Sembra proprio che Debugnì ci abbia preso già almeno 3 anni fa, data della fine della stesura. Ma si sa l’Italia è un paese vecchio, lento, e pieno di raccomandati. Le racchette saranno in anteprima per il Roland Garros 2012 e lancio previsto per il 2013. Buon divertimento. Naturalmente se questa intuizione l’avesse avuta Umberto Eco o Clerici a quest’ora gli davano la spalla di Repubblica e si sarebbero sperticati a decantare le magiche doti di previsione del futuro degli scrittori. Cmq il romanzo potete sempre trovarlo su IBS.
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Sci e materiali: le polemiche sui nuovi regolamenti
Le polemiche sono segno di intelligenza critica a meno che non siano proprio fuori luogo. Almeno nello sci ci sono comunque e Bode Miller è il più agguerrito, minaccia addirittura di smettere di gareggiare, anche se non credo che interessi a qualcuno di coloro che prendono decisioni. Un campione si trova sempre, e poi Bode inizia ad avere un’età.
“So che Raich è l’unico big non allineato contro le decisioni Fis – dice lo statunitense – ma non mi sorprende perché lui è austriaco e usa una marca di sci che ha una grande influenza in seno a quella squadra. E la casa produttrice supporta queste nuove regole. Queste regole sarebbero un grande regalo per questa azienda, perché sta perdendo sempre più terreno nei confronti di altri e quindi ripartire tutti da zero con un livellamento dei valori andrebbe sicuramente a loro vantaggio”.L’obiezione posta da Miller riguarda la sicurezza. “La cosa più importante per la sicurezza sono gli attacchi, su di essi non c’è nessuna regola, la Fis non se ne è mai interessata. Questo dice tutto sulle persone con cui abbiamo a che fare – spiega – Io amo questo sport, ma se le regole per i materiali della prossima stagione dovessero rimanere quelle attuali, allora chiuderò la mia carriera perché non potrò sciare come vorrei”.Si parla del regolamento per la stagione 2012-2013, e le modifiche prevedono sci più corti, con raggio di curva più basso e meno veloci. Nel frattempo, però, si parte con la stagione 2011-2012!
via Soelden – Si parte tra le polemiche sui materiali – Yahoo! Eurosport IT.
L’uovo di Colombo, anzi di Nole
Incrementare i vantaggi è una possibilità non equamente distribuita. Provate ad acquistare un uovo pressurizzato per vincere le partite al circolo. Invece di andare in ritiro in montagna portate la montagna da voi. Se lo utilizzassero tutti?
A Flushing Meadows tutta l’attenzione è nuovamente concentrata sul Novak Djokovic, reduce da un’annata fantastica con nove tornei vinti, 57 vittorie e due sole sconfitte. Il campione serbo si appresta a conquistare il terzo titolo stagionale dello Slam. In molti si chiedono quale sia il segreto di tanto successo: la straordinaria tecnica e forza fisica? O forse, la scoperta dell’allergia al glutine che lo ha costretto a cancellare pane e pasta dalla sua dieta, sostituendoli con pollo e sushi? La risposta potrebbe trovarsi in uno speciale macchinario noto come CVAC Pod, una capsula pressurizzata che ricrea le condizioni atmosferiche dell’alta quota e comprime i muscoli.
via Il segreto di Novak Djokovic : l’uovo spaziale – Pianeta Tennis.
Nuovi modelli Donnay e non ho visto un penny per i diritti
Un po’ costosi in effetti: 198 dollari sono tanti per una racchetta per una persona comune. La chiavetta apre il tappo e poi personalizzate la racchetta. I modelli sono da 94 pollici di piatto corde e uno da 99. Secondo me nel kit di personalizzazione avrebbero potuto aggiungere anche un tappo da 15-20 grammi e un inserto da mettere davanti alla mano da poter portare anche oltre i 30 grammi, naturalmente graduato. Tanto qualunque mano su qualunque racchetta svolge questa funzione. Magari la prossima volta lasciate un link. Grazie.
p.s. comunque appena risparmio qualche euro ne prendo una e la personalizzo ancora un po’. La strada è questa anche se non credo che si trovino in Italia.
Ha visto ingegnere? Doppietta.
Poi si sono inventati la biomeccanica del tennis
Sulla quale per altro non ho niente da eccepire, ma la questione la risolviamo con poche parole: a parità di gesto o biomeccanica del colpo (se così vogliamo chiamarla) i signori descritti nel romanzo hanno sempre un vantaggio più, inoltre un effetto farfalla gli consente di compensare una biomeccanica leggermente difettosa o lacunosa, condizione che non è concessa a tutti. Gli altri si vedono sempre costretti al gesto perfetto, invece. Inoltre il maestro che parla mi sembra pure appartenente a quella categoria. E che caspita di diti che si ritrova! A breve in libreria.

Quando le racchette più leggere di così si rompevano
Molto probabilmente si trattava di una necessità piuttosto che di una scelta, ma questa constatazione non cambia la realtà: ovvero che alla fine consentivano a più persone di imparare meglio. Quella della foto è la mia prima racchetta. Una Intersport di legno dal peso di 323 grammi e il piatto intorno ai 65 pollici. E’ una Junior che poteva essere usata tranquillamente da un ragazzo di 7 anni, forse anche meno. L’evoluzione ha introdotto una serie di modelli da adulto che difficilmente raggiungono i 300 grammi, ma questo cambiamento non è stato seguito da una adeguata modifica del campo, che è sempre rimasto lo stesso. Lungo 23 metri circa. Anche ammettendo, ma non è così scontato, che l’energia dovuta al peso sia stata sostituita da un maggiore “effetto trampolino” delle corde in un piatto più ampio tale cambiamento non può che andare a scapito del controllo. La spinta dovuta all’elasticità della corda è un lavoro su cui non si può influire più di tanto. La corda si piega e rilancia senza che ci si possa fare molto. Al contrario muovere una massa per condurla all’impatto con diversi angoli di incidenza e velocità permette maggiormente che rotazione e profondità dipendano dal nostro movimento e non dalla funzione di un elastico la cui tensione può variare con il tempo anche nel corso di una partita. La meticolosità con cui i professionisti cambiano le racchette per avere corde nuove ogni 9 game ne è un esempio.
Oggi invece un ragazzo di dieci anni scende in campo con una racchetta che a stento arriva ai 200 grammi e la situazione non cambia per gli adulti. La prima conseguenza è che chi prima riusciva a fare dieci metri ora forse ne fa uno in meno se non sfrutta un elastico dalla tensione variabile. Tutto ciò impedisce da subito di imparare il gesto e la sua modulazione. Sono sempre meno quelli che compensano nonostante ci siano più appassionati e giocatori anche solo di 50 anni fa, è sufficiente guardare Gasquet o i fratelli Rochus. Molti si adagiano su questo dato di fatto ma la soluzione è più vicina di quello che si possa pensare. E’ sufficiente evitare di dare per scontato quello che ci viene offerto e aggiungere quello che è stato tolto. Essere leggermente contro intuitivi ed evitare di pensare che la manovrabilità assoluta sia tutto. Se un ragazzo può usare una racchetta così è lecito domandarsi dove sia il limite di un adulto. Ora è passata a mio figlio, peccato che l’ovale si sia un po’ deformato. Mi sono dimenticato di metterla in una morsa.
Il centro di percussione e l’asse di rotazione di una racchetta da tennis: mani e manici.
Ne avevo già scritto qualche tempo fa a proposito della locazione dell’asse di rotazione nello swing di una mazza da baseball, un post tra l’onirico e il provocatorio ma non irrealistico. E’ presumibile che in linea generale le cose non siano diverse per una racchetta da tennis: in un rovescio bimane ed anche in un classico diritto. Le caratteristiche salienti rimangono le stesse: un’attrezzatura impugnata, un movimento di rotazione che comprende bracci, avambracci e prolungamento artificiale degli arti. Non è questa la sede, non più, per approfondire come veniva superato il test BESR obbligatorio per ammettere una mazza da baseball su un campo da gioco. E’ stato sufficiente intuire che il centro di percussione nella sua dislocazione non ha nulla a che vedere con la performance della mazza. Non è infatti in quel punto, in cui venivano effettuati i test, che si ha la massima restituzione, la quale dipende sostanzialmente ed effettivamente da altri fattori: il più importante dei quali è il peso generale dell’attrezzo. Il centro di percussione è solamente il luogo in cui le forze in gioco nel momento dell’impatto (traslazione, rotazione) si annullano a vicenda poiché uguali e opposte. Un impatto in questo luogo da una sensazione confortevole al giocatore per questo motivo è definibile anche come Sweet Spot (ce ne sono altri di luoghi di una racchetta che possono essere definiti così). Il COP (center of percussion) varia in relazione alla distribuzione della massa e tende a seguirla, infatti racchette leggere in testa hanno un centro di percussione spostato verso il manico (low center of percussion). E’ il caso della mitica Pro Staff Original (85 sq. inch). Il centro di percussione si calcola sempre in relazione a un determinato asse di rotazione o pivot point in inglese. Generalmente per convenzione e praticità (il caso anche dei macchinari Babolat, Raquet Diagnostic Center) l’asse di rotazione è stabilito a cinque centimetri dalla fine del manico si tratta più o meno del luogo in cui appoggia il dito medio di una mano di un uomo che impugna una racchetta (metà mano). Sulla base di questo asse vengono calcolati i valori di una racchetta da tennis che troviamo in commercio. Quando vediamo il valore dell’inerzia (swing weight, definibile anche come pesantezza della racchetta in movimento)tale valore è riferibile all’asse di rotazione di cinque centimetri, lo stesso vale per il centro di percussione. A volte sempre per convezione si possono calcolare i valori a 7 centimetri. Ma la realtà è diversa, più complessa, più sfaccettata e anche difficilmente irregimentatile in una convezione il cui valore è solo quello di dare un’idea di massima per effettuare dei confronti. Continua a leggere
Niente costumi niente record a Budapest

Risicato, il nuovo costume
Gli Europei di nuoto si sono chiusi con l’avverarsi delle parole di Magnini. Meno record e uno sport più veritiero e infatti a Budapest non ce ne sono stati di reali, semmai di virtuali come quello della Pellegrini se si tiene conto del fatto che si correva con i costumi tradizionali e non con i “costumoni” che avevano permesso l’abbattimento di più di 22 record in una sola competizione. Staremo a vedere si diceva, ora abbiamo visto. Le polemiche ovviamente imperversano anche se la logica non può che suggerire che abbia ragione Eamon Sullivan a voler cancellare i record segnati con i costumi che sono stati dichiarati illegali. Il fatto è che ormai il danno è stato fatto e a questo si sta aggiungendo la beffa di vedere i record del mondo rimanere immutati per molto, moltissimo tempo. Per quanto riguarda le discussioni in merito alla tecnologia nello sport, e in particolare nel nuoto di cui sto scrivendo, è ovvio che se si riduce la copertura del costume si limita anche l’influenza percentuale che può avere un costume che sia migliore di un altro e quindi indirettamente anche la possibilità di avvantaggiare un solo atleta o solo qualche atleta. Più striminzito è e minori sono le possibilità da dare un vantaggio consistente. La parità parte anche dalle misure e dall’area occupata da un prodotto tecnologico. Con un paio di pantaloncini sembra galleggiare peggio anche Michael Phelps, oltre agli sponsor, alle prime pagine dei giornali, agli aggettivi assoluti, alle iperboli e alle agiografie dei più forti di ogni epoca. Ogni riferimento al tennis è pienamente voluto.
Juan Martìn del Portro sbaglia sacca, la sua racchetta l’aveva Blake, anzi era quella di Roger
Racchetta che vince non si cambia.
Era dai primi scambi dell’incontro tra l’argentino e lo statunitense che mi chiedevo come mai la racchetta di Del Potro avesse quella inconsueta colorazione gialla su un lato. Quindi ho fatto qualche ricerca e ho visto che anche lui ha deciso di cambiare racchetta. È rimasto sempre in casa Wilson, ma è passato a un piatto più grande della serie BLX. Considerato che aveva vinto lo Us Open con una K factor dal piatto di 95 pollici, sarebbe stato più naturale prendere il nuovo modello con le stesse caratteristiche. Esiste: piatto 95 pollici e 8 pts headlight. Aveva vinto con quella e quindi il motivo per cui avrebbe dovuto cambiare e passare a un piatto più grande con un bilanciamento 4 pts headlight, nonché un profilo laterale variabile (24,26,24 mm) è un po’ oscuro. Forse è economico. Ma per chi più economico? Nell’altra il profilo era fisso a 22 mm. Senza contare che il nuovo modello, se l’argentino non aggiunge peso di suo (ma questo non possiamo saperlo da qui) è anche più di un’ oncia più leggero: 11,1 contro 12,2. Un oncia sono 28,35 grammi. Mezza pallina, se vi piace la relatività.
È probabile che si trovi bene anche con questa, ma se si ha difficoltà a centrare bene la pallina sono più utili un paio di occhiali piuttosto che un piatto più grande. Il sospetto che si tratti proprio del modello di 100 pollici di piatto mi è venuto perché lateralmente il profilo sembrava molto spesso, anche dalla televisione. Già ora c’è da aggiungere che anche un profilo maggiorato: ci manca che sia indotto a passare a uno di quei giocattoli da duecento grammi e 115 pollici di piatto, poi le avremmo viste tutte. Quindi non credo che si tratti di una colorazione (in inglese paint job, lavoro di colore). Cosa ti hanno detto Juan? Che il giallo s’intonava bene con la maglietta.
La racchetta di Roger.
Dall’altro lato del campo invece mi sorprendo che James Blake, che dopo alcuni anni in cui aveva giocato con una racchetta colorata tutta di nero, mi sembra con la scritta Dunlop sopra (prima usava proprio un Dunlop), perché non aveva uno sponsor o perché era sotto contratto con una casa ma giocava con l’attrezzatura di un’altra, abbia trovato un lido in cui riparare. E che lido!
Mi dico che sta giocando lui con la racchetta dell’argentino. Mi correggo, quella che avrebbe dovuto essere dell’argentino. Forse si sono sbagliati di sacca. Ma poi osservo con più attenzione il piatto corde dello statunitense e lo vedo stranamente piccolo, molto piccolo, quasi di 90 pollici. Infatti è un 90 pollici (9 pts head light, profilo 17,5 mm., e peso, signore e signori). James Blake è l’unico giocatore del circuito che gioca con la stessa racchetta del numero uno del mondo Roger Federer. Chi ben comincia è a metà dell’opera, ma è sempre meglio tardi che mai. Anche se le condizioni è meglio averle iniziali, non finali…
In bocca al lupo a Del Potro. Ho come il sospetto che ne avrà bisogno. Considerato quanto ha tribolato oggi. Per la precisione la BLX di Federer e Blake possiede le seguenti caratteristiche che trovate qui. Quelle della Kfactor, molto vicine alla Pro Staff Original.
Mi è venuta un’idea, inoltre, che, quasi quasi, regalo a Sergio Tacchini, ma ci scriverò un altro articolo.
P.s. se avete letto “La mano di Rod”, non potrete non ricordare alcune partite dello Austarlian Open…
La domanda cruciale è: perché mettere in difficoltà un proprio uomo? Chiedete a John le Carrè, o a Maxime Debugnì.
Tsonga firma per Babolat. Staremo a vedere
Sarà importante porre attenzione a dove andranno a cadere i colpi del francese, che ha firmato per una casa francese. Promozione del territorio, un po’ di autarchia. Il contratto prevede la fornitura di racchette, corde e accessori. Se il pupillo di Scanzi perderà colpi sapremo con chi prendercela. D’altronde la Babolat con l’incertezza che potrebbe essere rappresentata da Nadal (che tra l’altro cambia racchetta) aveva bisogno di un nome nuovo di punta.
Chi ben comincia è a metà dell’opera (Federer con la Pro Staff Original)
Roger Federer in quella che fu la partita del passaggio di consegne: il 2 giugno del 2001 incontrò Pete Sampras sul centrale di Wimbledon. Entrambi con in mano una Pro Staff Original 85 sq inc., distinguibile dalle inconfondibili due righe gialla e rossa che percorrono tutta la forma dell’ovale. Vinse Federer e iniziò la sua ascesa. Anche i proverbi sembrano riconoscere l’importanza delle condizioni iniziali.
Come giocare con la vera racchetta di Federer (la mano di Roger). Claudio Mezzadri è stato numero 26 al mondo, io no. Multidisciplinarietà e sapere.
Claudio Mezzadri giocatore che è stato numero 26 al mondo ha inaugurato una nuova rubrica nella quale parlerà delle racchette usate dai migliori campioni di tennis. Ha iniziato con quella dello svizzero Roger Federer, che, come avevamo anticipato qualche settimana fa inizierà il nuovo anno (2010) con un altro modello tra le mani, anzi nella mano. La rubrica sarà sicuramente molto interessante e fornirà preziose informazioni sulle caratteristiche degli attrezzi dei migliori giocatori attuali, i quali generalmente apportano sempre qualche lieve cambiamento alla racchetta con cui affrontano punti delicatissimi.
Ma la finalità di questo post non è quella di entrare nel merito delle racchette: siamo più portati a prendere in considerazione una soluzione di insieme. D’altronde come accennato nel titolo non sono stato numero 26 al mondo ed è proprio per questo motivo che evidentemente a un approccio conoscitivo cinestetico preferisco un’analisi più formale. Non è naturalmente una gara tra metodi, ma semplicemente un modo diverso per osservare la stessa realtà. A volte prospettive diverse schiudono visioni di insieme che sono semplici e chiare. Le mie analisi non partono dalle sensazioni, bensì dall’osservazione, si fanno strada con i numeri e chiedono conferme alla fisica. Il riscontro di sensazioni avviene in seguito, come elemento aggiuntivo che può servire per confermare o confutare un’ipotesi.
L’ipotesi principale in questo caso è che la racchetta di Roger, così come ci gioca Roger, non è in commercio per il semplice fatto che nel momento in cui lo svizzero gioca la racchetta diviene una simbiosi. Ma simbiosi con cosa? Simbiosi naturalmente con la parte più vicina, quella che ne diventa parte integrante. Non dirò di più, mi sembra a questo punto di essere stato abbastanza chiaro. Continua a leggere
Un leggero grammo di pesantezza sulla racchetta di Roger Federer

A perfect balance sword racket
È sul numero 998 di Tennis Italiano del mese di dicembre 2009 che leggo un articolo riguardante le racchette dei primi otto giocatori al mondo. In realtà non proprio i primi otto ma quelle degli otto partecipanti al master di fine anno, che si è appena concluso con la vittoria di Davydenko. Si parla di tutte le racchette in questione che comprendono praticamente solamente cinque marche: Wilson, Babolat, Head, Tecnifibre e Prince. La Tecnifibre è usata da Fernando Verdasco e la Prince da Davydenko. Nell’articolo si evidenzia quali sono le modifiche apportate da ogni singolo giocatore al proprio attrezzo. Ce ne sono di più o meno consistenti: Nadal aggiunge qualche grammo al manico e altri grammi in testa (non è specificata la posizione né la distribuzione) per portare la sua racchetta di serie a 318 g senza le corde. Quindi presumibilmente il peso con le corde dovrebbe arrivare a 338 g. Anche Andy Murray, che è piccolino e il cui colore dei capelli dovrebbe indurlo a non esagerare, aggiunge una discreta quantità di grammi sull’ovale portando il peso dell’attrezzo a 357 g. Sulla racchetta di Djokovic non è dato sapere, infatti coloro che si occupano della personalizzazione della cordatura delle sue racchette preferiscono mantenere un riserbato silenzio. Nello specifico si tratta della ditta Priority One fondata da Nate Ferguson ex incordatore di Sampras e ora incordatore dei più grandi tennisti del momento e anche di Roger Federer. Ne avevo già scritto in questo post, dove si parlava anche della racchetta del campione svizzero; in merito alla quale Nate spiegava che era sostanzialmente la stessa di quelle in vendita con l’eccezione di pochi grammi che venivano aggiunti sulla testa della racchetta.
In merito al peso da aggiungere sull’ovale avevo, anche in questo caso già scritto, sostenendo che è tentatore come le sirene di Ulisse: è facile essere portati ad esagerare perché si vedono subito gli effetti sulla palla ma al tempo stesso una racchetta sbilanciata verso la testa fa perdere in manovrabilità. Per questo motivo tentatore. Potrebbe indurci a spingerci oltre perdendo i benefici dell’aumento di peso. È per questo che il peso sull’ovale va aggiunto con molta attenzione di grammo in grammo. Procedendo anche per mezzo grammo aggiunto. Infatti come si può leggere in qualunque libro di fisica del liceo, essendoci un asse di rotazione alla base del manico, il peso aggiunto ai fini della sua funzionalità va moltiplicato per la distanza dall’asse di rotazione elevata al quadrato; quindi la distanza va moltiplicata per se stessa. Considerato che una racchetta è lunga intorno ai 68,5 cm se aggiungiamo anche solo un singolo grammo ai fini dell’inerzia tale grammo va moltiplicato per la distanza elevata al quadrato. Quindi: 63 X 63 = 3969, che moltiplicato per uno rimane 3969 (per semplicità e convenzione l’asse di rotazione è calcolato a cinque cm dalla fine del manico, quindi 63). Quindi anche un solo grammo non influisce semplicemente per ciò che è ma anche in relazione alla distanza dall’asse di rotazione, distanza che è fondamentale e più importante del peso stesso perché va considerata al quadrato. Anche per questo è tentatrice. Invoglia, ma fa perdere in manovrabilità con la stessa proporzione da calcolare al quadrato. Continua a leggere
La pro staff Original dipinta come la Hyper Carbon
E’ roba di qualche anno fa quando la carbon era in mano anche a Roger Federer, se non sbaglio, primi anni del 2000, quando lo svizzero non era ancora il vincitore schiacciasassi che è stato, e uso il passato perché sembra aver rallentato la sua marcia anche senza Nadal. Comunque nonostante il tempo l’oggetto della foto è da considerare prezioso e se lo trovassi all’asta sarei disposto a valutare bene l’investimento anche se il più celebre dei paint job è la Original camuffata da Classic. La Hyper Carbon Original, come è ribattezzabile, conserva un bell’ovale piccolino da 85 pollici con cui è cresciuto anche Roger Federer prima che il suo stile personale e la velocità del gioco gli suggerissero di allargare di molto poco il piatto di quella che fu la Ncode e ora èla Kfactor. Cinque pollici comunque sono pochini. Sotto Roger Federer vollea con una Hyper Carbon dipinta proprio come quella in commercio, infatti la versione della foto sembrerebbe un’ulteriore particolare lavoro di colore. Lo svizzero manovra un’altra delizia dal piatto probabilmente di 85, anche se alcune voci sostengono che già al tempo nella sua sacca iniziassero a essere presenti ovali da 90 pollici, naturalmente camaleonticamente colorati.
paint job della original
la versione in commercio della hyper carbon 2002

Roger Federer vollea con il camaleonte
Phelps ultimo nei cento metri con lo slip. Ora proviamo a cambiare racchetta Roger Federer

Phelps all'arrivo
Indossa il vecchio slip e si ritrova ultimo nelle batterie dei cento metri. Il fenomeno dei grandi record alla prova dei fatti senza tecnologie delude forse inesorabilmente. La tecnologia non solo può influire sulle prestazioni ma anche sulle caratteristiche degli atleti emergenti (che possono emergere) e che riescono a sfruttarla al meglio. Sembra di vivere in un mondo dove è tutto virtuale, ogni cosa artefatta, cambiata secondo gli interessi di qualcuno o le esigenze mediatiche che cercano sempre l’eccezionale, e l’umanità rischia di uscirne distorta nella percezione che se ne vuole trasmettere se si è sempre alla ricerca di un super uomo. La realtà è spesso nella verità più sfaccettata e complessa, e a volte può spingerci a chiedere perché paghiamo il biglietto per vedere uno spettacolo che sembra preordinato per celebrare il mito oltre ogni logicità. Insomma alla fine con il “costumone” si va più forti e i paragono vanno sempre fatti con altri atleti dello stesso o simile livello, perché le piccole differenze contribuiscono sempre in modo maggiore alle vittorie, o a una seria apparentemente interminabile di successi.
Michael Phelps, otto volte campione olimpico a Pechino, è stato eliminato a sorpresa nelle batterie dei 100 metri stile libero in occasione della tappa di Stoccolma della Coppa del mondo in vasca corta di nuoto. Phelps ha fatto segnare addirittura il sedicesimo tempo nuotando in 47″77, a un secondo e 84 centesimi dal migliore crono dello svedese Stefan Nystrand (45″93). Corriere.
Us Open 2009. Roger Federer in finale con Del Potro Martin, naturalmente Wilson. Djokovic ha la colla sulle corde.
La finale degli Us Open è mezza inedita. La parte inaspettata è l’argentino Juan Martin Del Potro che con un triplo periodico 62 ha dominato un Nadal che è apparso ancora non in condizione. Così la restaurazione è completa. Federer vince con Novak Djokovic 76, 75, 75 e sono sufficienti pochi fotogrammi, è quasi superfluo essere sul campo, per rendersi conto che la palla di Nole non viaggia nonostante i suoi sforzi, le sbracciate, le spinte sulle gambe. Niente, la palla sembra voler uscire sempre con fatica dal suo piatto corde. Si affeziona alla racchetta. Quella di Roger invece va che una meraviglia, appena la si sfiora, è sufficiente direzionarla con un gesto morbido. Tre sono le possibili cause: corde troppo tese; racchetta troppo leggera da quando è passato alla Head, ma soprattutto con un bilanciamento leggermente diverso; oppure Roger Federer ha un peso specifico superiore. Non è da escludere che le tre condizioni sussistano insieme. ma ce n’è anche una quarta potrebbero aver messo l’Attack sulle corde del serbo.
Restaurazione completa: lo svizzero si porta a un passo dall’eguagliare Bill Tilden che a New York vinse sei volte consecutive e sette in assoluto e la Wilson dopo l’interruzione dovuta a quei dannati della Babolat si riprendere anche il secondo finalista. Vedremo cosa riuscirà a fare l’argentino con Federer non proprio impeccabile ma che farà pesare la propria regalità chiedendo balzelli d’autorità che in molti decidono di concedere senza la minima protesta.
Usain Bolt corre in 19.19 i 200 metri. Un uomo a scala superiore
Libro terzo della trilogia “La mano di Rod”, titolo riservato.
Debugnì scese le scale per due rampe e si fermò davanti alla porta spalancata di un ufficio del quarto piano. Rooney il genetista, Rooney il folle, Rooney lo sperimentatore la lasciava sempre così, se ne dimenticava ogni giorno, tanto era assorto dai suoi pensieri che roteavano nella sua mente in una nebulosa di plasma e polvere d’idee che avrebbero potuto prendere forma da un momento all’altro. Maxime lo osservò per qualche secondo mentre manteneva lo sguardo fisso sul portatile tra linee, segmenti e numeri; catene di spirali di DNA si avvolgevano su loro stesse in anse digitali. Un accenno di un sorriso solo sul lato destro delle labbra.
“Eccolo il mio vero campione. Lui e i suoi mattoncini del Lego.” La mano destra era appoggiata al montante della porta di plastica, del legno c’era solo il colore. Rooney alzò il braccio sinistro e l’indice e il medio in segno di saluto e di vittoria. Ma non distolse lo sguardo dai suoi calcoli che aveva davanti.
“E’ stato più semplice del previsto, come le avevo detto, del resto. L’informazione c’è già nel nostro DNA, è stato sufficiente fare in modo che venisse ripetuta più volte. Non è stato necessario inserire istruzioni nuove, non previste, solo ripetere ciò che già esisteva. Spina dorsale tre anelli in più; femore più lungo, tibia più lunga con la stessa proporzione del femore e della spina. Un brevilineo a scala superiore. ” Disse spingendo all’indietro la sedia con le rotelle su cui era seduto e finalmente si voltò in direzione di Maxime, che era sempre sulla porta dell’ufficio, con un’espressione distesa e quel mezzo sorriso che brillava negli occhi.
“Fosse stato per me avrebbe corso in diciotto.” Maxime esplose in una delle sue fragorose risate, e la testa gli sobbalzò più volte sopra le spalle, lo sguardo scintillava.
“Lei lo avrebbe voluto in scala sette a uno. Con due falcate sarebbe stato all’arrivo, non sarebbe entrato nella corsia, non gli avrebbero permesso di correre. Lei voleva un’altra specie.” Risero entrambi.
Calcolare il peso ideale della propria racchetta da tennis: analisi, problemi e proposte di soluzioni
Articolo aggiornato dopo la pubblicazione.
Rod Cross è stato una risorsa e una fonte da cui ho attinto per il romanzo, grazie alla quale ho potuto effettuare un collegamento logico tra i più semplici, perché se la fisica ci fornisce spunti di riflessione poi la pratica e l’esperienza, spesso, ci permettono di vederla nella realtà: nei campi da tennis dei nostri circoli e nei più rinomati centrali sparsi su questa terra. Quello che è ideale sulla carta può rivelarsi non sufficiente nella realtà, la quale può imporre di preferire un’inefficienza a un’efficienza puramente formale, a volte.
Per calcolare il peso ideale di una racchetta è necessario tenere presenti alcuni concetti fondamentali, come indicati da Rod Cross (professore associato presso l’Università di Sydney, Australia e autore di numerosi studi sul tennis).
Eppure è scritto chiaro. Quando proprio non si vuole aprire gli occhi.
Facevano passare il test a mazze che sul campo avevano perfomance più elevate, e per fortuna che i test esistevano, tanto per rendere la vita leggermente più difficile, non tanto, ma almeno un po’.
What is the COP and does it matter?
By late 1999 troubling evidence began surfacing which suggested that by altering the moment-of-inertia (ie, by adjusting the location of the center-of-mass) it was possible to design a baseball or softball bat that would pass the BESR test but would perform much higher in the field.[11] Essentially, manufacturers were able to cheat the test by manipulating the location of the COP.







