Tifare Perfettin Jest per la prima volta

L'arresto di Osho Rajneesh per immigrazione clandestina. La sua comune si era macchiata di attacchi biologici negli USA. Lui si difese dicendo che era un complotto dei fondamentalisti cristiani.

Vi giuro è la prima volta che ero dalla parte di Roger Federer. Il problema è che ho un’avversione per tutto ciò che è mitologico o richiama atmosfere religiose: comprendo anche Osho (questa è la vera distanza tra me e Federico Ferrero a cui regalo questo link come digestivo, anche se comprendo come sia connaturata la tendenza a credere). Il tutto mi ha trasmesso un’insolita stasi ipnotica davanti al teleschermo che in molti avrebbero potuto confondere con una forma di trance ad esperienza mistica o, in alternativa, con una forma di più bassa indigestione. Ero appena tornato da un campo tutto buche dove qualche masochista della racchetta mi invita sempre a giocare. I tipi erano già al quarto set, quelli nel campo senza buche, intendo. Però non avevo alternative; ero costretto per biechi motivi di promozione, quindi poco metafisici, a guardare e sperare che Nole perdesse. Un giorno forse capirete.

Ero catatonico perché Nole si era rimesso a giocare nel terzo set e Federer ha un’età, in più il sole non voleva tramontare per mandare i due negli spogliatoi e permettere al vecchietto di riposarsi. Non gliela perdono questa alla divinità che l’ha fermato, giuro. Tutto questo lo aveva capito anche Roger che, sentendosi usurpato delle sue qualità divine, si è messo a tirare gragnole di colpi anche sulle seconde di servizio per arrivare miracolosamente (anzi probabilisticamente, la ratio, la ratio) al tie break del quarto set. E’ qui che al terzo match point, lo confesso, le mie certezze razionali sono crollate e ho pregato (questo mi aiuterà a vendere milioni di copie, perché trattasi di esperienza religiosa alla David Foster Wallace). Dopo i due match point annullati serviva un ace, era obbligatorio, le mie coronarie non avrebbero resistito altri due scambi. Qui il miracolo si è realizzato grazie a perfettin jest, che da piccolo fu immerso in una vasca per l’immortalità tennistica anche se lo avevano tenuto a bagno per il tallone di  nome Nadal.

Alla fine ho digerito anche questa. Burp!

Polemiche federali tennistiche

Comodi, comodi.

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

10 maggio 2011.

Sembra proprio che la guerra polemica stia continuando, oggi meno fredda di un tempo, anzi piuttosto caldina. Agli internazionali di Roma la situazione sembra da guerriglia. Con divieti e sanzioni varie. Per quanto riguarda l’adattamento medio a questo sport c’è da aggiungere che l’involuzione è sempre dietro l’angolo. Evolvere o involvere dipende dalle condizioni iniziali e dalla consapevolezza. I meriti e i demeriti poi rischiano di appiccicarsi addosso oltre ogni analisi razionale dei fatti.

I ricordi delle polemiche con la federazione italiana tennis risalgono ai tempi della guerra fredda. Nel frattempo l’impero sovietico è collassato, l’economia statale non è riuscita a sopravvivere, la geografia dell’Europa dell’est è cambiata radicalmente, ma in Italia, che ormai credo sia l’unico paese dalla sostanza di una statua di cera, la polemica con la federazione italiana è rimasta la stessa. “Sono anni che non c’è un tennista italiano nei primi dieci giocatori mondiali. Quelli della federazione sono faziosi nel rilasciare gli accrediti, non fanno una buona pubblicità a questo sport,” che è sparito dalle televisioni dai tempi di tele + (però). Insomma “dagli al federale” è diventato ormai lo sport nazionale di una certa frangia di giornalisti sportivi che si occupano di tennis. E’ l’originalità che contraddistingue il genio.

Senza contare che il tennis femminile va bene: un Roland Garros, due Fed Cap, Francesca Schiavone n. 4 e Flavia Pennetta subito a ridosso delle dieci. La Federazione è sempre la stessa, deve essere sfuggito. Ne fa e ne ha fatto le spese, non disarmato, anche Giancarlo Baccini ex responsabile dell’ufficio stampa della Ferrari, non ieri, ma quando a Maranello vincevano un po’ di più. Rimango sempre dell’opinione che sia molto più semplice parlare piuttosto che giocare. Comunque l’aspetto agghiacciante è che questo paese vive in una sorta di bolla temporale. La realtà è che gli italiani non sono adatti a questo sport, i maschietti almeno, perciò dovremo aspettare che si modifichino un po’ le generazioni. Più di tanto non avrebbe potuto nemmeno Lombardi.

Tennis Magazine è in edicola

Tennis MagazineIl nuovo numero in edicola di TENNIS Magazine presenta in copertina un Nadal inedito. Dopo le star del calcio David Beckham e Cristiano Ronaldo, Giorgio Armani ha scelto infatti il numero 1 del tennis come testimonial per le linee Armani Jeans ed Emporio Armani Underwear. Le nostre lettrici apprezzeranno di sicuro la scelta. Alla sua già ricchissima squadra di contributors, Tennis Magazine ha aggiunto una prestigiosa new entry: il davisman azzurro Fabio Fognini, che da questo numero compilerà le sue personalissime Top Ten. Antonio Incorvaia, l’autore del bestseller Generazione Mille Euro, ha invece immaginato un’annata tennistica piena di sorprese, mentre Andrea Scanzi, celebre non solo per i suoi articoli su La Stampa, ha analizzato la situazione del tennis attuale dopo l’epilogo dell’Australian Open, il primo Slam simpaticamente raccontato dal duo Federico Ferrero e Lorenzo Cazzaniga, voci di Eurosport. Il primo ha svelato anche che fine ha fatto uno dei mostri sacri del tennis, Bjorn Borg, mentre il secondo, il direttore, ha intervistato Cino Marchese, il più grande manager dello sport. E ancora i “piccoli Federer” presentati da Riccardo Bisti, le scarpe da tennis che hanno fatto la storia di Corrado Erba, l’esclusivo club degli one slam winner raccontato da Cosimo Mongelli. Davvero da non perdere poi il racconto di Marco Imarisio: ricordi, delusioni, gioie e speranze di uno “svedesologo” doc.

la mano di rod tennis magazineE per chi vuole sempre disporre dell’attrezzatura perfetta, i test in campo di sette racchette novità 2011, due scarpe leggere e versatili, un reportage che spiega come viene prodotto il budello naturale nella fabbrica babolat di Ploermel e un servizio fashion con i completi più cool con cui scendere in campo sempre alla moda. Inoltre un servizio di turismo con le migliori destinazioni per abbinare tennis e vacanza, dieci occasioni per seguire da vicino il circuito in luoghi da cartolina!

Alle fine c’è una sorpresa.Non è un caso che la foto sia accanto agli accenni sull’attrezzatura perfetta.

Un altro?

Ferrero fa un punto con Golubev, ma non è questo che conta dopo tutto. E’ vero che i campioni non nascono a caso, anche se a volte per l’implosione del tennis italiano ci sono delle logiche tutte circolari. Tale logica vale anche per l’esplosione del tennis in altri paesi. Il tipo in questione è attualmente numero 36 e sembra aver avuto la migliore crescita annuale.

Andrey Golubev

Alla ricerca dei cinque chili di Roger Federer. Non li ha Gasquet.

Roger Federer (peso secondo Wikipedia)

Consideriamoli entrambi in peso forma (non dopo le magnate di Natale e Capodanno). Wikipedia in Italiano da due pesi diversi 85 chili per Federer e 77 per Magnini, ma la differenza si acuisce in favore di Roger più pesante di otto chili invece che di cinque. Rimane la differenza in altezza in favore di Magnini di un centimetro. Il volume si calcola al cubo come avevo già avuto modo di scrivere, ma possiamo sorvolare. Non avendo altri metodi a disposizione né macchinari dovremmo accontentarci dei dati pubblici reperibili. Non è necessario fare la media tra i due dati possiamo accontentarci della differenza di cinque chili più che sufficiente a zavorrare Magnini a rana se aggiunti al nuotatore, e più che sufficiente per ridurre la quantità di moto del tennista sulla palla che è del peso di 58 grammi. Quantità di moto che è sempre presente: anche nei colpi decentrati, in quelli fuori equilibrio. Resta da stabilire come possono essere distribuiti questi chili in più. Magari in un punto sensibile, di unione, anche un centinaio di grammi se non di più hanno il loro effetto.

Magnini Filippo

Per rendersi conto meglio della situazione il talentuoso Richard Gasquet (sempre wikipedia per utilizzare una fonte unica) ha proprio le stesse misure e pesi (sempre salvo quel centimetro) del nuotatore italiano: 75 chili per 1.85 m. Sotto il peso dell’italiano se si considerano i dati di Wikipedia Italia. Ma guarda tu le coincidenze!

Mi sembra inutile aggiungere che qualunque corpo immerso in un liquido riceve una spinta dall’alto verso il basso pari al peso del volume del liquido spostato. Principio di Archimede.

Ovviamente

Ovviamente queste ragazze e questi ragazzi scelgono il nuoto perché non sono troppo benestanti, si fatica meno che nel tennis, non si deve necessariamente iniziare da troppo piccoli, e, nel nuoto, è chiaro, si guadagna di più che tirando una pallina dall’altra parte di una rete. Dimenticavo: la federazione e gli insegnati lavorano meglio di quelli del tennis.

Guardare solo i fatti. Bertrand Russell

Qualunque materia si stia studiando è necessario guardare solo i fatti, le conferme o le smentite date dai fatti stessi e qual’è la verità che esce dall’osservazione dei fatti. Il tennis non fa eccezione.  Poi c’è un suggerimento morale.

Volete criticare? Fatelo scientificamente: pesate le ossa dei tennisti

metodo scientifico

La teoria è empirica, razionale e  confutabile come avevo evidenziato in precedenza. Sono curioso anch’io a questo punto. Prendiamo i primi dieci al mondo e pesiamo mano e avanbraccio se la media di queste persone dovesse risultare uguale o inferiore alla media dell’uomo sarò il primo ad ammettere l’errore. Possiamo pesare anche solo la mano per scrupolo e più intrigante divertimento. Tecnicamente in questa soluzione c’è una imprecisione perché tra chi non è tennista ci sono sicuramente persone che possono avere le caratteristiche corporee dei tennisti e quindi alzano la media anche se nella loro vita si sono dedicati ad altre professioni per le più varie ragioni. Ma il rischio è accettabile.

Poi già che ci siamo per accuratezza d’indagine prendiamo coloro che sono tra la posizione 900 e 1000 del ranking mondiale e calcoliamo se c’è e a quanto ammonta la differenza con i primi dieci. Per curiosità di indagine, per amore di verità. Gli strumenti ci sono: la densitometria ossea per esempio.

Quale volete in testa?

A parità di velocità si intende. La prima o la seconda? Ma anche se va leggermente più piano una di quelle in mano a Don Budge (foto 2) credo che vengano scartate. L’estratto è dell’articolo che trovate qui. Semplifica poi esagera è la ricetta dell’Economist secondo Chris Anderson di Wired. Rendere un problema complesso il più semplice possibile e poi fare un passo in più.

Colpi profondi e pesanti per Budge

La Wilson Hyper Hammer 9 once. 255 grammi. E' diventato quasi uno standard di gioco con cui si inizia a non avere chiari feed back necessari per ogni processo di apprendimento

La racchetta con cui Don Budge realizzò il Grande Slam. 16 once. 453 grammi.

Si fa presto a dare la colpa a mezzo mondo se non ci sono campioni di tennis

Statura media mondiale

Maestri di tennis, educazione fisica nelle scuole, terra rossa, federazione tennis, cervello, testa e amenità del genere, abilità psicomotorie. Campioni di tennis in Italia ce ne sono pochi attualmente e anche in passato non è che ne avessimo un gran numero, ne parlano in tanti. Sarà forse che gli italiani, bravi a livello juoniores, crescono meno di Svedesi, Serbi, Russi, e sono più simili agli asiatici? Sarà che forse galleggiano un po’ meglio e vincono nel nuoto? Sarà che nelle donne queste differenze sono meno evidenti e quindi ci scappa qualche successo in più? Se l’educazione fisica nelle scuole facesse schifo dovrebbero risentirne tutti gli sport, nuoto compreso, scherma, sci alpino, sci di fondo, mezzo fondo, fondo, pallavolo. Il romanzo lo hanno ma si vede che a qualcuno piace pensare che si possano far nascere ottimi centometristi dai bianchi o fondisti dai giamaicani tipo Bolt, non ci riescono e attribuiscono le responsabilità a tutti gli altri. I propri Gasquet li hanno tutti. La tabella di Wikipedia si riferisce naturalmente solo alla statura, c’è da aggiungere l’ossatura e il peso specifico. Variabili non propriamente da trascurare. Sì il campo deve essere proporzionato ma anche da adulti, e se la federazione internazionale fa di tutto per rendere il tennis sempre più fisico da quelle parti dovrebbero avere l’intuizione che è come ingrandire il campo per alcune persone, le più minute. Forse c’è qualche interesse dietro?

In Italia per usare un’espressione volgare, forse più comprensibile a tutti, siamo pieni di mezze seghe, mediamente più degli altri. Le stesse mezze seghe che da piccoli davano 6-1, 6-2 a Federer, quando lo svizzero non era un metro e ottantacinque e tutto il resto di conseguenza (è in libreria).  Siamo molto simili a coloro che abitano la zona asiatica. Le mezze seghe non sfondano Ferrero, è fuori dalla loro possibilità, le mezze seghe possono solo palleggiare e rischiano di andare fuori giri se cercano di sfondare. Lo chieda a Gasquet, illusione giovanile di tutta la Francia. Don Budge sfonda, invece, ma se vuole palleggia anche quando non è in forma e non è a meglio del timing. Ma Budge aveva le sue caratteristiche che tutti possono controllare facendo una veloce ricerca in internet in lingua inglese. Rod Laver sfondava, anche lui. Chang non sfondava invece. Chissà come mai?

Poi c’è l’Argentina nella cartina ma li credo che si debba prendere in considerazione le generazioni che si sono mischiate con altre nazionalità e con gli autoctoni, si veda la madre Russa di Pietrangeli per altri versi.

E’ proprio la motricità che non manca perché finchè è questa caratteristica che fa la differenza (livello juniores) gli italiani vincono.

Gulbis elimina Federer. Ma i romanzi che cazzo li scrivo a fare?

Ernest Gulbis

Il numero uno del mondo è stato eliminato al primo turno degli internazionali di Roma da Ernest Gulbis. 26, 61, 75 è il punteggio finale. Una copia naturalmente l’hanno avuta anche le migliori firme del tennis, almeno quelle che sono riuscito a contattare, anche se ho il sospetto che i testi si siano persi tra i meandri delle redazioni di Ubitennis e Tennis Italiano. Erano diretti a Federico Ferrero e Ubaldo Scanagatta. Pazienza. Mi consolo con il fatto che c’era ancora qualche refuso.

Ma torniamo a noi. Il segreto del lettone naturalmente risiede nella velocità di esecuzione anche se un buon romanziere darebbe un’occhiata anche al colore dei capelli. Prima che gli si schiarissero sotto i continui raggi ultravioletti a cui ci si espone nei campi da tennis.

Il corpo e la mente. Qual’è la chiave? Il corpo lo sosteneva anche Freud

L'attrattore di Lorenz

Può capitare di rimanere confusi. Spesso si sente ripetere anche dagli stessi atleti che la chiave di un’ottima prestazione sia la mente, intesa come capacità di concentrazione, controllo dell’ansia e della tensione (specialmente nelle grandi occasioni),  attitudine o competenza a concentrarsi bene sul compito atletico che si sta per svolgere. Indubbiamente le qualità caratteriali e psicologiche sono molto importanti, anzi spesso essenziali, ma è frequente cadere in equivoci, anzi in un grossolano errore.  Questo accade perché siamo soliti osservare le competizioni di atleti professionisti i cui valori agonistici sono molto vicini. La discesa libera Olimpica di Vancouver si è conclusa con tre atleti racchiusi in appena 9 centesimi di secondo.  Primo Defago con Svindal secondo a 7 centesimi di secondo e davanti a Bode Miller (terzo) per due centesimi. Inoltre il miglior italiano Werner Heel è arrivato dodicesimo con un distacco di 88 centesimi di secondo, tempo che sembra un’eternità ma che se guardiamo lo scorrere della lancetta dei secondi dei nostri orologi sembra molto di più poca cosa, anche se non proprio un’insignificanza come possono essere nove o due centesimi. Ecco che la discesa Olimpica, come ogni competizione dai valori atletici molto vicini, può indurre in facili errori.

Interdipendenza.

Premesso che i due aspetti, quello strettamente fisico e quello strettamente psicologico, sono tra loro collegati e si influenzano a vicenda rimane però da chiedersi quali dei due sia prevalente in un’attività fisica come lo sono tutte le attività sportive. L’intento è quello di cercare di dirimere il più possibile i due aspetti, e poi riunirli per vedere quale dei due ha una maggiore prevalenza sull’altro. La differenza di pochissimi centesimi può naturalmente dipendere da un fattore caratteriale o psicologico puro e semplice. Questo è il motivo per cui chi guarda le gare dalla televisione può essere indotto in errore: ciò che si vede è la competizione tra atleti che sono già molto vicini per capacità fisiche. In questo caso un atleta che ha per nascita o per educazione, quando per educazione s’intende la crescita psicologica, una maggiore determinazione e una maggiore capacità di sopportare lo stress psicofisico avrà sicuramente maggiori possibilità di eccellere anche in competizioni molto sentite emotivamente come un’Olimpiade. Sicuramente più di chi ha un carattere più emotivo e facilmente soggetto a ansie o preoccupazioni. Ma la sicurezza e la capacità di affrontare con la maggior tranquillità possibile eventi rinomati dipende anche dall’abitudine che sia ha a gareggiare in determinate circostanze e dalla percezione delle proprie possibilità di vittoria  o di competere in quelle determinate circostanze. Tale percezione inoltre non può non dipendere da un confronto con la realtà. Continua a leggere