Le ali della farfalla

Insignificanze e uragani (little details consiting changes)

Lettera a Jacques Rogge

con 5 commenti

Ringrazio la comunità del web per la diffusione che vorrà dare a questa lettera aperta, che non vuole essere una semplice polemica, ma lo spunto per riflettere con attenzione e cura su molti aspetti aperti relativi allo sport e al suo impatto educativo sulle generazioni più giovani. Ne riporto, al termine della pagina, una copia in formato pdf per una lettura migliore.

Al Presidente del CIO

Sig. Jacques Rogge

Agli spettabili Membri componenti

il Comitato Internazionale Olimpico

Al Presidente del CONI

Sig. Giovanni Petrucci

Agli spettabili Membri componenti

il Consiglio Nazionale

Egregi Presidenti, spettabili membri dei Comitati Olimpici,

è nell’interesse di valori quali la cultura, l’educazione, e i principi etici fondamentali universali che, malvolentieri, vi chiedo di valutare con estrema attenzione questa lettera.

Credo che uno sport per definirsi olimpico debba rispettare determinate caratteristiche che lo facciano rientrare nei canoni della manifestazione sportiva più rinomata, le cui radici affondano nella storia dell’umanità. La principale dovrebbe essere la corrispondenza con i principi fondamentali della Carta Olimpica che all’articolo n.2 evidenzia che

L’Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta in un insieme armonico le qualità del corpo, la volontà e lo spirito.

Nell’associare lo sport alla cultura ed all’educazione, l’Olimpismo si propone di creare uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici fondamentali universali”. Negli articoli 29 e 30 relativi alle federazioni internazionali (FI) è scritto che

per quanto riguarda il ruolo delle FI in seno al Movimento Olimpico, i loro Statuti, le loro pratiche e le loro attività dovranno essere conformi alla Carta Olimpica”.

Al comma 1.1 dell’articolo 29 si aggiunge che le stesse federazioni internazionali dovranno “stabilire e mettere in pratica in conformità dello spirito olimpico, le regole relative alla pratica dei rispettivi sport e vegliare sulla loro applicazione”.

In relazione a questi tre articoli valutati nel loro insieme mi sembra evidente che il gioco del tennis, allo stato attuale, non possa rientrare tra gli sport Olimpici. Ma andiamo per ordine: in ogni sport le federazioni procedono a regolamentare l’attrezzatura con cui si praticano tali sport. La finalità della regolamentazione è duplice: da un lato si impedisce che vengano usati attrezzi pericolosi o nocivi per l’atleta, ma dall’altro, e non è di minore importanza, la regolamentazione fa si di porre tutti gli atleti sullo stesso piano competitivo in modo che la gara evidenzi le qualità del “corpo, della volontà e dello spirito”.

Anche nell’atletica, dove l’uso dell’attrezzatura è limitato, e gli strumenti utilizzati sono relativamente semplici, assistiamo a regolamentazioni stringenti. Nel lancio del peso l’oggetto da lanciare deve pesare per gli uomini 7,26 chilogrammi e 4,00 per le donne. Sono tollerate soltanto delle piccole differenze di 35 mm per il diametro, ma il peso non può essere modificato e nessuno può presentarsi sulla pedana con 100 grammi in meno da lanciare. Nel lancio del giavellotto l’attrezzo deve rispettare caratteristiche che sono definite in modo chiaro: 600 grammi di peso per le donne e 800 per gli uomini. Nel giavellotto (e non solo) è regolamentata anche la pedana di lancio, la quale deve essere lunga tra i 30 ed i 36,5 metri e larga 4. Una regolamentazione equivalente la ritroviamo nel lancio del disco, nella quale disciplina lo strumento deve possedere le seguenti caratteristiche di peso, diametro e spessore: kg. 2 per gli uomini e 1 per le donne; diametro tra 182-180 mm per le donne e tra 219-221 mm per gli uomini (millimetri in più di diametro potrebbero garantire una maggiore portanza del disco nell’aria, con evidenti vantaggi di lunghezza della distanza percorsa); spessore tra 37-39 mm per le donne e 44-46 per gli uomini. Lo stesso avviene per lo sci alpino, dove i limiti secondo le norme della FISI per lo slalom gigante sono i seguenti:

1° – lo spessore massimo consentito tra la parte inferiore dello sci e la suola dello scarpone non deve essere superiore ai 55 mm;

2° – la lunghezza degli sci non può essere inferiore a cm. 185 per gli uomini e cm. 180 per le donne.

3° Il raggio di curva minimo non può essere inferiore a mt. 21.

Tali limiti negli sport sono fissati in alcuni casi per la sicurezza degli atleti e per garantire uguali condizioni di confronto.

Forse ho scritto troppi numeri, ma sono cifre che ci consento di mettere in condizione gli atleti di competere alla pari, in modo che possano emergere quelle qualità che sono alla base dell’olimpiade e aggiungerei di ogni sport.

Forse non tutti gli sport, perché nel tennis la regolamentazione è alquanto latitante, per non parlare dei controlli.

Nel tennis è regolamentata la lunghezza della racchetta e la grandezza del piatto corde, sono proibiti ogni tipo di attacchi o sporgenze sulle corde o sul telaio e in più è bandito dal comma d della regola n.4 ogni dispositivo “con cui, durante il gioco di un punto, sia possibile cambiare[...] la distribuzione del peso lungo l’asse longitudinale della racchetta che potrebbe modificare il momento d’inerzia dell’oscillazione oppure cambiare volontariamente qualsiasi caratteristica fisica che possa influenzare la prestazione della racchetta durante il gioco di un punto”.

Se ne deduce che ci possono essere racchette che hanno prestazioni migliori e racchette che hanno prestazioni peggiori sulla base di determinate caratteristiche.

Ma da cosa dipende, nello specifico, una migliore prestazione di una racchetta? Ce lo dice lo stesso regolamento; è in stretta correlazione con la quantità di massa, con la distribuzione lungo l’asse longitudinale della stessa, in associazione con i materiali di costruzione e la tipologia del piatto corde. Le variabili da considerare sono diverse ma non sono tutte regolamentate! Ci sono limiti alla lunghezza, alla superficie del piatto corde, ma non ci sono limiti né di peso né di distribuzione dello stesso, né di materiali, ma sono proprio queste caratteristiche che rendono una racchetta più o meno efficiente (più della sua lunghezza o grandezza). Il momento d’inerzia e la conservazione della quantità di moto sono fisica del liceo e non ci sono dubbi sulla veridicità delle loro leggi.

Consentire tali e tante diversità solleva dei problemi tecnici, infatti sarebbe come consentire nell’atletica ai lanciatori del peso di scegliersi il peso che desiderano: uno si presenta con sette chili e due, il suo avversario con un peso da sette e un altro ancora con un peso da sei chili. Se ognuno avesse il suo peso sarebbe avvantaggiato quello che lancia un peso minore. Nel tennis i vantaggi derivano anche da un peso maggiore e una distribuzione migliore della massa. Immaginate una gara Olimpica dove tutti i pesisti lanciano 7,26 chili e uno tra i più forti lancia 7,16 chili. In una competizione combattuta, tirata, avrebbe una possibilità in più di vincere, magari sarebbe proprio questo aspetto a fare la differenza, ma non solo, se il numero di lanci fosse elevato, tendente a infinito, le volte che riuscirebbe a sopravanzare i suoi avversari aumenterebbero, perché riuscirebbe a essere competitivo anche quando non è al massimo della forma. Tale ipotetica situazione sarebbe in contrasto con l’art. n. 2 della carta Olimpica. “L’Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta in un insieme armonico le qualità del corpo, la volontà e lo spirito”.

Ma torniamo al tennis; durante il gioco di un punto non si può cambiare il momento d’inerzia della racchetta, questo sancisce il regolamento, ma lo stesso regolamento non prevede che gli atleti scendano in campo con una attrezzatura che garantisca una competizione alla pari, nel rispetto dei valori dell’ Olimpismo, in modo che la gara evidenzi proprio le qualità del corpo, della volontà e dello spirito”.

Anzi ammette una vastissima gamma di differenze nell’attrezzatura di gioco.

Ma c’è di più: oltre a questa carenza regolamentare i controlli non ci sono nemmeno su ciò che è regolamentato. Ogni atleta scende in campo con le sue racchette, o con ciò che gli viene consegnato dalla casa costruttrice. Nessuno controlla che non abbiamo particolari dispositivi che permettano di “cambiare[...] la distribuzione del peso lungo l’asse longitudinale della racchetta che potrebbe modificare il momento d’inerzia dell’oscillazione”; condizione particolarmente sentita dal regolamento. La federazione si limita a approvare i prototipi, ma non ci sono controlli nei tornei, e nemmeno nei tornei Olimpici. Tale situazione mi appare come un’ anomalia.

L’ultimo capoverso del comma d) (Art. 4) lascia alquanto perplessi. Lo riporto per intero: “La racchetta non può contenere né ad essa può essere aggiunta alcuna sorgente di energia che, in qualche modo, possa modificare o influenzare le sue caratteristiche di gioco“.

Cosa si intende per sorgente di energia? Non viene spiegato, allora riporto la definizione di Wikipedia di Fonti di Energia:

Le fonti di energia, secondo una definizione più o meno condivisa, rappresentano ciò che la natura ci ha messo a disposizione e che possiamo utilizzare (direttamente o attraverso una trasformazione) al fine di estrarre energia per ottenere un particolare lavoro o utilità”.

Se ne può dedurre che, se sulla racchetta abbiamo qualcosa che ci fornisce energia per svolgere meglio il lavoro di colpire una pallina e mandarla a 23 metri di distanza con le rotazioni desiderate, questo qualcosa non dovrebbe essere consentito. (L’articolo appare alquanto generico).

La massa e la sua distribuzione possono essere considerarti fonti di energia o energia? Secondo la formula di Einstain, che stabilisce una equivalenza tra massa e energia si: E=mc². La quantità di massa e la sua distribuzione, inoltre, in fisica, sono elementi essenziali per calcolo del momento d’inerzia sia lineare che angolare. Sempre la massa deve essere considerata per il calcolo dell’energia cinetica, la cui formula è la seguente: E = ½ M x V². (la metà della massa per la velocità al quadrato).

La massa è energia, quantomeno, ne è parte integrante, ma la sua distribuzione e la sua presenza non è regolamentata, anzi sembra esserlo, ma in modo talmente vago che praticamente non lo è.

Si potrebbe obiettare che una lieve differenza del peso, della sua distribuzione, in associazione o meno, con materiali e cordatura non abbia delle influenze sul gioco tali da portare dei vantaggi e fare la differenza in una competizione.

Ma anche i tennisti non professionisti considerano la racchetta talmente importante da averne con sé due uguali in caso di rottura di una corda. E’ una prassi consolidata di quasi tutti i giocatori abituali di ogni circolo; a questo proposito l’opinione di Thomas Muster (ex n.1 del mondo) non fa che avvalorare questo aspetto. L’intervista fu rilasciata da Muster l’8 aprile 2006 alla BBC. In quell’occasione rispondeva a domande di appassionati. Questa fu una sua risposta.

Q. After winning Roland Garros in 1995 you were never able to repeat as a Grand Slam champion even though you were still the world’s premier clay court player. Why do think that is? Did your ambition wane a bit after finally winning a major?

Randy Rousseau, USA.

D. Dopo aver vinto il Roland Garros nel 1995 non sei riuscito a ripetere un successo nei tornei dello Slam [...] Come mai è accaduto questo? Forse la tua ambizione è diminuita dopo che finalmente avevi vinto un torneo dello slam?

R. I changed my racquet in 1997 to a slightly longer one with a different stringing pattern. It helped me to serve better, volley better and to hit more ‘flat’. That is shown in my record on hard courts that year because they were the best of my career, but I couldn’t play as well with that racquet on clay. It didn’t spin the ball as well. I played really well at Key Biscayne, but then when I went to Davis Cup, Goran Ivanisevic beat me on clay and that was really unexpected because I was in really good shape.

I couldn’t spin the ball the way I used to and I didn’t have a good clay court season. I tried all sorts of other racquets and string patterns, even using my old racquet for clay and my new racquet for hard courts, but nothing worked. I couldn’t make the transition between the two quick enough.

Once you lose confidence and you are testing racquets in the middle of the season it’s like a Formula One driver trying to work out troubles with the engine. It was frustrating and I started hating it. If you’re practicing more than before and your results are getting worse and you can’t work out why, you get sick of it. That’s why I retired.

R. Ho cambiato la mia racchetta nel 1997 con una leggermente più lunga e un numero differente di corde. Questo mi ha aiutato a servire meglio, volleare meglio, e a usare i colpi piatti. Questo è mostrato dai miei record sulle superfici veloci (dure), che furono i migliori della mia carriera quell’anno, ma non riuscivo a giocare così bene sulla terra battuta. Giocai bene a Key Biscayne, ma quando Goran Ivanisevic mi battè sulla terra quel risultato fu del tutto inaspettato, perché ero veramente in gran forma.

Non riuscivo a imprimere rotazione alla pallina, nel modo in cui c’ero sempre riuscito e non ebbi una grande stagione sulla terra. Provai tutti i tipi di racchetta e corde, infine usai la mia vecchia racchetta per la terra e quella nuova sulle superfici veloci, ma niente funzionò.

Una volta che perdi la confidenza e sei occupato a testare racchette nel mezzo della stagione come un pilota di Formula uno che cerca di risolvere i problemi alla macchina, allora la situazione diventa frustrante [...]. Se ti alleni di più di quanto ti allenavi prima, e i risultati peggiorano, e non riesci a capire perché, ti demoralizzi. Questo è il motivo per cui mi ritirai.

Siamo sicuri che la racchetta che riprese in mano dopo averla cambiata fosse la stessa che gli consentì di giocare quel tennis d’eccellenza che gli permise di vincere il Roland Garros? Forse non era proprio uguale? Forse era simile? Forse c’erano ancora piccole differenze?

Sembra sempre più chiaro che, come accade in ogni sport dove i livelli della competizione sono elevati e serrati, piccole differenze possono diventare uragani di differenze, ma nonostante tutto la regolamentazione è lassista, quanto meno superficiale e i controlli latitanti.

La grande campionessa Martina Navratilova con i suoi 59 titoli degli Slam tra singolo, doppio e doppio misto mi sembra una voce autorevole.

L’intervista è stata rilasciata a ESPN Sport il 2 settembre 2006. Ne riporto alcuni stralci.

Navratilova criticizes lack of racket regulation.

La Navratilova critica la mancanza di una regolamentazione delle racchette.

NEW YORK — Martina Navratilova criticized the tennis establishment on Saturday for not having enough regulations to deal with the size and strings of rackets.

“It takes less skill to hit great shots or to hit powerful shots because you just bang away,” Navratilova told a news conference at the U.S. Open. “Tennis used to be more like squash — now it’s more like racquetball.

“Hit the ball as hard as you can, it will still go in.”

Martina Navratilova critica le istituzioni del tennis [...] per non aver regolamentato a sufficienza le caratteristiche e le corde delle racchette.

“Sono necessarie poche capacità per ottenere grandi colpi, o colpi potentissimi, perché puoi colpire e basta” [...].

“Colpisci la palla più forte che puoi, tanto la palla resterà in campo”.

[...].

Navratilova said “the powers that be aren’t regulating” tennis enough.

“I’m disappointed that the racket manufacturers are dictating what kind of tennis we’re watching,” she said.

Navratilova ha detto che “la potenza non è regolata” nel tennis a sufficienza.

Sono contrariata dal fatto che le case costruttrici di racchette impongano che tipo di tennis noi dobbiamo guardare”, lei ha detto.

“They’re saying, ‘Oh, this is the rackets we need to be playing with.’”

She praised the strict rules dictated by the Professional Golf Association.

“If golf regulated their game the same way tennis regulated our game, they’d be hitting 400 yard drives, hooking it left and right, any which way they want to, or keeping the ball straight even though you have a hook swing but the ball still goes straight.”

“Ci stanno dicendo, ‘Oh queste sono le racchette con cui noi abbiamo la necessità di giocare”.

Lei si auspica delle regole più restrittive come quelle della lega del Golf Professionistico

Se il golf fosse regolamentato come il tennis, i golfisti potrebbero colpire 400 yards, agganciando la palla da sinistra o destra, in qualunque modo vogliano, oppure prendendola diritta, infine pensando di aver colpito storto ma la pallina andrà diritta”.

In una parte dell’intervista la Navratilova afferma che le case costruttrici ci dicono come dobbiamo giocare e con cosa.

Siamo sicuri che non lo “dicano” anche agli atleti, dando a ciascuno un tipo di racchetta e quindi un tipo di gioco, più o meno efficiente che sia, seguendo determinati interessi?

La questione non è limitata agli ultimi anni, le due interviste sono del 2006, ma è stata dibattuta anche in passato: Gianni Clerici, noto scrittore, tennista, giornalista e innamorato di questo sport, la evidenziò con una sua lettera all’allora presidente della federazione internazionale (Mr. Brian Tobin). Dalla lettera si evince che lo strumento con cui si gioca uno sport può snaturalo a tal punto da prendere in considerazione la possibilità di cambiare nome allo sport stesso:

Signor Brian Tobin,
Presidente International Federation,
Londra.

Caro Presidente, non sono riuscito a vederti dopo la finale del Roland Garros, e sento quindi l’esigenza di comunicarti per scritto quel che avrei tenuto a dirti a voce.(…)

Il potenziamento della preparazione atletica, la sempre più accanita professionalità, e soprattutto il mutamento dei materiali, hanno impresso al gioco un violento mutamento. Senza le nuove racchette, la tecnica che ha avuto origine con Bjorn Borg, e che ha condotto a colpire la palla in modo totalmente diverso dal passato, non si sarebbe mai verificata, o almeno sarebbe avvenuta in misura inferiore.

Nel ‘78, la Itf incaricò una commissione di difendere il gioco da una cordatura chiamata “spaghetti”, che stava minacciando di snaturarlo. Non feci parte di quella commissione, ma grazie al mio aiuto, poterono svolgersi i test che condussero al bando della racchetta “Spaghetti”.

I test dimostrarono, caro Presidente, che quella racchetta impartiva alla palla una rotazione superiore di 1/4 a quella di una normale accordatura. Non era niente, a pensarci ora. Nel bandire lo strumento pirata la commissione decise anche quali dovessero essere le dimensioni consentite a una racchetta ma, nonostante io mi permettessi di caldeggiare una limitazione dei materiali, il suggerimento venne disatteso, considerato negativo per il “progresso tecnologico”. (…)

Insieme a nuovi materiali, si è così sviluppata una tecnica che privilegia l’atleta più forte, e non il giocatore capace di trarre le note più raffinate della palla. (…) Mi pare ampiamente dimostrato che questo nuovo sport è talmente diverso dal gioco precedente che non è obiettivo continuare a chiamarlo con lo stesso nome.(…)

Propongo quindi l’istituzione di una commissione che trovi un termine più adatto per ribattezzare quello che fu il Tennis, per dare il nome che gli spetta ad uno sport del tutto nuovo, basato soprattutto sulla muscolarità e la propulsione consentita dai nuovi materiali. Del vecchio tennis rimarrà il ricordo storico, la nostalgia dei vecchi giocatori e appassionati come me e, anche se non puoi dirlo, come te.

Gianni Clerici.

Considerato quanto esposto mi sembra una logica conseguenza chiedere al CIO (Comitato Internazionale Olimpico) di valutare la possibilità di escludere lo sport del tennis da quelli ammessi all’Olimpiade, sulla base del mancato rispetto della carta olimpica nei seguenti punti:

Art. n.2 dei principi fondamentali:

L’Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta in un insieme armonico le qualità del corpo, la volontà e lo spirito.

Nell’associare lo sport alla cultura ed all’educazione, l’Olimpismo si propone di creare uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici fondamentali universali”;

articoli 29 e 30 relativi alle federazioni internazionali

per quanto riguarda il ruolo delle FI in seno al Movimento Olimpico, i loro Statuti, le loro pratiche e le loro attività dovranno essere conformi alla Carta Olimpica”;

comma 1.1 dell’articolo 29

le stesse federazioni internazionali dovranno “stabilire e mettere in pratica in conformità dello spirito olimpico, le regole relative alla pratica dei rispettivi sport e vegliare sulla loro applicazione”.

Un appassionato giocatore.

Fabrizio Brascugli, 19.11.2007

La presente lettera aperta al Presidente del CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e del CONI e a tutti i loro componenti è da considerare come prefazione libera e liberamente distribuibile per fini non economici del Romanzo dal titolo “La mano di Rod. Misteri e segreti del tennis e delle racchette” di proprietà intellettuale del sottoscritto Fabrizio Brascugli.

Non sono ammesse modifche nè citazioni parziali della lettera senza l’esplicito consenso dell’autore.

La mano di Rod

Download lettera pdf. Tennis e Olimpiadi

Se ha dei vantaggi Pistorius…

Written by Fabrizio, the wings

23 Novembre 2007 a 11:06 am

5 Risposte

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  1. [...] Io so e ho anche la pen drive. [...]

  2. [...] Leggi la lettera aperta a Jacques Rogge (Presidente del CIO) Tagged with: articoli, atletica, attualità, carta olimpica, handicap, news, olimpiade, pechino 2008, pensieri, protesi, regolamenti, sport, tennis [...]

  3. [...] Leggi la lettera aperta a Jacques Rogge (Presidente del CIO) [...]

  4. [...] Leggete la lettera a Jacques Rogge. Se non può Pistorius non può nemmeno il tennis. [...]


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