
Us open 2009, premiazione
Niente record di Big Bill Tilden, le sei vittorie consecutive dello statunitense allo Us Open non verranno eguagliate e quindi difficilmente superate. Bill Tilden vinse a New York dal 1920 al 1925 e una settima nel 1929. Del Potro ferma lo svizzero come aveva fatto Nadal a Wimbledon quando era sul punto d’infilare la la sesta vittoria consecutiva e superare Pete Sampras. In terra statunitense la finale, giocata di lunedì, impedisce Federer di eguagliare il tennista e scrittore Tilden, più tennista che scrittore ad essere obbiettivi. Due i suoi scritti ovviamente sul tennis che potete trovare in rete gratuitamente perché ormai fuori dalla tutela dei diritti d’autore: “The Art of lawn tennis” e “Match play and spin the ball”. L’arte del tennis su erba, in inglese lo travate anche su questo blog, per l’altro credo sia sufficiente un’accurata ricerca in rete.
Un punto decisivo arriva Federer serviva sul 5-4 quando sul 30-30 Del Potro è stato agevolato da una cambio di chiamata dell’arbitro che ha favorito l’argentino. L’intervento era corretto (New York Times), ma si è innescata (successivamente) la solita polemica sul sistema computerizzato per il controllo delle chiamate, a cui Roger Federer è contrario. La palla era stata chiamata larga ma l’argentino ha voluto vederci meglio e l’occhio di falco l’ha valutata in campo. E’ sempre più chiaro perché lo svizzero sia contrario al marchingegno elettronico che fatica molto a farsi condizionare psicologicamente. Nessuno può dirgli: “lei non sa chi sono io”.
Juan Martin a questo punto arriva sul 5-5 e vincerà al tiè break il secondo set, che lo svizzero era stato molto vicino ad accaparrarsi. A volte certi punti rompono un equilibrio spezzano un ordine.
la polemica sulle chiamate di Occhio di Falco si è innescata invece successivamente, lo svizzero si è lasciato scappare un “Don’t tell me to be quiet, O.K.? When I want to talk, I talk.” in direzione dell’arbitro di sedia Jake Garner. Il tutto è nato in relazione al fatto che Del Potro, che non è uno stinco di Santo ha prima discusso su una palla con l’arbitro e solo dopo si è deciso a chiedere l’utilizzo del sistema computerizzato. Roger Federer non ha apprezzato e dirà “No, it’s too late. “I wasn’t even able to challenge after two seconds and he takes 10 seconds every time. Do you have any rules in there?” Già, ci sono regole in merito? Più o meno come quelle delle racchette?
Garner ha gesticolato un po’ con le mani e Federer di rincalzo: “Don’t do that with your hand. Don’t tell me to be quiet.”I don’t give a shit what he said. Don’t fucking tell me the rules.” The Guardian.
Ma il punto importante era quello del secondo set che avrebbe portato lo svizzero condurre due set a zero: il confine incerto tra set point e break point, tra sicurezza e dubbio, tra ansia e tranquillità, navigare in tempesta o tra i marosi. Le onde si sono fatte poi sempre più alte e l’orizzonte sempre più scuro con i trancianti di diritto di Del Potro che spingevano Roger Federer sempre più in profondità, dietro la linea di galleggiamento di fondo campo. Finirà 6-2 al quinto per l’argentino, e poi si le frasi di circostanza si sono sprecate. Ci vuole una Wilson per sconfiggere una Wilson.
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