Archive for the ‘semiotica’ Category
Sovranamente presi il per il culo
La figura del sovranamente preso per il culo è una figura trasversale (pessimo vocabolo) che si ritrova ovunque. Non ci sono distinzioni di classe perché esiste tra gli operai, la borghesia, dignitari e nobiltà. Nemmeno una buona cultura è sufficiente per considerarsi estranei alla definizione, infatti ne esistono di laureati e di tutte le professioni: giornalisti, medici, liberi professionisti, insegnati, ingegneri, semplici impiegati, tennisti, addirittura scrittori e conduttori televisivi. Le caratteristiche principali del “sovranamente preso per il culo” sono sostanzialmente due: una beata ingenuità che si amalgama perfettamente alla pigrizia cerebrale. Un cocktail annichilente dell’intero individuo. Colui che è affetto da tale sindrome solitamente è facile preda di sensazioni di esaltazione che lo aiutano a uscire dal torpore intellettivo della propria ripetitiva vita quotidiana. Esclama sempre qualcosa, esalta, vive per il “più”, l’eccezionalità. Il “sovranamente preso per il culo” di solito ha un abbonamento sky sport o, in alternativa, un decoder digitale Mediaset, e si ipnotizza davanti allo schermo tutte le sere, senza tregua, senza dubbi, senza sussulti sinaptici.
La definizione di comunista
Se lo sapesse il mio amico filosofo di essere stato costretto all’interno di una categoria così ben definita…un interista. Platone invece chissà se era juventino o sampdoriano? Sicuramente comunista. Cinque minuti ma merita.
Ecco cosa scrivere nel testamento biologico se passa la leggina dei capi mastri dell’intelletto.
Questo sotto è il testo:
DISEGNO DI LEGGE Atto Senato 1369
Art. 1.
1. In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita, l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi.
2. La presente legge entra in vigore il giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
1. In attesa di una definizione non meramente lessicale ma sostanziale del significato organico di “provvedere a se stessi”. Il sottoscritto ritiene che qualunque cittadino della Repubblica Italiana in quanto individuo sovrano è da considerare singolo che provvede a se stesso per mezzo delle strutture pubbliche sanitarie organizzate dallo stato per lo stato e quindi per i cittadini, che sono lo stato. In ultima e incontrovertibile analisi dai singoli individui per se stessi. Tale concezione etica dello stato, evidente di per sé, sic stantibus rebus, implica che tutti i cittadini sono sempre in grado di provvedere a se stessi, anche in caso di indigenza. La categoria di cittadini non in grado di provvedere a se stessi è di fatto inesistente. Le volontà dei cittadini, espresse o desunte, con lo scritto o altra forma che ne consenta l’accertamento oggettivo, sono da considerare valide a tutti gli effetti.
3. La propria manifestazione di volontà espressa nel presente testamento biologico è quindi da considerare valida e insindacabile a tutti gli effetti.
P.s. E’ migliorabile naturalmente, se volete. Di solito la carta igienica viene usata in modo diverso. Questa ultima frase potete anche ometterla.
Aggiornamento del 11.02.2009.
E’ solo una mozione, ma comunque, per prevenire, si potrebbe aggiungere che non si vuole nemmeno iniziare un’alimentazione forzata, in questo modo si risolve il problema d’interromperla.
La Gioconda e Laurie Manaudou secondo Duchamp
Umberto Eco, internet e la complessità. Disordine apparente, ordine nascosto e autocreazione del significato
di Fabrizio Brascugli
Dopo aver ascoltato l’intervista a Umberto Eco, presente in questo blog non più presente ad oggi purtroppo (16.12.2007), la prima sensazione che ho avuto è stata quella di dare ragione al professore, ma con il passare dei giorni ho ripensato attentamente alla tema trattato, in quella troppo breve intervista, e sono giunto alla convinzione che Eco si sia sbagliato su un punto o che, comunque, abbia avuto un approccio superficiale a internet e a ciò che ruota intorno al nuovo mezzo di comunicazione, in relazione anche ad aspetti quali la creazione di senso e l’attribuzione di significato.
Eco dice che la quantità bruta di informazione sarebbe una condizione che non permetterebbe di distinguere la qualità dell’informazione o la sua attendibilità. Ogni cosa si confonderebbe in un magma indistinto dove le leggi di Galileo sarebbero paragonabili al sorpassato sistema Tolemaico e sinceramente non mi sento di escludere, a priori, che qualcuno utilizzando le informazioni presenti nella rete possa decidere di formarsi la propria idea di una terra al centro dell’universo. Leggi il seguito di questo post »
Umberto Eco e internet
Ho ritrovato su you tube l’intervista a Umberto Eco su cui scrissi un post qualche tempo fa andando a memoria, perchè non riuscivo più a rintracciare il file nella rete. Riporto qui sotto il video e un collegamento a ciò che scrissi il 14.11.2007
Umberto Eco. Internet e il sapere, la grande abbuffata
Ritorno sull’argomento trattato da Umberto Eco qualche giorno fa in una intervista che è rimasta on line sul sito di Repubblica per poche ore; non riesco più a trovarla.
Nell’intervista Eco parlava del sapere enciclopedico e della vastità di internet: il numero di un informazioni presenti nella rete sarebbe talmente elevato da rischiare di precludere una vera conoscenza. Il sapere umano è sempre stato raccolto nelle enciclopedie, ma la raccolta enciclopedica per poter definirsi tale prevede almeno due processi tra loro interdipendenti:un processo di raccolta delle fonti e un processo di filtraggio dell’informazione. Nell’enciclopedia troveremo quando è stata combattuta la battaglia di Waterloo, il numero dei caduti, ma non troveremo il nome del primo caduto e nemmeno il nome di tutti i caduti, che forse da qualche parte sono registrati, ma non fanno parte di ciò che vine inserito in una enciclopedia. E’ un problema di essenzialità dell’informazione e di filtraggio di ciò che a seconda dell’argomento può essere considerato superfluo. Internet con la crescita enorme che ha avuto avrebbe, secondo il Professor Eco, un problema di ridondanza dell’informazione, la quale sarebbe eccessiva, soverchiante, schiacciante. Come nella grande abbuffata, dove dopo una grande mangiata non si distingue più il caviale dalla frittata, l’internauta difronte a questa quantità enorme di informazioni rischierebbe di non discernere l’essenziale dall’accidentale e addirittura il vero dal falso. Sarebbe un problema di quantità e di filtraggio, insomma aragosta e pasta al burro finirebbero per confondersi nel mucchio. Aggiungerei che la situazione dell’informazione nella rete ha anche un problema di fonti le quali spesso risultano irreperibili. Alla fine il grande erudita (in una accezzione strettamente nozionistica) con un bagaglio di nozioni enorme saprebbe di meno di chi possiede una quantità minore di conoscenze ma armoniche, collegate, elaborate, meditate e vagliate, e non semplicemente accatastate. Forse il problema da questo angolo visuale è sempre esistito, ma gli strumenti moderni e la rete lo rilanciano con maggiore valenza.
Sono andato a memoria nel ricordare l’intervista quindi posso avere riportato alcuni aspetti in modo non fedele, comunque se il Professor Eco volesse fare delle precisazioni in merito sarò ovviamente lieto di ospitarle su questo blog

















