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Roger Federer come Pete Sampras, e i cocciuti scozzesi
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Lo svizzero vince il settimo titolo di Wimbledon eguagliando il numero di vittorie dello statunitense Pete Sampras. Nell’anno in cui il suo più agguerrito rivale ha superato Bjorn Borg per numero di vittorie al Roland Garros. Sembrerebbe quasi tutto programmato e se si dovesse scrivere la trama di un romanzo, o incrementare gli introiti di qualche multinazionale, quello accaduto nell’ultimo mese tennistico sarebbe l’ideale, Grande Slam escluso ovviamente. Ma per questo c’è ancora tempo.
Roger Federer si sbarazza del testardo ostacolo scozzese con il punteggio di 46, 75, 63, 64.
E testardo lo è stato molto Andy Murray nel giorno in cui giocava la finale tanto attesa dal pubblico inglese. Erano passati troppi anni dalla finale di Bunny Austin ben 74 anni fa, per non incaponirsi troppo. Lo scozzese era partito bene, con l’impassibile Lendl dietro i suoi occhiali da sole a osservarlo con la luce giusta. Roger Invece aveva iniziato un po’ in sordina e era finito a rincorrere sia un set di svantaggio che le violente pressioni sul rovescio per riuscire a giocare qualche dritto. Non era riuscito lo svizzero a spostarsi con la solita agilità e il suo rovescio finiva per regalare preziosi punti a Murray, insieme a qualche dritto smarrito per girare intorno alla palla. Anche la seconda frazione sembrava nelle mani dello scozzese ma insieme alle palle break ho iniziato a vedere tutti i difetti di bravehearth. Il cuore impavido ha iniziato a giocare a viso aperto, ha cercato l’arma bianca, ostinatamente i tentativi di chiudere qualche punto di troppo sul lato destro di Federer sono aumentati, nonostante lo svizzero guadagnasse metri di campi quando riusciva a colpire dal suo lato preferito. Eppure pensavo che Nadal fosse riuscito a insegnare a tutti che contro Roger è necessario dimenticarsi di colpire la palla verso il suo dritto, a meno che lo svizzero non abbia già toccato almeno cinque volte le tribune dalla sua parte sinistra. Non che questa tattica funzioni sempre ma il dritto contro dritto per Andy Murray non è al momento sostenibile. Lo scozzese infatti si ritrovava troppo spesso in ritardo, con Roger che lo pressava e lo costringeva ad abbassare la velocità dei colpi diretti sul rovescio, così che Federer poteva girarsi molto più comodamente. Un break al punto giusto, dopo la vetta dei 5 giochi, è stato più che sufficiente per portare il punteggio dei sets in parità.
L’interruzione per pioggia, dopo che avevo ripetuto almeno un centinaio di volte la frase “gioca sul rovescio” agli sventurati ospiti che avevo di fianco, aveva portato consiglio anche a Murray. Forse c’aveva pensato anche Ivan Lendl che da dietro agli occhiali deve aver visto qualcosa di simile a quello che avevo visto dalla televisione. Al suo rientro in campo infatti Andy sembrava più determinato a cercare il rovescio dello svizzero, ma lo faceva sotto ritmo, spingendo poco. In questo modo Roger ha messo a punto sia il rovescio che il dritto, mostrando una buona preparazione atletica per spostarsi e colpire con il suo fondamentale preferito. Era la frase di coaching che era sbagliata: quella giusta era “spingi sul rovescio”. A questo punto nonostante e a causa della determinazione di Murray la partita era segnata.
Ivan Lendl si era alzato gli occhiali da sole sulla testa nonostante il tetto del centrale fosse chiuso e continuasse a piovere su Wimbledon. Non aveva più nulla da nascondere, Ivan, con Andy che ciondolava troppo spesso per il campo e scivolava un paio di volte di troppo. Due break, uno per set, e turni di servizio solidissimi, hanno consegnato il settimo trofeo di Wimbledon a Roger Federer, che rinfrancato dal punteggio e dal clima di gioco è riuscito a dare il meglio.
“Però come sono cocciuti questi scozzesi”, direbbe un inglese.
fabrizio brascugli
Wimbledon, il montepremi e lo sfruttamento della donna: ogni strategia “onesta” apre la strada a quella “disonesta”, quindi le donne ne sanno una più del diavolo
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L’equiparazione del montepremi tra maschietti e femminucce a Wimbledon è avvenuta nel 2007 ma l’argomento suscita sempre l’incontinenza di nuove opinioni che nella sostanza suonano arcaiche quanto la sfida dei sessi tra Bobby Riggs e Billie Jean King, per altro persa da Riggs. Quest’anno è stata la volta di Gills Simon che fresco fresco di elezione al consiglio dell’ATP, non il “Gran Consiglio” si spera, ha dichiarato che il tennis femminile non è a livello di quello maschile che sarebbe inevitabilmente più attraente. Gli uomini spenderebbero più ore in campo e l’uguaglianza del montepremi è ingiusta. Qualche hanno fa era stata la volta di Gimelstob che aveva calcato la mano definendo le ragazze tenniste “fighette e cagne”, ma anche Pat Cash e Richard Krajicek non avevano saputo frenare le proprie dichiarazioni. “Il tennis femminile è due set su tre di spazzatura che dura solo un’ora e mezza”, il primo; “Le top 100 sono porcelline che non meritano di essere pagate quanto gli uomini“, la frase del secondo. E’ l’argomento che induce riflessioni acute. Ma ogni tipo di pensiero di questi sportivi che possono permettersi di farsi aiutare a scrivere qualche autobiografia di sicuro successo dovrebbe almeno cercare di indagare i motivi della differenza tra tennis femminile e quello maschile. Infatti è innegabile che qualche differenza ci sia. Da dove iniziano queste differenze? Da molto lontano, e sembra che, stando alle parole di cotanti professionisti, al momento la situazione si sia ribaltata. Una strategia “onesta”, ovvero quella di un tennis bello, sudato, veloce, atletico sarebbe stata sfruttata da una strategia disonesta che dirotta risorse in nome di una presunta parità verso un tennis esteticamente e tecnicamente non all’altezza dell’altro. Qualcuno potrebbe essere tentato di chiamarla imprevedibilità, ma non c’è niente di incomprensibile in realtà.
Quando un gamete divenne più grande dell’altro.
Tutto, dallo sfruttamento della donna alle dichiarazioni di Gimelstob, ebbe inizio quando un gamete ebbe più nutrimento e divenne più grande dell’altro ma al tempo stesso meno mobile. Immediatamente si spalancò la porta alla possibilità della presenza di molti gameti più piccoli e mobilissimi. Al di là del nome che attribuiamo a questi gameti, e ai loro possessori, l’organismo in grado di produrne in grandi quantità ebbe davanti la possibilità di sfruttare quello che ne aveva pochi di grandi dimensioni. Una donna nella sua vita sessuale può contare su un ovulo al mese per tutto il periodo di fertilità, circa 400 o poco più in tutto. Un uomo produce milioni di spermatozoi a ogni eiaculazione. Le risorse di una donna sono quindi più importanti e necessitano di maggiori cure per evitare che vadano perdute. Gli stessi corpi hanno seguito questo andamento evolutivo: più portato allo sforzo fisico e alla mobilità quello maschile, mentre quello femminile è finalizzato all’accudimento e alla cura dei figli i quali assumono un valore maggiore se le risorse per averli tendono a finire in modo talmente macroscopico rispetto all’uomo da poter considerare la differenza infinita. La condizione endemica di sfruttamento della donna in ogni sua forma, che non conosce differenze geografiche, culturali, né sociali e religiose ha le sue radici in questa differenza biologica, originatasi per caso e per necessità di prolungare il tempo di vita di un gamete. Una strategia “onesta”.
Ma un credente direbbe che il diavolo fa le pentole e non i coperchi, perché le donne relegate in questa condizione di sfruttamento e sudditanza hanno sviluppato altri modi per riuscire a limitare i danni della loro condizione, da cui per altro non riescono ancora ad affrancarsi del tutto. Astuzia, abilità nel mimetismo delle loro azioni e intenzioni sarebbero state fondamentali per una donna al fine di migliorare seppur di poco la propria situazione. Questa seconda ipotesi è quella evoluzionista ed è anche la più probabile rispetto a quella di Belzebù. I detti popolari sono solo una conseguenza dell’osservazione intuitiva e in questo caso maschilista della realtà.
Adesso se la scaltrezza e la maestria femminile sono riuscite negli anni a scalfire il predominio maschile e uno di questi risultati è stato quello di riuscire a equiparare i montepremi dei tornei tennistici Gimelstob, Cash, Krajicek, Simon e compagnia, (compresi coloro che hanno un pensiero sociale della stessa impronta) dovrebbero prendersela con tutti gli uomini che hanno messo le donne in una condizione ambientale tale da favorire e giustificare la pretesa che i guadagni del tennis maschile siano gli stessi di quello femminile se non altro per una sorte di compensazione storica e sociale.
L’evidenza scientifica cambia però l’angolo visuale di queste misogine opinioni, le quali apparirebbero ancora più puerili se non fossero ancora pericolose.
La spiegazione dei meccanismi evolutivi sgretola la pretesa di chiunque cerchi ci dare una giustificazione a una propria condizione di vantaggio quando questa condizione è invece solo il frutto di una contingenza. In questo caso specifico essere i portatori di gameti più piccoli e mobili, per convenzione chiamati maschili.
Deliciano e dame di compagnia
Deliciano è il soprannome che mamma di Murray ha dato a Feliciano Lopez dopo la bella partita con Andy Roddick, vinta in rimonta. Mi è sembrato un po’ da dama di compagnia, condizione che si adatta alla partita giocata oggi dallo spagnolo contro Andy Murray che ha vinto senza troppo soffrire in tre set (63, 64, 64). La semifinale con Nadal potrebbe essere diversa: non ce lo vedo Rafa in deliziosa conversazione mentre servono il thè.
Addio record di Sampras?
Purtroppo la realtà sembra contraddire le speranze. Vedremo nel 2012.
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Jo-Wilfied Tsonga elimina Roger Federer con un’epica rimonta al quinto set.
Prima semifinale in carriera per Jo-Wilfiried Tosnga a Wimbledon. Il francese e Roger Federer si erano incontrati cinque volte e il bilancio era in favore dello svizzero, con il francese che era riuscito a prevalere soltanto una volta nel 2009 al Master 1000 di Montréal. La finale che Tsonga riuscì a raggiungere allo Australian Open del 2008 è ormai un ricordo sbiadito e da allora il tennista francese non era più riuscito a ritrovare il tennis che gli permise di strappare un set in finale a Novak Djokovic che in quell’anno vinse la sua prima prova dello slam. Il serbo quest’anno ha trovato una condizione migliore rispetto a quel 2008, mentre il francese ancora stentava a riprendere la fiducia nei suoi colpi che ebbe in quell’estate australiana, anche a causa dei problemi fisici subiti. Ma c’è riuscito oggi a ritrovare un gioco strepitoso, al contrario lo svizzero è stato molto solido anche se non appariscente soprattutto da metà partita in poi. Continua a leggere
Wimbledon: la faticosa strada di Nadal per la vittoria
Articolo pubblicato su Pianetatennis.com
Il serbo Novak Djokovic è a pochissimi punti dallo spagnolo (65 ad oggi), il quale per essere sicuro di rimanere numero uno è costretto a confermare il risultato dello scorso anno che lo vide vincitore, se vuole contare solo sulle proprie forze senza sperare in una prematura sconfitta del suo avversario principale che nel 2010 perse in semifinale da Thomas Berdych.
Ma se diamo un’occhiata al tabellone la strada di Rafa non è delle più agevoli. Già il primo turno, a mio sindacabile giudizio, potrebbe essere meno agile del previsto: avrà difronte Micheal Russell. Partita non difficilissima ma Nadal dovrà stare attento considerato che nei primi turni si può non essere completamente rodati alla nuova superficie. Continua a leggere
Quante probabilità ha Mahut di incontrare Isner al primo turno di Wimbledon?
1 su 127, considerato che Mahut è Mahut e non può essere nessun altro.
Quante probabilità ha la coppia Isner – Mahut, su tutte le coppie possibili che possono formare Isner e Mahut in un insieme di 128 giocatori di uscire alla prima estrazione?
1 su 253. Circa lo 0,4%.
Quante probabilità ha la coppia Isner – Mahut di essere estratta alla prima estrazione (i sofisti mi perdonino la ripetizione) tra tutte le coppie possibili formate da 128 giocatori?
1 su 8.128, se non ho contato male. In questo caso le probabilità si abbassano un pochino.
Ora se qualcuno vi dicesse che la probabilità di contrarre una malattia mortale (Isner Mahut a Wimbledon per esempio) è una su duecentocinquantatré credo iniziereste a preoccuparvi, perché non sarebbe un’eventualità poi molto rara. Un ammalato a condominio, uno ogni 84 numeri civici con tre persone residenti per numero civico.
Forse è per questo che esistono le teste di serie. Sono le domande che distinguono l’interlocutore non le risposte.
Ora speriamo che finiscano presto…
Wimbledon 2011: il buono, il brutto, il cattivo e il rosso
Articolo pubblicato su Pianetatennis.com
Sono uscite le teste di serie di Wimbledon che, come è consuetudine, alfine tradizione, non rispettano la classifica Atp. L’erba è una superficie particolare e soprattutto l’unica rimasta su cui si gioca ancora un torneo dello Slam. Qualcuno ha guadagnato qualche posizione nella speciale assegnazione numerologica che può aprire uno spiraglio in più nel tabellone. Ma le probabilità che il significato pitagorico raggiunga il misticismo oltre la realtà è ridotto a limitate possibilità. E’ infatti dal 2003 che Wimbledon lo vincono Roger Federer o Rafael Nadal, dominio più lungo fu solo quello di Pete Sampras spezzato da Richard Krajicek, e la caccia è aperta. Che prima del 1993 il tennis fosse più equilibrato è un dato di fatto, i motivi sono sicuramente molteplici ma agli estremi della spiegazione troviamo due possibilità: prima del 1993 non c’erano campioni tanto bravi come quelli di oggi che rappresentano un’eccezione; prima del 1993 c’erano più campioni le cui capacità erano simili a quelli di oggi e si dividevano le prove dello slam. Continua a leggere
Il settimo titolo di Federer a Wimbledon pagato 66 a 1
Ma ormai è tardi rassegnamoci.
Il percorso è fresco e anche umido per il momento. Al torneo del Queen’s la finale tra Tsonga a Murray è stata spostata a oggi e il tempo non sembra avere intenzione di cambiare, almeno nel corso della settimana che precede il torneo più prestigioso, anche se probabilmente i francesi non saranno d’accordo. Ma almeno potranno convenire sul fatto di considerarlo il più importante per Roger Federer in questo scorcio della sua carriera. La responsabilità di tanta pioggia è dovuta a una bassa pressione a largo dell’Inghilterra le cui intenzioni a breve termine appaiono quelle di rimanere per pigrizia dov’è. Non rimane che aspettare le sue volontà.
La primavera è sempre stata una stagione piovosa e potrebbe esserlo anche l’inizio dell’estate ma di imprese e record sportivi, se Nadal ha raggiunto Bjorn Borg, i primi di giugno, con sei titoli del Roland Garros i giorni dopo il solstizio potrebbero portare Roger Federer alla pari con Pete Sampras con sette titoli di Wimbledon.
Chi ha scommesso sulla sua vittoria potrebbe guadagnare una piccola fortuna. Infatti la vittoria di sette titoli da parte dello svizzero entro il 2019 era data 66 a 1 nel 2003. Era necessario essere lungimiranti, e non poco, per azzardare la previsione ma era necessario anche essere longevi. Non è stato questo il caso di Nick Newlife che l’intuizione l’ha avuta ma non è sopravvissuto per riscuotere la somma in caso di vittoria. Per fortuna le 101.840 sterline saranno devolute per suo volere, se Federer dovesse vincere, alla Oxfam che è un’associazione composta da 15 organizzazioni il cui scopo è quello di trovare soluzioni alla povertà e alle ingiustizie le quali non sono poche in questo mondo. Nick aveva scommesso £ 1520.
Tra coloro che saranno dalla parte dello svizzero ci sarà perciò anche chi è aiutato dalla Oxfam. Se pioveranno ancora record sul tennis si vedrà, nel frattempo chi ha pazienza ed è in salute può pensare a qualche scommessa a lungo termine, magari su Nadal. Infatti più aumentano gli scommettitori più si alzano le probabilità che qualcuno vinca puntando sull’improbabile.
Con la risposta si può vincere Wimbledon
Andrè Agassi ne sa qualcosa e per questo sembra suggerire che Novak Djokovic abbia qualche possibilità al torneo londinese. Nell’intervista ha anche dichiarato che Nole è molto probabilmente un giocatore migliore di lui. Più atleta, più forte in difesa di quanto lo fosse lo statunitense di origini iraniane e ugualmente bravo in ribattuata. Poi parla del gioco moderno e lì avrei qualcosa da ridire, ma l’intervista l’ho solo tradotta. Il gioco diventato praticamente una play station e senza colpi al volo, con gli atleti che hanno bisogno sempre di più di una eccellente fisicità a dispetto di una tecnica classica, non è che sia poi un grande spettacolo, anzi spesso è monotono, ripetitivo e uccide la fantasia. Qui trovate la traduzione dell’intervista per pianetatennis.com
Wimbledon, Wimbledon!
Roger Federer da forfait al torneo di Halle. Tutto in funzione del grande appuntamento dell’ultima settimana di giugno. Pensare che l’organizzatore era sempre riuscito a strappare la presenza dello svizzero al più rinomato, se si considera la storia tennistica, torneo del Queen’s. Stavolta gli è andata male e non è la prima volta: era già accaduto un paio di anni fa quando lo svizzero era stanco dopo la vittoria del Roland Garros.
L’ultimo Wimbledon per Roger Federer poi il ritiro?
Articolo pubblicato su Pianeta Tennis.
Scrivere dei record dello svizzero è ormai superfluo: è il giocatore più vincente nella storia del tennis con i suoi 16 titoli dello slam (record assoluto) per i quali avrà adibito a museo una stanza di una delle sue abitazioni. Ha raggiunto 22 finali slam, ha eguagliato il record di Connors di 27 quarti di finali consecutivi nei tornei major, ha vinto sei Wimbledon, solo uno in meno di Pete Sampras, ma è a due titoli dal record di Bill Tilden allo Us Open (l’avversativa si capirà dopo). Insomma un grandissimo campione che però forse ha perso l’occasione di ritirarsi al momento opportuno, ovvero da vincitore quando era all’apice della sua carriera e forma tennistica.
Negli ultimi anni è infatti leggermente calato in modo progressivo e costante. Ha iniziato a perdere con più avversari, più spesso e attualmente non vince una prova dello slam dallo Australian Open del 2010, quando vinse su Murray, più di un anno fa. Andy a differenza dello svizzero è tornato in finale quest’anno.
Il tennis è uno sport particolare in cui la reattività gioca un ruolo fondamentale. Sembra proprio che lo svizzero abbia perso la propria rapidità istantanea sul campo; quella che gli permetteva di veleggiare da una riga laterale all’altra arrivando sempre con perfetto timing sulla palla. Ha resistito molto bene all’evidenza, e spesso appare un po’ risentito di fronte a domande che riguardano il suo lieve calo, ma appare incontrovertibile che il tempo passa e che più si va in là negli anni e più si riducono le possibilità di essere competitivi come lo si era in precedenza. È vano pensare e ostinarsi a credere di poter migliorare con il passare degli anni quando tutto sembra far supporre di aver ormai raggiunto l’apice, e di essere ormai nella parte destra e discendente della parabola.
Questo naturalmente non implica necessariamente che Roger Federer non abbia ancora le capacità e le possibilità di tornare a vincere una prova del grande slam, anzi molto probabilmente lo svizzero sta proprio lavorando per questo. Un’altra vittoria gli consentirebbe di ritirarsi da vincente, al meglio delle proprie possibilità, con il record assoluto di 17 prove dello slam vinte, difficilmente raggiungibile da altri. Appare anche abbastanza intuibile dai numeri della storia tennistica di questo campione che il suo obiettivo, anche se non esplicitamente dichiarato, è da considerare Wimbledon per almeno due ragioni:
la prima è che gli manca un solo titolo per eguagliare il record di Pete Sampras;
la seconda riguarda lo straordinario feeling di questo tennista con il gioco sull’erba e la grande affezione che lo lega a quello che è stato più volte definito “il suo giardino”.
Il Roland Garros sembra far parte di una strategia a cui non dedicare troppe energie: ne ha vinto solo uno ed è stato quello (se pur senza incontrare lo spagnolo Rafael Nadal la sua bestia nera sulla terra rossa) che gli ha consentito di dimostrare di essere in grado di vincere su tutte le superfici, come è successo a pochi altri. Un’altra vittoria allo US Open lo lascerebbe comunque dietro a Tilden che vanta sette vittorie di cui sei consecutive. Wimbledon invece già quest’anno consentirebbe a Federer di eguagliare Pistol Pete. Se riuscisse a portare a casa il titolo del 2011 ritirarsi dopo l’ennesimo straordinario risultato sarebbe una scintillante chiusura della carriera tennistica di Roger Federer anche se questa eventualità potrebbe aprire la sua mente alla speranza di una ottava vittoria nel 2012 per mettere un sigillo definitivo di supremazia sui campi inglesi.
Comunque vadano le cose non sarà una scelta facile, infatti più passa il tempo e più diminuiscono le probabilità di riuscire, mentre l’andamento lento di discesa non si addice alla personalità dello svizzero né alla sua caratura tennistica.
In questo modo Roger sembra schiacciato dal peso della sua storia che rende stonato un ritiro incolore e lo costringe a sfidare il passare dei giorni.
Isner e Mahut durano a lungo
Per tornare a scrivere sul blog non c’è niente di meglio che un po’ di allegria che duri…a lungo. Undici ore non sono proprio da considerare pochine e gli sponsor arrivano sempre.
Via notizie smash
Scusate l’assenza ma ero quassù con mio figlio e sua madre
Eppur non si vedono conigli nel Precambriano e nemmeno cinesi

The Roger Precambian rabbit
La Na Li esce per mano di Serena Williams e Lu è stato sconfitto in tre set da Djokovic. Di tanto in tanto ci provano a scappare in ere geologiche che non sono le loro ma trovano enormi difficoltà di adattamento: predatori sono sempre presenti e di dimensioni non indifferenti (ci scappa pure la rima baciata). Comunque la novità maggiore è che Federer quest’anno è a quota nove sconfitte, ha infatti perso oggi anche da Berdych. Così è stato eliminato dal suo torneo preferito, dovrà consentire almeno l’usufrutto del suo giardino, di cui aveva ripreso il possesso lo scorso hanno dopo un affitto temporaneo nei confronti di Nadal, che esce egregiamente dal problema Soderling dopo aver perso il primo set.
Poi ci sono i rossi e quelli, si sa, nel Precambriano (alias finali e tornei di slam, nonché grandi slam) ci si trovano molto bene. Assai bene adattati. Murray infatti raggiunge per la prima seconda volta in carriera la semifinale di Wimbledon anche se contro Nadal non avrà vita facile, almeno il Nadal dopo primo set di oggi. L’altra semifinale maschile, nella parte alta del tabellone, vedrà invece opposti Berdych e Djokovic.
Il tabellone femminile vede invece favorita Serena Williams, ed è così allineato: Serena Williams vs Vera Kvitova; Vera Zvonareva vs Tsvetana Pironkova. Due ova un’ eva e zero rabbit.
Lu su Roddick. Conigli nel Precambriano? Staremo a vedere. Tabellone ai quarti di finale.
Il lunedì degli ottavi di finale riserva una sorpresa. Andy Roddick viene prima trascinato al quinto set e poi sconfitto dal Cinesino di Taipei Yen Hsun Lu, numero 84 del mondo da oggi in crescita. Con i tabelloni allineati ai quarti di finale ora incontrerà Novak Djokovic e considerato che il serbo, testa di serie numero 3, ultimamente non sembra brillare molto potrebbe addirittura rischiare di avventurarsi sulla strada di una semifinale contro il vincente tra Federer e Berdych. Vedremo quanto riuscirà ad andare avanti e se riuscirà a riprendersi dall’eccesso di adrenalina che potrebbe avergli reso la nottata difficile da affrontare. L’aspetto più interessante è comunque quello dei confini, dei limiti. Se ce l’ha fatta Lu forse è sufficiente iniziare presto con un certo anticipo compensando quanto basta (q.b.) come il sale per le ricette. La parte bassa del tabellone è un po’ più affollata di talenti: Murray elimina Querry (battaglia tra rossi) e il suo prossimo avversario sarà il francese Tsonga. L’ultimo quarto vedrà invece opposti Soderling e Nadal in una rivincita verde della finale del Roland Garros. Se gli organizzatori del torneo inglese non avessero modificato le teste di serie secondo il loro modo di vedere che comprende anche i vincitori del torneo e non solo la classifica del computer Nadal sarebbe stato nella parte alta, ma così sono gli inglesi e forse potrebbero avere ragione loro, considerato che lì, nell’isola, le rotatorie funzionano perfettamente.
Il grande lunedì a Wimbledon
Federer gioca e se ne va. Tsonga perde un set con Bennetau, L Clijster dopo un primo set giocato sopra velocità dalla Henin sfrutta la sua potenza a velocità ridotta e si aggiudica la partita. Hewitt perde il primo set da Djokovic, La Sharapova e Serena Williams 6 pari ora e son si accorgono che devono cambiare campo. Due set point sbagliati, e ora 7-6 Serena. 7 pari poi 8- Sharapova. E in programma ancora grandi partite.
Oggi i migliori tutti in campo

Avanti verso il meglio
Se si potesse scegliere un giorno per andare a Wimbledon la miglior scelta sarebbe quella di preferire il lunedì della seconda settimana anche a scapito della finale. Nel giorno del grande lunedì in cui si giocano i migliori ottavi di finale maschili e femminili la qualità non manca. In campo ci saranno Federer, Nadal, Roddick, Andy Murray, Djokovic, Tsonga, Berdych, Venus e Serena Williams, Maria Shapaova, Kim Clijster e Justine Henin. Wozniaki. Insomma ce n’è per tutti i gusti è sufficiente spostarsi dal centrale al campo 2 e poi verso gli altri: al campo cinque troviamo anche Marion Bartoli, che a Wimbledon si trova bene. Oltre il campo cinque ci sono poi le partite Juniores con Marco Cecchinato in campo alle 11. L’italiano al grande lunedì si troverà difronte l’inglese Ashley Hewitt
Fuori la Errani e la Pennetta. Rafa stenta, Soderling sbriga la pratica.
Male Flavia Peennetta che riesce a perdere con la Zakopalova , un’ avversaria che era alla sua portata, così come la strada che la avrebbe portata ai quarti di finale. Sara Errani non regge il confronto la Radwanska pur lottando. Sembrangià lontani i fasti della Schiavone di meno di un mese fa. Il tempo scorre e intanto Nadal stenta a far carburare il suo tennis contro il tedesco Petzschener. Al momento sono un set pari e 5-4 Petzschener, ma Rafa lamenta un dolore al braccio per l’intera sua lunghezza, e non è una cosa buona. Intanto sembra che Fognini abbia iniziato un’altra delle sue rimonte contro Bennetau. E’ avanti di un break ma sotto 15-40 e servizio nel quarto.
Soderling invece ha sbrigato velocemente la pratica Bellucci in tre set.
Intanto Benneteau ha recuperato il break di svantaggio nel quarto. Ora mi fermo a guardare le partite.
Il campo diciotto è sempre protagonista
Sembra che sul campo numero diciotto, dove era iniziato e si è concluso l’incontro più lungo in assoluto, non finiscano di accadere stranezze. E’ stata la volta di Hanescu, il quale si è reso protagonista di insulti reciprochi con il pubblico, sputi, litigi con l’arbitro e infie ha smesso di giocare nel quinto set dopo che il vantaggio di due set gli era stato recuperato dall’avversario (Brands). Poi sul finire della giornata sul campo arriva la polizia che arresta quattro persone per procurato disordine. Hanescu rischia un amulta di 10.000 sterline. Di belle e pessime ne sono successe in quel campo in pochi giorni, meno male che con è provvisto di palco reale.
Maggiori informazioni le trovate qui.









