Caro Silvio Berlusconi, comportamento non leale? Più o meno come la sua casa editrice, la Mondadori, più o meno. I comunisti sono ovunque

Silvio Berlusconi si lamenta delle procedure della Consulta che dopo aver dichiarato incostituzionale il Lodo Schiafani aveva dato indicazioni di cui il Parlamento tenne conto nella redazione del secondo Lodo, quello Alfano. Il Presidente del Consiglio si meraviglia quindi del secondo giudizio della Corte Costituzionale e dichiara che si è trattato di un comportamento non leale nei confronti del Parlamento: ore di lavoro sprecate, inefficienza, due organi dello Stato che hanno girato a vuoto. Naturalmente il Presidente nella gestione delle sue aziende è abituato a ben altra efficienza, linearità di comportamenti, organizzazione. Non si tratta nemmeno di un concetto di lealtà, legato a una più relativa e cangiante morale ma, credo, proprio di sana procedura aziendale: un processo di qualità e di perfezionamento che non possono essere legati a incertezze, lavori ripetuti, perdita di ore infruttuose di lavoro, sprechi di ogni genere. Qualunque azienda fallirebbe prima o poi se continuasse a lavorare girando a vuoto, come una ruota di bicicletta sollevata dal terreno. Il ragionamento sarebbe ineccepibile, e lo è in effetti. C’è solo da notare che nemmeno la Mondadori è esente da tali farraginosi comportamenti e trattandosi di un’azienda qui si che si rischia di essere veramente controproducenti; e se non erro credo che la Mondadori sia di proprietà della famiglia Berlusconi. O è piena di comunisti? Mi sorge un dubbio. E’ molto probabile che sia così: piena di comunisti sotto mentite spoglie, ben camuffati e dissimulatori d’intenzioni.

Questi i fatti e il modo di lavorare della casa editrice.

Voi gli mandate una sinossi. Loro vi richiedono il romanzo. Dopo un anno e mezzo di silenzio e un paio di telefonate (per non disturbare troppo) il romanzo risulta ancora in lettura. Pazienza, si sa le case editrici hanno tempi lunghi. Al terzo sollecito si decidono a rispondere. Evviva! Eureka! Arriva una mail con le indicazioni per migliorare l’opera. L’intreccio è poco intrecciato, i personaggi poco personaggi, troppe ripetizioni, insomma tutta una serie di indicazioni dettagliate.  Bene l’opera viene riscritta secondo le precise indicazioni della consulta mondadoriana. Uno alza il telefono chiama e chiede se sono disposti e rivalutare l’opera, riscritta secondo le loro indicazioni, proprio come è successo al Parlamento e alla Corte Costituzionale, precisamente. Dall’altra parte del cavo dicono di sì, ma poi, dopo aver mandato un’ulteriore sinossi di descrizione dell’opera (per facilitargli la vita) regna il silenzio per un’intera settimana. Penserete che chi tace acconsente? Personalmente ho pensato questo e ho preparato e rispedito l’opera rieditata. Ormai erano passati più di due anni e verrebbe da pensare che per un gruppo di quelle proporzioni sia sconveniente non mettere a frutto un lavoro. Al limite possono sempre girare l’opera a una casa minore del gruppo e acquistare i diritti per poco. No, nemmeno questo. Si lavora a compartimenti stagni: ogni reparto pensa a se stesso. Rispondono dopo tre mesi, senza poter più criticare l’opera, semplicemente che non rientra nelle loro linee editoriali. Ora la domanda è: chi si prenderà gratuitamente il lavoro svolto dalla Mondadori in futuro? Magari fra molti anni?

Questi comunisti sono proprio dappertutto e non sanno lavorare secondo i criteri di efficienza, tanto c’è la sovvenzione pubblica, babbo stato. Ci pensa lui. Però caro Presidente le consiglio di guardare anche dentro casa: potrebbe trovare insospettabili comunisti che remano contro di lei.

Tra l’altro non si tratta di un romanzo qualsiasi ma del miglior romanzo degli ultimi cento anni. Sì, d’accordo, non sono 150, ma sono sempre abbastanza, lei capirà.