Archive for the ‘storia’ Category
Un po’ come la linea Maginot: è sufficiente una chiavetta
Con questo non si vuole certamente fare facili paragoni tra le parti in causa, semplicemente certe strategie o linee difensive dal costo smisurato (60 milioni annui) sembrano essere facilmente aggirabili. Un chiavetta come le Ardenne; virtuali naturalmente.
Parte la sfida a Rai-Mediaset Il digitale terrestre sul decoder Sky – Corriere della Sera
Sky consentirà ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre grazie a Digital Key, una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore Tv Digitale Terrestre che, collegata al decoder Sky Hd o My Sky Hd, consentirà di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in un modo semplice: infatti la chiavetta integrerà nella Guida Tv Sky la programmazione dei canali dtt consentendo di fare zapping su tutta l’offerta digitale in chiaro senza cambiare telecomando.
L’espresso | Piovono rane di Alessandro Gilioli
Per toglierli, la Rai ha rifiutato 60 milioni di euro l’anno per sette anni.
Adesso la Rai ridarà agli abbonati Sky (senza incassare un euro) quei canali che solo tre mesi ha rifiutato di dare in cambio di 60 milioni di euro l’anno.
Il Nobel per la pace preventiva a Barack Obama
A dieci mesi dall’investitura non era mai accaduto. Roosvelt lo ricevette nel mezzo del suo secondo mandato e Carter quando era ormai un ex Presidente. A Barack Obama è stato invece assegnato dopo appena dieci mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca, quasi lo meritasse sulla fiducia o per meriti già acquisiti. Il Nobel a Obama sarà per lui tanto gratificante quanto limitante. Dovessero verificarsi nei prossimi anni scenari politici internazionali che lo mettessero davanti a scelte complesse e prevedessero l’ipotetico uso della forza, il Presidente statunitense si troverebbe a dover affrontare maggiori responsabilità e sulla coscienza delle sue scelte peserebbe proprio il Nobel che gli è stato assegnato, spostando il limite dell’uso della forza anche a fin di bene, o per la pace stessa, oltre quello che sarebbe stato immaginabile se il Nobel non gli fosse stato assegnato. Quando un Nobel per la pace è eticamente giustificato a intervenire militarmente, o ad aumentare le truppe in Afghanistan, o ad appoggiare politicamente uno stato che fa uso di sistematici interventi militari? Queste sembrano essere le domande da porsi dopo la decisione dell’Accademia di Svezia. La situazione in Medio Oriente è ancora lontana da una stabilizzazione e l’Iran sembra essere sempre intenzionato a mantenere i suoi atteggiamenti provocatori. Inserito nel quadro internazionale il Nobel sembra apparire un vincolo in più che non può essere ignorato con molta facilità, e che potrebbe prestarsi in futuro ad aspre critiche nei confronti del presidente americano. Una speranza e un augurio, ma forse anche una mano legata. Cresce il rischio di passi falsi.
Complotti lunari, e la storia infinita
Nell’anno dell’anniversario dell’allunaggio le chiacchiere non si fermano, anzi, le interviste, gli articoli, e i riflettori mediatici puntati (interviste a Buzz Aldrin, documentari, filmati) hanno rinfocolato le polemiche sulla verità o la falsità dello sbarco sulla luna, che mi sento di poter affermare che si realizzò quarant’anni fa. Paolo Attivissimo impiega ormai credo più della metà della sua giornata a cercare di smontare la tesi del complotto lunare, la quale pretende che l’uomo non abbia mai messo piede sulla luna. Ha creato, oltre a quello personale, anche un blog specifico e dedicato, con il quale puntualmente cerca di smontare le ipotesi complottistiche. Ma quest’ultime si aggrappano a tutto anche per altri argomenti con “alogiche” similari: dettagli, affermazioni sospette di Aldrin, che poi tanto sospette non sono, su strani monoliti su Marte; i filmati mancanti, la prospettiva delle fotografie, e tanti altri dettagli o obiezioni. Il lavoro del nostro prode antibufala, che seguo da alcuni anni, credo che non terminerà molto facilmente è infatti impiegato anche sul fronte degli sciachimisti (altro blog specifico), le normali scie di condensazione degli aerei che molti credono essere tracce di prodotti particolari utilizzati per reconditi e preoccupanti scopi. Poi c’è l’immortale 11 settembre e consuete, anche qui, teorie complottistiche, che partono da lontano come l’idea dei voli e della loro assenza dai registri. Il motivo fondamentale per cui Attivissimo rischia di combattere la sua battaglia in eterno è dovuto al fatto che la maggior parte delle persone non sono razionali e quindi poco sensibili a ragionamenti di questo tipo; il secondo motivo è che è molto più semplice e meno dispendioso affermare una cosa qualsiasi campata in aria piuttosto che una razionalmente ponderate. La capacità di fuoco dei complottisti è quindi notevolmente superiore alle chirurgiche armi dei razionali che sono tra l’altro anche in minoranza nel numero. Sinceramente non so dove trovi tutte le energie per contrastare puntualmente tutte le affermazioni beatamente e semplicemente proposte senza pensarci troppo, anche se un idea ce la può dare Oscar Wilde: l’importanza di chiamarsi Attivissimo.
40 anni dall’allunaggio e dall’ultimo Grand Slam
Roland Garros Day 2. La terra è veloce e l’erba è lenta
Non ci sono più le mezze stagioni, lo sapevamo. A Wimbledon seminato a loietto i rimbalzi sono sempre più alti e la terra più compatta, mentre al Roland Garros il manto rosso sembra essere sempre più veloce. Di quanto? Non è dato dirlo con precisione, ma un po’ più veloce, forse degli anni scorsi. Federer sembra gradire un po’ meno Nadal ( se così stanno le cose). Vincono entrambi, ma lo spagnolo sembra faticare con il Brasiliano Daniel Marcos anche se poi alla fine, se si esclude il primo set, la partita è sembrata andare in discesa (75 64 63). Lo svizzero invece preso dal fervore della velocità ( se un giorno usassero l’erba verde ci sarebbe anche il colore) ha impressionato tutti (sembra anche qui). Alberto Martin non è certo un test troppo significativo. Bolelli vince con Berdych in quattro set ed elimina la testa di serie numero 19. Che sia davvero più veloce questa terra? Fognini invece è stato sconfitto dal russo Andreev. Il numero dieci del ranking Davidenko, quello che sembra segaligno, ma non lo è dove conta, vince facile in tre set.
Tra le ragazza la Safina vince 60 60, e vincono anche la Sharapova e Venus Williams, ma entrambe lasciano un set alle avversarie. La Pennetta perde invece netta,emte 61 61. Qui gli altri risultati. Non c’è più la terra di una volta. ma anche il dritto sembra essere diverso: Nadal colpisce con il peso indietro e con le gambe sembrano quelle di un trampoliere, ma la palla va di là ugualmente. Chissà quanto è diverso in fondo? Possono dircelo solo gli illuminati.
Badate colonnello, io ho carta bianca
La possibilità di essere Obama e lo spirito di Colombo
L’idea del viaggio è affascinante di per sé: viaggiare significa abbandonare un luogo per un altro, lasciarsi alle spalle qualcosa e predisporsi ad accettare novità. Nuovi paesaggi, nuove luci, nuove abitudini, nuovi pensieri, conferme o confutazioni. Rischi, pericoli e incertezze possono attenderci, ma dietro di loro potrebbe nascondersi un nuovo mondo e con lui nuove possibilità. C’è un particolare spirito che spinge a partire, nonostante il viaggio possa terminare con una delusione alcune persone partono lo stesso, sono sempre partire, e sempre partiranno, quasi a dispetto nei confronti di chi pretende di sapere in anticipo cosa troveranno. Cristoforo Colombo, che riuscì a convincere i reali spagnoli della bontà della sua impresa, sembra che non abbia riportato questo spirito indietro, dopo la scoperta delle Americhe. Le ondate migratorie dei secoli successivi hanno depauperato ancora di più il vecchio continente di questo spirito, che spinge a muoversi, a gettare il cuore oltre l’ostacolo, a cercare nuove opportunità; in fondo l’Europa di oggi è l’Europa dei figli di coloro che sono rimasti. Gli Stati Uniti sono la nazione di coloro che sono partiti, invece. Prima gli Inglesi a fondare le colonie e poi gli altri, a seguire negli anni. Anche la dichiarazione d’indipendenza rappresentò la scelta di mettersi nuovamente in viaggio: un viaggio metaforico, politico, economico e sociale. Poi venne il viaggio verso ovest, la frontiera, la conquista del west; sembra che lo spirito di Colombo, che lo spinse ad avventurarsi nell’oceano pacifico, sia rimasto a soggiornare in quella nazione, oltre oceano. Leggi il seguito di questo post »
Come Churchill corruppe i generali spagnoli
In un articolo sul times on line si scrive di come Winston Churchill convinse i generali spagnoli a rimanere fuori dalla seconda guerra mondiale. Anzi si descrive di come convinse un banchiere spagnolo ad agire come agente segreto organizzando pagamenti ai generali, i quali in cambio convinsero Franco a non entrare in guerra a fianco di Hitler. Dopo aver scoperto il sogno dello statista inglese di realizzare una nave interamente di ghiaccio, progetto in cui furono spese enormi quantità di denaro, le sue attività mi stupiscono sempre meno. Ma mi rimane il dubbio che i generali abbiano convinto un dittatore che forse non aveva bisogno di esserlo. Comunque è sempre meglio essere sicuri al 100 per cento.
Evviva le partenze scoglionate, e le rimanenze
Sulle strade sembra ci sia stato meno traffico in questi giorni. Nei luoghi di villeggiatura ci sono ancora persone, in una certa quantità che non sfugge all’attenzione. Gli Italiani finalmente si sono convinti a preparare le loro partenze in modo scaglionato, anche se l’impressione delle loro facce sembra essere scoglionata, ma il problema è dovuto solo a un paio di vocali, mi sono ripetuto. Quindi è possibile festeggiare: dopo anni in cui tutti facevano le ferie negli stessi giorni ora sono molti quelli che non riescono a raggiungere il mare o la montagna per un periodo di riposo. Queste sono le rimanenze, sempre scoglionate, anzi più scoglionate delle partenze. Ma anche chi parte quest’anno è un po’ scoglionato. Preso com’è nell’imboscata dell’aumento delle pasta, della benzina che sale e non scende mai, e dell’aumento del pane. Il giorno programmato per il rientro alla grama vita cittadina dalla breve vacanza, che consta di giorni 3 o 4 e non più delle lunghe tre riposanti settimane o più, sale naturalmente il livello di soddisfazione, e ne risentono le partenze sempre più scoglionate. Ammesso che si riesca a rientrare, perché corrono voci che qualcuno abbia finito i denari e abbia deciso di rimanere nei luoghi di villeggiatura: trattasi di rimanenze sempre dello stesso tipo emotivo e non logistico. Dopo anni di tentativi finalmente un obiettivo raggiunto. Ci voleva. Nel frattempo sembra che le dichiarazioni d’indipendenza dei popoli non siano tutte uguali: vanno bene quelle della Croazia e del Kossovo, ma un po’ meno bene quelle di Abkhazia e Ossezia, nei cui confronti sembrano tutti un po’ scoglionati, se si esclude la Russia. Preferirebbero che rimanessero, invece di vederle partire. Sarà il clima delle vacanze.
Al voto con le liste uniche e la fiaccola spenta
Il provvedimento del regime fascista proposto dal Ministro Alfredo Rocco e approvato dalla Camera il sedici marzo del 1928 riduceva le elezioni all’approvazione di una lista unica di 400 candidati. Stilare la lista era compito del Gran Consiglio del Fascismo che provvedeva a scegliere le persone secondo le proprie priorità e le finalità del Partito Fascista. Di fatto si manteneva l’atto del voto, ma lo si svuotava del suo significato, che è quello di esprimere una preferenza. Si andava alle urne, ma non si poteva fare altro che votare la lista accuratamente preparata dal partito. Oggi nel 2008, 80 anni dopo, l’evoluzione democratica ha fatto strepitosi e inimmaginabili progressi: le liste uniche sono tornate, ma in nome dei principi democratici e della par condicio sono utilizzate da tutti i partiti, che nell’alveo dei propri interessi preparano, proprio come a tempi di Mussolini, i loro listoni unici che l’elettore può solo decidere di approvare, se decide di dare il voto a un determinato partito. Così si priva di significato, ancora una volta, l’atto del votare, infatti nessuno potrà scegliere il candidato che preferisce e che ritiene possa rappresentarlo al meglio, ma sarà costretto a limitare la propria sovranità nello scegliere il partito, il quale ha già deciso chi saranno i parlamentari. Le scelte concrete sulla persona sono state eliminate e sostituite esclusivamente da scelte ideologiche astratte, volte a mantenere privilegi e clientele all’interno degli ingranaggi burocratici dei partiti. Si va alle urne e si può scegliere tra vari listoni unici senza poter dare la preferenza a chi riteniamo di affidare l’onere di svolgere l’attività parlamentare. L’unica differenza con
gli anni del ventennio sembra essere quella di avere aggiunto dei partiti. Forse è un po’ poco per un paese che ritiene di essere una democrazia moderna? Gli anni dei regimi totalitari europei furono anche segnati dagli avvenimenti delle Olimpiadi del 1936 a Berlino. Jessy Owens, uomo di colore, vinse i 100 e i 200 metri piani, il salto in lungo e, con la sua squadra, la staffetta 4X100, con l’annessa delusione di Hitler che sperava nella vittoria del più ariano Luz Long. Sono passati 72 anni e le Olimpiadi sono ospitate dalla Cina che è un paese che non brilla per la difesa dei diritti umani e l’autodeterminazione dei popoli. La fiaccola Olimpica simbolo dei più alti valori dell’uomo da concretizzarsi anche attraverso l’educazione e la pratica dello sport trova sempre maggiori difficoltà a rimanere accesa a causa delle numerose manifestazioni a favore di un Tibet libero. Una fiaccola a intermittenza, come discontinui nell’affermarsi sono i valori che rappresenta.
L’effetto farfalla di Napoleone a Waterloo
Organizzare e pianificare implica necessariamente ridurre. Ipotizzare condizioni e situazioni nel costruire strategie significa essere costretti a scegliere e quindi a eliminare qualcosa, necessariamente. L’asintoto alla perfezione si raggiunge cercando di prendere in considerazione più condizioni e variabili, e i possibili sviluppi che ne possono derivare singolarmente. Come avviene nel gioco degli scacchi, dove il controllo del gioco è dato dal numero di mosse e dalle linee di sviluppo del gioco che riusciamo a ipotizzare e memorizzare per ogni mossa. Ma seppur estremamente complicato il gioco degli scacchi non è propriamente complesso come un sistema aperto, ovvero un sistema sottoposto a variabili e condizionamenti esterni. Se lo è in alcuni casi (malore di un giocatore) lo è in modo limitato rispetto ai problemi che ci sottopone la vita, o un campo aperto di battaglia come nel caso di Waterloo. La strategia di Napoleone per il 18 giugno del 1815 era ai limiti dell’ eccezionalità sopratutto per una caratteristica: era resiliente. Ovvero era talmente bene ideata e strutturata da resistere a sollecitazioni esterne che non potevano essere previste: superò la diserzione del 15 giugno del generale Bourmont che passò al nemico rivelando i piani di battaglia di Napoleone con la 14a divisione del 4° corpo d’armata; sembrò prevalere anche sul fatto che il 15 guigno (giorno dell’inizio della battaglia) il maresciallo Grouchy non riuscì a sconfiggere definitivamente, come previsto, le truppe di Blucher nella piana di Ligny, le quali riuscirono a ripiegare e a far perdere le loro tracce. Ma un evento riuscì a imprimere un’evoluzione diversa alle sorti della battaglia condizionando gli eventi successivi e facendo pesare maggiormente la diserzione di Burmont e la riuscita ritirata di Blucher. La pioggia caduta nella notte tra il 17 e il 18 giugno impedì a Napoleone di sferrare l’attacco alle sette del mattino, costringendolo a ritardare l’offensiva fino alle 11.30 per aspettare un minimo di rassodamento del terreno, utile per lo spostamento dei cannoni. Questo imprevisto e il ritardo consentì a Wellington, secondo una ricostruzione attribuibile a Napoleone, di accorgersi di essere in un sacca dietro Mont Saint Jean e di lasciare quella posizione alquanto pericolosa. Da questo momento in poi il ventaglio delle possibilità di sviluppo sembra ampliarsi, e la battaglia seguirà le vie meno favorevoli a Napoleone. L’attacco al castello di Hougoumont, che doveva essere un diversivo, si trasforma in aspra battaglia che richiede risorse e uomini. La Fanteria Francese, al centro, sarà ostacolata nell’avanzata dal terreno che si asciuga con lentezza. Il ritardo permise a Blucher di rientrare sul campo di battaglia di Waterloo, dopo la ritirata incalzato da Grouchy. Ney, in serata, ci mise del suo ordinando la carica della cavalleria contro la fanteria di Wellington senza che avesse ricevuto ordini da Napoleone. Una carneficina. Napoleone ritarda l’impiego della guardia. Le sorti della battaglia sono segnate. Ma se non avesse piovuto quella notte?
Possiamo fare solo delle ipotesi: l’attacco sarebbe stato sferrato alle sette del mattino; Wellington forse non sarebbe riuscito a uscire dalla sacca in cui si era cacciato, con quattro ore di anticipo sull’inizio dell’offensiva,forse, Blucher sarebbe arrivato in ritardo a Watertloo; la mancanza dell’armata del disertore Bourmont la diserzione di Bourmont e quella l’assenza dell’armata di Grouchy, disperso alla ricerca di Blucher, sarebbe stata sarebbero state condizioni meno fondamentali. Sono solo delle ipotesi naturalmente, ma è certo che l’evento imprevisto e trascurato della pioggia ha permesso una diversa interazione delle armate in campo, cambiandone la forza relativa e il peso strategico; ha condizionato le scelte, i pensieri, e ha attribuito nuovi valori alle tattiche e ai tempi delle decisioni. Non possiamo sapere se Napoleone avrebbe vinto se non avesse piovuto, ma la battaglia avrebbe preso linee evolutive diverse, forse radicalmente. Cambiando l’accezione di significato dell’espressione di Cambronne possiamo dire “merde”.
per approfondimenti:
Goebbles, Tom Cruise, la fede e la razionalità


Capo della propaganda nazista Joseph Goebbles fu autore di misfatti, falsicazioni e disinforfamazioni che se valutati da un punto di vista strettamente tecnico debbono essere considerati molto ben congeniati; tanto che chi è uso praticare la disinformazione nel nostro paese dovrebbe cercare di prendere qualche spunto dalle tecniche adottate da quell’invasato, che riusciva a fare leva su tutto ciò che c’è di irrazionale in un uomo: la passione, la paura, i sentimenti di rivalsa, le pulsioni di ogni genere, e non trascurava il mito, i lavoratori e Dio. Leggi il seguito di questo post »
Karl R. Popper e il paradigma della complessità: contro ogni olismo trascendente e ogni storicismo.
Parte terza

Era una gelida mattina d’inverno. Fredman si alzò come sempre un quarto alle sette quando ancora dalle fessure della persiana che chiudeva male non passava nessuna luce. Procedette lentamente al buio protendendo in avanti il braccio per sentire i riferimenti dei mobili che gli permettevano di orientarsi e camminare con sicurezza nella piccola stanza da letto anche senza vedere. Non voleva svegliare sua moglie che durante quella settimana aveva il turno di notte e di conseguenza riposava, quando ci riusciva, fino a metà mattinata. In cucina accese la fioca luce della lampadina, la quale penzolava dal soffitto per il filo elettrico ricoperto da una guaina nera. Una modesta luce giallognola illuminò la stanza: l’acquaio era colmo di piatti e bicchieri, perchè la sera precedente non aveva avuto voglia di lavarli, infatti, assorto com’era nei suoi pensieri, trascorse alcune ore seduto, semplicemente a pensare. Poi spostò tutto ciò che era sulla tavola nell’acquaio e andò a dormire. Non riusciva a comprendere come fosse riuscito finalmente a rendersi conto di ciò che lo circondava. Tutto intorno a lui era controllato, l’intera società lo era, perfino lui e suoi colleghi avevano lavorato, per anni, proprio a quel progetto di controllo e manipolazione senza capire le finalità ultime di ciò che stavano facendo. Leggi il seguito di questo post »
Il guerrafondaio e il nirvana.
Criticato dai pacifisti di tutta Italia e di tutto il mondo per la guerra in Afghanistan e in Iraq, George W. Bush, l’assetato di sangue, il leader delle crociate in nome della pace e degli equilibri internazionali ha ricevuto il Dalai Lama nello scorso mese di
ottobre. Il governo cinese si infuriò e il portavoce del ministero degli esteri dichiarò che considerava il comportamento di Bush una grave ingerenza nella politica cinese. Per la Cina il Dalai Lama sarebbe solo un rifugiato politico che utilizza una copertura religiosa per ordire le trame indipendentiste del Tibet. Il presidente americano non fu minimamente scalfito dalle obbiezioni cinesi e il Dalai Lama rispose con un frase che mi è sembrata l’emblema della sua considerazione dell’ordinarietà degli affanni contingenti degli uomini. “Succede tutte le volte”, disse sorridendo. Poi, parlando di Bush, ha aggiunto: «Ci conosciamo, e abbiamo creato, credo, una vera profonda amicizia è come una riunione di famiglia». Leggi il seguito di questo post »
L’Appeasement e la capacità di dire di No.
Una della lezioni di storia che mi è rimasta più impressa all’università fu quella sull’Appeasement. La parola può sembrare strana, ma in realtà indica una prassi diplomatica che cerca in modo ostinato di risolvere i problemi di ordine internazionale con le trattative, al fine i mantenere la pace a tutti i costi. La diplomazia, che in molti casi trova e ha trovato soluzioni a molte questioni internazionali, nel periodo storico che vide l’escalation verso la seconda guerra mondiale con il tentativo di mantenere la pace in ogni circostanza fallì, anzi forse peggiorò la situazione, consentendo al nazismo di guadagnare tempo, produrre armamenti, affinare strategie, stipulare trattati. Questa è una lezione storica che le democrazie occidentali e sopratutto gli Stati Uniti non hanno mai dimenticato. Nel guardare le guerre preventive di questi anni: a partire dalla prima guerra del golfo, sino alla guerra in Afganistan e alla seconda in Iraq, al di là dei giudizi personali di merito, al fine di avere un quadro completo delle varie e contingenti situazioni credo che non si possa prescindere dal fatto che tra i fattori storici che portarono alla II guerra mondiale (Crisi del’29, Alleanza con l’Unione Sovietica, Isolazionismo dell’America) ci fu anche l’Appeasement, ovvero l’ostinato tentativo, alimentato dall’ostinata speranza, che Hitler potesse accettare di far rientrare la propria aberrante politica all’interno dei canoni del diritto internazionale. Non c’erano i presupposti né storici né umani: il Trattato di Versailles (1919) aveva innescato un enorme malcontento in Germania a causa delle riparazioni di guerra e Adolf Hitler non era il tipo di persona che addiviene a miti consensi tanto facilmente. Le tappe principali che evidenziano la politica dell’appeasement sono le seguenti: Leggi il seguito di questo post »





















