Tornei che finiscono prima

In effetti, pensandoci bene, certi tornei finiscono prima della finale.

Novità a Flushing Meadows: la finale si giocherà di lunedì. Stavolta, però, non è colpa dei continui rinvii per maltempo così come nelle ultime 5 edizioni ma perchè è stato così deciso dagli organizzatori. Le televisioni saranno molto contente visto il ricco menu in programma che prevede il venerdì le semifinali femmininili, il sabato quelle maschili, la domenica finale femminile e lunedì la finale maschile.

La finale degli US Open 2013 si giocherà di lunedì – Pianeta Tennis

Il destino Tacito di Andy Murray

Il destino Tacito di Andy Murray. Pubblicato su Pianetatennis.com

La libera scelta è forse una chimera irraggiungibile. Ciò che siamo e che diverremo è scritto nel nostro passato, inciso nelle forme dei nostri corpi, organizzato in informazione digitale del DNA. Sam Harris non avrebbe dubbi sul fatto che la libertà non esista. Perché il fatto che siamo ciò che ci contraddistingue come noi stessi è in ultima analisi dovuto a una serie di elementi che non dipendono da noi e che riducono gli spazi di azione. Ogni nostro gesto quotidiano è il frutto di una serie condizioni che non possiamo scegliere.
Non scegliamo il DNA, non possiamo scegliere la famiglia né le condizioni economiche e culturali in cui personalità e carattere prendono la propria forma. Una delle conseguenze e’ che non possiamo controllare i processi cerebrali e cognitivi delle scelte, compresi quelli che vanno a definire velocità, sicurezza e precisione di uno swing in un campo da tennis. Ma sembrano essere fuori dalla nostra portata, a ben guardare, anche molte altre azioni, comprese quelle quotidiane, se pensiamo che molte delle attività del nostro corpo sono indipendenti dalla nostra volontà.Il nostro cuore batte, l’organismo sintetizza il cibo, il metabolismo svolge le sue funzioni senza che si possa influire sul processo. Anche l’intreccio delle connessioni sinaptiche che sfocia in una decisione è blindato in un nucleo inaccessibile. La coscienza ha consapevolezza solo del risultato, ovvero la decisione finale, tutto il resto rimane nascosto a noi stessi.
Si esce in parte da questa situazione attraverso l’esperienza, ma non si tratta di una liberazione assoluta. E’ solo un processo parziale che si cristallizza in informazioni che modificano scelte che si sono dimostrate controproducenti, inefficaci o addirittura pericolose. In questo margine limitato sopravvive, forse, qualcosa di assimilabile al libero arbitrio. Il resto rimane veicolato in architetture che formano noi stessi in modo indipendente da noi stessi.
Un tempo si parlava di destino come di qualcosa di già scritto in senso deterministico nonché molto preciso. Oggi sappiamo che questo tipo di destino non esiste, ma quello che rimane non lascia più opportunità di scelta se non nell’illusione di poter controllare le forze che in realtà ci influenzano, nel bene e nel male. In un senso più generico le nostre possibilità di realizzazione sono soggette a una base da cui non possono prescindere e su cui possono intervenire contingenze esterne anch’esse minimamente controllabili. Il fato dirige le vite degli uomini e ci sono fatalità più o meno preponderanti: alcune hanno poca influenza, altre spingono verso una direzione con energia sufficiente da permettere di superare molti ostacoli.
Perché siamo dei grandi tennisti? Perché alcuni divengono dei grandi scienziati e altri dei grandi scrittori? Perché altri ancora manifestano doti per essere degli ottimi medici? Non raramente si nasce con le caratteristiche adatte (si potrebbe usare la parola talento) che agevolano l’incontro di tutta una serie di condizioni collaterali, non meno importanti, che permettono la realizzazione di una realtà che già godeva di un vantaggio.
Il destino moderno è scritto in antiche acute osservazioni. Non c’e’ pertanto da rimanere molto sorpresi se un antico scrittore romano scrisse molto indirettamente di un futuro vincitore di tornei dello slam. Al tempo non si sapeva nulla di molti principi della fisica relativi al momento d’inerzia lineare o angolare, e nemmeno di come il punto d’impatto in relazione al swing ne modificasse le risultanze delle forze in gioco, ma il principio semplice alla base del sistema fornisce chiare indicazioni. Una massa maggiore è sempre più efficiente all’impatto qualunque sia lo swing: se ne ha di più sia in collisione arretrata che in collisione ideale.
Così la capacità di imparare di Andy cresce sulle osservazioni di Publio Cornelio Tacitò che nell’Agricola scrive dei Caledoni (abitanti della Britannia del nord) come di persone dai capelli rossi dagli arti ampi e robusti. Non poteva prevedere che sarebbero stati favoriti nei tornei dello Slam. Il tennis conta oggi poco più di 500 anni. E il destino di Andy Murray era Tacito. Si è palesato a tutti solo con lo Us Open 2012.

Fabrizio Brascugli

The Roger Federer’s Highlander

Ne resterà uno solo

 

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Lo svizzero sembra proprio immortale. Dopo qualche annetto senza battere un chiodo da slam quest’anno è tornato ad alzare la coppa di Wimbledon, eguagliando il primato di Pete Sampras a quota sette trofei. Ma non si è limitato a trovare il massimo del proprio rendimento nelle settimane a cavallo tra giugno e luglio, anzi è riuscito a mantenere il picco di forma anche nei giorni che sono seguiti: esattamente un mese dopo ha raggiunto la finale Olimpica che ha perso solo davanti a un insolita aggressività di Andy Murray. A fine agosto ha ridicolizzato Novak Djokovic nel primo set della finale di Cincinnati rimanendo in questo modo primo in classifica. Così i record talmente innumerevoli da rasentare l’assoluto quasi non si contano e sarebbe superfluo elencarli quando sono già ben delineati da altri con frequenza tale da renderli immortali (highlander se ce ne fossero). L’immortalità è il sogno di tutti coloro che ne trascurano la possibilità dell’inesistenza.

Trascurare l’oblio rischia di riflettere la superficialità figlia della speranza. Tutto prima o poi viene dimenticato, sparisce, se non definitivamente, almeno in modo sostanziale il giorno in cui il sole diverrà una gigante rossa. Spazzato via il tema della ricerca della storia, fin troppo abusato, rimane l’ipotesi di analizzare l’ultima parte della stagione con la finalità di intuire come sia cambiato il tennis dei più forti giocatori del mondo (almeno i primi quattro) dopo la fine di un periodo che faceva del dominio di uno o due giocatori il tema prevalente.

Intuire gli eventi è più difficile, e sono cambiati, causa necessità, anche i modi di preparazione degli atleti che sembrano sempre più interessati a gestire i propri picchi di forma in relazione ai tornei a cui tengono maggiormente. Questa particolare attenzione, unita ad altre difficoltà come quella speculare della difficoltà di mantenere la stessa condizione per tutto l’anno, ha impedito a Novak Djokovic di ripercorre la strada vincente del 2011. Partito in forma per l’Australian Open ha dovuto cedere il passo in primavera e nell’estate alle mirate preparazioni ed ai determinati obiettivi di Rafael Nadal e Roger Federer, i quali non avevano intenzione di perdere le proprie opportunità: il primo di superare lo svedese Borg con sei Roland Garros e il secondo di eguagliare Pete Sampras a quota sette Wimbledon. Di queste strategie mirate ne ha subito le conseguenze anche Andy Murray i cui obiettivi individuali e nazionali erano in conflitto con quelli di Roger Federer. Con la coppa dei moschettieri in un angolo della mente e della preparazione lo svizzero e l’inglese hanno finito per dividersi Wimbledon e l’Olimpiade, giocata sugli stessi campi dei Champioships per coincidenze della storia. Nole in questo modo è rimasto al palo dell’Australian Open a inizio 2012. Eventualità che succedono in un tennis più equilibrato.

Settembre e la fine di agosto incroceranno ancora una volta le racchette e le condizioni atletiche dei primi quattro giocatori. Nadal è fuori dai giochi a causa dei problemi alle ginocchia pesantemente sfruttate nella stagione sulla terra. Djokovic dovrebbe risalire di condizione e la finale di Cincinnati, pur persa da Federer, lascia qualche ottimismo. Sia Federer che Murray, il primo all’inseguimento di Bill Tilden, dovranno fare i conti con il tentativo di prolungare l’apice di forma della propria gaussiana. Proprio questa situazione potrebbe favorire qualche ottimo professionista in agguato dalla quarta posizione in poi della classifica, che potrebbe incastrare alla perfezione la sua migliore prestazione nel puzzle delle scelte quasi obbligate dei primi quattro.

Ne resterà uno solo. Ma potrebbe trattarsi di uno diverso per ogni torneo.

Djokovic fa sentire Nadal come Federer. Un problema di rovesci e diagonali

Il rovescio di Nole non è quello di Federer

Pubblicato su pianeta tennis.

La finale di quest’anno allo Us Open era da considerare uno spartiacque. Sembravano i fab four ma in realtà ne è stato sostituito solo uno: Roger Federer. Lo svizzero faceva coppia nelle finali con Nadal e ora Rafa fa coppia con Nole; altri incroci non sono consentiti, a quanto pare. Erano in finale i due giocatori che si sono divisi i tornei dello slam nell’anno 2011. Dividerseli proprio alla pari (due per uno) sarebbe stata la prima volta. Non è accaduto ha vinto Djokovic.

Partono subito bene entrambi i giocatori nel primo gioco. Scambi consistenti da fondo lasciano presagire che ogni colpo sarà lottato. La prima impressione è che Djokovic riesca a controllare bene la palla dello spagnolo, indirizzando e spingendo bene i colpi. Comunque Nadal chiude il proprio turno di servizio. Ma sarà il rovescio lento in back a portare Nadal al primo break della partita: toglie in questo modo ritmo a Djokovic, rallenta lo scambio e impedisce all’avversario di incontrare la sua palla più vivace. Ma vantaggio dello spagnolo durerà poco a causa dell’immediato contro break subito dopo un gioco non giocato benissimo al servizio. Il serbo prende il tempo sulla palla con il giro indietro che veleggia nell’aria. Continua a leggere

La prima volta di Samantha

Samantha Stosur Us Open 2011

Dall’altra parte c’era la pluridecorata e più volte vincente Serena Williams, ma per Samantha Stosur è stata comunque la prima vittoria in un torneo del grande slam. Aveva nel suo curriculum due finali perse. Sarà che ha in mano una Babolat dal piatto di 98 pollici quadrati, cose da far vergognare qualche maschietto, sarà il colore ramato dei suoi capelli, oppure quel dritto che esce potente e preciso ma a me la Stosur piace. E’ sicuramente l’occhio azzurro, ora che ci penso a fare la differenza. Così Samantha dall’Australia, testa di serie numero nove ma considerata sfavorita con Serena Williams se ne è andata  subito avanti di un break nel primo set, e con dodici punti consecutivi chiude contro pronostico per 62. Mi torna in mente l’emigrazione, le fatiche dei viaggi, le speranze e le delusioni che le hanno alimentate. I nervi salteranno su un punto chiamato disturbato che consegnerà il break nel secondo set alla Stosur. Serena aveva esultato prima che la palla rimbalzasse le due volte necessarie per poter considerare chiuso il punto, mentre la racchetta di Samantha era talmente vicina da colpire con il telaio. La rabbia trascinerà la Williams fino al contro break e persino a due possibilità per un ulteriore break, compreso un warning per troppe frasi condite con parole non inconsuete ma poco gradite su un campo da tennis. Ma la collera ha i suoi tempi: sbollisce. Così se Serena anche fuori forma fisica riesce ad arrivare in finale i suoi limiti si vedono quando dall’altra parte del campo ci sono atlete più preparate. Poi Samantha rientra nella ristretta cerchia dei favoriti dalla natura e così il break arriverà sul tre pari per l’Australia dei migranti. Il 5 a 3 è a un passo dalla vittoria. Il terzo break del set consegna la prima vittoria in un torneo del grande slam a Samantha Stosur che vince lo Us Open 2011. Un successo aspettato.

Sfortuna che va, fortuna che viene. Federer se ne va

roger federer inizia a perdere

Roger Federer è agli sgoccioli, ormai è chiaro anche agli intenditori con il prosciutto sugli occhi. Niente da eccepire, il prosciutto piace anche a me, ma mangiato. Non lo utilizzerei mai per togliere le zampe di gallina dal contorno occhi. Esistono trattamenti migliori. Lo svizzero non chiude due match points e subito si chiama in causa qualche maledizione, la sfiga. Se li avesse trasformati sarebbe stato un killer di precisione. La zampata del campione, la freddezza della classe che viene fuori al momento giusto. Li ha sbagliati e non la prima volta, gli era successo anche un anno fa perciò il caso inizia a diventare caso statistico. Non gli accadeva qualche anno fa e anche questo, forse, qualcosa vuol dire. Il campione ha perso smalto ormai da un po’. Alla fine per essere arrivato dove è nella vita, se proprio vogliamo fare la partita doppia alla casualità statistica, di fortuna ne è entrata di più di quella che è uscita dal bilancio dello svizzero. Quindi godiamoci il viale del tramonto, ci sono dei bei colori all’imbrunire.

Per qualche dollaro in più

Nadal e Murray fatti giocare con il campo bagnato si lamentano, ma quello che è sfuggito a tutti è il Grande Slam. Si sarebbe trattato di un pugno di dollari, non di spiccioli. E non è che non ci abbiano provato…o che non ci stiano provando.

“Non siamo protetti – ha detto il mancino spagnolo al canale tv ESPN – ci sono tanti soldi nei tornei del Grande Slam e noi facciamo parte dello spettacolo. Qui tutti lavorano per i soldi ma non per noi… Non si può andare in campo se piove… Certo se mi dicono che devo andare in campo lo faccio, mica mi posso rifiutare. Ma penso non sia giusto… Quando io e Muller abbiamo cominciato a palleggiare ancora pioveva e in campo si scivolava”.
Non è tenero neppure Murray, che giocava sul Granstand: “E’ pericoloso giocare in queste condizioni, ci si può far male, qui si pensa a tutto tranne che alla nostra sicurezza”.
Dello stesso tenore il commento di Andy Roddick, che era in vantaggio per 3-1 su Ferrer sul Louis Armstrong Stadium: “Non esiste la discussione se i campi erano praticabili o no visto che pioveva ancora… Noi vogliamo solo far sapere agli organizzatori che non vogliamo più essere posti in una situazione simile. Io capisco che c’è il tennis da trasmettere in tv e questo fa parte del buisiness, ma abbiamo il diritto di giocare in condizioni di sicurezza e non su un campo ancora bagnato. Noi giocatori ne abbiamo parlato negli spogliatoi e siamo tutti d’accordo”.

Pianeta tennis.

Il quarto tutto serbo

Non è molto interessante. Dolgopolov ha fatto quello che ha potuto. Ha ravvivato la partita per un set e qualche game. Forse di più non si poteva chiedere anche se gli appassionati hanno la speranza sempre pronta a veleggiare.

Un quarto di finale della parte alta del tabellone sarà tutto serbo. Lo giocheranno tra Novak Djokovic e Janko Tipsarervic, che hanno vinto le loro partite negli ottavi di finale.

La partita tra Djokovic e Dolgopolov è stata condizionata dalla presenza di un vento laterale fastidioso. C’era attesa per il match che avrebbe opposto il numero uno del mondo, il più solido giocatore del momento, e l’imprevedibilità di gioco dell’ucraino che però risente di un fisico non pesantissimo. L’ottimo spettacolo colmo di emozioni, rovesciamenti di fronte e splendide giocate di tutti i colpi non ha deluso le attese di coloro che hanno gremito il Louis Armstrong Stadium, almeno per il primo set. A inizio match sarà infatti proprio il gioco variato di Dolgopolov a procuragli una palla break che non riuscirà a sfruttare e al tempo stesso a tenere in sicurezza i propri servizi. Ci saranno altre tre palle break per l’ucraino nel quinto gioco frutto di accelerazioni e cambi di ritmo e Nole cederà il servizio con un doppio fallo. La prima parte del set è stata del tutto aritmica con il risultato che il serbo è riuscito solo poche volte a sfruttare le sue progressioni da fondo campo. Ma l’ucraino avrà un passaggio a vuoto perdendo la misura del dritto in lunghezza per troppi colpi e questo permetterà al Djokovic di rientrare nel set, di  giocare un po’ più profondo e di mettere i piedi nel campo. Per l’ucraino iniziano a essere troppe le prodezze eccezionali a cui deve ricorrere per vincere un punto e inizia perdere la lunghezza dei colpi con una certa periodicità. Nel tie break Dolgopolov gioca due punti eccezionali e poi manda fuori palla Nole con il back di rovescio, si cambia campo sul 4-2 Dolgopolov. Le fasi alterne di ottime giocate ed errori in lunghezza continueranno anche nel tie break con quattro set point non sfruttati da Dolgopolov e cinque da Nole: uno annullato con una stop volley sulla riga, un ace, un punto eccezionale sul 12 a 11 per il serbo, e un altro con un’accelerazione di rovescio incontenibile. Chiuderà il set Djokovic al sesto set point 16 a 14.

Nel secondo set L’ucraino subirà un break nei primi giochi che sarà sufficiente al serbo per portarsi in vantaggio per due partite a zero. La partita poi segue l’andamento del servizio e sarà in questa fase meno appassionante del primo set. Djokovic si porterà sul 53 senza giocare il tennis a cui ci aveva abituato negli ultimi mesi. E’ sembrato un po’ sotto tono. Ha commesso alcuni errori non forzati e a tratti è sembrato un leggermente fuori timing sulla palla probabilmente anche a causa del gioco vario di Dolgopolov che usato spesso il back di rovescio, palle corte, accelerazioni piatte, attacchi, e addirittura il chop di dritto (colpo ormai dimenticato dalla maggior parte dei giocatori). Ma non è facile mantenere questo tipo di gioco per molto tempo e infatti l’ucraino subirà un lento progressivo e rapido calo. 76 (14), 64 i primi due set.

viaUS OPEN DAY 8: Djokovic e Tipsarevic per un quarto tutto serbo – Pianeta Tennis.

Si ritrovano Tsonga e Federer

Stavolta non ci sarà l’erba ma il cemento. Lo svizzero avrà l’occasione di vendicarsi della sconfitta patita nel giardino di casa.

Sarà ancora una volta Federer vs Tsonga nei quarti di finale dello Us Open.

Il francese ha vinto una bella e lunga partita contro l’americano Mardy Fish e incontrerà nei quarti dello slam lo svizzero che era riuscito a sconfiggere in cinque sets a fine giugno di quest’anno a Wimbledon.

Fish finisce per perdere in cinque set dopo essere stato in vantaggio per due sets a uno e aver dato l’impressione di aver trovato la chiave per vincere il match. All’inizio è difficile strappare il servizio al francese che con il suo gioco di potenza riesce subito a vincere il primo set per 64 imponendosi e impedendo allo statunitense di organizzare il proprio tennis. Ma sarà invece nelle fasi centrali del gioco che Fish riuscirà a giocare il tennis che gli consentirà di reggere fino al tie break del secondo set che vincerà con due ottime giocate per cinque punti a set. Fish è solido da fondo campo, reattivo negli scatti in avanti, prende bene la rete nelle giuste occasioni. Sugli attacchi di Tsonga riesce a tenere bassi i passanti e a chiudere il campo avanzando con il francese costretto ad alzare le traiettorie delle volée. Sarà questo tipo di gioco unito alla rapidità sul campo a portare l’americano in vantaggio di due sets a uno dopo essere riuscito a strappare il servizio nel terzo set al francese. Ma è sufficiente un po’ di polvere negli ingranaggi affinché l’equilibrio di questo gioco difficile e a tutto campo dell’americano perda l’efficacia necessaria a contenere Jo-Wilfried Tsonga che rientra in modo prepotente nel match. La parte della polvere la fa la mancanza di lucidità dovuta forse a un po’ di stanchezza in più; la partita rimane comunque combattuta fino all’ultimo. Il francese chiuderà con 51 colpi vincenti contro i 43 dell’americano, ma sopratutto sfrutterà quattro delle sei palle break ottenute mentre Fish riuscirà a trasformarne solo due su otto. Si chiude con una sconfitta amara la splendida parte di stagione giocata dall’americano. 64, 67(5), 36, 64, 62.

viaUS OPEN DAY 8: ancora Federer e Tsonga – Pianeta Tennis.

Il risveglio del tennis maschile americano e il placido sonno di quello orientale

Tennis USA

Erano alcuni anni che il tennis degli Stati Uniti lamentava la mancanza di giocatori di alto livello. Andy Roddick aveva tenuto alta la bandiera per diverso tempo da solo, dopo la fine dell’apice di carriera di Andrè Agassi e il ritiro di Pete Sampras. Vincitore di un unico slam, ma anche unico vincitore di major nel parco giocatori USA negli ultimi anni. Lo è ancora, ma dietro di lui al contrario di qualche anno fa quelle che erano promesse hanno regalato soddisfazioni agli appassionati in questo finale di stagione. Nei sedicesimi di finale dello slam americano tra gli ultimi 24 giocatori sono rimasti in corsa cinque statunitensi. Donald Young ha eliminato Wawrinka confermando almeno in modo parziale il talento che gli attribuivano. Avrà ancora molto da lavorare ma una vittoria nei confronti di una testa di serie è preziosa in queste occasioni per evitare di rimanere ancorato ad abitudini di gioco da classifica più bassa. Continua a leggere

Flavio Cipolla non sorprende, eccolo il limite

Lotta con Dolgopolov fino al quinto set dove spreca un vantaggio di 4 giochi a uno. Arrivava dalle qualificazioni e la stanchezza si è fatta sentire. Ma non è questo quello che può interessare maggiormente. L’aspetto più interessante è il limite che indicano Dologopolov e Cipolla, il quale ha dimostrato di essere in linea con il suo avversario. Avesse avuto davanti Berdych la partita sarebbe andata diversamente: Fognini lo ha dimostrato.

Ma Dolgopolov è il numero 22 del mondo e anche se probabilmente fa leva su qualità fuori dalla norma per essere lì (rapidità sul campo, gioco aritmico, soluzioni inconsuete) la sua struttura fisica è da considerare nella norma, come non lo è a ben guardare nemmeno quella di David Ferrer, che è il più minuto dei primi dieci. La domanda è ancora più attuale. Dov’è il limite? Anzi dove l’area da considerare il limite? Perché indubbiamente è da considerare un area sfumata che varia in relazioni ai singoli giocatori. Indicativamente, per atleti allenati, rapidi e con una ottima coordinazione, è da collocarsi intorno alla cinquantesima posizione. Ogni variabile influisce spostandola verso l’alto o verso il basso. Dolgo arriva alla posizione 22. Gasquet, che è un po’ più alto, è al limite dei dieci. Gironzola da quelle parti anche se quando non è in perfetta forma rischia, fatica e perde con gli eccessi evolutivi tipo Karlovic. Questo suggerisce che è meglio essere un eccesso evolutivo piuttosto che un talento di tecnica. perché se la tecnica può essere limata, migliorata, al contrario non si possono (almeno non ancora) guadagnare centimetri in altezza, o aumentare il peso di una parte del corpo che dove la muscolatura e la sedimentazione del grasso sono estremamente limitate.

Ma torniamo al limite, perché quello che viene suggerito dai giocatori è incoraggiante. E’ abbastanza vicino ai vertici, è migliorabile, non è fisso e si può agire in più modi per spostarlo in avanti. Certo qualche rischio va preso ed è necessario pensare in controtendenza.

Us Open: primo giorno senza sorprese

Nella prima giornata dello US Open passano il turno tutti i migliori. L’unica sorpresa è stata l’uscita di Viktor Troicki, ma domani ce la saremo dimenticata. Oggi in campo Nadal e Djokovic per il loro primo turno.

Passa agevolmente il primo turno lo svizzero Roger Federer chiudendo in tre set la partita con Santiago Giraldo. Nonostante una stagione in cui non ha brillato come suo solito i primi turni per Roger rappresentano delle formalità (64,63,62).

Gael Monfils doveva affrontare invece una partita più impegnativa. Il numero 7 del torneo aveva davanti Grogor Dimitrov, il cui talento è durato solamente per il primo set dove è riuscito a trascinare al tie brek il francese 76(4). Negli altri due Gael ha chiuso con il punteggio classico di 63,64.

Vince bene anche Richard Gasquet, il cui primo turno non era eccessivamente impegnativo. L’ucraino Sergiy Stakhovsky è stato in partita nei primi due set chiusi con duplice 64 dal francese e poi ha ceduto al terzo senza vincere neanche un game 64,64,60.

via US OPEN DAY 1: avanti Federer, bene Monfils e Gasquet, eliminato Troicki – Pianeta Tennis.

Lo Us Open 2011 inizia come da programma

Tutto è pronto per l’inizio della quarta prova del Grande Slam. L’uragano Irene ha attraversato la regione velocemente provocando danni limitati e i cancelli saranno aperti alle 10 am (ora locale) come da programma. Non ci saranno riedizioni degli anni 1938 e 1960. Le partite inizieranno intorno alle 11 e la prima partita sull’ Arthur Ashe è prevista per le 13 e sarà tra Mardy Fish e Tobias Kamke.

TENNIS TO BEGIN MONDAY: Here’s your latest update from USOpen.org: “The USTA Billie Jean King National Tennis Center came through Hurricane Irene with minimal damage. We are currently preparing the venue for the gates to open at 10 a.m. ET as scheduled. Play around the grounds will commence as close to 11 a.m. as possible with the first match on Arthur Ashe Stadium starting at 1 p.m.

via Day 6 at the Open | 10sBalls.

L’uragano Great New England e il Grande Slam di Donald Budge

I danni dell'Uragano Great new England (1938)

Non c’era bisogno di un altro post ma le coincidenze mi hanno spinto a sciverne da altre parti e come consueto ne riporto anche qui. Potete saltare o dare un’occhiata veloce.

I ritardi nel torneo americano potrebbero essere di diversi giorni. Donald Budge concquistò il primo Grande Slam con la particolare  similitudine tra i nomi di due avvenimenti rari. L’urgano Great New England (qui trovate qualche informazone in più) fu il quarto uragano per intensità di quelli che si formarono nell’atlantico nella stagione di fine estate del 1938.  Di Grandi Slam ne sono stati conclusi solo tre. Ne scrivevo su pianeta tennis.

La situazione negli Stati Uniti è di evacuazione generale nelle zone nei dintorni di New York compreso lo stadio dove dovrebbero iniziare domenica i tornei maschili, femminili e misti della quarta prova dello slam. Gli aeroporti sono chiusi, sia il Kennedy che il Newark. L’estensione dell’uragano Irene non lascia ben sperare, anche se molto probabilmente verrà declassato a tempesta tropicale prima del passaggio sullo Stato di New York. Le piogge e venti fortissimi potrebbero insistere sulla zona in cui si dovrebbe giocare il torneo di tennis anche per più di un giorno o di un paio di giorni. Potrebbero permanere condizioni di instabilità anche per una settimana, costringendo gli organizzatori ritardare l’inizio del torneo. Ma non si tratterebbe della prima volta.

Un ritardo di una settimana è già avvenuto nel 1960 quando l’uragano Donna investì la regione. Un ritardo di sei giorni invece c’è stato nel 1938 quando Donld Budge conquistò proprio a Forest Hills il primo grande slam della storia del tennis.

Il più grande ritardo della storia del tennis si è verificato nel 1960 quando i due australiani Neale Fraser e Rod Laver disputarono la finale il 17 settembre, esattamente una settimana dopo aver giocato le loro due semifinali il 10 settembre. Vinse Fraser che sconfisse Laver con il punteggio di 64, 64, 10-8. La finale femminile a Forest Hills invece quello stesso anno fu vinta da Darlene Hard su Maria Bueno.

Nel 1938 la finale fu disputata il 23 settembre dopo sei giorni di ritardo sempre a causa di un uragano (Great New England) nell’area di New York. Fu l’anno in cui Don Budge vinse tutti e quattro i tornei dello slam. Sconfisse in finale in quattro set Gene Mako (63, 68,62,61).

Il 2011 potrebbe essere un altro anno che vedrà un ritardo ragguardevole nello svolgimento del torneo. Questa circostanza potrebbe anche incidere sulle preparazioni atletiche che gli atleti avevano messo a punto pensando di giocare una settimana prima. Non rimane che aspettare gli aggiornamenti delle previsioni meteo.

Lo Us Open dopo Irene, prima il surf

Surf Irene's waves

Una volta le prove dello slam iniziavano di lunedì. Irene porterà qualche cambiamrnto. A New York sono tutti preoccupati ad accaparrarsi scorte di cibo e a evacuare. L’abitudine è sempre rimasta a quando l’inizio dei tornei avveniva di lunedì, senza che si tenesse conto delle esigenze commerciali favorite dall’avere due domeniche di gioco nei Master 1000 e tre negli slam (è un suggerimento), escluso naturalmente il tradizionalista torneo sull’erba ancora più immune degli altri dalla logica dei diritti televisivi.

Oggi alla vigila del passaggio dell’uragano Irene le forze della natura sembrano non trovare ostacoli nelle più modeste venali leggi dell’economia. Quelle tennistiche non faranno eccezione. I voli per il JFK sono stati cancellati e anche quelli per il Newark, dove c’è la fantasiosa fabbrica di guanti di Philip Roth.

Tra venti e piogge le partite in programma per domani rischiano di fare la stessa fine dei voli. Lo Us Open rischia di iniziare lunedì, come accadeva qualche anno fa, o forse addirittura di martedì e sarebbe una novità. Dipende tutto dalla velocità di Irene. I surfisti invece non perdono l’occasione di scivolare giù dall’onda perfetta, per giocare a tennis ci sarà tempo.

US Open 2011: più semplici le strade di Nadal e Nole

Us Open 2011

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Il tabellone dello Us Open ha messo dalla stessa parte ancora per una volta Novak Djokovic e Roger Federer. Non staremo qui a calcolare con quale frequenza l’evento possa verificarsi in tredici edizioni. Una volta divisi i primi due del mondo le probabilità per gli altri due di finire da una parte o dall’altra sono del 50%. Dovremmo aspettarci a questo punto altre tredici estrazioni in cui Nole e Roger sono divisi, ma le compensazioni in statistica vanno calcolate all’infinito, e in fondo tredici non è un campione molto rappresentativo.

Nella parte bassa invece ci sono gli altri due dei primi quattro del mondo: Rafael Nadal e Andy Murray.

Fra i primi quattro del mondo chi ha, sulla carta, il tabellone migliore fino alla semifinale è Rafael Nadal. Dalla parte dello spagnolo infatti non ci sono molte insidie. Ci sarebbe Ljubicic in un eventuale terzo turno. Youznhy negli ottavi e il Connazionale David Ferrer nell’eventuale quarto di finale.

Andy Murray è messo peggio, perché nel suo quarto di tabellone c’è un abbordabile Fernando Lopez in eventuale terzo turno, ma le cose potrebbero complicarsi un po’ negli ottavi di finale con lo svizzero Wawrinka. Il quarto di finale potrebbe essere ancora più difficile e vedere impegnato lo scozzese con il vincente dell’ipotetica sfida tra Robin Soderling e Juan Martin del Potro. Un terzo turno da vedere potrebbe essere quello tra Del Potro E Gilles Simon, il francese testa di serie n. 12 è sulla strada dell’argentino. Continua a leggere

L’uragano Irene allo US Open

Irene

Le foto dal satellite dell’uragano Irene sono veramente belle. Secondo le stime sarà nella zona di New York tra il 28 e il 29 agosto probabilmente degradato a tempesta tropicale e con venti ridotti a circa 63 miglia orarie. Sarà dalle parti dello Us Open proprio nei primi giorni del torneo, perciò ci sarà da aspettarsi qualche interruzione. Attraverserà la Virginia ancora come uragano anche se di categoria due. Questo secondo le stime. Qui lo spettacolare filmato della Nasa, con l’estensione dell’uragano, arrivato sulle Bahamas, che è veramente impressionante. Comunque fra qualche giorno sarà anche a destinazione tennistica.

Ryan Harrison aumenta le percentuali

ryan harrison

Era già considerato una sorpresa (“sorpresuccia” è meglio) prima che quelli di tennis.it ne scrivessero il 16 marzo del 2011, quando ha sorpreso in una partita Milos Raonic che è più acclamato di lui dalla stampa specialistica come futuro campione dalle irresistibili qualità. Infatti lo scorso anno nell’ultima prova dello slam eliminò Ivan Ljubicic in quattro set 63, 67(4) , 63, 64.  E’ incontestabile che Ljubicic  avesse al tempo 31 anni, ma ha avuto anche un discreto passato tennistico. Non so come andrà a finire la storia di Harrison anche perché è appena cominciata. Rayan è del 1992. Però dal numero 152 (era la sua classifica a marzo) è già salito al numero 67, e da questa posizione entrerà in tabellone allo US Open. Sembra inoltre che al torneo di Winston-Salem se la stia cavando abbastanza bene. Ha eliminato il rumeno Hanescu in rimonta al terzo set, e non si trattava di una partita semplicissima.
Se entra nei primi 50 del mondo alza la percentuale. Di cosa? Non rimane che leggere un romanzo, per chi arriva qui per la prima volta.

US Open 2011: il destino dei veti incrociati alla vigilia delle semifinali a Cincinnati

Us Open 2011

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Le semifinali che si giocheranno oggi a Cincinnati daranno qualche indicazione su coloro che saranno i favoriti in vista dell’ultimo torneo dello slam, che inizierà lunedì 29 agosto. Nelle ultime due settimane tra i primi quattro favoriti l’unico che ha evidenziato un’ impeccabile costanza di rendimento è Novak Djokovic. La scorsa settimana aveva sconfitto Mardy Fish in finale e nell’Ohio ha continuato a giocare in fiducia e ha raggiunto per ora la semifinale. L’incontro di oggi con Berdych dirà qualcosa in più sulla sua forma. Il ceco contro Roger Federer ha messo in mostra una fluidità e una velocità dei colpi piatti da fondo campo con cui è riuscito, molto spesso, a tenere lo svizzero lontano dalla palla. Novak invece nel quarto di finale con Monfils ha fatto intravedere, seppur in modo relativo, alcune debolezze. Sui passanti anzitutto: spesso alti e facile preda di chi riesce a prendere la rete come è accaduto al francese. Si tratta di un suggerimento duplice sia per chi dovrà affrontare il serbo sia per Nole stesso, che in vista dello US Open potrà dedicare qualche allenamento specifico ai colpi passanti. Dall’altro lato gli avversari potranno studiare come poter chiudere i punti cercando di rompere il ritmo da fondo campo di Djokovic. La forma fisica muta, e non è possibile mantenerla sempre all’apice. Così è naturale che quella del serbo dovrà avere un calo, e anche se dovesse dimostrarsi lieve i suoi avversari dovranno essere in grado di coglierlo e approfittarne.

Tomas Berdych ha giocato un ottima partita contro Roger Federer: un invidiabile timing sulla palla, sia di diritto che di rovescio e una puntuale copertura del campo hanno messo lo svizzero in condizioni di resa. Continua a leggere

Sette! A Nadal lo Us Open. E’ career grand slam.

Pensare che il serbo non mi sembrava nemmeno messo troppo male con il suo tennis: solido, centrato, rapido con le gambe. Mi sembrava quasi dimagrito o forse aveva fatto un corso di PNL direttamente da Velasco. Ma Nadal, quello originale, era dall’altra parte. Finisce in quattro set con lo spagnolo che centra il Grande Slam della carriera come Federer lo scorso anno. Quindi abbiamo Budge, Laver, Perry, Emerson, Agassi, Federer e ora anche Nadal che tra l’altro il prossimo anno sarà in corso per quello annuale. Il torneo femminile va alla Clijster delle cui radici genetiche avevamo scritto qualche tempo fa in occasione della scomparsa del padre. Complimenti.
La finale purtroppo non ho potuto vederla perciò per cronaca, commenti e analisi più particolareggiati li lascio a Pianeta Tennis.
Ora vado a riprogrammarmi linguisticamente, chissà, forse un giorno mi cresceranno la mano e il braccio e diventeranno come quelli di Rafa.
Pianeta Tennis – RIVIVI IL LIVE! – Nadal si aggiudica gli US Open 2010!