Il miglior Federer sulla terra battuta. Per un pugno di swingweight in più al Roland Garros

Guillermo Vilas

Guillermo Vilas

Alla fine, dopo aver meditato a lungo sulla finale di Roma, non mi resta che convenire con Craig O’Shannessy che sul sito dell’ATP ha fornito un’interpretazione interessante e originale dell’atteggiamento tattico di Roger Federer. Confesso che mi sono perso alcuni punti della finale, forse non decisivi, a causa del torpore che mi aveva invaso verso le quattro e mezza del pomeriggio. Anche un maggio fresco non aveva aiutato.

Secondo Craig la tattica dello svizzero non ha fatto una grinza, anzi se non fosse che la palla finiva spesso oltre le righe del campo, avrebbe rasentato la perfezione.

D’altronde sono anni che glielo ripetono tutti sulla carta stampata e dalle frequenze prima analogiche e ora digitali delle televisioni: “Roger deve essere più aggressivo quando gioca con Rafa. Meno passivo, meno rinunciatario.” Ora visto che i due, grazie al progresso sociale, sono rivali solo quando si trovano su un campo da tennis con una rete che impedisce il contatto fisico diretto i modi per essere aggressivi non sono moltissimi. Poi mister perfezione ha trentun anni. Vogliamo farlo scambiare da fondo con Nadal per dieci colpi a punto? Dopo un partita serale e aver preso sonno, con molta probabilità, alle due di notte? No, no. Questo sì che sarebbe stato un suicidio masochistico.

Roger è stato tatticamente impeccabile. Il suo piano avrebbe anche potuto funzionare se lo svizzero fosse stato in giornata. Ha cercato di chiudere prima i punti, di servire in modo più incisivo, di spingere maggiormente con i colpi da fondo, di prendere la rete appena poteva. Finalmente ha attaccato, ha seguito i consigli di tutti. Però lo sa anche Nadal, con molta probabilità, che aumentando il livello del gioco crescono anche i margini di errore. Ecco per Federer sono cresciuti troppo.

Ora si aprono scenari e interpretazioni diverse che possono interagire in percentuale: Continua a leggere

Conflitti d’interesse tra Parigi e Wimbledon. Aspettando Godot e il grande tennis

Aspettando Godot (Samuel Backett)

Aspettando Godot (Samuel Beckett)

di Fabrizio Brascugli. Pubblicato su Pianeta Tennis.

Con l’entrata della primavera arrivano i tornei classici, quelli che hanno accompagnato gli anni della gioventù. Ricordo ancora il verde scintillante dell’erba di Wimbledon in un lontano 1988. Il trofeo lo mise nella sacca Stefan Edberg in finale su Boris Becker, ma il ricordo non è legato all’ultimo incontro: il colore dell’erba era quello dei primi giorni, quando ancora il campo scoloriva anche nei pressi della rete di metà campo. È tutto un insieme di cose che rende il tennis speciale in questo periodo che giunge fino a qualche giorno oltre al solstizio d’estate. Il tepore delle giornate più lunghe, la luce prolungata unita al piacere di togliersi gli ingombranti maglioni dei freddi invernali. Il tutto inizia a Montecarlo il cui clima suscita invidia mista speranza, quando in Italia le temperatura stentano ancora ad alzarsi, anche se i cieli sono tagliati dalle sagome scure delle rondini. Poi Barcellona, Madrid, Roma, il Roland Garros e subito si trasloca sull’erba: giusto il tempo di adattarsi con il Queens, Halle, Eastbourne e il torneo olandese di ‘s Hertogenbosh che i più fortunati ad avere la classifica sono proiettati sui campi più famosi di Wimbledon.
Per coloro che vivono in Europa questo è forse il periodo del tennis migliore e più intenso, per vari motivi: tornei di tradizione e due competizioni dello slam sono concentrati in poco più di tre mesi. Si inizia ad aprile per finire la prima settimana di luglio. Nella maggior parte dei casi in questo periodo si giocano le maggiori probabilità di realizzare il grande slam, per chi è ancora in corsa, si tratta sempre di uno solo. Parigi e Wimbledon chiedono un dazio fisico e psicologico molto alto. Inoltre il fuso orario è favorevole e non costringe a notti insonni, semmai solo a qualche distrazione sul lavoro, che non è mai troppo spiacevole. Molti riprendono in mano le racchette che hanno preso un po’ di polvere durante l’inverno e i bracci tornano a imitare il gesto preferito. Sono più di quarant’anni che si attende il Godot del Grande Slam e Rod Laver sorride sornione. Continua a leggere

Un bicchierino per dimenticare Nadal

Magari bevuto prima di una partita al Roland Garros, proprio contro lo spagnolo. Giocare più sciolti, non irrigidirsi. A questo potrebbe essere utile il nuovo contratto firmato da Roger Federer.

23 milioni di euro, per cinque anni. Questo sarebbe l’importo e la durata del contratto che Roger Federer ha siglato con la Moët & Chandon, una delle più grandi case produttrici di champagne del mondo.

Live tennis.

 

Roland Garros 2012: Rafael Nadal e quel record dei rossi di capelli che ancora resiste alla vanità di ogni razzismo

Tommie Smithe John Carlos, Giochi Olimpici di Città del Messico, 1968

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Nel giorno in cui crolla anche il record di Bjorn Borg sotto le uncinate mancine del giovane di Maiorca mi torna in mente un pomeriggio in cui ero seduto nella sala di attesa della pediatra di mio figlio. Davanti a me stavano conversando altri genitori per ingannare il tempo durante il freddo pomeriggio invernale. La conversazione era scivolata sulle vacanze passate ai tropici. Allungai l’orecchio perché sono sempre stato un tipo curioso e la noia dell’attesa iniziava a essere eccessiva. Il padre seduto sulla sedia alla mia destra aveva iniziato a lamentarsi della propria superficialità manifestata quando aveva sottovalutato il sole dei tropici evitando di utilizzare la crema protettiva nella misura necessaria. La pelle si era prima arrossata, poi gonfiata, le labbra erano lievitate nel volume, tumefatte. Il sole era insostenibile per un uomo mediterraneo la cui pelle è chiara. Così, mentre ho davanti la pelle olivastra di Nadal che si prepara a sferrare uno dei suoi dritti a uscire impossibili per chiunque altro, mi è sembrato superfluo scrivere dei records che sono caduti. Già altri lo fanno molto bene. Mi è sembrato invece interessante parlare di quei pochi che ancora resistono e fra questi ci sono i tre Grand Slam vinti da Rod Laver e Don Budge. Due il grande Rod e uno Donald. Vi chiederete cosa c’entrino con la conversazione della sala di attesa, ma il collegamento è presto svelato dal fatto che sia Rod laver che Donald Budge erano rossi di capelli e quindi aveva il secondo e ha il primo una pelle estremamente chiara che sarebbe stata ancora meno adatta al sole tropicale di quella dello sventurato genitore che aveva sorvolato parzialmente sulla crema protettiva.

Ho avuto l’impressione che le imprese imbattute abbiano qualcosa in più da dire rispetto a quelle nuove, almeno finché queste ultime non iniziano a resistere per un tempo sufficiente per essere definite storiche. Perciò, considerato che presto o tardi qualcuno riuscirà a realizzare un Grande Slam, ovvero vincere tutti e quattro i tornei più importanti in un anno solare a meno che non venga modificato il calendario, mi è sembrato opportuno cercare di evidenziare le imprese sportive di Budge e Laver. Ma la solita retorica che esalta lo sport come in grado di evidenziare valori personali e universali dell’uomo ritengo sia superata, perché alla fine non entra mai nello specifico dei motivi per cui tali valori dovrebbero essere universali. Invece ora c’è un elemento in comune: i capelli rossi. Caratteristica che hanno avuto e hanno anche altri giocatori, da Jim Curier a John McEnroe passando per Bobby Riggs, Boris Becker e Mark Woodforde, Andy Murray e qualche altro. Il 2% della popolazione mondiale in diminuzione secondo National Geographic.

Qui entra in gioco il modo di vedere la diversità che troppo spesso è stata considerata fonte di separazione, pregiudizio ed emarginazione. La novella “Rosso malpelo” di Giovanni Verga ne è un classico esempio in senso letterario. Il colore della pelle e le sue caratteristiche associate sono state da sempre la fonte di ogni tipo di razzismo solo perché si vedeva l’effetto diverso di una radice comune. La domanda fondamentale è invece un’altra: perché una persona è scura di pelle, un’altra olivastra e un’altra ancora estremamente chiara? C’è qualche correlazione con la latitudine in cui si sono evolute queste caratteristiche? Indubbiamente sì. Sarebbe d’accordo anche il padre che sentivo parlare nella sala d’attesa dopo l’esperienza che ha vissuto. Il mondo non funziona come molti pregiudizi vorrebbero. Tra le varie funzioni che svolge la pelle è sufficiente prenderne solo una di riferimento: quella che consente una maggiore o minore sintetizzazione di vitamina d per la formazione di calcio osseo. I riflessi sulla produzione di testosterone li lasciamo ad altra argomentazioni. Tutti hanno bisogno di ossa forti ma troppi raggi uva posso provocare danni collaterali, come un tumore alla pelle di cui ha sofferto il padre di Kim Clijsters, così in relazione della quantità di luce presente la base comune di ogni organismo ha favorito un colore della pelle diverso in grado di proteggersi dall’eccesso di luce e di utilizzare quella indispensabile per le funzioni metaboliche. La pelle scura ai tropici e all’equatore gradualmente si schiarisce fino a divenire pallida all’estremo nord, con i rossi di capelli in grado di prevenire il rachitismo estremamente frequente in assenza di luce e cibo. E’ la comune radice evolutiva che crea le differenze apparenti tra gli individui. Fare degli effetti dovuti a una causa comune la fonte delle divisioni è un modo distorto di valutare la realtà evolutiva della nostra specie, perché le lievi differenze sono il risultato di una radice comune che valorizza le diversità in relazione agli ambienti di riferimento. Probabilmente vincere quattro tornei del Grande Slam nello stesso anno su un campo da tennis è un’impresa per cui sono favorite alcune persone. I cento metri piani sono di Usain Bolt, il mezzo fondo dei keniani ed etiopi.

Nadal ha fermato Federer e Djokovic nella loro corsa al Grande Slam, c’è solo da sperare che l’umanità, quando anche quest’ultimo record cederà il passo abbia compreso che è più quello che accomuna gli uomini rispetto a quello che sembra dividerli, che è solo la conseguenza di una cuginanza evolutiva comune.

Il tennis è uno sport educativo, dopo l’atletica leggera naturalmente, e ogni spiegazione razionale è corrosiva di miti e pregiudizi.

La finale, gli aquiloni, e persistenza da Grande Slam

Oggi non guarderò la finale. In settimana è arrivato l’aquilone che cercherò di far volare con mio figlio. I commenti li lascio ai miei ottimi colleghi, mentre le statistiche le trovate qui. Per il resto assaporo la persistenza dei record di Donald Budge e Rodney Laver. Gli unici che resistono insieme a quello di John Mcenroe, appena salvato. Buon divertimento a chi sarà a Parigi o davanti a uno schermo.

Speriamo che ci sia vento.

Tifare Perfettin Jest per la prima volta

L'arresto di Osho Rajneesh per immigrazione clandestina. La sua comune si era macchiata di attacchi biologici negli USA. Lui si difese dicendo che era un complotto dei fondamentalisti cristiani.

Vi giuro è la prima volta che ero dalla parte di Roger Federer. Il problema è che ho un’avversione per tutto ciò che è mitologico o richiama atmosfere religiose: comprendo anche Osho (questa è la vera distanza tra me e Federico Ferrero a cui regalo questo link come digestivo, anche se comprendo come sia connaturata la tendenza a credere). Il tutto mi ha trasmesso un’insolita stasi ipnotica davanti al teleschermo che in molti avrebbero potuto confondere con una forma di trance ad esperienza mistica o, in alternativa, con una forma di più bassa indigestione. Ero appena tornato da un campo tutto buche dove qualche masochista della racchetta mi invita sempre a giocare. I tipi erano già al quarto set, quelli nel campo senza buche, intendo. Però non avevo alternative; ero costretto per biechi motivi di promozione, quindi poco metafisici, a guardare e sperare che Nole perdesse. Un giorno forse capirete.

Ero catatonico perché Nole si era rimesso a giocare nel terzo set e Federer ha un’età, in più il sole non voleva tramontare per mandare i due negli spogliatoi e permettere al vecchietto di riposarsi. Non gliela perdono questa alla divinità che l’ha fermato, giuro. Tutto questo lo aveva capito anche Roger che, sentendosi usurpato delle sue qualità divine, si è messo a tirare gragnole di colpi anche sulle seconde di servizio per arrivare miracolosamente (anzi probabilisticamente, la ratio, la ratio) al tie break del quarto set. E’ qui che al terzo match point, lo confesso, le mie certezze razionali sono crollate e ho pregato (questo mi aiuterà a vendere milioni di copie, perché trattasi di esperienza religiosa alla David Foster Wallace). Dopo i due match point annullati serviva un ace, era obbligatorio, le mie coronarie non avrebbero resistito altri due scambi. Qui il miracolo si è realizzato grazie a perfettin jest, che da piccolo fu immerso in una vasca per l’immortalità tennistica anche se lo avevano tenuto a bagno per il tallone di  nome Nadal.

Alla fine ho digerito anche questa. Burp!

Rafael Nadal in finale per il sesto titolo al Roland Garros

Pubblicato su pianetatennis.com

Vince in tre set Rafael Nadal su Andy Murray e incontrerà (ora lo sappiamo) Roger Federer che ha interrotto la striscia vincente di Novak Djokovic.

Si sono fronteggiati a viso aperto i due giocatori (Murray e Nadal) sia in spinta che utilizzando armi più sottili come le smorzate, discese a rete, e volèe. Lo scozzese è sembrato un po’ lento nelle battute iniziali della partita e Nadal ha giocato un buon tennis di spinta sfruttando le occasioni che gli si sono presentate da subito e lasciando pochi spiragli a Andy che da parte sua ha sprecato alcune occasioni e non ha saputo sfruttare numerose palle break. Murray commetterà addirittura un doppio fallo su una palla del 4 a 3 nel secondo set che ha richiamato alla memoria l’errore simile commesso a Roma contro Novak Djokovic. Continua a leggere

I complimenti di Gianni Clerici e una critica

Da Parigi mi riferiscono dei complimenti e della critica dello scriba del tennis in merito all’articolo, il tutto avviene al telefono. Ringrazio e terrò presente la critica per il futuro.

Pubblicato su Pianetatennis.com

Roland Garros: Francesca Schiavone per la vittoria completa, niente altro.

La prima cinese più grande e grossa del suo allenatore (1.72 per 65 kg) è arrivata in finale al Roland Garros e per la seconda volta gioca l’ultima partita in una prova dello Slam. Era già arrivata in finale quest’anno in Australia. L’allenatore lo hanno inquadrato impietosamente alcune volte durante la semifinale. Saranno in molti ora a divertirsi a scrivere e riscrivere la retorica frase che “fa la storia”; “entra nella storia”, e similari, dopotutto la Cina è grande anche per questo: si può trovare di tutto, con un po’ di pazienza. Affronterà in finale l’italiana Francesca Schiavone che avrà la possibilità di difendere il titolo dopo la vittoria dello scorso anno e quella in semifinale sulla francese Bartoli.

Il giorno storico è il quattro giugno, due giorni prima dell’anniversario dello sbarco in Normandia, per la storia appunto. Sono passati 67 anni dall’inizio della riconquista dell’Europa contro le derive del relativismo.

Dovremmo fare un pronostico a questo punto anche se non appare semplice. L’italiana parte favorita come capita alle campionesse in carica, si tratta anche di prassi, ma se si entra nel merito del gioco le consuetudini lasciano il passo anche ad altre riflessioni. La cinese si muove molto bene sul campo e i suoi colpi profondi non sono affatto deboli, anzi appaiono più consistenti di quelli di Francesca che però si muove altrettanto bene, forse meglio. Sarà un una partita dove la tattica giocherà un ruolo fondamentale di più di quanto accade in quelle dei colleghi in cui la progressione dei colpi è sempre più spesso ricercata da tutti i giocatori. Le giocatrici si sposteranno molto e l’italiana dovrà cercare di farlo meglio della cinese il cui metodo e la cui costanza saranno tutte orientali.

Serviranno tutti i colpi. Gli angoli da trovare sul campo saranno essenziali e la palla corta gestita nelle giuste occasioni potrebbe risultare decisiva, come essenziali potrebbero essere alcune discese a rete dopo il servizio, o in contro tempo, oppure sempre dopo un drop shot a chiudere il campo quando l’avversaria è costretta a colpire sotto il livello della rete e alzare la traiettoria. Nei momenti cruciali, strategici, senza abusare di una sola soluzione tattica. Ogni risorsa fisica e mentale dovrà concorrere all’evoluzione del gioco in quel rettangolo lungo poco più di 23 metri.

Il bilancio dei precedenti è due pari e questo potrebbe indicare un sostanziale equilibrio tra le due giocatrici. Sarà piacevole osservare la finale del 4 giugno 2011 per capire dove si decideranno i giochi, quando si incrineranno gli equilibri.

Il tempo delle ipotesi è scaduto e se la storia ci interessa ancora le parole del generale Dwight D. Eisenhower, alla vigilia dello sbarco in Normandia, sono le più adatte a descrivere la situazione:

“Vittoria completa…niente altro”.

Ma la stessa frase probabilmente se la ripeterà la Li Na. Questo è solo tennis per fortuna, il D-Day viene ricordato il 6 giugno. 

Rafael Nadal pian pianino è sempre lì

Nadal vince con Soderling Roland Garros 2011

Articolo pubblicato su Pianetatennis.com (sembra ever trovato la forma così: un po’ alla volta).

Non si trattava di una sfida semplice quella di oggi per colui che ha vinto per cinque volte il Roland Garros. Nel 2009 fu proprio Robin Soderling a dare un dispiacere allo spagnolo impedendogli di vincere per la quinta volta consecutiva il torneo parigino. Nadal si vendicò l’anno successivo in finale infliggendo a Robin una sconfitta in tre veloci set: 64, 62, 64 per riprendersi il titolo del campionato del mondo su terra rossa, lasciato l’anno precedente allo svizzero. Continua a leggere

Una volta c’erano gli specialisti, oggi ci sono 4 giocatori, anzi 2.

Fantastici, si fa per dire

Anzi diciamo sempre e solo due, ho il timore. E’ sufficiente tornare indietro negli anni per accorgersi che Lendl non vinceva sull’erba, mai Wimbledon, che Edberg non vinceva sulla terra, mai al Roland Garros. Boris Becker non faceva differenza. Oggi tra palle pesanti, terra più veloce, ed erba più lenta seminata a loietto i primi quattro sono sempre i primi quattro, anzi forse sempre e solo due. L’adagio di attenti a quei due con la differenza che ci sta per essere un cambio di generazione. Nadal e Federer sembra che stiano lasciando il passo, li incalzano Djokovic e Murray (caviglia permettendo ma può sempre fare l’uomo gomma). Quanti ne volevate? Poi quando si entra nei negozi si rischia di sbagliare marca. Due sono già in semifinale, ora aspettiamo gli altri che hanno due partitone, anzi una. Quella difficile ce l’ha solo Nadal se non fosse per le caviglie.

Nadal non è in forma ma passa, Soderling passeggia

Lo svedese Robin Soderling

Articolo pubblicato su Pianietatennis.com (n.b. alcuni articoli pubblicati entro i quindici minuti dalla fine della partita possono risentire di refusi, imprecisioni, o ripetizioni. Mi scuso e mi auguro che l’accademia della crusca possa capire la necessità di contemperare l’esigenza della quasi immediatezza della pubblicazione.) Li lascio volutamente come sono a testimonianza del tipo di lavoro.

Inizia subito bene lo spagnolo giocando lungo con il dritto e sull’uno pari conquista il break dopo essersi portato 40-0 sul servizio dell’avversario. Poi lo spagnolo conferma il break portandosi subito 40 a 0 sul servizio e allunga 3-1.
Ljubicic serve male e concede due palle break a Nadal nel quinto gioco. Recupera sul 4 pari il croato. Chiude Rafa con uno schiaffo al volo e nuova palla del doppio break. Ma recupera il break Ljubicic e si porta sul 3 pari, quando sembrava che lo spagnolo avesse preso un buon ritmo il croato prende le misure con il dritto infila 3 giochi consecutivi e si porta 4-3. Rafa riesce a tenere il servizio e si porta 4 giochi pari. Continua a leggere

A Federer il gelido derby svizzero. Djokovic è troppo per Gasquet

Stop Wawrinka! C'è la bella copia!

Articolo pubblicato su pianetatennis.com

I precedenti non lasciavano molto da sperare per l’altro svizzero Stanislas Wawrinka: con la sconfitta di oggi gli scontri diretti sono a vantaggio di Federer per nove vittorie su dieci incontri, tre a zero nell’ultimo anno, all’Australian Open, Indian Wells e ora a Parigi. Nel primo set è stata sufficiente una palla break trasformata per permettere allo svizzero numero uno, quello vero, di chiudere il set per 63. Il secondo set invece va via ancora in modo più semplice per Roger che riesce a vincerlo per 62. Nel terzo invece Stanislas decide di mettere in mostra le proprie capacità tennistiche e riesce a strappare il servizio al connazionale, il quale però forse indispettito dall’affronto si riprende subito il break e strappa il servizio a Wawrinka, senza farsi sfuggire il match servendo in chiusura del terzo set. Continua a leggere

Idee in circolazione e quarti di finale

Italiani nei quarti di finale al Roland Garros 2011

Naturalmente tutto ciò è una coincidenza, per chi crede alle coincidenze. Francesca Schiavone nei quarti, Fabio Fognini nei quarti. Starace e Bracciali nei quarti di doppio, il tutto al Roland Garros. Sbaglio sempre il torneo.”Mannaggia!” Il tutto dopo, molto dopo che le idee sono in circolazione.

La bellezza non salva il mondo e nemmeno Tipsarevic, avanza Federer

Che sia poprio una frase da idioti?

Dostoevskij era un genio crudele. Vi sembra una faccia sveglia?

Lo spagnolo David Ferrer ingrana il suo buon ritmo da fondo che l’ucraino Stakhovsky non riesce a sostenere. La testa di serie n. 7 incamera i primi due set con i parziali di 61, 61. Poi mantiene il la sua velocità sul campo e chiude il terzo set e la partita 63. Lo spagnolo è apparso in buona forma fisica e i primi tre risultati del torneo lo testimoniano con il punteggio. Arriva agli ottavi di finale senza perdere neanche un set e lasciando ai suoi avversari solo 21 game complessivi tra Nieminen, Benneteau e Stakhovsky.

Lo svizzero Roger Federer ha invece giocato il suo terzo turno con l’avversario Janko Tipsarevic che ha sul braccio tatuata l’astuta quanto poco significativa frase di Fëdor Dostoevskij: “la bellezza salverà il mondo”. Lo scrittore si è volutamente dimenticato di chiarire quale bellezza e quale mondo. Chi ha letto “L’idiota” potrebbe pensare che si riferisca al mondo di Ragozin che le bellezze anche femminili era abituato a comprarle. Tutto questo per dire che la bellezza non ha salvato Tipsarevic; figuriamoci non ha mai salvato nessuno e credere a certe frasi potrebbe accostarci troppo al titolo dell’opera o al super buono e forse ingenuo Myskin che la pronuncia. Federer chiude il primo set in 19 minuti per 61. Lo svizzero ha controllato ottimamente i propri turni di battuta mettendo in condizione Janko di accelerare per riuscire a controllare lo scambio e chiudere i punti, ma con la velocità sono aumentati anche i margini di rischio per il serbo. Prende bene il campo lo svizzero anche con il rovescio oltre che con il dritto. Finisce 61, 64, 63.

La legge della persistenza. Avanti Nadal, Murray, Soderling, Verdasco e Fish.

The hand of RafaIl tennis essendo uno sport che si gioca sulla terra non è esente dalle leggi che stabiliscono l’andamento dei ritmi e della vita su questo pianeta. La persistenza, ovvero la tendenza a resistere nelle proprie posizioni acquisite, è anch’essa da considerare una realtà di questo globo a forma di ellissoide.
Così le teste di serie del torneo anche oggi, salvo qualche eccezione, sono rimaste in gara. L’italiano Bolelli è riuscito a tenere testa nonostante il punteggio lo indichi sconfitto per 3 set a 0 al più quotato scozzese Andy Murray. Ha tenuto bene nel primo set con il dritto ed è stato sempre in vantaggio finché Andy non è riuscito a recuperare il break di svantaggio per issarsi al tie break. Qui è stato ancora una volta il rovescio a tradire l’italiano che continuava con un buon ritmo e una buona pensione con il fondamentale diritto. Simone riuscirà a lottare anche nelle altre due frazioni di gioco con la conseguenza che la partita si è prolungata per tre ore. Alla fine vincerà Andy Murray con un punteggio forse più semplice di quello che avrebbe potuto essere costretto a subire. Continua a leggere

Calma piatta al Roland Garros

Richard Gasquet al Roland Garros

Richard Gasquet al Roland Garros

Articolo Pubblicato su pianetatennis.com

Giornata senza sorprese e poca suspense quella di oggi Mercoledì 25 maggio nei campi del Roland Garros nella parte bassa del tabellone. Il numero 2 e il numero 1 del tabellone, al secolo Novak Djokovic e Roger Federer sbrigano le loro pratiche senza troppi patemi e né preoccupazioni. Lo svizzero aveva difronte il giovane francese Teixeira che è riuscito a far vedere qualcosa di buono nei primi sei game del primo set per poi perdere la ruota del Fed-ex. Finisce 63, 60, 62. Continua a leggere

Tabelloni facili al Roland Garros

Tabelloni faciliArticolo pubblicato su pianetatennis.com

Il panorama umano non offre molto in questi giorni, così mi sono messo a dare un’occhiata un po’ più approfondita al tabellone del Roland Garros, attività per altro noiosa con tutti quei giocatori da tenere d’occhio. Ma la lotta politica a Milano con la Moratti che risponde seriamente a domande che sono palesemente uno scherzo su Twitter lascia ai suoi consulenti di marketing sul web una reputazione rinfrescata dall’ingenuità, per usare un eufemismo. In mezzo le religioni e i soliti spunti boccacceschi si mescolano in una prevedibilità tutta umana. Chiedete del sesso e del sacro a Dan Brown che con il suo Gesù e la sua Maddalena ha quasi venduto come la Bibbia, e il romanzo è uscito da qualche anno non da qualche millennio; ci sarà tempo per recuperare lo svantaggio.

Perciò lo sguardo, e l’attenzione agevolata verso la distrazione dal caldo di questi giorni, torna al tabellone. Roger Federer avanza, Nadal giocherà tra poco, mentre scrivo queste frasi, con John Isner che fa un eccesso della sua fisicità sul campo. Conferma che si può anche andare oltre: l’adattamento è una forma di equilibrio con l’ambiente. I rischi di estinzione risiedono anche nella crescita spropositata, e i pensieri vanno ai sistemi economici umani dove si cerca sempre una crescita a ogni costo, per poi fare i conti con le crisi. Miserie. Continua a leggere

Fuori Berdych, sempre buono il dritto di Del Potro al Roland Garros

Sarà il riflesso del sole...

Articolo pubblicato su pianetatennis.com

È stata ancora caratterizzata da sorprese la seconda giornata di gioco del Roland Garros. Esce al primo turno la testa di serie numero sei Tomas Berdych dopo una partita caratterizzata dal punteggio anomalo quanto l’andamento: il ceco era in vantaggio di due set e ha ceduto gli altri due con un duplice 62, per poi cercare disperatamente, ma invano, di vincere la quinta partita. Passa il turno a sue spese il francese Stephan Robert 36, 36, 62, 62, 97.

Ma Berdych non è l’unica testa di serie a uscire, infatti il francese Michael Llodra (22) è stato costretto a cedere in quattro set. Llodra vince il primo al tie break ma poi finisce per cedere con un triplice e secco 63 le altre partite a favore del belga Steve Darcis (67 (5), 63, 63, 63). Continua a leggere

Roland Garros: fuori subito Ernest Gulbis e Marin Cilic

Articolo pubblicato su Pianetatennis.com

Ernest Gulbis eliminato al primo turno

Si è chiusa la prima giornata dell’edizione del Roland Garros la quale non è stata priva di sorprese. Esce subito Marin Cilic opposto allo spagnolo Ramirez Hidalgo. Il croato testa di serie numero 19 regge la ruota dello specialista della terra rossa solo per il primo set che è terminato al tie break. Gli altri due set terminano con un periodico 64. Il torneo perde subito una testa di serie. Punteggio finale 76 (5), 64, 64 per Ramirez Hidalgo.

E’ stato eliminato al primo turno anche il lettone Ernest Gulbis che ha opposto una flebile resistenza allo sloveno Blaz Kavcic, classe 1987. Gulbis raccoglie solo sette game in tre set e finisce per perdere 61, 64, 62.

La giornata è stata piuttosto positiva per gli spagnoli impegnati in campo. David Ferrer passa agevolmente il turno contro Jarkko Nieminen. Vince anche Albert Montanes che giocava contro il giocatore di casa Marc Giquel (tre set veloci per lo spagnolo). Incontra qualche difficoltà in più Pere Riba che impiega quattro set per disfarsi del croato Ivan Dodig, il quale riesce a issarsi sei pari nel terzo set e vincere tie break. Impiega quattro set anche Garcia-Lopez, testa di serie n. 30, per vincere l’incontro che lo vedeva fronteggiare lo statunitense Robert Kendrick, il quale anche lui riesce a vincere il terzo set per rimettersi parzialmente in gioco, per cedere poi 63 al quarto set.

Non eccelso l’esordio per i francesi che però avevano nel complesso partite non facili con teste di serie o specialisti della terra come per Giquel. Passa il turno Jo-Wilfried Tsonga, facile in tre set, contro il ceco Jan Hajek (63, 62, 62). Julien Benneteau impiega quattro set per accedere al secondo turno. Perde il primo set e poi recupera grazie anche al calo del portoghese Rui Machado (46, 61, 62, 60). Perde invece David Guez che affrontava la testa di serie n. 31 Sergy Stakhovsy, il francese vince il primo set e poi cede con un periodico 63. Fuori anche Augustin Gensse: troppo forte per lui lo svizzero Stanislas Wawrinka (14), anche se il francese riesce a vincere il primo set poi cederà per (46, 63, 64, 62). Gli altri quattro francesi in campo oggi erano opposti in due derby, perciò due erano costretti all’eliminazione. Guillaume Rufin vince su Adrian Mannarino (62, 63,62). Maxime Teixeira vince la lotta in cinque set con con il connazionale Vincent Milliot (62, 57, 67 (4), 64, 61).