Il misero scoop dell’Espresso sul villaggio ecosostenibile e inesistente di Beppe Grillo

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Migliori spiegazioni le trovate nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano

Il filmato a nome di Walter Vezzoli era on line dal 2009. È sufficiente cercare su youtube ecofeduo. In più non solo è opportuno che chi ne ha la possibilità investa, con le forme societarie del luogo, in nicchie ecologiche e progetti che si accordano con la difesa della natura. Altrimenti certi luoghi sarebbero preda di altri tipi di investimento. Insomma mentre i giornalisti dell’espresso sprecano risorse ed energie in inchieste inesistenti, in Italia si aspetta il prossimo che si butta da una finestra. Non è nemmeno troppo irrealistico pensare che il numero delle società sia dovuto alla complessità dell’investimento. Indurre a pensare, poi, che un’assoluzione sia una colpa è una tecnica giustizialista tipica di un garantismo da due pesi e due misure.

http://www.youtube.com/watch?v=eaSk4Xp3EHA

Rinnovabili, le paure dellEnel “A rischio impianti convenzionali” – Repubblica.it

Via organizzatevi! Esserci stati non implica necessariamente esserci per sempre.

Il boom nella produzione di energia rinnovabile, arrivata ormai a coprire oltre un quarto del fabbisogno nazionale di elettricità, unito a consumi ormai da anni stabili o in calo, rende sempre più mariginale la necessità di produrre energia dalle centrali tradizionali, costringendole a lavorare a scartamento ridotto, con pesanti ripercussioni sulla loro redditività.

viaRinnovabili, le paure dellEnel “A rischio impianti convenzionali” – Repubblica.it.

Il costo delle menzogne è a lungo termine

Il disastro ecologico del Golfo del Messico sembra divenuto un caso di quelli esemplari per evidenziare quanto paga e quanto costa una menzogna a breve  e a lungo termine. Per esaminare la questione non è nemmeno necessario indagare su chi nello specifico abbia ragione o torto, perché spesso le responsabilità si dividono in modo diffuso. Rimane comunque chiaro che una bugia chiama una bugia e tutte hanno un costo che prevede la copertura della verità. Finché le cose vanno bene si incassano i vantaggi ma se un particolare dovesse andare storto magari qualcuno potrebbe avere interesse a indagare, per esempio sui test del cemento utilizzato nelle piattaforme petrolifere. Un risparmio a breve termine si trasforma in costo sul lungo periodo: intanto ci sono le spese legali che non saranno uno scherzo.

All’inizio di dicembre Bp ha accusato Halliburton di aver distrutto prove legate ai test condotti sul cemento usato dalla stessa Halliburton per costruire la piattaforma all’origine del disastro 2.

via Marea nera, Bp ora vuole un rimborso chiede 20 miliardi alla Halliburton – Repubblica.it.

Senza petrolio come si pagano le multe

Il fatto che alla British Petroleum sia stato concesso di tornare a scavare nel Golfo del Messico non sembra un buon colpo per Barak Obama. La BP non ha ancora pagato le multe e la situazione nel golfo è ancora lontana dal tornare alla normalità, con pesce e crostacei ancora pericolosi per le donne in gravidanza. Anche gli ecosistemi sono ancora in crisi secondo gli esperti ambientali. Dall’altro lato una legge più stringente sulla sicurezza in campo di estrazione petrolifera non è ancora stata approvata dal Congresso. Così le voci critiche aumentano con la BP che potrà tornare al lavoro. L’associazione più semplice è che se non lavora o se dovessero aumentare gli oneri per la creazione dei pozzi, a causa di una maggiore sicurezza, diventerebbe difficile pagare le multe e le richieste di danni.

A lot of people are not pleased with President Obama after he approved a plan for BP to drill in the Gulf of Mexico, the first of its kind since last year’s Deepwater Horizon explosion. Among the upset factions is the top Democrat on the House Natural Resources Committee, Ed Markey. “Comprehensive safety legislation hasn’t passed Congress, and BP hasn’t paid the fines they owe for their spill, yet BP is being given back the keys to drill in the Gulf,”

viaObama Greenlights BP’s Return to Drilling in the Gulf – National – The Atlantic Wire.

Perché in Italia si dice la verità su qualcosa?

In Svizzera hanno le idee poco chiare sul nostro paese. Non verrebbe presa nemmeno come un’accusa.

MILANO – L’Italia non fornisce dati reali sull’emissione dei gas serra, in particolare sugli idrocarburi alogenati come il trifluorometano (Hfc-23), un potentissimo gas serra con una durata nell’atmosfera di 270 anni e una potenzialità maggiore di quasi 15 mila volte quella dell’anidride carbonica. La pesante accusa proviene dall’Empa, i Laboratori federali svizzeri di scienza dei materiali e tecnologia, quindi un organismo ufficiale elvetico, rilevata tramite la stazione di ricerca posizionata sul passo della Jungfrau a 3.580 metri d’altezza che ha utilizzato uno speciale gascromatografo spettrometro di massa denominato Medusa. Con questo strumento non solo si analizzano una cinquantina di composti alogenati ma, grazie a modelli computerizzati della circolazione atmosferica, è possibile identificare anche da dove provengono. E qui partono le accuse all’Italia, che emette da dieci a venti volte in più di quanto dichiarato.

ACCUSE – L’Hfc-23 è un sottoprodotto della lavorazione del clorodifluorometano (Hcfc-22), utilizzato come refrigerante, schiumogeno e nella produzione del teflon. L’Hcfc-22 viene impiegato come sostituto dei Cfc-11 e Cfc-12, messi al bando dal protocollo di Montreal in quanto principali cause del buco dell’ozono. Anche l’Hcfc-22 ha però il potere di distruggere lo strato di ozono, seppur di molto minore. Tanto che dal 1° gennaio 2010 è vietato importare, produrre o vendere il composto per nuove apparecchiature dove viene di solito impiegato e dal 1° gennaio 2015 gli Hcfc saranno completamente banditi.

Continua Via Corriere della Sera

Gli oceani si stanno scaldando come previsto

riscaldamento oceani

Anche in questo caso le idee dei negazionisti sembrano essere tagliate fuori dalla realtà. La rivelazione dei dati dal 2005 al 2010 lascia poco spazio a ipotesi fantasiose. Il trend è chiaro anche con i margini di incertezza e le possibilità di errore si riducono man mano che cresce la lunghezza dell’osservazione. Le conclusioni sono che l’aumento è stato di 0.55 watt per metro quadrato tra i 10 i 1500 metri di profondità con un 20% di possibilità di errore.

Von Schuckmann & Le Traon (2011) also estimate the errors in global trends from the period analysed, and also future error uncertainty. For the 2005-2010 period the error uncertainty is plus/minus 0.1 watt per square metre; quite large considering the global trend over the period is 0.55 watts per square metre. However, after 15 years of observations the uncertainty drops considerably, down to ± 0.02 watts per square metre. This demonstrates how longer periods of observation, along with the complete ARGO network, are critical to derive more accurate long-term ocean trends.

Conclusion

The ARGO network was completed in November 2007, and only since then has the network been able to provide more robust short-term trends. Over the period 2005-2010 the oceans (10-1500 meters down) have warmed 0.55 watts per square meter, but error uncertainty is almost 20%. Uncertainty will reduce as the length of the observational record increases, but Von Schuckmann and Le Traon (2011), caution that this is provided no more systematic errors remain in the network.

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Le teorie le assevera, lui

Smanettare di pratiche pubbliche

Questo ne è un esempio lampante. Magari qualcuno è entrato nel merito dei quesiti e delle osservazioni asseverate, magari le ha giustificate razionalmente oltre che con i fatti. Non è che i fatti da soli dicano poi molto. Il sole sorge a est e poi tramonta a ovest, quindi gira, secondo Stracquadanio, ma potrebbero esserci più movimenti che ne spiegano uno semplice ma apparente. Forse è proprio questo che è sfuggito all’acume di Giorgio e a quello di molti dirigenti del pdl ancorati “tv centrici”.

L’ignavia, subdoli calcoli machiavellici e i quorum non raggiunti

Se non si dovesse raggiungere il quorum non si tratterebbe di una sconfitta politica, solo di una scelta, ma della persistenza della vittoria dell’assoluta mancanza di senso critico e razionalità nel paese Italia, nonché dell’affermazione di una subdola prepotenza con la quale di fatto un 30% (più o meno) della popolazione riesce a imporre la propria volontà non dichiarandola. Un luogo, questo paese, dove si continuerebbe ad avere affluenza alle urne per votare liste e candidati senza la possibilità di attribuire una preferenza e si declina sulla possibilità di scelta o comunque sull’eventualità di influire su argomenti chiari e circostanziati, solo perché è il modo più sicuro per imporre le proprie idee. L’astuzia machiavellica di chi utilizza l’ignavia per fini personali, minoritari e parziali è sempre esistita ma nella penisola è considerata quasi un virtù. E’ già accaduto in passato per il referendum sulle staminali. Con la somma di coloro che non votano per disinteresse e coloro che non votano per interesse finisce che in Italia furbizia e ignavia formano un alleanza terribile quanto solida a vantaggio di una parte che potrebbe anche essere definita un’oligarchia allargata.

Se certi avvenimenti dovessero ripetersi, se i quorum non dovessero essere raggiunti in uno o più referendum, non mi stupirei più di tanto. Sarei sicuramente più sorpreso se dovesse cambiare qualcosa, se gli italiani tornassero a essere quelli il cui senso civico e la cui razionalità (non la furbizia) li spingeva ad andare a votare: sul divorzio nel ‘74, sul nucleare  nell ‘87, sull’aborto nell’81. Chissà chi sono diventati quegli uomini e quelle donne? Domani andrò al seggio di mattina presto sarà un’occasione per arrivare al mare altrettanto presto, dopo aver votato.

Anniversari

Veicoli contaminati a Chernobyl

Certe ricorrenze lasciano interdetti. Per i meno sensibili c’è da valutare il parco macchine fermo. Chernobyl 25 anni dopo. Big Picture. Quindi è bene non votare referendum durante le ricorrenze, il popolo sovrano quando pare e se fa comodo potrebbe essere influenzato.

Non a caso si chiama reazione a catena

A Fukushima i problemi sembrano aumentare e con loro aumentano i dubbi sui fatti taciuti, le frasi che cercano di sminuire, a volte le menzogne palesi. Non so se dipende da una predisposizione naturale dell’animo umano a ridurre, ma è certo che la presa di coscienza segue la realtà a volte trainata a forza da quest’ultima. I primi che seguono questo comportamento, spiace dirlo, sono i tecnici alcuni dei quali confidano troppo nelle “magnifiche sorti progressive delle umane genti”. Ci si dimentica spesso che nel corso dei secoli che l’umanità nel suo insieme non raramente è anche regredita, se volgiamo dare un senso etico alle parole. Dalla vita sulla terra alcuni mammiferi sono tornati in mare, indietro da dove erano venuti. Arti e funzioni possono atrofizzarsi e sparire se costano troppo in termini di energia in relazione ai vantaggi per la sopravvivenza.

Si può rimanere a parlare quanto si vuole delle centrali di terza generazione, della loro sicurezza e sicure lo sono perché molte in Giappone hanno resistito, ma i conti non posso essere eseguiti con le parole, le frasi servono per capirci sui concetti e non viceversa (qualcuno potrebbe non essere d’accordo e non perderò tempo a convincerlo).

Le centrali sono relativamente sicure, producono energia elettrica, la cui stragrande maggioranza serve alle fabbriche per produrre beni di consumo. L’altra parte va nelle case anche per accendere lampadine da 40W prodotte con la stessa energia elettrica. Le centrali servono per continuare il percorso delle “magnifiche sorti progressive”. Niente da eccepire, però in caso di guasto bisognerebbe mettere in conto i danni eventuali e confrontarli con i vantaggi che si erano avuti fino a un attimo prima dell’incidente. Intere città evacuate, negozi chiusi, attività e fabbriche abbandonati. Frutta e verdura immangiabili per anni. Perché spesso dietro un sostantivo, un verbo, o la costruzione di una sintassi si nasconde un concetto che descrive un fenomeno fisico. Chiamiamola pure reazione a catena.

Riaccendere il televisore

Era almeno un anno che non accendevo la televisione per seguire una trasmissione che non fosse una partita di tennis o un gran premio. Il ritorno non mi ha incoraggiato. I dibattiti sul nucleare che si tengono in questi giorni sono un insieme di banalità e frasi fatte, se si esclude qualche eccezione sembra esistere solo l’estremismo dei concetti: sicuro e insicuro. L’aspetto più scoraggiante è però la retorica del va tutto bene: una melliflua miscela di qualunquismo, approssimazione, e forse menefreghismo. Gli spin doctor della sicurezza cercano di vendere il paradiso e preparano l’inferno. La volontà popolare è sempre tirata per la giacchetta: quando serve per non dimettersi è sacra, quando va contro gli interessi economici è il frutto di errori e della disinformazione. Nel 1987 fu votato un referendum che secondo certi personaggi oscuri non ha valore, non più almeno. Gli stessi personaggi però evitano le urne delle politiche aspettando tempi migliori.

Comunque se qualche centrale dovesse anche essere indispensabile per soddisfare il fabbisogno energetico è altrettanto chiaro che il rischio di incidenti diminuisce con il diminuire del loro numero.

Manca però, in questo paese, una politica integrata dell’energia che riesca  incrementare la produzione delle rinnovabili, politica che non può prescindere dalla presenza di vincoli e incentivi nei confronti dell’edilizia. Ma chi glielo spiega a coloro che hanno rinunciato a vincere il Nobel per entrare in politica o a quelli che fino a qualche hanno ideavano colpo grosso?

Confesso che non ho resistito il dito è scivolato sul telecomando. Tasto off. Si risparmia anche energia e tanta ne serve proprio per produrre certe trasmissioni radioattive.

Titoli rovesciati e danni visibili

Non esistono soluzioni assolute

Lo spirito critico è tutto e senza il paese rischia di navigare in acque indistinte. I pezzi di Libero e il Fatto Quotidiano sulle presunte speculazioni sul nucleare dicono che tutti speculano in un senso o nell’altro. Il mero contrapporsi di posizioni lascia interdetti.

Ora il non costruire centrali non muove indotti centralizzati come costruirle, ma l’aspetto più evidente è che mentre i danni di una diga che crolla, di uno tsunami, o di un terremoto, non possono essere nascosti e sono sotto gli occhi di tutti quelli di una fuga radioattiva si possono camuffare meglio. Poi le notizie vengono fuori lentamente quando non si può più fare a meno e ora sembra che le centrali a rischio siano tre. Abbiamo perso il senso della semplicità in nome della ricorsa e della produzione continua. Perché usare l’energia per produrre oggetti che non usiamo? Perché scindere un atomo per creare il superfluo? Così forse il dibattito diviene anche un po’ più etico e meno speculativo.

Alla fine inoltre è meglio un’economia diffusa dove il flusso economico si riversa su più imprese di dimensioni minori piuttosto che sulle solite sproporzionate imprese che si muovono come elefanti nella cristalleria di un pianeta che inizia a sentire i colpi.

Il Corriere della Sera salva un albero o poco più

All'ombra prendevamo sonno leggendo un quotidiano

Sempre meglio di niente anche se non voluto. Lo sciopero della testata del Corriere della Sera sarà probabilmente apprezzata dal WWF anche se gli alberi risparmiati saranno ben pochi. Già fra un paio di giorni ritorneremo a leggere perle d’alta ingegnosità che inducono sonno, ma gli alberi sotto cui schiacciare pisolini sono sempre più introvabili. O si legge o si dorme non sono più previste forme intermedie. La polemica tra Direttore e il comitato in sciopero evidenzia chiaramente che la filiera della carta è ormai un modo di pensare, oltre a rappresentare circa il 2,5 per cento del prodotto interno lordo (2008, ora sembra ci sia stata un po’ di contrazione). Quando si dice un elefante nella stanza. L’editoria è naturalmente solo una parte dell’industria correlata, ma pur sempre una buona fetta, che tra riciclaggio e digitale potrebbe essere molto snellita. L’industria del mobile e delle bacchette cinesi è un’altra storia.

Quo Media – Filiera della carta vale 42 miliardi di euro

Allarme nella Filiera della carta e dell’editoria – LASTAMPA.it

E’un momento pessimo per il settore della Filiera della Carta, Editoria, Stampa e Trasformazione

WWF Italia – Appello all’industria cartaria

Edgar Morin mi sembra troppo fiducioso sul futuro dell’uomo

Edgar Morin

Posso comprendere che le vie della complessità lascino sicuramente spazio a notevoli possibilità di riorganizzazione, ma al tempo stesso non si tratta di percorsi necessari in sé e per sé. Il materialismo storico del marxismo è rimasto storico e non era un percorso inevitabile, infatti è stato evitato e in molti casi addirittura scomparso, una volta che si era imposto in alcuni stati. Non credo che le cose cambino se si prospettano altre vie per la soluzione dei problemi delle società moderne. Se lo sviluppo diviene insostenibile non è strettamente necessario l’affermarsi di modelli che modifichino l’organizzazione della società al fine della propria sopravvivenza. Lo sa bene bene il filosofo francese il cui articolo su Le Monde inizia proprio prendendo in considerazione l’ipotesi della disintegrazione (la morte), insieme a quella della riorganizzazione. E’ a metà articolo che mi appare troppo fiducioso, non rischio a dire ingenuo, quando, forse preso dalla speranza e dalla bellezza della metamorfosi, afferma che il cambiamento è già in atto anche se non percepito.

L’idea di trasformazione, più ricca dell’idea di rivoluzione, ne conserva il carattere radicale, ma la lega alla conservazione (della vita, dell’eredità delle culture). Oggi tutto dev’essere ripensato. Tutto deve ricominciare. E in effetti tutto è ricominciato, senza che lo si sappia. Siamo allo stadio degli inizi: modesti, invisibili, marginali, dispersi. Perché esiste già, su tutti i continenti, un fermento creativo, una moltitudine di iniziative locali che vanno nella direzione della rigenerazione economica o sociale o politica o cognitiva o educativa o etica o di stili di vita.

Anche se tutto ciò fosse ipoteticamente vero, come probabilmente è, sarebbe sufficiente aggiungere la variabile tempo per sollevare numerose perplessità sulla capacità del cambiamento di affermarsi. L’inerzia della persistenza potrebbe essere talmente radicata da impedire che il bruco si trasformi in farfalla. Le specie che nella storia dell’evoluzione si sono estinte fondamentalmente non sono state in grado di modificarsi in tempo in relazione ai mutamenti ambientali più veloci della loro “capacità” di adattamento. Se l’uomo si dimostrasse più bravo a modificare il suo ambiente, la terra e il suo clima, piuttosto che se stesso, il suo carattere, il suo egoismo, il suo atavico desiderio di accumulare, non avremmo mai nessuna metamorfosi vitale. Nemmeno se avessimo a disposizione qualche anno in più di quelli che prevede Frank Fenner.

L’articolo completo di Morin.

Edgar Morin, elogio della metamorfosi – LASTAMPA.it

EDGAR MORIN
Quando un sistema è incapace di risolvere i suoi problemi vitali, si degrada, si disintegra, oppure riesce a suscitare un metasistema capace di risolverli: si trasforma. Il sistema Terra è incapace di organizzarsi per risolvere i suoi problemi vitali: rischi nucleari, degrado della biosfera, economia mondiale senza regole, ritorno delle carestie, conflitti etno-politico-religiosi che tendono a trasformarsi in scontri di civiltà.

A vedere il sito della BP sembrerebbe un quadretto idilliaco

Spiagge bianche e uomini a lavoro per ripulire nemeno tanta sporcizia (British Petroleum). Sembra che non abbiano nemmeno i guanti sporchi. Lindi, di un azzurro splendente.

la risposta e l'ipocrisia

Dalle parti di Big Picture (tutte le foto) la situazione appare diversa, trattasi di problema pirandelliano, ma alla libellula con le ali sporche d’olio lo dite voi, per favore.

Gli ingranaggi vanno oliati?

Se c’è un inceneritore scegliete il sopravento

mortalità inceneritori Velisti e surfisti avranno già capito, ma lo studio inglese UK Health Research non è solo utile per capire l’aumento della mortalità infantile in presenza di un inceneritore, ma anche per trattare sul prezzo di una casa o per sceglierla in modo accurato. In fase di partenza è opportuno trovarsi in sopravento, mantenere sotto le vele l’inceneritore e conservare la posizione di vantaggio. La mortalità infantile raggiunge infatti lo zero nelle aeree che sono sopravento rispetto all’inceneritore di Coventry. Le zone rosse, che invece sono sottovento rispetto ai venti prevalenti hanno una mortalità chiaramente più alta. Con un indice del 8.7 e 50 decessi riscontrati.  Nella mappa è la zona rossa, la verde è quella sopravento all’impianto. Il file pdf lo trovate qui o cliccando sull’immagine. Siamo avvertiti.

Non si azzardi a bere acqua del rubinetto!Non qui!

Andy Murray viene invitato dal giudice arbitro a togliere l’etichetta dalla sua comune bottiglia d’acqua, perché lo sponsor ufficiale del torneo di Wimbledon nel 2009 è l’acqua Evian: particolare, delicata, sofisticata, per pochi. L’acqua più acqua dell’acqua. Anche se ha un residuo fisso di 309. Ce ne sono con 14 o 22 (Lauretana, Voss dalla Norvegia). Meno sassi si beve e meglio è. L’acqua Sant’Anna ha il residuo fisso del 23,1 ed è consigliata anche per fare il latte artificiale per i neonati. Qui trovate un elenco. Potere dello sponsor e lo scozzese appare perplesso…

Evian-sponsor-of-Wimbledon

Guardi sarebbe preferibile che lei bevesse altre acque...

Il costo della crisi è $ 2.800.000.000.000

Secondo il Guardian il costo della crisi è praticamente impronunciabile, infatti il numero degli zeri ricorda lo zio Paperone dei fumetti di Topolino, ma, pensandoci bene avrebbe difficoltà anche lui a contare una cifra del genere. Cosa sono fantastilioni? Persi da qualcuno e guadagnati da qualche altro: probabilmente persi dai più e guadagnati da pochi. Ci provo: due bilioni e 800 milardi di dollari. Mi sbaglio?

paperon dei paperoni

paperon dei paperoni