Crisi sistemiche e morali religiose

Razionalità abbandonate

Razionalità abbandonate

Gli avvenimenti di cronaca delle settimane scorse sono sufficientemente esplicativi. Le moderne società vedono confluire negli stessi luoghi di convivenza etnie diverse le cui visioni divergono in modo graduale fino a raggiungere estremi di incomprensione difficilmente riconciliabili. Dalle aggressioni ai soldati in Inghilterra, all’attentato di Boston fino alle rivolte di Stoccolma l’impressione è quella di trovarsi davanti alla deflagrazione di profonde divergenze che hanno covato e covano sotto l’apparenza sociale della tranquillità. Enclave di varia natura sociale e religiosa si annidano all’interno delle società moderne; tradizioni, riti, credenze e interpretazioni fantasiose della realtà divengo i principali attriti di oggi. Se nella maggior parte dei casi si tratta di frizioni di lieve entità, e forse risolvibili con il semplice buon senso, altre volte le situazioni sono critiche. Sempre più spesso le difficoltà nascondono un’incapacità relazionale radicata negli individui. Le differenze non sono sempre solubili, lo sono solo parzialmente, e quando la soluzione è satura i fondamenti rimangono distinti e socialmente inconciliabili. La ragioni vanno comprese a fondo al fine di trovare una soluzione all’organizzazione delle società future.

È sempre più evidente come l’umanità di oggi sia sempre legata a concezioni comportamentali e sociali arcaiche, nonostante ognuno di noi viva circondato da strumentazioni tecnologiche simbolo e frutto diretto di un metodo razionale e scientifico. Continua a leggere

L’etica dei pipistrelli vampiro. Copiare la natura e l’evoluzione nel mondo globale

Pipistrelli sociali

Pipistrelli sociali

Nel viaggio alla ricerca di una società migliorabile, perché molto probabilmente la perfezione lascerebbe molte delusioni a causa della sua irrealizzabilità intrinseca, oltre all’utopia è necessario abbandonare anche altre forme di illusione che alimentano false speranze. La dinamica principale di questo processo consiste nel lasciare ogni forma di astrattismo, misticismo e assolutismo inteso nel senso della velleitaria ipotesi che i comportamenti altruistici esistano indipendentemente da ogni altro fattore. C’è da recuperare, invece, la forma matematica dell’approssimazione. In questo senso ogni progresso in ambito sociale è un miglioramento che consente di compiere un passo in avanti. Le discussioni sull’ipotesi di poter raggiungere o meno l’asintoto è forse meglio lasciarle a disquisizioni puramente accademiche. Esiste un aspetto pratico e non meno nobile: tentare e riuscire a compiere i singoli piccoli passi. Ma per riuscirci è opportuno conoscere il terreno su cui dovremmo camminare, la struttura dei nostri corpi, la natura di noi stessi, nonché l’obiettivo e gli obiettivi che si intende perseguire.

Se paragoniamo due auto tra loro, o qualunque altra opera dell’uomo, a distanza di molto tempo (mezzo secolo o un secolo) non possiamo non notare le differenze e le notevoli migliorie che sono state apportate, ma al tempo stesso non sarebbe corretto affermare, per esempio, che le auto odierne siano perfette, che corrispondano all’utopia astratta di macchina senza difetti. Sono però molto migliorate e questi progressi sono stati possibili sostanzialmente grazie alle maggiori conoscenze tecniche e scientifiche. La domanda se esiterà mai un auto perfetta è puramente retorica. Molto probabilmente nessun ingegnere prenderebbe in seria considerazione l’ipotesi di rispondere in modo assoluto con un sì. Loro si occupano del processo di miglioramento non di certe speculazioni. La risposta più probabile sarebbe proprio questa: “noi ci cerchiamo creare auto sempre più sicure ed efficienti”. Continua a leggere

Empatia calda e motivazioni egoistiche per essere altruisti

Intersezioni di collaborazione

Intersezioni di collaborazione

Sono stati fatti numerosi studi sull’empatia e questa caratteristica, non esclusiva dell’uomo, è stata considerata fondamentale per i processi di vita sociale nelle architetture complesse di vita in comune. Ne sono stati studiati gli effetti in medicina tra paziente e medico, in ambiato lavorativo (Goleman 1997) al fine di comprendere quale sia il miglior ambiente di lavoro non solo dal punto di vista della vivibilità ma anche da quello dell’efficienza, in psicologia per capire meglio casistiche di psicopatologie comportamentali ed anche per spiegare fenomeni di bullismo in età adolescenziale. L’empatia è parte integrante di molti aspetti della nostra vita ma forse il suo ruolo, anche se essenziale, è stato sopravvalutato nel senso che potrebbe essere necessaria ma non sufficiente affinché si manifestino e si conservino comportamenti pro sociali all’interno di un gruppo. La capacità di comprendere gli stati d’animo degli altri, che è la definizione più classica, forse abusata, del concetto di empatia, merita di essere approfondita. Comunque il sostantivo “empatia” e il relativo aggettivo sono stati utilizzati per indicare aspetti diversi dei processi celebrali che sono alla base dell’immedesimazione con gli altri e della comprensione dei loro stati mentali ed emotivi.

È possibile distinguere tra empatia fredda ed empatia calda. Questa distinzione pone una questione interessante in merito a come la facoltà di riconoscere lo stato emotivo e situazionale di un’altra persona possa dare origine a comportamenti che non sempre seguono lo stesso percorso. Per empatia fredda si intende la capacità di riconoscere lo stato e la situazione della persona che abbiamo difronte, tale condizione è anche descritta come “teoria della mente” (Theory of mind) ed è un’abilità che si acquisisce a partire dai 3 e i 4 anni di età. L’empatia calda è stata generalmente descritta, dal punto di vista scientifico, come la facoltà di riuscire a immedesimarsi nelle condizioni osservate nell’altro. Questo secondo tipo di empatia si configura come una risposta emotiva successiva alla prima capacità cognitiva (R. James R. Blair, Empathic dysfunction in psychopathic individuals, 2006). Quello che è emerso da studi relativamente recenti è che nei disordini relativi all’empatia e riconducibili a disfunzioni psicopatiche nei soggetti studiati non è stato riscontrato nessun disturbo o disfunzione della teoria della mente (Hare, 1991). Gli individui sono risultati nella norma riguardo alle capacità di empatia cognitiva e non risultano indicazioni a sostegno dell’ipotesi che coloro che hanno comportamenti antisociali abbiano un deficit ricollegabile alla teoria della mente. Continua a leggere

Il male eterno, la teoria dei giochi e demoni seppelliti sull’inesistente isola di Utopia

Teoria dei giochi e aspettative individuali

Teoria dei giochi e aspettative individuali

Perché esiste il male? La domanda ricorre spesso ed è stata forse una delle domande che hanno suscitato le più irrefrenabili fantasie nell’uomo  Ha dato origine a numerose leggende e miti: quello di Platone di Er è forse il primo articolato in modo complesso, mentre la dicotomia del dottor Jekyll e mr. Hyde incarna la paura di un male strettamente connaturato al bene e da quest’ultimo inseparabile. Si è tentato di spiegare il male attraverso interpretazioni filosofiche metafisiche e spiegazioni religiose ontologiche, come quella di S. Agostino, che lo vede come privazione del bene partendo dal grado superiore di dio per scendere fino a quelli inferiori delle sue creature.

La tentazione del male ha preso le più svariate forme come quella del serpente nel giardino dell’Eden, di un demonio nel deserto. Alla presenza del male l’uomo ha sempre cercato di fornire una spiegazione anche chiamando in causa divinità contrapposte fra di loro. Nella mitologia greca il cospicuo numero di dei inscenava contese dagli interessi diversificati e dai vantaggi da conquistare altrettanto variegati, distribuendo male e bene a ogni occasione fra le parti in gioco.

È proprio il tentativo di spiegare il rapporto tra male e bene che ha occupato molte delle energie umane al fine di riuscire a chiarire i motivi profondi delle proprie esistenze soggette a delusioni e sofferenze, oltre che a momenti piacevoli. Il bene e il male, dio e il demonio, buoni e cattivi, angeli e demoni, il giusto e l’ingiusto. La dicotomia era ed è collegabile a un’interpretazione etica e morale dei comportamenti nonché a una lotta senza fine tra i due opposti sparsi nell’umanità e, non di rado, anche all’interno della stessa persona. Continua a leggere

Morale ed empatia: dai Bonobo fino a un’etica per il villaggio globale

La morale del villaggio

La morale del villaggio

Recenti studi hanno evidenziato che gli scimpanzé e i bonobo si comportano in modi che potrebbero essere definiti morali, o almeno assimilabili alle basi fondanti di una moralità: ovvero possiedono i blocchi principali di comportamenti etici più complessi come quelli che si possono descrivere negli uomini e nelle donne. Gli studi portati avanti dal professor Frans de Waal, ed esposti nel suo ultimo libro (i Bonobo e gli atei), sono eloquenti. Consolano chi ha perduto un cucciolo, donano cibo ai meno fortunati, si prendono cura di chi ha bisogno, mostrano comportamenti empatici di dispiacere, di senso di colpa. Anche se alcuni potrebbero storcere il naso se tali comportamenti venissero definiti etici in senso umano è fuori di dubbio che queste predisposizioni comportamentali sollevano delle questioni di rilevante importanza. Il fatto che tali atteggiamenti derivino, dal punto di vista scientifico, da una forma di cambiamento evolutivo adattivo solleva la questione della necessità di un dio affinché gli uomini possano avere un codice di comportamento etico. La morale deve discendere necessariamente dall’alto o può essere sviluppata dall’interno nell’ambito dell’individuo, del gruppo di appartenenza? Se altre forme di vita, che non conoscono il concetto di dio, hanno sviluppato comportamenti sociali di cooperazione, comprensione ed aiuto reciproco l’indicazione è che anche per gli uomini (seppur autori di forme di comportamento codificate in leggi e sistemi di convivenza complessi) non vi sia bisogno che la condivisione dei gesti etici sia indotta dall’esterno. Non è una novità che i metodi di cooperazione possano discendere da una scelta condivisa come il contratto sociale (Rousseau), ma se queste forme di convivenza sono lontane dai primordiali approcci empatici di scimpanzé e bonobo molto probabilmente ne rappresentano il continuo in forma strutturata.

Gli studi di Frans de Wall chiariscono che non è necessario credere in un dio per essere persone detentrici di moralità. Senza voler sminuire il lavoro, i possessori di animali domestici potranno sicuramente testimoniare di aver riscontrato comportamenti simili e vicini all’empatia nei loro compagni quotidiani anche se nell’areogramma evolutivo si collocano in una posizione diversa da quella dei primati e dell’uomo, e magari i loro comportamenti rimangono un po’ distanti, nello specifico, da quelli osservati da de Wall nei primati oggetto dei suoi studi. Continua a leggere

Dio non esiste. Quale morale quando il disegno dice molto sul disegnatore?

Darwin, con la sua opera più famosa, pensò di avere confessato, o di dover confessare in modo esplicito un omicidio. Il motivo principale per cui l’opera del naturalista inglese è stata, ed è sempre osteggiata, anche se a volte si assiste a ingenui tentativi di riassorbirla smussandone gli aspetti più deflagranti, risiede nel fatto che in fondo un omicidio è poca cosa. L’origine delle specie secondo la teoria dei cambiamenti per selezione naturale possiede un impatto maggiore di quello inscrittibile nella metafora dell’omicidio. L’impatto è infatti stato molto più ampio. I detrattori della verità ne sono a conoscenza, forse meglio di quello che cercano di lasciare intendere. Il cambiamento delle specie è deflagrante nei confronti di molte concezioni filosofiche, di quelle religiose e dell’idea stessa di divinità. Svanisce il concetto di categoria stabile, di essenza discreta che non muta; gli errori presenti nelle realtà viventi gettano una luce nuova sull’idea della vita come progetto e su quella del relativo progettista. I disegni non sembrano più disegnati, almeno non appaiono più elaborati con il tratto di chi ha dalla sua parte qualità fantasiosamente descritte come onnipotenza, onniscienza, mirabolanti attitudini per creare la perfezione. L’occhio, il nervo laringeo ricorrente, i denti del giudizio, la spina dorsale sono solo alcune delle imperfezioni che un progettista mediamente istruito avrebbe evitato.

Nessuno costruirebbe una strada tra Bologna e Milano facendola tornare indietro per passare da Roma come avviene nel surrealista collo dello giraffa. Si schianta contro il muro di una logica tanto semplice quanto solida anche il tentativo di attribuire questi errori a un qualcosa di imperscrutabile per la fallibile mente umana, la quale, dal basso della sua piccolezza confonderebbe gli errori palesi con qualità lungimiranti. È sempre più evidente come si tratti un puerile tentativo, simile a quello di un allievo che tenti di giustificare i propri errori nel risolvere un’equazione adducendo che le sue soluzioni sono imperscrutabili per il professore, il quale si renderà conto solo fra qualche migliaio di anni di come fosse lui in errore. Come sosteneva Occam la soluzione più semplice è quella giusta e quest’ultima chiude fuori ogni tentativo più complesso. Le imperfezioni sono imperfezioni, nulla di più se non le prove di un procedimento che, se ha portato a qualcosa di mirabile, c’è arrivato attraverso tentativi, cumulazione e miliardi di anni a disposizione. Le caratteristiche del procedimento non potevano non trascinare con sé difetti, cambi di rotta, legati evolutivi, forme e funzioni di perduta efficienza, le quali sono l’indice dell’impatto concettualmente devastante nei confronti dell’idea classica di dio, che, privata delle qualità positive diviene sempre meno definibile, identificabile  Si snatura della sua storia culturale e si perde divenendo un concetto vago, una scatola vuota nell’ambito del mito e della fantasia. Alla luce della teoria dell’evoluzione (ma la parola cambiamento rende meglio l’idea dell’assenza di una finalità) gli dei vengono sminuiti nelle loro capacità. Divengono fallibili, pasticcioni, ritardatari o assenti nei loro interventi: umani, sin troppo umani. Sono sempre di più privati di quelle qualità che l’uomo gli aveva attribuito per crearli a propria immagine e somiglianza riversando nella fantasia creativa anche la speranza. Dopo Darwin non esiste più il finalismo storico, filosofico, biologico e religioso; non c’è più l’essenzialismo se non come convenzione per comunicare su ciò che ci circonda; e sono sparite le divinità. Dissolte davanti a un’attenta comprensione della teoria dell’evoluzione. Aggrapparsi ancora all’idea di un dio personale implica portare con sé un concetto monco: un dio molto poco dio, una disillusione. Come Ostinarsi a pensare che la terra sia piatta anche se si è consapevoli che possiede tutte le caratteristiche dell’ellissoide. Continua a leggere

Evoluzione, la difesa della casualità e la violenza sulle donne. Non si ferma con la retorica ciò che non si conosce

Fa spesso parte della retorica intellettuale portare avanti la distinzione tra le categorie di semplice, complicato e complesso. Una trilogia che, se può essere utile per fare delle descrizioni, non di rado ha con sé la valenza di riuscire a confondere e far perdere di vista la possibilità di comprendere la natura della realtà. Il rischio è quello di creare la percezione di tre categorie tra loro separate senza che possa esserci un passaggio tre una forma e l’altra, con un implicito ritorno all’esistenzialismo creazionista. Ciò che è semplice rimarrebbe semplice, ciò che è complesso resterebbe complesso e il complicato sarebbe un’altra realtà a se stante, intermedia tra le prime due ma ben distinta. La conseguenza diretta è quella di riuscire ad arrestare ogni tentativo di spiegazione scientifica, dal momento che l’irriducibilità al semplice della complessità sbarra la strada a ogni tentativo di arrivare ai meccanismi e alle leggi scientifiche semplici e di base in grado di fornire esaurienti spiegazioni di realtà dinamiche e articolate come quella della vita e dell’universo. Se una struttura come un organismo vivente, una dinamica chimica, fisica o sociale non possono essere ridotte a una interazione (leggasi anche funzione) tra le parti che la compongono l’unica soluzione possibile rimarrebbe quella di un’altra entità complessa che la spiega nella forma della creazione. Si innescherebbe un processo senza fine di una tartaruga che siede su un’altra tartaruga che a sua volta ha una tartaruga sopra di sé, all’infinito. La porta della metafisica e del trascendente, a cui la mente non può arrivare, rimarrebbe spalancata; la comprensione rimarrebbe ancorata a quella visione dantesca di percezione vaga che risiede al di là delle capacità della mente mortale dell’uomo. La via è stata sin troppo battuta: è quella delle spiegazioni religiose di varia natura e contingenze storiche. Una fede in qualcosa al limite dell’indefinito, quando non è una divinità personale, che è oltre le possibilità umane e che si può solo intuire. Continua a leggere

Il misero scoop dell’Espresso sul villaggio ecosostenibile e inesistente di Beppe Grillo

Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Migliori spiegazioni le trovate nell’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano

Il filmato a nome di Walter Vezzoli era on line dal 2009. È sufficiente cercare su youtube ecofeduo. In più non solo è opportuno che chi ne ha la possibilità investa, con le forme societarie del luogo, in nicchie ecologiche e progetti che si accordano con la difesa della natura. Altrimenti certi luoghi sarebbero preda di altri tipi di investimento. Insomma mentre i giornalisti dell’espresso sprecano risorse ed energie in inchieste inesistenti, in Italia si aspetta il prossimo che si butta da una finestra. Non è nemmeno troppo irrealistico pensare che il numero delle società sia dovuto alla complessità dell’investimento. Indurre a pensare, poi, che un’assoluzione sia una colpa è una tecnica giustizialista tipica di un garantismo da due pesi e due misure.

http://www.youtube.com/watch?v=eaSk4Xp3EHA

Come non essere d’accordo

La trasmissione Voyager è qualcosa di inguardabile per chi abbia un minimo di dimestichezza con il metodo scientifico.

Ricomincia oggi la trasmissione Voyager: dopo le favole sul calendario maya, si parla di Yeti. Ancora una volta su RaiDue, servizio pubblico.

In tale occasione l’Uaar ha deciso di lanciare una petizione su Change.org, e chiede a soci e simpatizzanti di sottoscriverla: “chiediamo che la Rai interrompa immediatamente la trasmissione Voyager, sostituendola con un programma di autentica divulgazione scientifica”.

Via Uaar

Sinceramente non ce lo vedo Piergiorgio Odifreddi a scegliere il titolo

Quello in uscita su Repubblica cartacea e parzialmente pubblicato on line. Non ce lo vedo perché il matematico sa benissimo che la matematica è uno strumento per conoscere la realtà. È il migliore strumento che abbiamo, il più accurato, ma rimane uno strumento. Non è fine a se stessa e non ha qualità creatrici in senso classico, tanto meno qualità creatrici di divinità. Così come un cacciavite serve a svitare le viti la matematica permettere di comprendere e descrivere le relazioni che intercorrono trai fenomeni e gli elementi osservati. Sarebbe come affermare che siccome esiste un cacciavite di una certa misura, così come la matematica ha le sue caratteristiche di coerenza logica, allora esiste anche una vite che necessariamente si adatta al cacciavite. Il passaggio è un po' azzardato, tecnicamente si possono costruire cacciavite senza viti di quella misura. Un'invenzione creativa ed efficiente come la matematica si è dimostrata efficace ed estremamente flessibile ma non implica necessariamente l'esistenza di qualcosa o qualcuno sulla base di un rigore logico. L'evoluzione lo spiega molto bene: le combinazioni, direi matematiche, del dna permettono l'esistenza di molte forme di vita ipotetiche che non esistono realmente, perché magari non adatte a un determinato ambiente o non sostenibili in senso fisico chimico. Lo sapeva bene Kurt Gödel, Harvey Friedman e anche Odifreddi. La questione vera è che il titolo messo così probabilmente fa più visitatori, o si pensa che sia così. La situazione è anche un po' triste: se per farsi leggere è necessario ricorrere all'ipotesi dell'esistenza di dio esiste il rischio concreto che questa illusione sia difficilmente estirpabile. Combinazioni della tavola degli elementi possono dare origine a sostanze che non esistono. Magari poi dio esiste davvero, ma potrebbe essere instabile come l'antimateria.

La matematica ci riprova: “Ecco perché Dio esiste”.

Un manoscritto di settanta pagine firmato da Harvey Friedman perfeziona l'opera di Gödel ed entra in lizza per i grandi premi in questo campo. Lo studioso ha lavorato sulla nozione di “consistenza”. Proseguendo un percorso iniziato mille anni fa da Anselmo d'Aosta, con la sua dimostrazione ontologica.

Repubblica.

 

L’ipocrisia e l’incompetenza. Un anno di governo Mario Monti

Il governo del professore Mario Monti è durato un anno. Un periodo di tempo più che sufficiente per rendersi conto della natura ideologica del pensiero che risiede dietro le azioni politiche intraprese. Da un lato si porta avanti la concezione di un neoliberismo economico mentre dall'altro il personale e spirituale attaccamento alla Chiesa Cattolica crea un contrasto netto ed evidentissimo interno alle idee, se non alla personalità stessa del bocconiano. Una contraddizione insanabile che è causa di una politica incoerente e pericolosa. La sanità e lo stato sociale vengono lentamente smantellati, all'insegna di una francescana mitologia liberista, mentre lo stesso liberismo è politicamente sospeso per coloro che rientrano tra i gruppi economici di potere. Sugli immobili della Chiesa l'imu non si paga e le scuole private cattoliche possono portare avanti la loro concorrenza sleale nei confronti di quelle statali con i soldi dello stato stesso, che non lesina contributi oltre alle esenzioni. La sanità non gode di una situazione migliore: con la lenta erosione del sistema pubblico a favore di appalti privatistici esterni. In nome dello stesso liberismo si vagheggiava di aiutare con soldi pubblici il Monte dei Paschi di Siena, tentativo su cui aleggiano molte perplessità della Commissione Europea e di Mario Draghi. Il liberismo darwiniano (teoria dell'evoluzione ovviamente incompresa da Monti e da chi ne scrive gli endorsement) varrebbe per tutti tranne che per alcuni privilegiati, guarda caso chiesa e banche, che si avvantaggiano di una sospensione della lotta per la sopravvivenza economica. Le leggi speciali, o le non leggi speciali, varrebbero per questi soggetti in nome di un non ben precisato valore sociale detenuto da strutture private in contraddizione con l'idea liberista che solo un mercato non regolamentato sarebbe in grado di distribuire vantaggi ai singoli, o forse più prudentemente al maggior numero dei componenti la società. Perché le migliaia di artigiani e piccole e medie imprese che falliscono senza aiuti di stato né minime dilazioni del debito non hanno un valore sociale, politico ed economico? Secondo Mario Monti evidentemente non lo hanno, anche se la singola impresa moltiplicata per 1000 implica più posti di lavoro dell'intero salvifico e sacro Monte dei Paschi di Siena. Ogni giorno nel 2012 sono fallite 35 imprese. Tutto questo accade in un momento in cui i miti religiosi si stanno sgretolando facendo intravedere la loro pochezza e mentre sempre più economisti si rendono conto che i vantaggi distribuiti rappresentano solo un caso particolare e nemmeno troppo frequente di un sistema economico neoliberista. La teoria dell’evoluzione, mal compresa, demonizzata o sfruttata a seconda delle circostanze, aveva già evidenziato questo aspetto da cui l'economia non è esente. Corse agli armamenti controproducenti, vicoli ciechi evolutivi e il grande numero delle specie che si sono estinte seguendo un processo libero, se non vincolato solo da situazioni contingenti e leggi fisiche, testimoniano che il risultato molto spesso è uno svantaggio per molti e non raramente per tutti. L’organizzazione economica delle società, trattandosi del modo con cui vengono reperite le risorse per la sopravvivenza non è al di sopra di questa realtà. Qui nascono e sopravvivono tutte le contraddizioni del professore Mario Monti il quale è legato a due concezioni superate: il liberismo economico e la concezione religiosa che è indipendente dal culto di appartenenza. Il primo, alla prova dei fatti degli ultimi decenni (comprese le numerose privatizzazioni italiane), ha evidenziato tutti i suoi limiti ed è sfociato in una delle più consistenti crisi economiche, seconda forse solo a quella del ’29, con l'evidente realtà che non è stato redistribuito alcun beneficio, lasciando al mercato la possibilità di agire in completa libertà. La seconda, ovvero la concezione religiosa di un mondo creato da un’entità onnipotente, segna anch’essa il passo e si scontra con le evidenze reali di meccanismi che sono in contraddizione con l’esistenza di una divinità intesa in senso classico. Anzi le leggi naturali ed economiche evidenziano che per raggiungere l'obiettivo di una società equilibrata economicamente e più giusta eticamente è sempre più necessario fare ricorso a interventi mirati, razionali, scelti e mai ideologici, per mezzo degli strumenti legislativi. Rimanere ancorati alle visioni dogmatiche di un dio che può tutto e di un sistema neoliberista che aggiusterebbe tutto non può che portare il vivere civile alla deriva. Non stupiamoci pertanto se l’Italia è piena di leggi contraddittorie in cui alcuni principi valgono per alcuni e non per altri, questo risultato è l'effetto di azioni di uomini il cui pensiero politico poggia su fondamenta datate. Il tentativo di interpretarlo oscilla tra l’ipocrisia e l’incompetenza. Si impoveriscono i paesi, quindi singolarmente i singoli individui, in nome di principi religiosi (la figura di San Francesco) e dogmatico economici (liberismo risantorio), ma difronte a necessità impellenti si aiutano coloro che vengono ritenuti più vicini al proprio gruppo (economico e religioso) e che condividono un’etica e una visione del mondo in senso tribale allargato. Politicamente ci si avvicina a tutto tranne che a un governo tecnico. O forse è solo il tipo di tecnica che è ormai superata.

Link:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/20/salvataggio-di-stato-a-mps-draghi-stronca-scorciatoie-di-monti-e-grilli/452198/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/28/il-prof-manda-a-monte-la-sanita-e-il-centrosinistra-rimane-a-guardare/456594/v

http://www.parlaimpresa.it/crisi-nel-2012-in-italia-fallite-quasi-35-imprese-al-giorno/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/15/pmi-unimpresa-a-rischio-fallimento-unimpresa-su-tre-entro-il-2012/294643/

Le origini della vita più semplici del sospettabile

La ricerca dei principi semplici alla base della vita è uno dei cardini che guida la ricerca scientifica. Spiegare una realtà complessa con altrettanta complessità non è un metodo per chiarire i meccanismi che sono alla base della realtà che i nostri sensi vivono tutti i giorni, e neanche di quella che viene osservata attraverso strumenti. I meccanismi chimici e fisici che hanno permesso la costituzione di una prima protocellula potrebbero risiedere nei processi chimici delle zone idrotermali sul fondo dell'oceano. Molta energia presente, la possibilità di conservarla e un semplice inizio che nasce dalla presenza di rocce, acqua e anidride carbonica. Una spiegazione coerente e semplice, in grado di scalzare ogni mito. Di misteri ne restano sempre meno per non dire nessuno.

At the origin of life the first protocells must have needed a vast amount of energy to drive their metabolism and replication, as enzymes that catalyse very specific reactions were yet to evolve. Most energy flux must have simply dissipated without use.

The answer lies in the chemistry of deep-sea hydrothermal vents. In their paper Nick Lane (UCL, Genetics, Evolution and Environment) and Bill Martin (University of Dusseldorf) address the question of where all this energy came from — and why all life as we know it conserves energy in the peculiar form of ion gradients across membranes.

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Evoluzione e diritti umani. Darwinismo con gli LGBT

Tenetevi strette le vostre differenze, sono una delle ragioni per cui vivete e spesso sono sfumate. Rispettare la diversità significa comprendere come i nostri corpi si strutturino e si differenzino per essere funzionali attraverso leggi locali e non generali. I processi evolutivi rispondono a situazioni locali e a queste si adeguano. Per riuscire a sopravvivere il sistema migliore in assenza di una capacità progettuale è quello di riuscire a produrre un maggior numero di differenze in ogni direzione. Per questa ragione l'osservazione della natura pone davanti una vastissima gamma di soluzioni che procedono gradualmente e riguardano le caratteristiche essenziali per la sopravvivenza. All'interno di una stanza con qualche decina di uomini potremmo osservare come tutti avranno una capacità visiva diversa in merito a più aspetti. Sarà semplice riscontrare gradazioni di miopia, astigmatismo, o presbitismo. Si potrebbe osservare, ma solo superficialmente, che una minore vista sia da considerare un difetto ma questo dipende dall'ambiente in cui si deve sopravvivere. Se sei una talpa potrebbe essere un vantaggio utilizzare le risorse nutrienti per formare altre parti del corpo invece che un occhio dalla vista di falco. L'assenza di un progetto e di un progettista sono evidenti nel fatto che i meccanismi evolutivi, i quali procedono per tentativi ed errori, a volte provino a far vedere meno un falco non sapendo che non vive sottoterra. Le differenze tra gli esseri umani sono riconducibili proprio a questo aspetto dell'evoluzione, che si tratti della differenza della pelle, dell'altezza, del colore degli occhi o delle preferenze e predisposizioni sessuali. Non sapendo quali piccoli cambiamenti potranno portare dei benefici la variazione casuale va in ogni direzione salvo poi essere sottoposta al crivello di selezione ambientale. Per le chiocciole Cornu Aspersum (non sono gli unici esempi in natura) è un vantaggio a fini riproduttivi essere ermafroditi. Non c'è motivo di aspettarsi che una via possibile non venga tentata solo perché a noi uomini, dopo una superficiale valutazione, sembra non adatta a un determinato ambiente per altro anch'esso in continuo lento mutamento. Dovremmo aspettarci sempre il numero più ampio possibile di tentativi, anche quando a causa di altre circostanze una soluzione non è efficace o rischia di essere controproducente in un determinato contesto. Questo è il motivo per cui coloro che seguono la semplicistica logica che ritiene contro natura certe preferenze sessuali avrebbero bisogno di studiare più a lungo i meccanismi su cui si bassa proprio la natura stessa nei suoi andamenti evolutivi. Natura che viene citata troppo spesso a sproposito. Forme di omosessualità in ambienti particolari, ma non per questo troppo insoliti, potrebbero avere anche finalità riproduttive. Ne sono un esempio i delfini in cui l'attività sessuale è un meccanismo per accrescere la coesione sociale e nelle coppie di maschi solitari un modo per mantenersi allenati per gli incontri con le femmine. Dopo qualche mese in solitaria sarebbe veramente a rischio di estinzione l'esemplare che si facesse trovare impreparato, rimandando tutto a un eventuale e temporalmente lontano incontro successivo. Ma i comportamenti omosessuali sono stati riscontrati in numerose specie in natura e con questo il comportamento diviene più naturale, se proprio vogliamo usare questo termine, anche se in alcuni casi non ha stringenti rapporti con la sopravvivenza può essere sufficiente che sia neutro per essere mantenuto. Allo stesso modo con cui sono mantenute differenze nella visione degli occhi, nella forma fisica, nelle modalità metaboliche o nella personalità. In evoluzione non esiste il concetto di difetto in sé o di funzionale in sé, ciò che è funzionale ora può non esserlo domani o in un altro luogo, se si escludono quelle caratteristiche comuni che permettono la vita sul pianeta terra alla cui alla base vi è la chimica del carbonio. La modificazione graduale per errori di trascrizione è continua, e non ha un indirizzo univoco ma va in tutte le direzioni. L'impressione di essere davanti a una finalità, è un impressione a posteriori, dovuta al fatto che molte delle modifiche sono state eliminate dalla selezione naturale, ma questo non impedisce che tale modifica si ripresenti o che possa essere utile in altre circostanze. Le differenze sono la ragione principale per cui ogni individuo è qui, ora, legge queste frasi e vive. Questa è la sola profonda naturalità della vita. Da qui nasce l'idea che non si possano negare i diritti degli individui lgbt a vedere riconosciuti i sentimenti delle proprie unioni, ad avere accesso all'istituto dell'adozione e a essere considerati al pari degli altri, perché non rientrerebbero in un piano divino e naturale. Al contrario fanno pienamente parte della natura e dei suoi meccanismi, ne sono un effetto, così come lo sono gli individui eterosessuali. Per quanto riguarda il disegno divino, o di dio, è proprio l'assenza del disegno che rende l'aggettivo o il complemento di specificazione superflui. Se non c'è progetto, questo non può essere di qualcuno. In fondo il lato della modificazione nell'evoluzione (senza volergli attribuire nessuna personalità) ha le fregole: ci prova sempre, senza fare troppe distinzioni.

 

Intelligenza artificiale che si inspira al cervello umano

Dal genio di Alan Turing, che gettò le basi dei computer e dell’intelligenza artificiale, sono stati fatti numerosi progressi e i nuovi calcolatori saranno molto più simili alla mente dell’uomo.

Now, computer scientist Hava Siegelmann of the University of Massachusetts Amherst, an expert in neural networks, has taken Turing’s work to its next logical step.

She is translating her 1993 discovery of what she has dubbed “Super-Turing” computation into an adaptable computational system that learns and evolves, using input from the environment in a way much more like our brains do than classic Turing-type computers. She and her post-doctoral research colleague Jeremie Cabessa report on the advance in the current issue of Neural Computation.

“This model is inspired by the brain,” she says.

Continua

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L’analisi del dna conferma l’ipotesi di Cook

Sulla migrazione in in Polinesia di circa 60.000, 70.000 anni fa. Il cerchio si chiude a partire da antenati comuni. Ormai solo una povera superstizione può indurre a credere che si sia verificata una creazione di specie e differenze distinte.

In the winter of 1769, the British explorer Captain James Cook, early into his first voyage across the Pacific, received from a Polynesian priest named Tupaia an astonishing gift—a map, the first that any European had ever encountered showing all the major islands of the South Pacific. Some accounts say Tupaia sketched the map on paper; others that he described it in words. What’s certain is that this map instantly gave Cook a far more complete picture of the South Pacific than any other European possessed. It showed every major island group in an area some 3,000 miles across, from the Marquesas west to Fiji. It matched what Cook had already seen, and showed much he hadn’t.

Cook had granted Tupaia a berth on the Endeavour in Tahiti. Soon after that, the Polynesian wowed the crew by navigating to an island unknown to Cook, some 300 miles south, without ever consulting compass, chart, clock, or sextant. In the weeks that followed, as he helped guide the Endeavour from one archipelago to another, Tupaia amazed the sailors by pointing on request, at any time, day or night, cloudy or clear, precisely toward Tahiti.

Cook, uniquely among European explorers, understood what Tupaia’s feats meant. The islanders scattered across the South Pacific were one people, who long ago, probably before Britain was Britain, had explored, settled, and mapped this vast ocean without any of the navigational tools that Cook found essential—and had carried the map solely in their heads ever since.

Two centuries later a global network of geneticists analyzing DNA bread-crumb trails of modern human migration would prove Cook right: Tupaia’s ancestors had colonized the Pacific 2,300 years before. Their improbable migration across the Pacific continued a long eastward march that had begun in Africa 70,000 to 50,000 years earlier. Cook’s journey, meanwhile, continued a westward movement started by his own ancestors, who had left Africa around the same time Tupaia’s ancestors had. In meeting each other, Cook and Tupaia closed the circle, completing a journey their forebears had begun together, so many millennia before.

RDF continua

Scuole francescane? No, statali

Lo stato incentiva le scuole private, la maggior parte cattoliche, che in molti casi non pagano neanche l’imu, fanno praticamente concorrenza con gli aiuti di stato e intanto le scuole statali crollano. Auguri bocconiani…e francescani

Napoli – (Adnkronos) – E’ accaduto all’istituto comprensivo ‘Marco Polo’ di Cardito durante una lezione di italiano. Gli alunni e i docenti hanno riporato ferite alla testa e altri ematomi sul corpo guaribili in 10 giorni. Cede parte di solaio in una scuola vicino a Roma: lievemente ferite maestra e bimba di 5 anni

Adn kronos

Torna a casa, Lassie

Così va il mondo. Qualcuno però lo intuisce prima. In Italia il ddl sviluppo concede incentivi all’edilizia. Auguroni bocconiani!

E’ il cosiddetto insourcing (“riportare dentro”), il contrario dell’outsourcing che ha caratterizzato lo sviluppo industriale dell’ultimo decennio. I pionieri di questa nuova tendenza sono big del calibro di Apple, Boeing, General Electric e Whirpool.

l motivi di questo cambio di rotta sono vari: i prezzi petroliferi triplicati dal 2000 ad oggi che rendono poco conveniente spostare le merci da un continente all’altro, i salari quintuplicati dal 2000 ad oggi nei paesi cosiddetti emergenti che si stanno allineando a quelli occidentali e l’avvento dell’Internet Industrial, la convergenza tra macchine intelligenti, software analitico e utenti che sta cambiando il modo di progettare le fabbriche.

C’è anche un altro motivo che ha convinto i Ceo di alcuni gruppi americani a produrre in casa. Si sono resi conto che la separazione della fase di progettazione da quella di manifattura alla lunga diventa un ostacolo all’innovazione e crea problemi nella fattura del prodotto stesso.

Outsider news

Come la mente crea visioni e a volte qualche befana

O epifania che ha anche il significato di apparizione, venuta, esperienza divina. Aree particolari del cervello sono stimolate quando alcune persone hanno esperienze di allucinazioni o di estraniazione dal corpo. Niente di miracoloso dunque, ma solo un picco epilettico con maggiore interesse del lobo temporale in concomitanza con l’esperienza mistica. L’estrema somiglianza con la realtà è dovuta ai centri del cervello interessati che sono gli stessi che agiscono per interpretare la realtà della vita di tutti i giorni.

Ecstatic seizures are rare — they only occur in something like 1 or 2 percent of patients with temporal lobe epilepsy. But the last half century has seen an enormous increase in the prevalence of other states sometimes permeated by religious joy and awe, “heavenly” visions and voices, and, not infrequently, religious conversion or metanoia. Among these are out-of-body experiences (OBEs), which are more common now that more patients can be brought back to life from serious cardiac arrests and the like — and much more elaborate and numinous experiences called near-death experiences (NDEs).

Both OBEs and NDEs, which occur in waking but often profoundly altered states of consciousness, cause hallucinations so vivid and compelling that those who experience them may deny the term hallucination, and insist on their reality. And the fact that there are marked similarities in individual descriptions is taken by some to indicate their objective “reality.”

EEG with epileptic waveforms [Wikimedia Commons]
But the fundamental reason that hallucinations — whatever their cause or modality — seem so real is that they deploy the very same systems in the brain that actual perceptions do. When one hallucinates voices, the auditory pathways are activated; when one hallucinates a face, the fusiform face area, normally used to perceive and identify faces in the environment, is stimulated

Continua The Atlantic.