Nuove Babolat e sensori di gioco

Sensori di Babolat nelle racchette dal Roland Garros 2012

Sembra proprio che Debugnì ci abbia preso già almeno 3 anni fa, data della fine della stesura. Ma si sa l’Italia è un paese vecchio, lento, e pieno di raccomandati. Le racchette saranno in anteprima per il Roland Garros 2012 e lancio previsto per il 2013. Buon divertimento. Naturalmente se questa intuizione l’avesse avuta Umberto Eco o Clerici a quest’ora gli davano la spalla di Repubblica e si sarebbero sperticati a decantare le magiche doti di previsione del futuro degli scrittori. Cmq il romanzo potete sempre trovarlo su IBS.

Cosa c’entra Steve Jobs con Pete Sampras e Roger Federer?

Albo d'ordo tornei del Grande Slam al 10.10.2011 (Wikipedia)

Pubblicato su Pianetatennis.com

La discussione sulla grandezza del piatto corde è di quelle che va avanti da anni, nemmeno si trattasse del tema problematico dell’esistenza di Dio, per altro oggi probabilisticamente risolto. La stessa situazione si ha al riguardo della discussione sulle racchette e la loro evoluzione. Forse sarebbe meglio dire involuzione? Lasciamo alle firme rinomate la sentenza definitiva, tecnica e fisica; me ne sono occupato da altre parti. Limitarsi alla logica e a qualche fatto storico potrà sembrare limitativo ma apre la vista ad altre vedute. Sopratutto è opportuno porsi le domande giuste, senza le quali nemmeno Steve Jobs sarebbe in grado di unire i puntini (visione troppo fatalista che mi sento di rifiutare anche perché i puntini, se non sono numerati, potrebbero essere uniti in tanti modi). Meno male che il buon Steve ha trovato i numeri giusti, molti altri sfortunati hanno puntini senza numeri che uniranno a caso senza successo. Torniamo alle racchette le quali sono state protagoniste in questi anni di rivoluzionari quanto prodigiosi cambiamenti. Non starò qui a scrivere le solite banalità dette e ridette: “più potenti”, “hanno cambiato il tennis”, “non c’è più il gioco di una volta”, “a rete non scende più nessuno”.

La mia attenzione in questi giorni è caduta sulla grandezza del piatto corde. Non che non ci avessi già pensato prima, ma sento sempre ripetere le stesse frasi che ormai senza rischi sono diventate degli stereotipi. Se c’è una costatazione vera è che sempre un numero maggiore di giocatori, rispetto a qualche addietro, sceglie un piatto corde più grande. Sarebbe più opportuno dire che sempre un maggiore numero di ragazzi inizia a giocare con un piatto più grande, talmente più ampio che poi è difficile tornare indietro. Ai tempi delle racchette di legno l’ovale era di 65 pollici quadrati e con il tempo è andato aumentando, questo è un dato incontestabile: oggi nessuno gioca più con 65 pollici e il giocatore che usa quello più piccolo è Roger Federer che non molla i suoi 90 pollici con i quali è riuscito a vincere praticamente tutto. Qualche anno prima il giocatore che usava un piatto da 85 pollici era Pete Sampras, e anche lui ha vinto poco in carriera: mai un Wimbledon, mai uno Us Open, mai un Master. Uno scarso. Se abbiamo il coraggio di andare ancora indietro troviamo, a parte Nadal con un 100 ( Agassi era una mosca bianca con un piatto oltre i 100), giocatori con racchette di legno o che avevano in mano una prostaff 85 (Edberg e Curier). Curier per altro è a quota quattro e Edberg a quota sei e sono cresciuti, data l’anagrafe con racchette di legno. Novak Djokovic è arrivato quest’anno a quota 4 slam e Nadal è a 10, ma prima di lui ci sono ancora Roy Emerson, Bjorn Bjorg e Rod Laver con quota vittorie che va da 12 a 11. E’ presto per dire dove arriveranno coloro che scriveranno il futuro del tennis e quante vittorie avranno a fine carriera Nadal e Djokovic, ma due conti sommari possiamo farli mettendo in preventivo che già da qualche anno i giovani tennisti (come già detto) crescono con tra le mani piatti corde dalla grandezza adatta alla cattura delle farfalle. Continua a leggere

La nuova prostaff di Roger Federer per il 2012

nuova prostaff

Sarà il modello del 2012 e la BLX è già in offerta nei negozi, ma sarà anche l’ennesimo cambiamento da parte dello svizzero che ha sempre seguito le direttive marketing dell’azienda. Dalla prima prostaff 85 di Sampras, Edberg e Curier, Roger ha cambiato racchetta ogni due anni seguendo le direttive marketing dell’azienda. Rimanere fermi è controproducente nel mondo d’oggi e allora è necessario cambiare passando dalla prostaff 85, alla rok, alla ncode 90, alla kfactor, alla BlX per finire con un’altra prostaff, sempre rigorosamente con il piatto da 90 pollici. Anche se quella che gli ha regalato il più lungo periodo di vittorie è stata la ncode. Finisce forse definitivamente l’era dei giocatori affezionati alla propria racchetta a tal punto dal non volerla nemmeno dipinta. Se a Sampras non si può non associare la prostaff original, con Federer irrompe la necessità di inseguire l’attivo di bilancio. Con questa crisi!

Nuovi modelli Donnay e non ho visto un penny per i diritti

kit personalizzazione donnay

Un po’ costosi in effetti: 198 dollari sono tanti per una racchetta per una persona comune. La chiavetta apre il tappo e poi personalizzate la racchetta. I modelli sono da 94 pollici di piatto corde e uno da 99. Secondo me nel kit di personalizzazione avrebbero potuto aggiungere anche un tappo da 15-20 grammi e un inserto da mettere davanti alla mano da poter portare anche oltre i 30 grammi, naturalmente graduato. Tanto qualunque mano su qualunque racchetta svolge questa funzione. Magari la prossima volta lasciate un link. Grazie.

p.s. comunque appena risparmio qualche euro ne prendo una e la personalizzo ancora un po’. La strada è questa anche se non credo che si trovino in Italia.

Tennis Magazine è in edicola

Tennis MagazineIl nuovo numero in edicola di TENNIS Magazine presenta in copertina un Nadal inedito. Dopo le star del calcio David Beckham e Cristiano Ronaldo, Giorgio Armani ha scelto infatti il numero 1 del tennis come testimonial per le linee Armani Jeans ed Emporio Armani Underwear. Le nostre lettrici apprezzeranno di sicuro la scelta. Alla sua già ricchissima squadra di contributors, Tennis Magazine ha aggiunto una prestigiosa new entry: il davisman azzurro Fabio Fognini, che da questo numero compilerà le sue personalissime Top Ten. Antonio Incorvaia, l’autore del bestseller Generazione Mille Euro, ha invece immaginato un’annata tennistica piena di sorprese, mentre Andrea Scanzi, celebre non solo per i suoi articoli su La Stampa, ha analizzato la situazione del tennis attuale dopo l’epilogo dell’Australian Open, il primo Slam simpaticamente raccontato dal duo Federico Ferrero e Lorenzo Cazzaniga, voci di Eurosport. Il primo ha svelato anche che fine ha fatto uno dei mostri sacri del tennis, Bjorn Borg, mentre il secondo, il direttore, ha intervistato Cino Marchese, il più grande manager dello sport. E ancora i “piccoli Federer” presentati da Riccardo Bisti, le scarpe da tennis che hanno fatto la storia di Corrado Erba, l’esclusivo club degli one slam winner raccontato da Cosimo Mongelli. Davvero da non perdere poi il racconto di Marco Imarisio: ricordi, delusioni, gioie e speranze di uno “svedesologo” doc.

la mano di rod tennis magazineE per chi vuole sempre disporre dell’attrezzatura perfetta, i test in campo di sette racchette novità 2011, due scarpe leggere e versatili, un reportage che spiega come viene prodotto il budello naturale nella fabbrica babolat di Ploermel e un servizio fashion con i completi più cool con cui scendere in campo sempre alla moda. Inoltre un servizio di turismo con le migliori destinazioni per abbinare tennis e vacanza, dieci occasioni per seguire da vicino il circuito in luoghi da cartolina!

Alle fine c’è una sorpresa.Non è un caso che la foto sia accanto agli accenni sull’attrezzatura perfetta.

Ha visto ingegnere? Doppietta.

Australian open 2011

“Lo avevo detto che pregare funziona.”

“E domani?”

“Domani festeggiamo. Che domande!”

“Non prendiamo parte per nessuno.”

“Al limite per il manico.”

“Capisco è una gara tra fenotipi.”

“Porti lo Champagne.”

Head. Vincenti e campioni

wawrinka rompe la sua head“Ingegnere scusi se mi permetto, ma non vinciamo un cazzo dal 2005. Erano i tempi di Marat Safin.”

“Perchè in che anno siamo?”

“Nel 2011.”

“Sì, ma è appena iniziato. Poi noi siamo una multinazionale conosciutissima nel mondo. Come si permette? Solo perché quel Wawrinka non era in forma. Poi nel 2008 vincemmo con Djokovic.”

“Guardi al tempo usava una Wilson.”

“Dettagli. Ora è un nostro uomo.”

“Poi c’è Murray. E’ ancora in corsa o no?”

“Sì, è in corsa. Allora speriamo.”

“Preghiamo.”

“Comunque mi permetterei di suggerirle di leggere un romanzo.”

“Cosa? Un romanzo? Bah! Questi scrittori. Cosa si sarà mai inventato? L’antimateria nelle racchette?”

“No guardi, quello è Dan Brown e le darei ragione, ma non è questo il caso. Non dico di prendere in parola l’iperbole ma alcuni aggiustamenti in quel senso.”

“L’iperbole. Che c’entra l’iperbole ora?”

“L’iperbole è anche una figura retorica: si esagera per esprime un concetto. Anche se Don Budge, Muster e Lendl…”

“Don chi? Non frequento preti, io.”

“Sì, capisco. Forse è meglio pregare.”

Pennetta cede, Panatta snobba, idee

racchette di legnoFlavia viene sconfitta al terzo set (3-6, 6-3, 6-3) dalla Kvitova ed è costretta ad abbandonare il sogno di un quarto di finale insieme a Francesca Schiavone, la quale ha raggiunto anche la posizione numero 4 in classifica. Ma intervistato per Ubitennis Adriano Panatta mette subito le mani avanti. Caso mai qualcuno oscurasse la sua fulgida storia di campione. “Non si possono fare paragoni tra epoche diverse”; “Non si possono fare paragoni tra uomini e donne”. Sembra di sentire il marchese del grillo.

Per quanto riguarda i paragoni poi il campo è rimasto lo stesso in dimensioni; la rete è alta uguale. E’ cambiata la preparazione atletica, le palline e le racchette, qualche superfice.

Ai tempi del grande squadrone australiano di Hoad, Laver, Sedgman, Rosewall non ultimissimo  Martin Mulligan, mi viene da riflettere che in Austrlia cresce l’ebano: un legno con caratteristiche pregiate. Paragoni fra epoche:

Il legno di ebano è proverbialmente duro e scuro, caratterizzato da una grana finissima, che lo rende molto pesante.

Non è resistentissimo agli urti, ma non è truciolato. Chissà come le costruivano le racchette a quei tempi?

http://it.wikipedia.org/wiki/Ebano

La racchetta di Nadal pesa 300 grammi…e coda

racchetta di Nadal 2007

La coda va poi calcolata al quadrato, se si segue quanto scritto da Greg Raven che ha avuto tra le mani quella del 2007 al pacifi Life Open. Peso generale di 332 grammi contro i 320 di quella in commercio su Tenniswarehouse. Il peso aggiunto sarebbe così distribuito 9.5 grammi in tesa, sotto il para colpi, la cui incidenza sullo swing weight va calcolata al quadrato. Quindi, considerato un asse di rotazione a 5 centimetri dalla fine del manico e una racchetta lunga 69 cm, si ha 64 x 64 x 9.5. Lascio a voi i calcoli. Lo Swing weight è infatti elevato rispetto a quella in commercio: 355 contro 324.

Per averla poi simile a quella dello spagnolo bisognerebbe aggiungere 2.5 grammi nel manico al fine di avere un bilanciamento a 33.50. C’è poi anche una leggere differenza nella flessibilità: 2kg cm 2.

Il motivo per cui lo spagnolo rischi modificando la sua racchetta per renderla più pesante in testa è molto probabilmente dovuto al fatto che la sua struttura fisica la rende comunque molto head light una volta impugnata. Inoltre la muscolatura gli consente di muovere un’inerzia maggiore.

I dati sono relativi al 2007. Al momento non ne ho trovati sull’attrezzatura che usa in questo 2011 e che ha usato nel 2010.

Dimenticavo è anche più corta, probabilmente a causa del tiraggio delle corde. 26 e 7/8 contro 27 ( non è stata misurata senza corde). Insignificanze, appunto.

Prove tecniche di collegamento. Gulbis alla Wilson

gulbis k bladeUna delle novità del 2011 è che Ernest Gulbis è passato alla Wilson, più precisamente giocherà con una BLX Blade Tour. Ha abbandonato la sua Head. Si vede che in casa Wilson qualcuno ha iniziato a osservare i punti di contato, le giunzioni, gli insiemi. L’Australian Open che sta per iniziare porta sorprese. Quella della foto invece è una BLX Blade 98 di piatto, quella ufficiale sarà la Tour con un piatto da 93 pollici. Ecco che ci si avvicina alle dimensioni di Roger Federer (forme di involuzione della specie). Il motivo per cui in quella della fotografia ci sia scritto 98rimane un mistero, su Tennis Warehouse la scheda parla chiaro, con tanto di grip in cuoio. Per me comunque è troppo head heavy. Poi per portarla a 15 pts head light devo fare un salto al negozio di pesca.

Quale volete in testa?

A parità di velocità si intende. La prima o la seconda? Ma anche se va leggermente più piano una di quelle in mano a Don Budge (foto 2) credo che vengano scartate. L’estratto è dell’articolo che trovate qui. Semplifica poi esagera è la ricetta dell’Economist secondo Chris Anderson di Wired. Rendere un problema complesso il più semplice possibile e poi fare un passo in più.

Colpi profondi e pesanti per Budge

La Wilson Hyper Hammer 9 once. 255 grammi. E' diventato quasi uno standard di gioco con cui si inizia a non avere chiari feed back necessari per ogni processo di apprendimento

La racchetta con cui Don Budge realizzò il Grande Slam. 16 once. 453 grammi.

Pianeta Tennis – Federer: “Non ci sono nuove stelle in vista. Gioco è diventato ancora più fisico”

Se ne è accorto anche Federer, alla buon ora. Ora quando per rendere ancora più manovrabili le racchette queste ultime verranno definitivamente eliminate, dopo essere state prima ridotte ad attrezzatura da badminton, il gioco sarà solo fisico e forse se ne accorgeranno tutti, compreso qualcuno in Mondadori, che preferisce pubblicare Dan Brown che porta a spasso l’antimateria chiusa in una valigetta.

In libreria.

Pianeta Tennis – Federer: “Non ci sono nuove stelle in vista. Gioco è diventato ancora più fisico”.

Poi si sono inventati la biomeccanica del tennis

Sulla quale per altro non ho niente da eccepire, ma la questione la risolviamo con poche parole: a parità di gesto o biomeccanica del colpo (se così vogliamo chiamarla) i signori descritti nel romanzo hanno sempre un vantaggio più, inoltre un effetto farfalla gli consente di compensare una biomeccanica leggermente difettosa o lacunosa, condizione che non è concessa a tutti. Gli altri si vedono sempre costretti al gesto perfetto, invece. Inoltre il maestro che parla mi sembra pure appartenente a quella categoria. E che caspita di diti che si ritrova! A breve in libreria.

Roddick vs Pong. Cosa c’è da imparare?

Pong ha una massa enorme rispetto alla palla come un muro. La velocità della palla non è sufficiente a scalfire il muro. L’energia cinetica della palla “rimane” nella palla che torna indietro. Aumentare la velocità della palla è controproducente perché serve solo a farla tornare indietro a velocità maggiore. Aumentare la velocità del braccio in certi casi è controproducente se non si è dotati di una massa sufficiente per svolgere un determinato lavoro. Alla fine è chiaro anche a Roddick. Leggero non è bene. Leggero non è bello, anzi può complicare la vita a chi è predisposto a soffrire del gomito del tennista. Se l’energia di un impatto non va tutta nella palla arriva da qualche altra parte. Chi di voi accelererebbe su una Twingo per vincere un impatto con un SUV? Meglio essere dall’altra parte. Dal semplice al complesso. In libreria.

Quando le racchette più leggere di così si rompevano

Racchetta Junior anni '70

Molto probabilmente si trattava di una necessità piuttosto che di una scelta, ma questa constatazione non cambia la realtà: ovvero che alla fine consentivano a più persone di imparare meglio. Quella della foto è la mia prima racchetta. Una Intersport di legno dal peso di 323 grammi e il piatto intorno ai 65 pollici. E’ una Junior che poteva essere usata tranquillamente da un ragazzo di 7 anni, forse anche meno. L’evoluzione ha introdotto una serie di modelli da adulto che difficilmente raggiungono i 300 grammi, ma questo cambiamento non è stato seguito da una adeguata modifica del campo, che è sempre rimasto lo stesso. Lungo 23 metri circa. Anche ammettendo, ma non è così scontato, che l’energia dovuta al peso sia stata sostituita da un maggiore “effetto trampolino” delle corde in un piatto più ampio tale cambiamento non può che andare a scapito del controllo. La spinta dovuta all’elasticità della corda è un lavoro su cui non si può influire più di tanto. La corda si piega e rilancia senza che ci si possa fare molto. Al contrario muovere una massa per condurla all’impatto con diversi angoli di incidenza e velocità permette maggiormente che rotazione e profondità dipendano dal nostro movimento e non dalla funzione di un elastico la cui tensione può variare con il tempo anche nel corso di una partita. La meticolosità con cui i professionisti cambiano le racchette per avere corde nuove ogni 9 game ne è un esempio.

Oggi invece un ragazzo di dieci anni scende in campo con una racchetta che a stento arriva ai 200 grammi e la situazione non cambia per gli adulti. La prima conseguenza è che chi prima riusciva a fare dieci metri ora forse ne fa uno in meno se non sfrutta un elastico dalla tensione variabile. Tutto ciò impedisce da subito di imparare il gesto e la sua modulazione. Sono sempre meno quelli che compensano nonostante ci siano più appassionati e giocatori anche solo di 50 anni fa, è sufficiente guardare Gasquet o i fratelli Rochus. Molti si adagiano su questo dato di fatto ma la soluzione è più vicina di quello che si possa pensare. E’ sufficiente evitare di dare per scontato quello che ci viene offerto e aggiungere quello che è stato tolto. Essere leggermente contro intuitivi ed evitare di pensare che la manovrabilità assoluta sia tutto. Se un ragazzo può usare una racchetta così è lecito domandarsi dove sia il limite di un adulto. Ora è passata a mio figlio, peccato che l’ovale si sia un po’ deformato. Mi sono dimenticato di metterla in una morsa.

Il centro di percussione e l’asse di rotazione di una racchetta da tennis: mani e manici.

L'attrattore di Lorenz

Ne avevo già scritto qualche tempo fa a proposito della locazione dell’asse di rotazione nello swing di una mazza da baseball, un post tra l’onirico e il provocatorio ma non irrealistico. E’ presumibile che in linea generale le cose non siano diverse per una racchetta da tennis: in un rovescio bimane ed anche in un classico diritto. Le caratteristiche salienti rimangono le stesse: un’attrezzatura impugnata, un movimento di rotazione che comprende bracci, avambracci e prolungamento artificiale degli arti. Non è questa la sede, non più, per approfondire come veniva superato il test BESR obbligatorio per ammettere una mazza da baseball su un campo da gioco. E’ stato sufficiente intuire che il centro di percussione nella sua dislocazione non ha nulla a che vedere con la performance della mazza. Non è infatti in quel punto, in cui venivano effettuati i test, che si ha la massima restituzione, la quale dipende sostanzialmente ed effettivamente da altri fattori: il più importante dei quali è il peso generale dell’attrezzo. Il centro di percussione è solamente il luogo in cui le forze in gioco nel momento dell’impatto (traslazione, rotazione) si annullano a vicenda poiché uguali e opposte. Un impatto in questo luogo da una sensazione confortevole al giocatore per questo motivo è definibile anche come Sweet Spot (ce ne sono altri di luoghi di una racchetta che possono essere definiti così). Il COP (center of percussion) varia in relazione alla distribuzione della massa e tende a seguirla, infatti racchette leggere in testa hanno un centro di percussione spostato verso il manico (low center of percussion). E’ il caso della mitica Pro Staff Original (85 sq. inch). Il centro di percussione si calcola sempre in relazione a un determinato asse di rotazione o pivot point in inglese. Generalmente per convenzione e praticità (il caso anche dei macchinari Babolat, Raquet Diagnostic Center) l’asse di rotazione è stabilito a cinque centimetri dalla fine del manico si tratta più o meno del luogo in cui appoggia il dito medio di una mano di un uomo che impugna una racchetta (metà mano). Sulla base di questo asse vengono calcolati i valori di una racchetta da tennis che troviamo in commercio. Quando vediamo il valore dell’inerzia (swing weight, definibile anche come pesantezza della racchetta in movimento)tale valore è riferibile all’asse di rotazione di cinque centimetri, lo stesso vale per il centro di percussione. A volte sempre per convezione si possono calcolare i valori a 7 centimetri. Ma la realtà è diversa, più complessa, più sfaccettata e anche difficilmente irregimentatile in una convezione il cui valore è solo quello di dare un’idea di massima per effettuare dei confronti. Continua a leggere

Dubbi. Quando smetterà di giocare Roger Federer

Un vero peccato che debba estinguerti

Lo strano caso di racchette vincenti che rischiano l’estinzione. Sono stato assalito da un dubbio, o meglio una perplessità. Più ci penso e più questo pensiero diviene nella mente una cosa sempre più probabile. Quando smetterà di giocare Roger Federer la Wilson toglierà dal mercato i telai da 90 pollici? Considerato che lo svizzero è attualmente l’unico nel circuito a giocare con un piatto corde così piccolo non è molto improbabile che l’eventualità si verifichi veramente. D’altronde quando Pete Sampras smise il telaio da 85 pollici, se si esclude un anno di produzione speciale, è stato tolto dal commercio e la Pro Staff Original (di Pete, Curier e Edberg) è divenuta non solo introvabile ma anche un pezzo da collezione e nessuno la usa più nel circuito (imparò a giocarci Federer però, prima che gli allargassero il piatto di cinque pollici). Se si escludono piccoli cambiamenti (forse di struttura, sicuramente di colore) Roger è passato dalla Ncode 90, alla Kfactor, all’attuale BLX che mantiene inalterata la sostanza di una evoluzione indubbiamente vincente. Federer si avvicina ai trent’anni e considerato che molti di coloro che hanno giocato con racchette con quelle caratteristiche (piatto piccolo, peso oltre i 350 grammi, lunghezza evidente del manico verso il cuore, al contrario dei piatti più grandi che vedono la biforcazione iniziare prima) hanno ottenuto ottimi risultati e due domini, sarebbe opportuno acquistarne qualcuna di scorta. Sì, è vero c’è Nadal che gioca con una Babolat 100 sq. inch. ma un paio nella sacca, per non correre rischi ce le metterei.

Le altre case che producono piatti da novanta pollici o di poco superiori sono infatti poche e hanno avuto fortune altalenanti: la Yonex con il modello RDis 100 usato da Leyton Hewitt da 93 pollici (ce ne era uno anche da novanta, giallo, ma credo sia uscito di produzione, non lo trovo più nemmeno su Tennis Warehouse), e la Prokennex, con la Black Ace e la Redondo (modelli che non sono riuscito a rintracciare in Italia)e che, considerata la nicchia di mercato a cui si riferiscono, è probabile che abbiano ancora poco tempo da “vivere”. Un vero peccato che nessuno desideri più imparare con certe attrezzature.

Update: sia Redondo che Black Ace sono di 93 pollici. Consideriamole già estinte.

In Kazakhstan non vendi neanche un Rolex

Che ci vai a fare? Spese di viaggio, stanchezza, fuso orario, e tutto senza il minimo ritorno.

Ubitennis – Accuse a Federer Svizzeri infuriati

La retrocessione dopo lo spareggio con il Kazakhstan non è stata ben digerita nella tradizionalmente pacifica Svizzera, che ha dissotterrato l’ascia da guerra. Per la prima volta gli addetti ai lavori e il pubblico hanno messo sotto accusa Roger Federer senza mezzi termini, parlando di “egocentrismo” e “tradimento”.

Sampras con una Babolat è una novità

sampras babolat

Sembra che il campione statunitense sia sceso in campo con una racchetta, il cui nome non inizia con la doppia V, ma con la seconda lettera dell’alfabeto. Dovrebbe trattarsi di una Pure Storm Tour Gt, con piatto da 95 pollici e 343 grammi di peso. Si vede che il tempo che scorre inizia a farsi sentire anche per il braccio di Pistol Pete, e i tempi in cui riusciva a spingere con un piatto da 85 sembrano essere lontani. Quando passerà a un over size sarà forse il caso di non seguire più il senior tour?

Jean Jacques Rousseau, Bode Miller e l’oro nella super combinata. Significati, creatività e l’educazione

Il campione statunitense cresciuto tra i boschi, senza acqua corrente, né luce, ma soprattutto senza televisione, è indubbiamente scevro da molti condizionamenti. La sua mente può agevolmente liberarsi in interpretazioni fuori dall’ordinario senso dello standard, della norma. Non è infatti un tipino facile, non riesci a incasellarlo nelle categorie di comodo per immaginare la realtà come la si vorrebbe. Comprese una serie di marionette pedine che svolgono la funzione di atleti incorniciati dal perbenismo di un gregge che cammina senza che nessuno si allontani dal gruppo. No, Bode va per conto suo, si allontana esperimenta, tenta nuove vie, è cosciente che ciò a cui lui attribuisce significato è creatività, ha un valore in sé per il significato da lui attribuito. Questo il primo effetto di un’educazione improntata ai principi di Roussseau che nell’ Emilio tratteggia le catene di un’educazione classica che dovrebbe in futuro portare a una non bene identificata felicità, anzi spesso identificata dagli altri, da quel sovraccarico di informazione, significati, e valori con cui si imbrigliano, consapevolmente o meno le giovani menti. Ma non solo si nasce come sostiene Rousseau principalmente buoni, ma anche capaci di attribuire un valore al mondo che ci circonda, si nasce con la creatività nel sangue e la capacità critica che è la prima fonte del significato.

Che si deve pensare di questa barbara educazione che sacrifica il presente a un avvenire incerto, che sovraccarica il fanciullo di catene di ogni specie e comincia con il renderlo infelice, per preparargli in un lontano futuro non so che presunta felicità, di cui v’è da temere che non godrà giammai? Quand’anche ritenessi teoricamente ragionevole il fine ultimo di questa educazione, come potrei vedere senza sdegno dei poveri sventurati sottoposti a un giogo insopportabile e condannati ai lavori forzati come galeotti, senza alcuna certezza che tante pene debbano essere utili un giorno! L’età della spensieratezza trascorre tra i pianti, i castighi, le minacce, la schiavitú. Si pretende di tormentare l’infelice per il suo bene e non si vede come, cosí facendo, si solleciti la morte, che lo coglierà nel bel mezzo di queste tristi esperienze. Chissà quanti fanciulli periscono vittime della stravagante saggezza di un padre o di un maestro? Felici di sfuggire alla sua crudeltà, il solo profitto che traggono dai mali che ha fatto loro patire è di morire senza rimpiangere la vita, di cui non hanno conosciuto che i tormenti. J. J. Rousseau. L’Emilio

Bode Mille invece è libero da ogni condizionamento, libero dalle maglie che impongo il segno di un significato già determinato. Libero di inventare una nuovo tipo di sciata, fuori dai limiti di quella tradizionale. Un po’ più rischiosa, che lascia correre lo sci, fluida a tal punto che sembra senza sforzo, morbida nei gesti. La forza, i muscoli, sembrano assecondare la natura, il pendio mutevole delle montagne, e la neve nella sua multiforme consistenza. Bode Miller crea.

E’ anche libero quando polemizza con la federazione americana di sci a tal punto da scegliere di far nascere una propria squadra, forse una nuova federazione. Libero di scegliere il tennis, o almeno di provare a giocare per divertirsi anche in quello sport. L’arte è nella libertà dell’interpretazione, nel passare tra le maglie della rete, nel significato diverso, nella cambiamento portato da un’idea che nasce nuova.

Noi nasciamo deboli e abbiamo bisogno di forze, nasciamo sprovvisti di tutto e abbiamo bisogno di assistenza, nasciamo stupidi e abbiamo bisogno di giudizio. Tutto ciò che non abbiamo alla nascita e di cui abbiamo bisogno da grandi, ci è dato dall’educazione.

Questa educazione ci viene dalla natura, o dagli uomini, o dalle cose. Lo sviluppo interno delle nostre facoltà e dei nostri organi è l’educazione della natura; l’uso che ci si insegna a farne è l’educazione degli uomini; l’acquisto di una nostra propria esperienza sugli oggetti che ci colpiscono è l’educazione delle cose. J.J. Rousseau. L’Emilio

L’educazione ci viene dalla natura, dal rapporto d’idee e pensiero con le cose, con gli oggetti, anche con le racchette, qualora a qualcuno venisse in mente di fondare un nuova federazione internazionale di tennis. O se Bode Mille volesse provare a cambiare il proprio rapporto con le racchette da tennis…magari nasce un nuovo modo di giocare.