà e alle ingiustizie le quali non sono poche in questo mondo. Nick aveva scommesso £ 1520.

Tra coloro che saranno dalla parte dello svizzero ci sarà perciò anche chi è aiutato dalla Oxfam. Se pioveranno ancora record sul tennis si vedrà, nel frattempo chi ha pazienza ed è in salute può pensare a qualche scommessa a lungo termine, magari su Nadal. Infatti più aumentano gli scommettitori più si alzano le probabilità che qualcuno vinca puntando sull’improbabile.